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H. R. Jauss: da " Zeit und Erinnerung in Marcel Prousts À la recherche
du temps perdu" a "Wege des Verstehens"
Antonio De Sensi - Università degli Studi di Palermo
Via Panebianco Quarta Strada 30 - Tel. 87100 Cosenza - Tel. 0368/667766
Presentare in tutta la sua estensione cronologica e problematica la figura di
Hans Robert Jauss, quale centro gravitazionale del dibattito attuale
sull'esperienza estetica ed ermeneutica, è il fine ed il programma della ricerca.
Il titolo della tesi non deve, comunque, ingenerare l'equivoco che si tratti
di un'indagine meramente evolutiva costruita sulla contiguità delle `influenze'.
La prima e l'ultima opera di Jauss (estratti di ambedue saranno per la prima
volta, in sede di appendice, presentati in traduzione italiana) non presumono
soltanto il significato di un'evoluzione estrinseco-cronologica, quanto piuttosto
un disegno che ha l'intenzione e l'ambizione di intrecciare strettamente i due
piani: la ricostruzione dall'interno dell'evolversi della formazione estetica ed
ermeneutica di Jauss, e il confronto critico con gli interlocutori direttamente e
indirettamente ad essa più assimilabili.
Alla luce di questo impianto generale la ricerca si articolerà nelle seguenti
parti. Un elemento essenziale di ricognizione è finalizzato non soltanto ad
individuare le matrici intellettuali di Jauss -- in questo caso risulterà centrale
l'infuenza di Gerhard Hess, Leo Spitzer e M. Proust -- ma anche ad
inquadrare il clima di riforma delle `Scienze dello spirito' e delle teorie estetiche
promosso dalla Scuola di Costanza. Da qui nasce il suo progetto teorico, teso a
rifondare la Scienza della letteratura, che sancisce, attraverso una storicità della
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comprensione, l'interazione tra mondo del testo ed esperienza del lettore. Tutto
ciò viene esplicitamente riportato nella famosa prolusione del 13 aprile 1967
Literaturgeschichte als Provokation der Literaturwissenschaft, (la traduzione
italiana di A.Varvaro, Perché la storia della letteratura?, Napoli, Guida, 1969
appare abbastanza libera rispetto a quella testuale: Storia della letteratura come
provocazione della scienza della letteratura).
Tuttavia in questo contesto il nucleo teorico di riferimento era ancora
soltanto l'aisthesis: l'aspetto ricettivo dell'esperienza estetica; quest'ultima
soltanto più tardi sarà integrata dalla poiesis, la dimensione produttiva, e dalla
katharsis, quella comunicativa. Infatti, se, da una parte, la Provokation,
contemplata nella dizione del titolo, stava ad attestare, contro la datità
ontologico-tradizionale del testo, la riabilitazione del lettore attivo e l'orizzonte
d'attesa del pubblico, dall'altra, la storia della letteratura rimaneva soffocata in
un quadro concettuale ancora circoscritto tra Erwartungshorizont (orizzonte
d'attesa) e Horizontwandel (mutamento di orizzonte). Si trattava di una storicità
della letteratura fondata esclusivamente sugli scarti estetici tra le aspettative
pregiudiziali dell'opera e il loro mutamento storico-temporale e
pubblico-individuale e, dunque, vincolata ad una ricezione ancora circoscritta
in un quadro valutativo di `affermazione' e `negazione'.
In questo senso l'idea del `nuovo' era predisposta ad una riflessione
intellettuale, per la quale il futuro appariva ristrettivamente deducibile soltanto
dal passato, sacrificando quei meccanismi della fruizione, che più tardi
assumeranno le vesti del `piacere comprendente' e del `senso comune'.
Tuttavia questa prospettiva esclusivamente unidirezionale, la cui unità di
misura risulta essere soltanto l'affermazione e la negazione, viene riconsiderata,
in modo autocritico, dallo stesso Jauss. Da qui ha inizio, dal punto di vista
metodologico, non soltanto la critica all'estetica della negatività di Adorno, ma
anche il nuovo statuto dell'esperienza estetica, emblematicamente suggellato
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nella Kleine Apologie der ästhetischen Erfahrung, Kostanz, Universitätsverlag
GmbH, 1972; (Apologia dell'esperienza estetica, tr. it. e introd. di Carlo Gentili,
pref. di Cesare Cases, Torino, Einaudi, 1985). Una critica sottilmente filtrata
dalla lettura spregiudicata che H. R. Jauss fa dell'Estetica di Hegel, concentrata
sul principio categoriale del poietisches Können. Utilizzando in maniera
costruttiva alcuni aperçus contenuti nella sezione delle Lezioni di estetica
«L'opera d'arte come prodotto dell'attività umana», Jauss arriva a formulare una
proposta complessiva che rifiuta pregiudizialmente quell'estetica del sublime
implicita nella Teoria estetica di Adorno. In questo caso la dimensione sublime
stava a significare il processo di risostanzializzazione dell'arte, cui si
accompagnava inevitabilmente il sacrificio della sua funzione comunicativa.
La riaffermazione pregnante dell'autonomia estetica se riusciva a salvaguardare
il momento utopico dissolveva però, nel contempo, l'integrazione dialogica
autore-opera-pubblico.
Il paradigma del sapere poietico, mediato da Hegel, mostra tutta la sua
fecondità critica anche quando il dibattito si sposta sul versante
ontologico-ermeneutico rappresentato da M. Heidegger e H. G. Gadamer.
La formula scelta da Jauss, per dare la misura di questa contrapposizione, è
ermeneutica dell'estraneità (Hermeneutik der Fremde), definita in Wege des
Verstehens come ermeneutica dell'alterità (Hermeneutik der Alterität).
Entro quest'ottica peculiare la comprensione di ciò che è estraneo risulta
eminentemente dialogica e, quindi, il ricettore ha la possibilità di cooperare in
prima persona alla costituzione e creazione di senso generata dall'opera.
In questo caso la ricezione è una componente costitutiva non statica ma dinamica
dell'esperienza estetico-ermeneutica, acquisendo un rilievo nella funzione
produttiva del comprendere, che, invece, nella visione di M. Heidegger non è
determinante. Infatti, per quest'ultimo, come dimostra esemplarmente L'origine
dell'opera d'arte in Sentieri interrotti, l'esperienza dell'arte è un «accadimento
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della verità» e l'opera d'arte, in quanto messa in opera della verità, si impone su
colui che la esperisce.
Il poietisches Können si arricchisce di ulteriori implicazioni nella
polemica con H.G. Gadamer. Infatti la dimensione `produttiva' in Jauss non
coinvolge soltanto l'autore ma anche il lettore, il terzo elemento costitutivo
dell'esperienza estetica insieme all'autore e all'opera, ogni testo risultando
sostanzialmente un `atto' storico, una `struttura d'appello', con cui l'interprete
interagisce in base alle sue esigenze e alle sue competenze. La compenetrazione
strettissima fra autore, opera e lettore rende la storia delle interpretazioni il
risultato di uno sviluppo epigenetico, in altri termini, una storia che si perpetua
all'infinito. All'interno di questa prospettiva si può comprendere meglio il
significato della contrapposizione a Gadamer: se per quest'ultimo la coscienza
storica demolisce la tensione fra orizzonte storico del testo da interpretare e
orizzonte storico del presente dell'interprete, invece, per Jauss la comprensione
concentrata sulla `fusione degli orizzonti', finendo per tradire l'epigenismo
letterario e la logica della `distanza estetica', fallisce proprio quando vuole
elevare il concetto di classico a modello di ogni mediazione storica fra passato e
presente. Il rovesciamento della posizione di Gadamer sta proprio nel concetto di
distanza estetica ed ermeneutica, che presume una duplice storicità: del soggetto
osservatore e del soggetto osservato. In questo modo il concetto dell'esperienza
estetico-ermeneutica viene riformulato in chiave metodologico-critica, svincolata
da ogni pregiudiziale metafisico-ontologica. Il suo fondamento segreto,
sottraendo l'opera da qualsiasi vincolo precostituito, sta nella correlazione fra
piacere e comprensione. Si recupera così quell'istanza morale dell'ambito
estetico che Günther Buck ha genialmente dimostrato essere stata anticipata dalla
Critica del Giudizio di Kant.
Alla luce di questo breve excursus introduttivo un primo paradigmatico
filo conduttore segreto della riflessione estetico-ermeneutica di Jauss può essere
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rintracciato nel titolo di un breve scritto di Leo Spitzer pubblicato nel 1945 Das
Eigene und das Fremde. Über Philologie und Nationalismus (in «Die
Wandlung», 1, 1945/46, pp.576-594). Si tratta di un contributo veramente geniale
«... di vero e proprio superamento del passato, che aprì alla filologia romanza
prospettive che, se fossero state seguite, avrebbero potuto apportare un
rinnovamento della disciplina da cima a fondo» (Da Combray a Costanza,
«Intersezioni», a. VI, n. 3, 1986, p. 414). Il progetto spitzeriano di una filologia
fondata su un confronto proficuo tra il Proprio e l'Estraneo, vale a dire tra
lingue e letterature di popoli diversi, veniva suggellato dalla formula Amor de
lonh, un amore per «un costante avvicinarsi di ciò che è lontano e insieme un
continuo allontanarsi di ciò che è vicino». «Il mio personale cammino [dice
Jauss] verso la filologia romanza l'ha in effetti predeterminato una seduzione
dell'amor de lonh». Questa istanza di conoscenza dialettica tra "il proprio e
l'estraneo", mediata da Spitzer, viene da Jauss valorizzata in primis per una
nuova filologia, intesa come scienza della mediazione dell'esperienza di sé e
dell'estraneo e come prassi di comunicazione estetica, ed in seguito come il
punto di partenza più significativo del rapporto fra esperienza estetica ed
ermeneutica letteraria.
Non a caso l'esperienza di conoscenza del Proprio nell'Estraneo funge da
anello di congiunzione tra Zeit und Erinnerung e Wege des Verstehens
(München, Fink, 1994), cioè tra il primo e l'ultimo volume di Jauss. Infatti nel
terzo capitolo del saggio sulla Recherche Jauss, mutuandola da Spitzer, propone,
contro l'ingenua equiparazione di `narratore' ed `io', l'esperienza dell'estraneità
di ciò che ci appartiene nel «misterioso doppio ruolo dell'io che narra da un
punto di vista superiore e dell'io che è strettamente rinchiuso nel suo sentire»
(L. Spitzer, Zum Stil Marcel Proust's, in Stilstudien, München, Max Hueber
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Verlag, 1928, p. 478). In questo caso l'atto della comprensione di ciò che è
estraneo si consuma nella distanza costitutiva sottesa alla teoria proustiana della
memoria involontaria: così come il tempo è vissuto e ri-vissuto, perduto e
ritrovato, anche il ricordo non è mai la semplice riproduzione passiva del passato,
ma è un ri-vivere, una rimemorazione (Wiedererinnerung), che ha il suo
momento decisivo non nella mimesi del passato e della realtà storica, ma nella
verità poieticamente ri-creata. In linea con il maestro Gerhard Hess e Bernhard
Groethuysen, quella di Jauss è un'estetica commisurata all'«approfondimento di
una (non più platonica) poesia del ricordo, che nasce dalla presentificazione del
distacco, dunque non già dalla coincidenza di `ora' e `allora' (nel souvenir
involontaire)» (Zeit und Erinnerung, p. 358). Tra l'altro, nella memoria
`involontaria' risiede non soltanto la funzione critica del puro vedere ma anche
l'origine della bellezza: «...per Proust la memoria non è solo lo strumento di
precisione della conoscenza mediata dall'aisthesis: essa è anche l'autentica,
l'ultima sfera d'origine del bello».
Questo atteggiamento viene del resto confermato e sviluppato nello
Sguardo retrospettivo sulla storia del concetto di comprensione (in Wege des
Verstehens), dove Jauss fornisce un'indicazione ancora più preziosa:
«Il comprendere, in quanto dialettica del Proprio e dell'Estraneo, implica la
questione di come ci si possa appropriare di ciò che è estraneo. Se ciò che è
estraneo ad un testo o ad una persona fosse del tutto estraneo, allora esso non
sarebbe neanche comprensibile. Esso dunque ha bisogno del ponte della
comprensione, che può essere determinato in diversi modi: dall'orizzonte aperto
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di una tradizione o di una cultura; in mancanza di ciò, attraverso universali
linguistici o strutture antropologiche fondamentali e nel rapporto intersoggettivo
attraverso ruoli sociali tipizzabili, generi di discorso o modelli di comportamento.
L'alterità si verifica più facilmente nell'ambito delle arti, poiché l'estetico per sé
è costruito su una comprensione del senso, che supera la contingenza di
un'esperienza vincolata alla situazione come quella del sacro racchiusa nel
rituale».
In definitiva si può cogliere quanto segue: la dialettica del `proprio e
dell'estraneo' può essere plausibilmente considerata il minimo comun
denominatore segreto, che transita da "Zeit und Erinnerung" all'«estetica della
ricezione», approdando a "Wege des Verstehens".
ANTONIO DE SENSI
Antonio DE SENSI
via Panebianco, quarta strada, 30
87100 Cosenza
_______________________
Dottorato di "Estetica e Teoria delle Arti",
XI ciclo
Università degli Studi di Palermo
Coordinatore: Prof. Luigi Russo
Tutor: Prof. Paolo D'Angelo
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Bibliografia
La presente bibliografia, che si basa sui testi momentaneamente utilizzati
durante la ricerca, è suddivisa in due parti:
1. le opere di H. R. Jauss
2. le opere esaminate in ogni capitolo
1. Le opere di Jauss
1.1
Volumi
-- Zeit und Erinnerung in Marcel Prousts «A la recherche du temps perdu». Ein
Beitrag zur Theorie des Romans, Heidelberg, Karl Winter Verlag, 1955; Proust auf der
Suche nach seiner Konzeption des Romans. Zur posthumen Veröffentlichung des Jean
Santeuil
in «Romanische Forschungen», Bd.66, pp.255-304, 1955,8°; il testo adottato è
la versione integrale: Zeit und Erinnerung in Marcel Prousts «A la recherche du temps
perdu
». Ein Beitrag zur Theorie des Romans, Frankfurt am Main, Suhrkamp Verlag,
1986.
-- Literaturgeschichte als Provokation der Literaturwissenschaft, Kostanz,
Universitäts-Druckerei GmbH, 1967, [Perché la storia della letteratura?, tr. it. di
A.Varvaro, Napoli, Guida, 1989]
-- Literaturgeschichte als Provokation, Frankfurt am Main, Suhrkamp Verlag,
1986.
-- Kleine Apologie der ästhetischen Erfahrung, Kostanz, Universitätsverlag
GmbH, 1972 [Apologia dell'esperienza estetica, pref. di Cesare Cases, introd. e tr. it. di
Carlo Gentili, Torino, Einaudi, 1985].
-- Ästhetische Erfahrung und literarische Hermeneutik, I-III Teil, Frankfurt,
Suhrkamp, 1982, [Per l'ediz. italiana della prima parte: H.R. Jauss, Esperienza estetica
ed ermeneutica letteraria
, vol. I. Teoria e storia dell'esperienza estetica, tr. it. di Bruno
Argenton, Bologna, Il Mulino, 1987; per la seconda parte, Id., Esperienza estetica ed
ermeneutica letteraria
, vol. II, Domanda e risposta: studi di ermeneutica letteraria, tr.
it. di Bruno Argenton, Bologna, Il Mulino, 1988; parte terza, Id., Estetica ed
interpretazione letteraria
, vol. III, Il testo poetico nel mutamento d'orizzonte della
comprensione
, introd. e tr. it. di Carlo Gentili, Genova, Marietti, 1990].
-- Alterität und Modernität der mittelalterlichen Literatur. Gesammelte Aufsätze
1956-1976, München, Wilhem Fink Verlag, 1977 [Alterità e modernità della letteratura
medievale
, pres. di Cesare Segre, tr. it. Maria Grazia Saibene Andreotti e Roberto
Venuti (capp. 6 e 9),Torino, Bollati Boringhieri, 1989].
-- Wege des Verstehens, München, W. Fink, 1994.
1.2.
Articoli
-- Der Text der Vergangenheit im Dialog mit der Gegenwart (Klassik - wieder
modern?, in Sprache und Welter fahrung, hrsg. von J. Zimmermann, München 1978 [Il
testo del passato nel dialogo con il presente (classicità - di nuovo moderna?)
, in
Estetica della ricezione, tr it. di Antonello Giugliano e introd. Anna Mattei, Napoli,
Guida, 1988, pp. 87-113].
9
-- Baudelaire Rückgriff auf die Allegorie, in Formen und Funktionen der
Allegorie - Symposium Wolfenbüttel 1978, a c. di W. Haug, Stuttgart 1980 [Il ricorso di
Baudelaire all'allegoria
, in Estetica della ricezione, cit., pp. 115-134].
-- Rezeptionsästhetik und literarische Kommunikation, in Aif den Weg gebracht.
Idee und Wirklichkeit der Gründung der Universität Konstanz, hrsg. von H. Sund und
M. Timmermann, Konstanz 1979 [Estetica della ricezione e comunicazione letteraria,
in Estetica della ricezione, cit. pp. 135-148].
-- Der literarische Proze

des Modernismus von Rousseau bis Adorno, in
Adorno-Konfernz, Frankfurt am Main 1983 [Il processo letterario del modernismo da
Rousseau ad Adorno
, in Estetica della ricezione, cit., pp. 51-85].
-- «Aus alt mach neu»? Tradition und Innovation in ästhetischer Erfahrung,
scritto in occasione del Deutscher Kongre

für Philosophie, Benn 24-29/09/1984
Trasformare il vecchio in nuovo»? Tradizione e innovazione nell'esperienza estetica,
in Estetica della ricezione, cit., pp. 23-50].
-- Spur und Aura. Bemerkungen zu Walter Benjamins Passagenwerk, in Art
socil und Art industriel - Funktionen der Kunst im Zeitalter des Industrialismun, a c. di
H.R. Jauss, H. Pleiffer e F. Gaillard, München, 1987, pp.19-38 [Traccia ed aura.
Osservazioni sui «Passages» di Walter Benjamin
, in «Intersezioni», a. VII, n. 3,
dicembre 1987, pp. 483-504].
-- Da Combray a Costanza: l'avventura della critica, in «Intersezioni», a. VI,
n. 3, dicembre 1986, pp. 413-426.
-- Negativität und identifikation. Versuch zur Theorie der ästhetischen
Erfahrung, in Positionen der Negativität (Poetik und Hermeneutik, vol. VI) a c. di H.
Weinrich, München, W. Fink, 1975, pp. 263-306 e pp. 336-339 [Negatività e
identificazione. Saggio sulla teoria dell'esperienza estetica, in AA. VV., Estetica
tedesca oggi
, a c. di R. Ruschi, Milano, Unicopli, 1986, pp. 103-159].
-- Gebot und Verbot im Dekalog (pp.440-444); Zur Metaphorik der Steuerung
(pp.463-466); Vorselektion der Welt, im Blick auf Rousseau (pp. 506-508); Reflexives
Lachen
(pp. 552-554), in Positionen der Negativität, cit.
-- Geschichte der Kunst und Historie (pp.175-209, rist. in Literaturgeschichte
als Provokation, cit. pp. 208-251); Zur Analogie von literarischem und historischem
Ereignis
(pp.535-540); Versuch einer Ehrenrettung des Ereignisbegriffs (pp. 554-560)
in Geschichte - Ereignis und Erzählung (Poetik und Hermeneutik, vol. V) a c. di R.
Koselleck e Wolf-D. Stempel, München, W. Fink, 1973.
-- Poetik und Problematik von Identität und Rolle in der Geschichte des
Amphitryon (pp. 213-253); Soziologischer und ästhetischer Rollenbegriff (pp.559-607);
Gottesprädikate als Identitätsvorgaben in der Augustinischen Tradition der
Autobiographie
(pp.708-717) in Identität (Poetik und Hermeneutik, vol. VIII) a c. di O.
Marquard e K. Stierle, München, W. Fink, 1979.
2. le opere esaminate in ogni capitolo
2.1 Capitolo primo
-- E. Auerbach, Mimesis, Torino, Einaudi, 1963.
10
-- W. Benjamin, Zum Bilde Prousts, in Schriften II, Frankfurt a M., Suhrkamp,
1955 [Per un ritratto di Proust, in Avanguardia e rivoluzione, tr. it. a c. di Anna
Marietti, Torino, Einaudi, 1973].
-- Ernst R. Curtius, Marcel Proust, in Französischer Geist im neuen Europa,
Stuttgart, Deutsche Verlags-Anstalt, 1925 [Marcel Proust, tr. it. a c. di Lea Ritter
Santini, Bologna, il Mulino, 1985].
-- Gerhard Hess, Gesellschaft - Literatur - Wissenschaft - Gesammelte
Schriften, München, W. Fink, 1967.
-- G. Lukacs, Teoria del romanzo, Milano, Sugar, 1962.
-- G. Poulet, Études sur le temps humain, Paris, Plon, 1949.
-- Id., L'espace proustien, Paris, Gallimard, 1963 [Lo spazio di Proust, tr. it. a c.
di G. M. Posani, Napoli, Guida, 1972].
--M. Proust, Alla ricerca del tempo perduto, nuova ed. a c. di M. Bongiovanni
Bertini, pref. G. Macchia, Torino, Einaudi, 1991, voll. 15.
-- Leo Spitzer, Das Eigene und das Fremde. Über Philologie und
Nationalismus in «Die Walndlung», 1, 1945/46, pp. 576-594.
-- Id., Zum Bilde Prousts, in Stilstudien, II, München, Max Hueber Verlag,
1928 [Sullo stile di Proust, in Marcel Proust e altri saggi di letteratura francese
moderna
, tr. it. a c. Maria L. Spaziani e Pietro Citati, Torino, Einaudi, 1959].
2.2 Capitolo secondo
--
Gerhard Hess, Die Landschaft in Baudelaire `Fleurs du Mal', Carl Winter,
Heidelberg, 1953.
-- G. Lukacs, Estetica di Heidelberg, Milano, Sugar, 1971.
-- Id., Filosofia dell'arte, Milano, Sugar, 1971.
-- J. Mukarovsky, Il significato dell'estetica. La funzione estetica in rapporto
alla realtà sociale, alle scienze, all'arte, Torino, Einaudi, 1973.
-- V. Sklovshij, Una teoria della prosa, Torino, Einaudi,1976.
-- E. Staiger, Fondamenti della poetica, Milano, Mursia, 1979.
-- P. Szondi, Introduzione all'ermeneutica letteraria, Torino, Einaudi, 1992.
-- J. Tynjanov , Avanguardia e tradizione, Bari, Dedalo, 1968.
-- T. Todorov (a c. di), I formalisti russi, Torino, Einaudi, 1968.
-- R. Wellek-A. Warren, Teoria della letteratura, Bologna, il Mulino, 1981.
2.3 Capitolo terzo
-- P. D'Angelo, Simbolo e arte in Hegel, Roma-Bari, Laterza, 1989.
-- Id., L'estetica italiana del Novecento, Roma-Bari, Laterza, 1997.
-- Id., L'estetica del romanticismo, Bologna, Il Mulino, 1997.
-- F. Fanizza, Ritorno a Narciso. Estetica e Modernità, Bari, Palomar, 1993.
-- C. Gentili, Poetica e mimesis, Modena, Mucchi, 1984.
-- G.W.F. Hegel, Estetica, Torino, Einaudi, 1987.
-- Pseudo Longino, Il Sublime, Palermo, Aesthetica, 1992 (II ediz.).
11
-- L. Russo, Dal Bello al Sublime, in Da Longino a Longino. I luoghi del
Sublime, a c. di L. Russo, Palermo, Aesthetica, 1987.
-- Id., «Postfazione», in W. Tatarkiewicz, Storia di sei Idee, Palermo,
Aesthetica, 1993.
-- P. Szondi, La poetica di Hegel e Schelling, Torino, Einaudi, 1986.
-- W. Tatarkiewicz, Storia di sei Idee, Palermo, Aesthetica, 1993.
2.4 Capitolo quarto
-- T.W. Adorno, Negative Dialektik, in Gesammelte Schriften VI, Frankfurt a
M., Suhrkamp, 1963, Dialettica negativa, tr. it. a c. Carlo A. Donolo, Torino, Einaudi,
1982 (terza ediz.)].
-- T.W. Adorno, Ästhetische Theorie, Frankfurt a M., Suhrkamp, 1970 [Teoria
estetica, a c. di E. De Angelis, Torino, Einaudi, 1975].
-- W. Benjamin, Ursprung des deutschen Trauerspiels, in Gesammelte
Schiriften Band I-1, Frankfurt a M., Suhrkamp, 1974 [Il dramma barocco tedesco, tr. it.
di E. Filippini, Torino, Einaudi, 1980].
-- Id., Il concetto di critica nel romanticismo tedesco, Torino, Einaudi, 1982
-- Id., Das Kunstwerk im Zeitalter seiner technischen Reproduzierbarkeit, in
Gesammelte Schriften, Frankfurt a M., Suhrkamp, 1974, I,2 475 [L'opera d'arte
nell'epoca della sua riproducibilità tecnica
, tr. it. di E. Filippini, Torino, Einaudi,
1966].
-- M. Horkheimer-T.W. Adorno, Dialektik der Aufhlärung. Philosophische
Fragmente, Frankfurt a M., S. Fischer Verlag, 1969 [Dialettica dell'illuminismo, tr. it. a
c. di R. Solmi, Torino, Einaudi, 1966].
2.5 Capitolo quinto
--

G. Buck, Hermeneutik und Bildung, München, Fink, 1981.
--

Id., Kants Lehre vom Exempel, in «Archiv für Begriffgeschichte», 11,
1967
-- H.G. Gadamer, Wahrheit und Methode, Tübingen, 1965 (II ed.) [Verità e
metodo, tr. it a c. di G. Vattimo, Milano, Fratelli Fabbri, 1972].
-- Id., Wahrheit und Methode, Tübingen, 1986/93 [ Verità e metodo 2, tr. it a c.
di R. Dottori, Milano, Bompiani, 1996].
-- C. Gentili, Ermeneutica e Metodica. Studi sulla metodologia del
comprendere. Genova, Marietti, 1996.
-- M. Heidegger, Der Ursprung des Kunstwerkes, in Holzwege, Frankfurt a M.,
Klostermann, 1960 [L'origine dell'opera d'arte, in Sentieri interrotti, tr. it. di Pietro
Chiodi, Scandicci (Firenze), La Nuova Italia, 1984].
-- E. Staiger-M. Heidegger, Disputatio hermeneutica, Ferrara, Corbo, 1989.
-- P. Szondi, Einführung in die literarische Hermeneutik, Frankfurt a.M.,
Suhrkamp Verlag, 1975, [Introduzione all'ermeneutica letteraria, Torino, Einaudi,
1992].