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Pillole di Saggezza
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Recensione a...
GALILEO E IL FOTODIODO. CERVELLO, COMPLESSITA' E COSCIENZA
[Giulio Tononi, Laterza, Bari, 2003]
a cura di:
Astro Calisi
- IlDiogene.it

Negli ultimi 40 anni le neuroscienze hanno conosciuto un rapido sviluppo. Ormai si conoscono abbastanza bene i meccanismi della memoria e dell'attenzione, si sa molto sulla motivazione e sui suoi rapporti con il comportamento, abbiamo diverse teorie sul linguaggio e sui processi del pensiero. Solo la coscienza è rimasta una sorta di cenerentola nell’ambito delle neuroscienze. [Tononi, pag. 5]
Secondo Tononi, la reticenza mostrata dagli scienziati nei confronti della coscienza sta nella sensazione che essa sia poco adatta ad essere indagata con gli strumenti e i metodi della scienza.
Tononi, pur non nascondendo le difficoltà che s’incontrano nel cimentarsi con un tema tanto ostico, si mostra convinto che è possibile raggiungere traguardi importanti se riusciamo a porre le giuste domande. Ad esempio, se è vero che la coscienza è il prodotto dei processi nervosi che si svolgono nel nostro cervello, come mai solo alcuni di essi danno luogo all’esperienza cosciente? Come mai il cervelletto, organo composto da 50 miliardi di neuroni, agisce tipicamente al di sotto del livello della coscienza, mentre la corteccia cerebrale, con i suoi 30 miliardi di cellule nervose, appare strettamente connessa con i fenomeni coscienti? [Tononi, pag. 17]
Tononi tenta una risposta chiamando in causa il concetto di complessità, caratteristica propria dei sistemi formati da un gran numero di moduli diversi, ma capaci di comunicare tra loro grazie a moltissimi collegamenti, fino a formare un’unità perfettamente integrata.
La differenza più rilevante tra corteccia cerebrale e cervelletto nella genesi della coscienza starebbe, secondo Tononi nel fatto che la corteccia cerebrale si presenta come un sistema composto da gruppi altamente differenziati tra loro, che interagiscono attraverso un numero elevatissimo di collegamenti. Il cervelletto è invece composto da diversi moduli che, pur ricevendo segnali dai sistemi percettivi (visivo, acustico, tattile, vestibolare) e a loro volta capaci di controllare un gran numero di muscoli, risultano sostanzialmente indipendenti. [Tononi, pag. 96]

Bisogna osservare che se pure la tesi di Tononi, in senso ampio, ha una sua plausibilità, il concetto di complessità da lui delimitato rimane un po’ troppo nel vago. In particolare, Tononi non si cura di specificare di che tipo siano i collegamenti tra le diverse unità funzionali che ha in mente. Si tratta di semplici connessioni che trasferiscono semplicemente dei segnali da una unità all’altra, in un’ottica sommativa? Si tratta di sistemi di feedback che esercitano funzioni di controllo? Oppure di “rientri” (cfr. Edelman), finalizzati al raffronto tra segnali di diversa provenienza?
Tononi non dice una parola in proposito, limitandosi ad esprimere il concetto di fondo, secondo il quale “la coscienza deve essere un’unità integrata capace di differenziare tra un numero straordinariamente grande di stati diversi” [Tononi, pag. 90], offrendo un numero altrettanto grande di risposte appropriate.
Nonostante i limiti esposti, l’opera di Tononi si colloca senza dubbio tra i tentativi più avanzati per giungere a una teoria della coscienza. Esso si pone nettamente al di sopra delle varie prospettive riduzioniste o eliminativiste di cui pullula ancora l’universo delle neuroscienze. Prospettive che pretendono di spiegare la coscienza ignorando o addirittura negando l’esistenza del suo principale elemento distintivo, vale a dire l’esperienza soggettiva.

Copyright (c) 1996-2002 by Jacopo Agnesina
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