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DOTT. LAURETTA SEMINARA
DIRETTORE DI RICERCA PROF. E. BERTI
GLI ENDOXA IN ARISTOTELE
RIASSUNTO
Da alcuni decenni gli studiosi hanno riconosciuto che Aristotele nei suoi
trattati non fa uso dell' apodittica degli Analitici quanto piuttosto del metodo
dialettico.
L' elemento peculiare del sillogismo dialettico è costituito dagli endoxa, o
`opinioni notevoli', opinioni di tutti, o dei piu', o dei sapienti, e, se di questi,
o di tutti, o dei piu', o dei piu' noti e stimati fra tutti. In più passi Aristotele
sottolinea la necessita' di argomentare partendo da ciò che si dice sull'
argomento in questione. Secondo i Topici, gli endoxa permetterebbero di
accedere agli stessi principi primi.
Questione fondamentale per gli studiosi è il problema della base
epistemologica della dialettica, e quindi del criterio di verità degli endoxa. In
merito si possono individuare due orientamenti. I `fondazionalisti' hanno
distinto o due dialettiche o due tipi di endoxa. Chi distingue due diverse
dialettiche implica anche due tipi di endoxa; non avviene invece il contrario.
Qualunque sia l' orientamento delle singole posizioni, questione comune a
tutte è che i testi aristotelici non sembrano sostenere la distinzione tra più
dialettiche o tra più tipi di endoxa. Il secondo orientamento è quello
`coerentista', che valuterebbe la maggiore o minore verità di ciascun
endoxon sulla base della sua maggiore o minore coerenza con gli altri
endoxa. Questa interpretazione è possibile solo ammettendo a priori che gli
endoxa sono tendenzialmente veri. Sembra però restare aperto il problema
del criterio di verità.
Il nostro approccio al problema è costituito, fino ad ora, di due elementi. Il
primo, filologico, si rifa' al Thesaurus Linguae Graecae per avere tutte le
occorrenze di endoxon, adoxon e paradoxon. Questo lavoro è necessario
in fase propedeutica: mette in luce tutte le questioni riguardanti le opinioni
notevoli. Il secondo passo della nostra indagine è consistito in una ricerca
dei singoli endoxa all' interno delle opere aristoteliche.
L' aggettivo composto endoxos viene utilizzato da Aristotele sia nel suo
significato ordinario di `che gode buona reputazione, stimato, illustre', sia,
nell' ambito dialettico, in senso tecnico, comunque legato al significato
ordinario, di `opinione notevole'.
Le occorrenze del termine, tuttavia, sono assai piu' numerose nel senso
"tecnico" che ci è dato dalla definizione di Topici I 1, 100b21-23: "sono
opinioni notevoli quelle che costituiscono opinione di tutti, o dei piu', o dei
sapienti, e, se di questi, o di tutti o dei piu', o dei piu' noti e stimati fra tutti".
Questa definizione crea però alcune difficoltà. Tanto per cominciare, essa è
di tipo disgiuntivo, e, come tale, permette due letture diverse. Si puo'
vedere in essa che è endoxon sia cio' che è accettato da tutti, sia cio' che è
accettato dai piu', etc.; oppure si puo' leggere che è endoxon cio' che è
accettato da tutti, ma, se sull' oggetto in questione non c' è un' opinione
condivisa da tutti, sara' endoxon cio' che è condiviso dai piu', e cosi' a
scalare. Altra questione è data dalla definizione di premessa dialettica
come erotesis endoxos ... me paradoxos: il me paradoxos è una limitazione
della sola premessa dialettica oppure la stessa definizione di endoxon va
letta alla luce di esso? La soluzione di queste prime due questioni è
significativa per una terza, quella dei conflitti tra endoxa. Da alcuni passi
del Corpus, infatti, risulta evidente che i conflitti tra endoxa esistono; da altri
invece sembra che i conflitti si abbiano non tra endoxa ma tra dokounta o
tra phainomena o tra legomena. Il rapporto tra questi ultimi e gli endoxa è
del resto un altro importante aspetto da chiarire. Gli studiosi non sono
concordi se tale rapporto sia di identità o di genere a specie. Altre
caratteristiche dell' endoxon sono: la sua `importanza' - esso può essere
più o meno kurios -, la sua `gradualità' - una asserzione può essere più
endossale di un' altra -, e la sua relatività -, una asserzione può essere
endossale per qualcuno e non per un altro; presumibilmente una
asserzione di quest' ultimo genere può essere identificata con l' endoxon
orismenos, che si differenzia dall' endoxon aplos, cioè l' endoxon
simpliciter. Aristotele ci dice però che anche un endoxon aplos può
costituire un problema dialettico, una tesi da mettere alla prova. Questo
crea un dubbio circa la assolutezza che si vorrebbe attribuire all' endoxon
simpliciter nei confronti dell' endoxon determinate. Infine, l' endoxon può
essere `apparente' (phainomenon endoxon): "Infatti non tutto ciò che
appare opinione notevole anche lo è". Ci si chiede cosa possa significare
che ci sono opinioni condivise apparentemente.
In sostanza si può dire che le diverse questioni sulle caratteristiche dell'
endoxon derivano fondamentalmente dal fatto che Aristotele sembra
parlarne con una certa chiarezza, ma di fatto non dà esempi che aiutino a
vederle in concreto nei singoli casi.
L' endoxon puo' comunque essere: vero - p.es. Top. VIII 11, 162a3; falso -
p.es. Top. VIII 12,162b27; reale - p.es. Top. I 1, 100b21-23; apparente -
p.es. Top. I 1, 100b26; aplos - p.es. Top. VIII,5,159a39; orismenos - p.es.
Top. VIII 5, 159b1; piu' o meno kurios - E.N. VII 1, 1145b2-7; in conflitto
con altri endoxa - p.es. E.N. VII 1, 1145b2-7; in rapporto di identita' o di
genere a specie con phainomena, dokounta e legomena.
Dal canto suo, la tesi puo' essere endoxon o adoxon, e ambedue possono
essere sia aplos che orismenos; ma la tesi puo' anche non essere né
endoxon né adoxon.
Partiti dalla questione della verita' nell' endoxon, analizzando le occorrenze
del termine nel Corpus, sono emerse dunque ulteriori questioni. Siamo
allora passati ad analizzare l' uso degli endoxa nei trattati. Da un lato l'
intento era di rilevare l' esistenza di casi specifici di endoxa come sopra
caratterizzati; dall' altro il fine è stato quello di evincere il criterio di verita'
che ad essi Aristotele applica. Abbiamo quindi fatto una raccolta degli
endoxa nelle opere aristoteliche. Il criterio adottato per la selezione di
questi si riduce all' unico possibile, almeno in una fase iniziale: accettare
come endoxa quelli che lo stesso Aristotele ci presenta come tali, secondo
la definizione di endoxa e secondo la definizione di premessa dialettica.
Abbiamo quindi considerato endoxon quello che è retto da asserzioni
aristoteliche del tipo: omologheitai, omologoumenos; pantes- oi pleistoi- oi
anthropoi omologousin, upolambanousin, oiontai, legousin, phasin; eoike
pasin; sundokei pasin. Abbiamo inoltre ritenuto opportuno non tralasciare
cio' che sostengono oi sophoi, oi physiologoi, apantes oi peri physeos, oi
plestoi ton de proton philosophesanton, oi de poietai oi archai, cio' che è
stato tramandato para ton archaion kai pampalaion, e cio' che dicono oi
polloi kai palaioi [andres] e cio' che dicono oligoi kai endoxoi andres.
Abbiamo infine considerato, con l'Apostle, che l' espressione `dokei',
solitamente indica un' asserzione dialettica, che è generalmente accettata
come vera.
Abbiamo quindi cercato di vedere quale uso Aristotele fa di questi endoxa,
e quale attendibilita' attribuisce loro. Dividendoli per argomento, cioè etica,
fisica e logica, la stragrande maggioranza, com' era da aspettarsi, riguarda
l' etica.
Abbiamo anche preso in considerazione i topoi, o luoghi notevoli alla luce
dell' affermazione di Aristotele: "fino al reperire il luogo notevole, l' indagine
del filosofo e quella del dialettico procedono parimenti". Se infatti la
dialettica è un' arte, la filosofia è sapere. Questo ci ha fatto presumere che
i topoi abbiano un certo ruolo nella ricerca della verita'. I topoi assumono il
ruolo di "punti di vista" a partire dai quali si puo' attaccare una tesi, o
difenderla. Essi si configurano come le leggi alle quali tutti i discorsi dell'
uomo si conformano, anche inconsapevolmente, quando sono corretti; è
per questo che un interlocutore sarebbe non solo disposto ad ammetterli,
ma anche costretto a farlo. Il fatto che Aristotele nei Topici utilizzi i topoi
come premesse per confutare o per confermare definizioni e attribuzioni di
accidente e di proprio ci ha fatto pensare alla possibilità di considerare i
topoi stessi come endoxa che, essendo regole di inferenza, si
configurerebbero come endoxa logici. Contro questa ipotesi vi è però il fatto
che i topoi sono schemi di ragionamento costituiti di più proposizioni poste
in forma condizionale del tipo `se ... allora' e non singole proposizioni
categoriche. Una possibile contro - obiezione è che Aristotele nei Topici
parla anche di inferenze -oltre che di argomentazioni - endossali. Ci
chiediamo però se questo sia sufficiente.
Aristotele nei trattati fa un continuo appello agli endoxa. Talvolta li assume
sic et simpliciter, talvolta li discute. Spesso spiega la ragione del loro
formarsi, sia che siano falsi sia che siano veri. Inoltre, a volte Aristotele ci
presenta come endossali delle asserzioni sulle quali noi sappiamo non
esserci un reale accordo unanime, o perché lo stesso Aristotele ce ne ha
informati o perché risultano effettivamente troppo aristoteliche. Oppure
ancora, di fronte a certe asserzioni proposte come endossali ci si chiede se
queste erano opinioni effettivamente circolanti o semplicemente tali che
una volta proposte difficilmente sarebbero state negate. Questo problema
potrebbe essere risolto considerando l' ipotesi che Aristotele abbia sempre
in mente un interlocutore razionale, il pepaideumenos in grado di
riconoscere come vero tutto ciò che un essere in una condizione naturale
aristotelicamente intesa accetterebbe come tale. Che in etica Aristotele
assuma questo punto di vista è reso esplicito, ad esempio, dai requisiti
richiesti all' ascoltatore delle sue lezioni. Si tratta infatti delle persone
dabbene, dotate per nascita, per censo, per educazione, delle
caratteristiche indispensabili a recepire il discorso che indica come
raggiungere il benessere e la felicità.
Parecchi sono i passi in cui Aristotele sembra mostrare che il suo punto di
riferimento è l' interlocutore, il lettore o addirittura il filosofo, `di buon senso'.
Perfino nella confutazione della tesi eleatica per cui il movimento non
esiste, Aristotele fa appello a dei dati endossali che si basano su quelli che
potremmo chiamare `normali standards di giudizio', con Hamlyn. In questo
senso affermiamo che il filosofo abbia potuto ritenere endoxa - l' assenso ai
quali non potrebbe essere negato se non al prezzo di essere considerato
manifestamente in mala fede - delle affermazioni che, per diverse ragioni,
non sono facilmente pensabili come idee admise, cioè come opinioni di
fatto. Su questa linea l' endoxon si configurerebbe da un lato come l'
opinione notevole che circola e dall' altro come un' asserzione che, una
volta proposta, viene generalmente accettata. Certo lo scettico rifiuta il
parametro della `persona normale in un contesto normale'. La questione
diventa allora se e quanto Aristotele fosse mosso dall' intenzione di
convincere lo scettico radicale. In realtà, anche le dimostrazioni più
`scientifiche' delle opere aristoteliche, non sembrano essere animate da
questo scopo, oltre ad essere per esso del tutto insufficienti. E forse in
questa stessa ottica si potrebbe leggere la raccomandazione di Aristotele di
non parlare in discussione con ciascuno e di non esercitarsi con chi capita,
nel qual caso è facile che capiti di discorrere in modo poco felice.
Quanto finora affermato andrà, evidentemente, analizzato e di
conseguenza confermato o contraddetto dallo studio approfondito degli
endoxa raccolti, la cui lista andra' eventualmente ampliata alla luce di
quanto visto finora.
Si dovra' poi vedere se tramite questa raccolta di endoxa sara' anche
possibile fornire i casi concreti relativi ai diversi modi in cui un' asserzione
puo' essere endossale. Non solo, ma bisognerebbe individuare, dal modo
in cui Aristotele utilizza e discute le opinioni altrui, quali di queste, nei primi
due usi della dialettica - esercizio ed incontri occasionali - siano da
considerare endoxa validi come premesse dialettiche e quali invece
assumerebbero lo status di tesi da sottoporre ad esame. Su questa linea, si
potra' forse chiarire il rapporto tra phainomena, legomena, dokounta ed
endoxa.
Ed infine, si potrebbe vedere non solo in quale misura il dialettico aiuta il
filosofo, ma anche quanto il filosofo aiuta il dialettico, dato che, come
abbiamo ipotizzato, il filosofo `produce' endoxa.
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