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1
Antonella Sannino
Edizione critica del commento di Bertoldo di Moosburg
all'Elementatio theologica di Proclo.
Antonella Sannino - Università degli Studi di Napoli
Via Bellini n. 33 80040 Pollena Trocchia (Na) - Tel. 081/5312661
Fax 00441714362852
1.
La ricerca che ho avviato, per la tesi di dottorato, ha per oggetto
l'edizione critica di un gruppo di proposizioni (35-65) dell'Expositio super
Elementationem Theologicam Procli di Bertoldo di Moosburg e uno studio
sistematico sulle fonti ermetiche presenti nell'intera opera.
Il commento di Bertoldo di Moosburg agli Elementi di Teologia di
Proclo è un'opera molto ampia, all'incirca 2000 pagine a stampa, sinora
pubblicata solo in parte. Nel 1974 L. Sturlese ha avviato l'edizione del
testo, con le proposizioni riguardanti le anime (de animabus); nel 1975-76
B. Faes de Mottoni ha pubblicato le proposizioni riguardanti il tempo e
l'eternità, e nel 1984, il testo di Bertoldo è stato incorporato nei progetti
editoriali del Corpus Philosophorum Teutonicorum, coordinato da K. Flash
e L. Sturlese
1
. Ed attualmente io preparo, con la direzione scientifica del
prof. L. Sturlese, come parte della mia tesi di dottorato, l'edizione delle
proposizioni 35-65 (De processu et conversione).
La struttura assiomatica dell'Expositio ha reso possibile la separazione
per blocchi tematici; Bertoldo, infatti, definisce Proclo l'Euclide della
teologia sapienziale e ne adotta lo stile geometrico di scrittura, dividendo le
sue argomentazioni in suppositum, propositum, commentum, probatio
elementi.
Il soggetto delle proposizioni, di cui curo l'edizione, riguarda una
particolare specie di causalità: il ritorno dell'essere al primo principio, e
questo ritorno concerne non soltanto l'esistenza, ma anche la vita e la
conoscenza di ogni essere.
L'Expositio costituisce l'unico commento medievale che si conosce
all'Elementatio theologica, che il domenicano di Moosburg legge nella
traduzione latina di Guglielmo di Moerbeke. L'importanza di questo
gigantesco commentario, sottolineata a partire dal secolo XV da Niccolò

1
Nello stesso anno, L. Sturlese e M. R. Pagnoni-Sturlese hanno edito il Prologus e le
Proposizioni 1-13; nel 1986 L. Sturlese, M. R. Pagnoni-Sturlese e B. Mojsisch le
proposizioni 14-34 (De uno et bono).
2
Cusano, che ha connesso Bertoldo alla tradizione neoplatonica di Dionigi
l'Areopagita, Mario Vittorino, Giovanni Scoto Eriugena, e Onorio
d'Autun, è stata più volte riaffermata nella storiografia. Tuttavia non
abbiamo ancora l'edizione completa della sua opera.
L'elaborazione da parte di Bertoldo di una filosofia dell'uno come scienza
del divino o teologia esprime la posizione neoplatonica che nel secolo XIV
si oppone all'aristotelismo imperante, soprattutto alla metafisica come
scienza dell'essere in quanto essere
2
. La posizione del domenicano di
Moosburg, preparata da Teodorico di Freiberg ed espressione del dopo-
Eckhart, è il frutto di una teologia specifica inaugurata dall'insegnamento
di Alberto Magno a Colonia e che è destinata a caratterizzare la mistica
tedesca sino a Cusano: dal tema della teologia negativa al tema
dell'illuminazione, da quello dell'anima e dell'intelletto a quello
dell'emanazione creatrice dell'Uno e del processo conversivo.
E di sicuro uno degli aspetti più interessanti dell'Expositio è
rappresentato dalle numerose fonti, che l'autore utilizza continuamente per
avvalorare la sua tesi. In maniera singolare, Bertoldo riprende numerosi
passi dalle opere di Alberto il Grande, dal De Summo Bono di Ulrico di
Strasburgo, ma soprattutto ricopia intere pagine dai testi di Teodorico di
Freiberg, senza mai citare nessuno di questi autori esplicitamente, e discute
le loro posizioni servendosi contemporaneamente delle auctoritates della
tradizione platonica cristiana e non.
Bertoldo, in continuità con gli autori della mistica renana utilizza
ricorrentemente: l' Elementatio physica, il De decem dubitationibus circa
providentiam, il De malorum subsistentia e il De providentia et fato di
Proclo; il De divinis nominibus di Dionigi l'Areopagita; il De trinitate, il
Quomodo substantiae in eo quod sint bonae sint, l'Utrum Pater et Filius et
Spiritus Sanctus de divinitate substantialiter praedicentur, le Confessiones
di Agostino; la Consolatio philosophiae di Boezio; l' Asclepius, il Liber
viginti quattuor philosophorum, e il Liber de sex rerum principiis
atttribuiti ad Hermes; il Liber de causis come anonimo; il De fide ortodoxa
di Giovanni Damasceno; il De De divisione naturae di Giovanni Scoto
Eriugena attraverso la Clavis Phisicae di Onorio d'Autun.
Tra tutte ho focalizzato la mia attenzione sulle fonti ermetiche per
l'interessante ruolo che esse giocano nella speculazione di Bertoldo.
Questa parte della mia ricerca, che rappresenta la seconda sezione della
mia tesi di dottorato, ha per oggeto l'intera Expositio, ed è ad essa che

2
A. De libera, La filosofia medievale, Firenze 1991.
3
dedicherò soprattutto il mio intervento, non senza aver illustato brevemente
il lavoro di edizione.
2
. L' Expositio è stata probabilmente redatta tra il 1340 e il 1361, ed è
conservata nel codice Vaticano latino 2192
3
, e nel manoscritto oxoniense
Balliol 224
4
, entrambi posteriori di un intero secolo all'archetipo
dell'Expositio. Il primo è datato 1437, il secondo 1444/45; tutti e due sono
stati copiati in ambiente coloniense in gotica corsiva L'obiettivo principale
a cui ho atteso, nel corso di questi primi due anni, è stato la costituzione
del testo latino. Essa è stata eseguita con l'esame completo dei testimoni
della tradizione manoscritta, nel caso specifico O
5
e V
6
, seguendo le norme
di critica del testo fissate da Maas
7
. Per rendere agevole la lettura, si sono
adottate le norme editioriali in uso nel Corpus Philosophorum
Teutonicorum. Le forme ortografiche sono state modificate, ove esistenti,
secondo la lemmatizzazione dell'Oxford Latin Dictionary (es.: nichil =
nihil, diffinicio = definitio, ydemptitas = identitas), tranne i casi di voci
traslitterate dal greco aventi una tradizione specifica, come quelle che
Bertoldo ha preso a prestito dalle traduzioni greco-latine (es. traduzioni di
Moerbeke: antipostaton, antarkes, antotelis, antounum); l' interpunzione
segue le regole tedesche.
Per fonte si è inteso ciò cui l'autore si riferisce di fatto (citazione esplicita,
nel testo rilevata con " "), oppure ciò cui fa allusione intenzionalmente o
che ha presente (citazione implicita indicata con " "); nel caso di opere
greche viene data prima l'indicazione dell'edizione originale, poi della
traduzione latina utilizzata da Bertoldo.
L'apparato delle varianti è redatto al negativo e in esso non vengono
considerate:
a) le autocorrezioni del copista;
b) la ripetizione, a margine, del nome di un autore citato nel testo;
c) la correzione regolare di Avencebrol in Avicebron, in entrambi i codici;
d) l'occasionale numerazione a margine di tesi, definizioni ecc.

3
Il codice è stato scoperto e segnalato da W. Rubczinsky, Studja neoplatonskie, in
Prezglad Filosofiezny, III (1900), 41-69. Per la descrizione del codice cf. A. Maier,
Codices Vaticani Latini, Città del Vaticano 1961, pp. 228-232.
4
R. Klibanky, Ein Proklosfund und seine Bedeutung, in Sitzungberichte der Heidelberger
Akademie der Wissenschaft, Heidelberger 1929, 21. Cf. R. A. B. Mynors, Catalogue of
the manuscripts of Balliol College
Oxford, Oxford 1963, 223-224.
5
O: Oxford, Balliol College Library Cod. 224 B 73vb - 110rb.
6
V: Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Cod. Vat. Lat. 2192 ff. 79va -
118vb.
7
P. Maas, La critica del testo, tr. it. a cura di N. Martinelli, Firenze 19662.
4
Allo stato attuale delle mie ricerche la trascrizione è quasi completata,
sebbene il testo conservi ancora alcune lacune e letture dubbie ; il lavoro di
edizione propriamente detto (normalizzazione, punteggiatura, varianti,
ricerca delle fonti esplicite ed implicite) riguarda 20 proposizioni su 30. In
complesso il testo latino della mia tesi di dottorato dovrebbe coprire
all'incirca 300 pagine dattiloscritte.
Le difficoltà che ho incontrato sono di duplice natura: di carattere
paleografico, più specificamente connesse al sistema abbreviativo usato dai
copisti, e di tipo dottrinale, per la complessità e il tecnicismo della
speculazione di Bertoldo.
La foliazione dei manoscritti, un index auctoritatum e un index
nominum completano la sezione filologica della mia tesi di dottorato.
3.
Per la seconda parte della mia tesi, ho innanzittutto proceduto ad una
ricognizione sistematica delle citazioni ermetiche presenti nell'Expositio;
ho poi avviato un studio sull'uso che Bertoldo fa delle fonti ermetiche,
intendendo per esse non solo l'Asclepius, ma anche due apocrifi composti
nel secolo decimo secondo, il Liber viginti quattuor philosophorum e il
Liber de sex rerum principiis. I risultati a cui sono giunta sono espressione
di una ricerca che è ancora in fieri, tuttavia ritengo utile presentarli.
La presenza delle fonti ermetiche nell'Expositio è ampia e molto ben
documentata; Bertoldo mostra di avere una conoscenza diretta
dell'Asclepius e dei due Liber, soprattutto rispetto a temi metafisico-
teologici, cosmologici, antropologici. Le dottrine accolte concernono
soprattutto l'onnipotenza e la causalità di Dio, la sua presenza
nell'universo creato, l'unità e l'ineffabilità divina, le forme ideali, il
processo trinitario in termini di exitus, manens, reditus.
Bertoldo apre l' Expositio con una tabula auctoritatum, che include
quaranta nomi di doctores ecclesiae e una seconda che comprende
quattordici nomi di philosophi famosi. Questa scelta di autori classici serve
al nostro autore per introdurre la metafisica procliana e ci aiuta a ricostruire
la sua biblioteca ideale; tra i filosofi Ermete, dopoPlatone e Aristotele, è
presentato come il terzo autore dell'antichità che ha conosciuto alcune
verità della dottrina cristiana. In questo modo Bertoldo, seguendo una
tradizione che fa a capo a Lattanzio e a Quodvultdeus, a cui si ispirano
anche gli altri autori della scuola di Colonia, introduce Ermete nel mito
della sapienza pagana, una sorta di perennis philosophia. La citazione, che
troviamo nell'Expositio tituli è importante per comprendere l'operazione
culturale compiuta da Bertoldo: egli sostiene che la sua opera è scritta in
5
forma di teoremi, riguardanti le regulae divinae, secondo l'insegnamento
di Alano di Lille e Ermete Trismegisto; in particolare, Ermete nell'
Asclepius definisce il suo discorso sacro perché riguarda Dio
8
.
A questo punto credo sia utile illustrare brevemente alcuni passaggi
chiave dell'Expositio, su cui si fonda la mia ricerca. Articolerò questa parte
in tre sezioni, corrispondenti alle tre diverse opere ermetiche, a cui le
citazioni si riferiscono, raggruppandole per nuclei tematici. Ed è secondo
questa struttura che intendo affrontarle, in modo molto più articolato nella
mia tesi.
3a.
Le citazioni che Bertoldo propone dell'Asclepius riguardono
soprattutto la presenza di Dio nell'universo creato. Per esempio nel
Prologus, dove Bertoldo spiega gli invisibilia dei, analizzati in modo
transitivo come attributi di Dio (potentia, sapientia, benignitas Dei), e in
modo intransitivo come cause esemplari o idee, egli introduce la
concezione ermetica del mondo, come opus e creazione di Dio.
Un altro tema, che ha avuto una considerevole risonanza nella scuola
domenicana di Colonia, è quello dell'homo nexus dei et mundi. Esso è
presente in Alberto Magno, in Ulrico di Strasburgo e in Bertoldo, che
ripropone la medisima interpretazione proposta da Alberto nella
Metafisica: l'uomo può ottenere il dominio sul mondo attraverso le
ricerche matematiche e fisiche, ed è unito a Dio per mezzo del suo potere
intellettuale.
Ma se la lettura che Bertoldo propone degli aspetti metafisico - teologici
e di quelli antropologici dell' Asclepius si colloca in linea con la tradizione,
di sicuro riveste un particolare interesse la posizione che egli assume nei
confronti del famoso capitolo ermetico sulle statue. S. Agostino aveva
condannato questa pratica, e Gugliemo d'Alvernia nel secolo XIII aveva
ripetuto con maggiore veemenza la condanna agostiniana. Entrambi
avevano giudicato gli dei factitii, ossia gli dei costuiti dall'uomo, come
idoli; in particolare Guglielmo aveva giudicato Ermete colpevole di
introdurre la magia necromantica attraverso l'uso delle immagini o degli

8
Expositio super Elementationem Theologicam Procli, Exp. tit. K, ed. M. R. Pagnoni
Sturlese - L. Sturlese, Corpus Philosophorum Teutonicorum Medii Avii VI/1, 47, 365 -
48, 371, "Auctor [sc. Alanus] tamen vocat eas elementa theologica, id est propositiones, in
quibus est sermo de divinis sive de Deo. Qui est divinissimus pariter et difficilimus.
Divinissimus, sicut dicit Trismegistum ad Asclepium De hellera, id est de deo derum, ubi
ponit sermonem de Deo deorum esse omnium sermonum divino munere inspiratorum
religiosa pietate diviniorem, "quem, inquit, si intelligens videris, eris omnium bonorum
tota mente plenissimus"" = Ascl. 1, ed. A. D. Nock/A. J. Festugière, Corpus Hermeticum
II, Paris 1945 (= NF II), 295, 8-9.
6
idoli. Un secolo più tardi, negli stessi anni di Bertoldo, Tommaso
Bradwardine (1330-1360) aveva discusso questi stessi passi nel De causa
dei, non ripetendo la critica di Agostino, ma al contrario cercando di
spiegare il significato analogico del testo ermetico. Bertoldo, a sua volta,
nella sezione dell'Expositio che concerne De deis (113-147), prende
posizione contro la superstizione, cioé contro quelli che giudicano i corpi
naturali come dei, ed ascribe l'origine di questa pratica ad Ermete
9
. E nella
proposizione 115A Bertoldo sottolinea che Ermete, prudentissimus vir in
multis sapiens sed in hoc desipiens supra modum, relativamente a questo
argomento ha sbagliato
10
. Questo è l'unico caso in cui Bertoldo prende le
distanze da una concezione ermetica; si tratta di una posizione che non
sorprende, in quanto egli non mostra mai nel suo lungo commento
all'Elementatio theologica di Proclo, di essere interessato agli aspetti
magico-operativi della teurgia; per lui essa rappresenta un modo simbolico
per ascendere a Dio e non implica nessun ricorso a pratiche necromantiche
o magiche.
3b.
In alcune proposizioni
11
l'utilizzazione dell'Asclepius è connessa al
Liber de sex rerum principiis; per comprendere questa scelta è necessario
tenere a mente la cosmologia neoplatonica entro la quale Bertoldo
organizza la sua speculazione filosofica. Quando commenta l'argomento
procliano secondo cui ogni essere procede dalla prima causa, egli si serve
del primo capitolo del Liber de sex rerum principiis per dimostrare che Dio
è la prima Causa
12
; e altrove
13
se ne serve per convalidare la gerarchia
generativa dell'universo creato secondo la sequenza - causa, ratio et

9
Balliol College 224b: 114A, f 163rb: " Alii ponebant corpora artificialia esse deos per
numinis infusionem, sicut dicit Trismegistum ad Asclepium " = Ascl. 23, NF II 325, 22-
326, 8; Ib. 37, NF II 347, 13-19.
10
Balliol College 224b: 115B, f 165va: " Sed mirum est de errore istius prudentissimi viri,
quo posuit statuas cum illis execrationibus, quas ipse vocat consecrationes, deos factitios
esse et humano artificio atque positio deos effici, attribuens illis virtutes divinas mirificas,
scilicet presbandi honores dignitates sapientiam propheticam et eloquentiam, quae non est
dubius esse a virtute dei omnipotentis et sic gloriam et latria dei veri transtulis in deos
factitios qui sunt opera adinventionis humanae, ut ipse dicit in multis sapiens sed in hoc
desipiens supra modum " = cf. Ascl. 24, NF II 326, 10-15; Ib. 38, NF II 348, 21-349, 5.
11
11, 34, 122, 159, 164, 177, 199.
12
Prop. 11F 193, 296 - 305: " Secundum Trismegistum vero De sex principiis 1 cap. [sc.
causa] ipsa est origo vel principium rationis naturae et substantiae ipsa est "omnium
creator", "plenitudo scientiae" omnia regens atque componens, procurans vel conservans,
intrinsecus et extrinsecus existens, omia ingenita ac sempiterna agitatione perpetuare non
desinens "= cf. Liber de sex rerum prin. 1, n. 12-14, ed. T. Silverstein, in Archives
d'histoire doctrinale et litteraire du Moyen Age
, 22 (1955), 248; Ib., n. 31-32, Silverstein
250.
13
Propositiones 20, 21, 34.
7
natura- del De sex rerum principiis, e ancora usa il Liber per confermare la
struttura divina del mondo.
3c.
Relativamente al Liber viginti quattuor philosophorum, le sentenze
che Bertoldo propone sono generalmente la prima, la seconda, la settima,
che egli utilizza per spiegare la trinità, o per avvalorare tesi classiche della
tradizione neoplatonica, come la metafisica dell'unità: Dio come monas e
sphaera infinita. Il suo scopo è stabilire l'accordo con la rivelazione
cristiana, soprattutto rispetto al dogma trinitario, in continuità con le
interpretazioni che a partire dal XII secolo erano state proposte da Alano di
Lille ecc, seguendo il metodo assiomatico introdotto in teologia da
Gilberto Porretano.
Ma qui voglio richiamare l'attenzione su due elementi, che credo
meritino di essere approfonditi: Bertoldo, attribuisce il Liber sempre ad
Ermete Trismegisto, e lo indica con il titolo De regulis theologiae
14
. Il
primo punto pone leseguenti questioni: perché Bertoldo conserva
l'attribuzione ermetica del Liber? C' è una ragione ideologica per questa
attribuzione? Ed inoltre, perché lo conosce come De regulis theologiae?
Bertoldo sapeva attraverso Alberto che il Liber era stato confictus nella
letteratura ermetica, e lo stesso Bradwardine, la cui conoscenza delle fonti
ermetiche mostra qualche assonanza con quella di Bertoldo, presenta il
testo sempre come anonimo. Allo stato attuale della mia ricerca, posso
anticipare che il domenicano di Moosburg sembra preferire l'attribuzione
ad Ermete, con un titolo, De regulis theologiae, che è presente nella
tradizione manoscritta del Liber e più in generale in quella medievale,
perché questo conferma la sua opinione su Ermete, filosofo che ha
conosciuto i propria dei. Se andiamo all'inizio dell'Expositio, al punto in
cui Bertoldo stabilisce che il suo libro è scritto in forma di teoremi che
riguardano la filosofia delle regulae divinae, possiamo comprendere
meglio la sua scelta.
L'ampia presenza di tre testi classici della tradizione ermetica
nell'Expositio si spiega a mio avviso soprattutto per due ragioni: la
profonda conoscenza di questi stessi testi da parte di Alberto, che
rappresenta una delle fonti implicite predilette, insiema a Teodorico di

14
Balliol College 224b: 40D, f 81ra: Hermes etiam Trismegistus in prima regula
theologica videtur intendere, secundum expositionem commenti, licet improprie loquatur,
cum unitas magis dicat esse absolutum quam respectivum. Dicit enim sic: "Deus est
monas monadem gignens et in se suum reflectens ardorem" = Liber vig. quatt. ph. 1, ed.
F. Hudry, in Corpus Christianorum, Continuatio Medievalis 143A, Hermes Latinus III/1,
Turnhout 1997, 5, 1-2.
8
Freiberg e Ulrico di Strasburgo del domenicano di Moosburg; l'importanza
del background neoplatonico.
In confronto al più ampio interesse di Alberto, che include ogni aspetto
dell'ermetismo teologico, cosmologico e naturalistico, la lettura di
Bertoldo dei testi ermetici è focalizzata esclusivamente sugli aspetti
metafisico - teologici e cosmologici. In relazione a questi argomenti,
Bertoldo mostra di condividere gli insegnamenti ermetici.
Per quanto riguarda il neoplatonismo, posso affermare che tutta la sua
opera è tesa a spiegare la metafisica dell'unità per trovare un'alternativa
all'aristotelismo, e che più in generale gli studi sulla fortuna
dell'ermetismo medievale del secolo XII, XIII e XIV hanno rilevato che la
presenza delle fonti ermetiche è quasi sempre legata a quella del
platonismo, del neoplatonismo e dello stoicismo. Ma è soprattutto a
Colonia, e in particolare nel caso specifico di Bertoldo, che l'esegesi di
Ermete è connessa a Proclo e alla tradizione neoplatonica; il Trismegisto
sembra giocare un ruolo di connessione tra l'autorità di Platone e quella di
Proclo: e in particolare Proclo serve a Bertoldo per arrivare a Platone, tanto
è che viene definito come il più platonico dei filosofi.
L'interpretazione che Bertoldo propone dei testi ermetici, Asclepius,
Liber viginti quattuor philosophorum, Liber de sex rerum principiis si
presenta connessa a quella dei secoli precedenti: Ermete è ancora il profeta
pagano della rivelazione cristiana, ma soprattutto - e questo è l'elemento di
novità - gli scritti ermetici si rivelano estremamente utili per il tema
dell'essere, offrendo la possibilità di introdurre la metafisica procliana.