1
E
SSENZA E SIGNIFICATO NEL
"P
RIMO
" H
USSERL
*
------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- - Sul passaggio, attraverso la teoria del significato - ispirata dal pensiero di Bolzano - ad una nozione di essenza che capovolge l'ontologia aristotelica della sostanza presente nella psicologia e nella metafisica di Brentano. Husserl guidato da una riconduzione delle categorie della realtà alle categorie formali ideali del significato giunge ad una nozione fenomenologica di essenza definita secondo la variazione il cui risultato più evidente è quello della messa in crisi del plesso ontologico sostanza/accidente. Un tale itinerario, che sbocca in una sorta di anti-ontologia, è favorito da quella frequentazione delle matematiche in cui Husserl era impegnato fin dagli anni di Berlino. ----------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
1.
IL
`
PRIMO
" H
USSERL
Per chiarire la struttura e la portata di uno studio su Essenza e significato nel "primo" Husserl è bene isolare i termini della questione lungo i quali intende disporsi la ricerca. Cominciando dalla fine, le virgolette intorno al sintagma "primo" Husserl, come è evidente, procedono da considerazioni di ordine storico. E tuttavia questo in un duplice senso. In senso ricostruttivo poiché la nostra indagine interessa un intervallo ben definito della produzione husserliana, il periodo da Halle a Göttingen, dal 1887 agli inizi del secolo, dagli studi sulle matematiche alla vera e propria istituzione del discorso fenomenologico delle Ricerche Logiche. In senso critico poiché troppo spesso periodizzazioni inaccurate hanno tolto la parola ai testi. Così si tratta frequentemente di un primo Husserl psicologista, di un secondo Husserl logicista, un terzo trascendentalista, e addirittura un quarto più sensibile a problematiche quali l'intersoggettività o la Lebenswelt. Aggiungere delle virgolette di cautela al sintagma "primo" Husserl vuol dire, unicamente, interrograsi, attraverso un'indagine sui testi, sulla legittimità di tali periodizzazioni. Tuttavia, giustificata la nostra ipotesi per cui la nozione di essenza husserliana, riscossa a partire dal proprio delle strutture ideali di significato, rappresenti in qualche modo il nucleo inalienabile del discorso fenomenologico husserliano; dimostrato infine che il tema dell'essenza non soltanto proviene dagli studi dello Husserl di Halle, ma attraversa effettivamente e senza soluzione di continuità l'intera sua produzione filosofica allora, le virgolette di cautela cadrebbero insieme al sintagma "primo" Husserl. Si potrebbe in tal caso parlare tout court di " Essenza e significato in Husserl ". Pure nei limiti della nostra ricerca non potremo spingerci così oltre. Veniamo ora agli altri due termini illustrandone prima in generale il nesso nell'economia del nostro lavoro. Per la formazione del pensiero di Husserl l'influenza della psicologia e della metafisica ad essa connessa di Brentano è un dato. Abbiamo voluto aggiungere il riferimento alla metafisica brentaniana poiché essa gioca un ruolo di primo piano più volte sottolineato e
*
La ricerca che sto portando avanti si giustifica largamente sulla base dei materiali manoscritti visionati presso
gli Archivi Husserl di Parigi e Lovanio. Trattandosi di materiali inediti cui non è possibile per il momento
rimandare pubblicamente, nella relazione che segue mi limito a traccaire il percorso generale seguito contando
unicamente sulle opere husserliane pubblicate e disponibili nonché sulle fonti riconosciute. Eventuali
integrazioni verranno fornite nel corso di un'ipotizzabile discussione seminariale nel corso del Convegno.
Aggiungo inoltre per ogni plesso tematico una breve nota bibliografica d'orientamento. Le citazioni dalle
Ricerche logiche
sono indicate secondo il criterio che segue: ad es. LU II, 4 30, 181 (452) va inteso come:
Seconda ricerca logica [=LU II], sezione 4, paragrafo 30 [4 30], riferimento alla paginazione della terza edizione
tedesca (1922) e, tra parentesi, a quella della trad. italiana [181 (452)]
2
ben a ragione dagli interpreti
1
. La formazione aristotelica di Brentano si riverbera dunque
sull'intero plesso concettuale della sua produzione filosofica. La Psychologie vom empirischen Standpunkt - per non parlare delle opere composte negli anni di Würzburg espressamente dedicate allo Stagirita - mostra numerosi punti di convergenza, dei quali Brentano era del tutto consapevole, tanto con il De Anima quanto con la stessa Metafisica. Al di là di convergenze marginali o particolari dunque, relative a singoli aspetti o a singole questioni dibattute, quel che attraversa la psicologia brentaniana è appunto una certa ontologia di marca aristotelica, la stessa che lo accompagnerà persino in seguito alla cosiddetta svolta reista. L'intero registro dell'essenza si costruisce per Brentano secondo il modello dell'ontologia della sostanza. Radicali invero sono le innovazioni brentaniane (si pensi al lessico dell'evidenza, ovvero alla teoria brentaniana della modificazione), seppure tutte rivolte ad una sorta di raffinamento dell'impianto ontologico di base. Ora, come è noto, la formazione teorica husserliana non è direttamente filosofica: essa proviene dalle matematiche
2
. Come testimoniano largamente i manoscritti del periodo di Halle
le fonti della rivoluzione ontologica delle LU si trovano appunto in quegli scritti in cui Husserl desume l'importanza del categoriale-formale per una teoria del significato inteso come signifcato ideale. Tra gli autori che più di altri hanno esercitato un'influenza decisiva su Husserl gli interpreti sono concordi nel fare il nome di Bolzano
3
. Husserl stesso d'altronde ha
più volte fatto riferimento esplicito all'opera bolzaniana. La traccia logico-matematica impressa da Bolzano consente dunque ad Husserl di controbilanciare gli effetti dell'ontologia di Brentano allontanando progressivamente la sua fenomenologia dal tema dell'univocità della sostanza.
2. S
IGNIFICATO
Per quel che riguarda la nozione di significato, ci troviamo qui di fronte ad uno degli argomenti della riflessione husserliana più risolutivi e ad un tempo controversi
4
.
Con il sintagma "teoria del significato" per Husserl va inteso un intero capitolo della teoria fenomenologica, vale a dire: quella sezione incaricata di chiarire da un punto di vista fenomenologico il nesso tra l'ideale formale e le categorie del significato appunto. Chiarificazione estremamente importante perché volta a risolvere uno dei problemi se non: il problema guida della riflessione di quegli anni sull'essenza del logico: il problema dello statuto delle entità formali-categoriali, e di quel tipo di atti che le portano ad esperienza di coscienza. Non è un caso infatti se l'indagine sul significato è posta strategicamente da Husserl nel punto di sutura tra i Prolegomeni e le Ricerche Logiche vere e proprie
5
. Si tratta
ora di stabilire da un lato, il rapporto "verticale" tra le categorie ed il mondo sensibile
6
1
Sui rapporti tra Brentano ed Aristotele, vedi: A
LBERTAZZI
1989; V
OLPI
1989; M
ÜNCH
1993; S
MITH
1996;
C
OURTINE
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2
Su Husserl e la matematica, vedi: S
CRIMIERI
1959; P
ICKER
1962; V
UILLEMIN
1962; W
UCHTERL
1969;
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CRIMIERI
1979; S
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1994
3
Su Husserl e Bolzano, vedi: B
ERGMANN
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ORSCHER
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1978; K
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TEUBE
1982;
H
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1987; B
EYER
1996; T
EXTOR
1996; B
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4
Sulla teoria del siginificato di Husserl, vedi: H
ÜLSMANN
1964; L
AZARO
1967; B
ERNET
1979; H
EFFERNAN
1983; W
ELTON
1983; P
ERRIN
1997; E
NGLISH
1998.
5
LU
I
, 23 segg. (291 segg.)
6
LU
II
, 6 41-42, 218-224 (488-493); LU
VI
, 6 48, 153-156 (454-4458).
3
secondo uno schema non astrattivo (quale lo schema condiviso dalla linea aristotelico- brentaniana che passa per la psicologia empirista) ; dall'altro quello "orizzontale" che lega reciprocamente quei tipi di atti tali da fondare un'esperienza vissuta del categoriale
7
,
considerati nelle loro dinamiche intenzionali (il che corregge le derive banalmente platonizzanti della teoria del significato). Ma dove e come si effettua il categoriale?
Così, gli oggetti che la logica pura intende indagare si dànno anzitutto [zunächst] sotto forma grammaticale [im grammatischen Gewande]. Più precisamente, essi sono dati per così dire installati [als Einbettungen] nei vissuti psichici concreti che nella loro funzione di intenzione significante o di riempimento di significato [...] ineriscono a certe espressioni linguistiche, con le quali formano una unità fenomenologica.
8
Da qui l'esigenza del ricorso ad una chiarificazione fenomenologica della dinamica interna dell'espressione. In LU
I
introducendo la distinzione tra espressione [Ausdruck] e indice [Anzeige] Husserl
separa a priori, due tipi di segni, riservando la trattazione fenomenologica soltanto ai primi
9
.
Se il segno indicativo si pone come termine di una relazione tra esistenti, in cui cioè l'esistenza di qualcosa indica o rimanda all'esistenza di qualcos'altro secondo un "nesso di motivazione empirica"
10
, poiché nel linguaggio né i segni sono appresi come esistenti
11
, né ciò
cui rimandano può essere detto tale
12
, né ancora il nesso istituito è di tipo causale
13
, tutti i casi
in cui la pratica linguistica rasenta l'indicativo, per quanto frequenti negli usi concreti, verranno da Husserl posti a margine delle sue analisi. L'attenzione del fenomenologo è invece tutta rivolta al segno espressivo il cui proprio è quello di avere un significato, laddove l'indice è caratterizzato da una nuda funzione di rimando. In primo luogo dunque scindendo significato e indice, facendo cadere il nesso di motivanzione empirica, Husserl decide per una discontinuità ontologica tra l'idealità del significato e il piano dell'esistenza. Alle spalle del segno espressivo opera una serie stratificata di atti (signitivi e riempitivi)
14
, la
cui "unità fenomenologica" è intenzionale
15
. La fibra che costituisce il "tessuto degli atti
intenzionali" Husserl la ascrive alle componenti "reali" [reell] dell'attività di coscienza la duplice serie degli atti signitivi/riempitivi - laddove i significati delle espressioni sono definiti invece come "entità ideali"
16
. L'idealità del significato è dunque introdotta in relazione alle
variazioni degli atti intenzionali in cui esso si istanzia
17
. Quel che l'enunciato vuol dire non è
affatto il mio atto psichico, nell'espressione viene portato appunto ad espressione un qualcosa di ideale, il quale tuttavia, proprio in virtù della sua idealità, interrompe ogni nesso analogico con il referente empirico. Il significato non è astratto dalla cosa (referenza) né dall'atto psichico (estrinsecazione), esso si costituisce nell'intervallo tra la realtà degli atti [reell] e la
7
LU
V
, intro, 344-345 (136).
8
LU
I
, intro 2, 4 (269-270).
9
LU
I
, 1 1, 23 (291).
10
LU
I
, 1 3, 27 (295).
11
LU
I
, 1 6, 31 (298); 1 9, 37 (305).
12
LU
I
, 1 7, 33 (300)
13
LU
I
, 1 4, 29-30 (296-297).
14
LU
I
, 1 9, 38 (304-305).
15
LU
I
, 1 10, 40-42 (306-308).
16
LU
I
, 1 11, 43-45 (309-312).
17
LU
I
, 1 11, 44 (311).
4
realtà [real] del rimando oggettuale. Rispetto a quest'ultimo il significato marca la sua autonomia perché esso stesso produce del tutto autonomamente un riferimento oggettuale, pur facendo a meno dello schema della referenza
18
; rispetto allo psichico perché il significato
trascende tutte le serie di singoli atti in cui si individualizza
19
. Questa inassegnabilità reale è
per Husserl una delle caratteristiche dell'idealità
20
, ed è quel che consente appunto di parlare
"di oggetti generali e del loro essere"
21
. Se la prima parte di LU
I
chiarisce diffusamente le
ragioni della messa tra parentesi ante litteram dell'esistenza operata dall'espressione, tuttavia resta ancora il problema della relazione tra l'atto di intenzionalità signitiva ed il significato che in esso si esprime. Se infatti il significato non è al di fuori di quegli atti che lo veicolano, tuttavia esso non può essere individuato in sé né identificato con alcuno di essi, intesi come componenti reali del vissuto di coscienza
22
. È proprio in questi passaggi che Husserl mostra il
suo debito maggiore nei confronti di Bolzano.
La fenomenologia delle LU tutt'intera si impegna così nel prendere di mira le relazioni
essenziali che intercorrono tra intenzioni signitive, quali gli atti relativi al significare, e
riempimenti intuitivi ad esse corrispondenti: "i significati scrive Husserl - debbono trovarsi
in intenzioni significanti che possono entrare in un certo rapporto con l'intuizione [...]: il
pensiero e l'intuizione saranno diversi in quanto atti"
23
: "si tratta di rispondere alla domanda
sull'origine del concetto di significato e delle sue varietà essenziali, ovvero di dare a questa
domanda una risposta più profonda e penetrante di quella sinora offerta [...]"
24
. Meglio: tra
quelle serie di atti che intendono l'oggetto signitivamente, e quel piano cui pertengono gli atti
deputati a "riempire" le intenzioni del significare (percettivi, immaginativi) - a dare cioè "in
carne ed ossa" [Leibhaftig] quell'oggetto che la modalità signitiva si limitava ad intendere in
modo vuoto
25
. Tale è il progetto complessivo delle LU, quello del nesso tra il reell degli atti
intenzionali stratificati in quanto differenti, che va esplicitato in una analisi dei rispettivi
caratteri d'atto, e l'ideell dei loro correlati, nelle loro differenze eidetiche
26
. La nozione di
significato diviene così non un tema tra gli altri della fenomenologia, ma una fibra della trama
stessa dell'indagine fenomenologica.
3. E
SSENZA
18
LU
I
, 1 12, 46 (313).
19
LU
I
, 4 31, 99 (367).
20
LU
I
, 1 11, 45 (312).
21
LU
I
, 4 31, 101 (369).
22
LU
I
, 1 9, 45 (311-312).
23
LU
V
, intro, 343-344 (135-136).
24
LU
V
, intro, 343 (135).
25
Come è noto, per Husserl soltanto la percezione può dare "in carne ed ossa" riempimento al significato.
Tuttavia sia l'immaginazione che la percezione sono entrambe intuizioni, l'una Husserl la chiama "non
posizionale", l'altra "posizionale".
26
LU
V
, intro, 343 (135).
5
Veniamo dunque al tema dell'essenza
27
. Come è evidente procedendo nel modo esposto
Husserl non parte dalla tesi di un'idealità sostanziale del significato ma la inscrive in una
dinamica intenzionale affatto peculiare, la ricava per così dire dal nesso intenzionale. Detta
altrimenti: Husserl non parte da una teoria del significato nella quale attribuisce ai significati
lo statuto di entità ideali, intese come mere essenze semantiche. Ben al contrario, prendendo le
mosse dalla questione del rapporto tra forme simboliche ed atti sintetici, il significato non
viene astratto dalla pluralità di atti in cui si realizza, rispetto ad una tale pluralità si pone
piuttosto come "unità della specie"
28
.
Infatti l'identità del significato coincide con la sua idealità nella misura in cui il significato è
dato per differenza tanto rispetto alla serie delle realizzazioni degli atti intenzionali signitivi
quanto rispetto al correlato stesso ed alla serie degli atti di riempimento. Questa duplice
differenza non è meramente l'effetto dell'identità ideale del significato, ma è appunto il luogo
in cui l'ideale-formale si dà come identico, vale a dire tracciando i confini simbolici della
propria estensione categoriale
29
. Tanto la nozione di "identità" quanto quella di "entità" vanno
subordinate allo statuto di idealità proprio del significato: unità non della bensì "nella
molteplicità" di atti
30
.
Una volta stabilito il senso da attribuire all'idealità di significato la portata propriamente
filosofica del concetto fenomenologico di essenza ne risulta precisata. Ne è testimonanza
l'impiego differenziato tanto del termine Wesen quanto del meno comune Essenz
31
, introdotto
allo scopo di focalizzare sui nuovo rapporti eidetici ispirati dalla Bedeutungslehre
fenomenologica.
In prima approssimazione ad una logica del tutto e delle parti disegnata sulla
base dello schema sostanza/accidente la relazione tra significato ideale e serie stratificate di
atti (per trascurare qui il nesso con il segno) risulta fondamentalmente incomprensibile.
Tuttavia, per Husserl, resta ancora da porsi il problema di come astrarre un significato ideale
da quella serie di componenti reali ed intenzionali dalle quali propriamente è inseparabile.
L'eidos del significato, questa la conclusione husserliana, conosce un unico modo di
produzione non astrattivo: la variazione
32
. Con il termine variazione Husserl definisce in LU il
passaggio da una modalità dell'intenzionalità ad un'altra, ad es. dalle serie di atti signitivi a
quelli immaginativi o riempitivi
33
. La variazione, così com'è schizzata da Husserl in LU
VI
,
ricava l'essenza, come è ovvio, non astraendo da uno o più oggetti reali delle categorie che
sono in primis le categorie della realtà (secondo un'astrazione "verticale" - dall'ente
all'essenza - ovvero "orizzontale" la generalizzazione dal particolare al particolare - ), ma
27
Sul tema dell'essenza e della variazione in Husserl, vedi: W
OLTERS
1935; L
EVIN
1968; P
ENTZOPOULOV
-
V
ALALAS
1974; K
ERSTEN
1975.
28
LU
I
, 4 31, 100 (368-369).
29
LU
I
, 4 31, 100-101 (368-369).
30
LU
I
, 4 32, 102 (370)
31
LU
VI
, 3 29, 97 101 (396, 400); LU
VI
, 4 30, 102 (403); LU
VI
, 4 31, 637 (407).
32
LU
VI
, 8 62, 189 (490).
33
LU
VI
, 3 29, 98 (338)
6
per la prima volta a partire da un'entità ideale, secondo un passaggio "trasversale"
[vielseitigen, allseitigen] dell'eidos di significato da una serie intenzionale all'altra.
34
Essenza
[Essenz, dunque] è ciò che può attraversare le diverse modalità dell'intenzionalità ricavando
un'invarianza che deriva appunto dall'adattamento alle modificazioni intenzionali cui è
sottoposta. L'essenza è così implicata in ogni modificazione intenzionale, e non è possibile al
di fuori delle molteplici modalità intenzionali.
Breve conclusione in forma di ipotesi: contro secoli di philosophia perennis in cui l'essenza è
pensata aristotelicamente a partire dalla stabilità ontologica e dalla separabilità
dell'"ousiologia"
35
, Husserl è il primo filosofo ad accordare essenza e variazione, eidos e
modificazione.
----------------------------------------------------------------------
Claudio Majolino (dottorato di ricerca dell'Università di Roma La Sapienza,
XII
ciclo)
Tel. (0033) (0)1 43.27.48.72
E-mail: amajol@tin.it
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