Eugenio De Caro
Sunto della dissertazione per il Dottorato di Ricerca in
Problemi storico-teoretici dell'Antropologia Filosofica
(Dipartimento di Filosofia, Università di Parma)
Titolo: Fantasia e affetti nell'opera di Carl Gustav Jung
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È proposito della dissertazione avvicinarsi all'opera
dello psicologo Carl Gustav Jung che è stata scelta per la sua specifica valenza inerente a tematiche centrali nell'antropologia filosofica del Novecento, indagate secondo differenti e pur convergenti epistemologie. L'itinerario di lettura proposto pone innanzi tutto in risalto quanto importante sia stata l'idea di energia trasferita antropolo- gicamente. La nozione di «Energetik der Seele» conduce infatti a una considerazione del fondamento del darsi umano che si lascia alle spalle l'idea di un plesso fisico- chimico in rapporto deterministico con una presunta sostanzialità della mente per aprirsi a una considerazione teleologica dell'individuo nel suo nesso strutturale e genetico con sedimenti profondi, arcaici e collettivi. Gli stadi evolutivi della cultura vengono infatti pensati come momenti di trasformazione dell'energia, potremmo dire quantici, che comportano progressiva differenziazione delle funzioni conoscitive, mentre quella che Jung aveva definito «körperliche Innervation» del complesso dell'io (Ich- Komplex), diviene l'orizzonte di precomprensione arcaico- mitologica di ogni evento significativo, e dunque esperibile. Precomprensione che non è soltanto cognitiva ma anche affettivamente investita, visto che la nozione di complesso compare originariamente come «gefühlsbetonter Komplex».
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Il lavoro, per quanto concerne l'opera junghiana, è stato
principalmente condotto sull'edizione generale in lingua tedesca approvata dall'Autore: C. G. Jung Gesammelte Werke, 20 B.de, Solothurn u. Düsseldorf, Walter Verlag, 1995. Alla versione inglese della stessa (The Collected Works of C. G. Jung , 20 vol., London, Routledge & Kegan Paul, 1960 ff.) si è fatto ricorso qualora Jung avesse originariamente composto lo scritto in lingua inglese.
L'über verso cui Jung vorrebbe orientare l'uomo
comporta perciò una ricarica di tutta l'energia primigenia e spontanea che giace al fondo dell'espressione spirituale. E ciò perché la nozione di individuo andrebbe oggi ripensata, ma senza recidere il suo cordone ombelicale col fondante orizzonte collettivo: la Madre, appunto. Cosa che Jung ritiene possibile instaurando un nuovo rapporto col numi- noso che, pur nella sua terrificante e ambivalente tonalità affettiva, possa innescare il recupero dell'energia necessaria a un autentico processo di individuazione: a un «Differenzierungsprozeß» cioè che, neutralizzando i molteplici condizionamenti inconsci, sia basato sulla libera espressione del modo in cui l'elemento specificamente umano è fatto proprio da ciascun individuo.
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