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DANIELE IOZZIA
UNIVERSITÀ DI CATANIA
(XII Convegno Nazionale dei Dottorati di Ricerca in Filosofia)
ELEMENTI NEOPLATONICI NELLA DOTTRINA
COSMOLOGICA E ANTROPOLOGICA DI GREGORIO DI NISSA
I . Obiettivi della ricerca
Con lo studio intrapreso mi prefiggo di individuare nell'ambito specifico di due opere di Gregorio di Nissa, il De opificio hominis e l'Apologia in Hexaemeron, gli elementi che mostrano una influenza o un rapporto in genere con il pensiero neoplatonico. Poiché si è spesso messo in evidenza tale legame nelle dottrine espresse nelle opere di maggiore interesse speculativo, mi è parso opportuno centrare l'attenzione sui due scritti citati, che da questo punto di vista sono stati certamente meno analizzati, almeno per quanto riguarda il versante specificamente filosofico. II. Considerazioni preliminari Poiché di Gregorio di Nissa è riconosciuta la valenza filosofica, ma la sua figura talvolta rimane oscura per lo studioso di filosofia antica, mi pare opportuno premettere alcune considerazioni di base che permettano di comprenderla meglio. Fratello di Basilio di Cesarea, Gregorio non beneficiò come lui di studi presso i migliori maestri del tempo
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in centri culturalmente rilevanti, tuttavia, per una
concomitanza di ragioni, tra cui la scelta iniziale di seguire la professione oratoria del padre, l'amore per la cultura greca, l'insegnamento di Basilio stesso, acquisì una conoscenza ampia delle tecniche oratorie
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, cui si aggiunse, esempio non raro tra gli
scrittori del periodo, uno spiccato interesse per questioni di carattere filosofico, legato all'abbandono della carriera oratoria e alla successiva ordinazione presbiterale sotto l'influsso del fratello maggiore e dell'amico Gregorio di Nazianzo. Tale interesse risulta evidente dalla lettura di tutte le opere del Nisseno, all'interno delle quali spiccano alcuni scritti più direttamente concernenti argomenti di carattere filosofico: basti citare, per non fare che pochi esempi, il dialogo De anima et
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Cfr. Epistula XIII, Gregorii Nysseni Opera (GNO) VIII/2, ed. G. Pasquali, Leiden 1959, pp. 44, 12-
46, 12: Gregorio scrive a Libanio, di cui Basilio fu allievo ad Antiochia, lamentando la propria mancanza di maestri illustri; questo tema è però da prendersi probabilmente come una esagerazione retorica, giacché anche a Neocesarea dove probabilmente studiò Gregorio avrà potuto seguire il cursus studiorum a quei tempi canonico. Quanto si dice degli studi retorici è valevole pure per quelli di stampo nettamente filosofico, nonostante sia certamente più difficile determinare quali potessero essere i testi reperibili nel Ponto e in Cappadocia a metà del IV secolo. Relativamente alla prima formazione di Gregorio e in generale agli avvenimenti anteriori alla sua ordinazione presbiterale, cfr. M. Abineau, Introduction a Grégoire de Nysse. Traité de la Virginité, Paris 1966 (SC 119), pp.41-49.
2
Per lo stile di Gregorio, cfr. C. Klock, Untersuchungen zu Stil und Rhythmus bei Gregor von Nyssa,
Frankfurt am Main 1987; per certi versi ancora valido risulta L. Méridier, L'influence de la Seconde Sophistique sur Grégoire de Nysse, Rennes 1906, in part. pp. 79-94.
2
resurrectione,
3
composto sotto l'influenza del Fedone platonico, il Contra
Eunomium, in cui la confutazione dell'eretico è operata secondo categorie riprese dalla meditazione plotiniana, le omelie In Canticum Canticorum, dove pure sono presenti molti concetti plotiniani relativi alla qewr...a e all'oekstasij, o appunto le due opere in esame. III. Le fonti di Gregorio Ben pochi sono i passi dell'opera del Nisseno in cui sono citati esplicitamente filosofi pagani; solamente Cherniss
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ha compiuto una indagine in tal senso, con
alcune sviste però, che ho cercato di correggere
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: è interessante anzitutto notare come
tali citazioni siano più frequenti nel Contra Eunomium, dove Gregorio rivolge spesso all'avversario l'accusa di plagio nei confronti dei pensatori pagani; inoltre risulta evidente che il Nisseno nutre per Platone una certa venerazione per cui lo nomina talvolta elogiandolo, al contrario degli altri filosofi sempre citati come oggetto di confutazione. Colpisce invece la totale mancanza di alcun riferimento diretto ai Neoplatonici, quando indubitabile è l'influenza che sul Nisseno ebbe Plotino, mentre di Porfirio sono presenti tematiche avanzate in diverse opere cui Gregorio risponde con la confutazione
6
. Si potrebbe spiegare tale anomalia come un'avversione a
quest'ultimo per la stesura del Contra Christianos, estesa di conseguenza anche al suo maestro, oppure come una ripugnanza a citare autori filosofi a lui vicini nel tempo
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, ma le congetture potrebbero giungere a conclusioni che contraddicono
l'evidenza dell'utilizzazione di materiale porfiriano. Considerazioni a parte, per la loro influenza su tutti i padri greci, meritano Filone ed Origene, che per molti aspetti costituiscono la fonte più utilizzata da Gregorio, sia per quanto riguarda singole dottrine che per il tipo di esegesi e l'impostazione stessa di alcune opere, ma la questione esula dallo scopo precipuo della mia ricerca.
3
PG XLVI 11-160; si tratta di un dialogo fra Gregorio e la sorella Macrina morente, in cui il primo
espone alcuni suoi dubbi relativi alla resurrezione e all'immortalità dell'anima, cui la congiunta, investita dell'autorità di maestra di fede per la vita santa, risponde con argomentazioni razionali.
4
H. Cherniss, The Platonism of Gregory of Nyssa, Berkeley 1930, pp. 5-9: in due passi (De anima et
resurrectione, PG XLVI 21 B; De divinitate Filii et Spiritus Sancti, PG XLVI 560 B) sono nominati Stoici ed Epicurei insieme, condannati per le loro concezioni sul divino, mentre una terza volta (Contra Eunomium, GNO I, p. 262, 8) questi ultimi sono citati separatamente, ancora poi il nome di Epicuro ricorre due volte in un passo dove è citato anche Aristotele (Contra Eunomium, GNO I, p. 345, 25-29); Aristotele è nominato varie volte ancora in Contra Eunomium (GNO I, p. 37, 20; ib. p. 41, 6; GNO, II p. 162, 11; ib. p. 220, 4; ib. p. 306, 9); sempre in Contra Eunomium (GNO I, p. 344, 13-24; GNO II, p. 227, 3-7; ib. p. 332, 6-9) Platone è nominato tre volte, una in De infantibus premature abreptis (GNO III/2, p. 70, 7), una in Contra Fatum (GNO III/2, p. 50, 3) ed una in De anima et resurrectione, PG XLVI 49 C (ma cfr. n. seguente).
5
Sfuggì a Cherniss che in Epistula XXVII, GNO VIII/2 pp. 84, 13 rivolgendosi ad un ignoto sofista
Gregorio nomina ancora Platone in senso positivo, mentre in Apol. cap. XVII, p. 28 ed. Forbes, viene citato Epicuro come fonte della insensatezza di una particolare esegesi di Gen. I, 2.
6
Per la presenza di Porfirio in Gregorio, cfr. E. Peroli, Il Platonismo e l'antropologia filosofica di
Gregorio di Nissa. Con particolare riferimento agli influssi di Platone, Plotino e Porfirio, Milano 1993, in part. pp. 147-179.
7
Non si dimentichi che Gregorio spesso riporta dottrine pagane riferendole genericamente alla
filosofia non cristiana, ¹ oexw filosof...a, evidentemente contrapposta alla vera filosofia illuminata dalla fede; cfr. e. g. Apologia in Hexaemeron IV, p. 8 ed. Forbes.
3
IV. Plotino in Gregorio Le indicazioni di questo paragrafo sono solo provvisorie, in quanto concernenti la mia ricerca ancora in corso. Bisogna distinguere anzitutto le citazioni più o meno letterali di Plotino in Gregorio, per le quali rimando al fondamentale studio di Daniélou
8
, da quelle che sono influenze sul pensiero, pure evidenti ma di più difficile
definizione. L'influsso di Plotino è innanzitutto evidente nella dottrina mistica del Nisseno, ovviamente interpretata in senso cristiano, per cui spesso è dato di trovare espressioni che rimandano alle Enneadi; analogamente l'indagine più propriamente teologica rivela influssi plotiniani, specialmente nella accentuazione del suo carattere apofatico, per cui Gregorio risulta essere un predecessore della speculazione dell'Areopagita. La questione dell'influsso neoplatonico è però ben più ampia, e concerne l'interpretazione globale del pensiero del Nisseno, su cui in passato ci si è soffermati a lungo con posizioni spesso profondamente divergenti
9
, talvolta complicate da un
intento apologetico che ne inficiava la oggettività. Attualmente, anche se non si sono avuti al proposito contributi di ampio respiro, pare confermata e condivisa da tutti come punto di partenza per studi particolari l'influenza profonda della filosofia di Plotino sul Nisseno, intesa in maniera diversificata a seconda della trasformazione che quest'ultimo ne avrebbe operato in senso cristiano
10
. Tale è anche la mia
posizione, quale ho potuto ricavare dallo studio durante questi due anni di dottorato. Per tale ragione ho scelto di centrare l'attenzione su due opere non molto studiate da un punto di vista specificamente filosofico, che hanno per oggetto la natura creata, al fine di verificare se tale influenza sia presente anche in esse; le conclusioni, pur provvisorie, a cui sono potuto giungere si rivelano certamente interessanti, anche se suscettibili, come ho già detto, di ulteriori specificazioni. V. Il De opificio hominis e l'Apologia in Hexaemeron: due opere in stretto rapporto Le due opere in esame sono state composte a poca distanza l'una dall'altra e dedicate alla stesso destinatario, un altro fratello vescovo del Nisseno, Pietro di Sebaste; entrambe sono state scritte in relazione con le omelie In Hexaemeron
11
di Basilio, da
poco defunto; per tali ragioni, oltre che per elementi di carattere filologico, quali la presenza contigua di esse nella maggior parte dei codici, i due scritti sono da considerarsi come strettamente legati, se non inseparabili, e colpisce il fatto che raramente siano stati analizzati congiuntamente.
8
J. Daniélou, Platonisme et Théologie mystique. Doctrine spirituelle de Saint Grégoire de Nysse,
Paris 1944; cfr. id., Grégoire de Nysse et Plotin, in Association G. Budé, Actes du Congrés de Tours et de Poitiers 1953, Paris 1954, pp. 259-262.
9
Tralascio di indicare la letteratura in merito, segnalo solamente, oltre a Cherniss, The Platonism cit. e
a Daniélou, Platonisme cit., H. Langerbeck, Zur Interpretation Gregors von Nyssa, "Theologische Literaturzeitung" 82 (1957), pp. 81-90; E. von Ivánka, Plato Christianus. Übernahme und Umgestaltung des Platonismus durch die Väter, Einsiedeln 1964, tr. it. Milano 1992.
10
Cfr. recentemente Peroli, Il Platonismo cit.; C. De Salvo, L'oltre nel presente, Milano 1997; J.
Zachhuber, Human Nature in Gregory of Nyssa, Leiden 2000.
11
Basilio pronunciò le omelie in una settimana di Quaresima prima del 370, non essendo ancora
vescovo; in esse egli rifugge dall'esegesi allegorizzante di stampo alessandrino, per una interpretazione più letterale.
4
Di essi non esiste una edizione critica recente, anche se questa è prevista nel piano dell'edizione completa delle opere di Gregorio, iniziata da Jaeger
12
e non ancora
conclusa. Ho scelto pertanto di servirmi dell'edizione ottocentesca del Forbes
13
, che
pur tra i limiti legati alla collazione di pochi codici presenta il pregio di offrire un testo nettamente migliore di quello del Migne
14
, che riprende l'edizione secentesca
del Morellus
15
.
Il De opificio hominis fu composto nella prima metà del 379
16
, pochi mesi dopo la
morte di Basilio, e si prefigge di completare l'esegesi delle sei giornate della creazione iniziata da Basilio nelle sue Omelie, ma non compiuta per quanto concerne il racconto della creazione dell'uomo. Poiché alcuni detrattori avevano accusato Basilio di non aver avuto le competenze filosofiche adeguate per affrontare un tale oggetto, Gregorio decide di rispondere ad essi con quest'opera, che però non costituisce una semplice continuazione delle omelie di Basilio per più ragioni: anzitutto non è un'omelia, bensì un trattato esegetico, ma soprattutto non si limita a fornire una semplice esegesi della Scrittura, ma da essa trae spunto per la trattazione di problematiche più ampie, in maniera tale da qualificarsi come un vero e proprio trattato di antropologia cristiana, il primo probabilmente di cui abbiamo notizia. In esso Gregorio delinea quale sia la costituzione dell'uomo, e fin dalle prima pagine si afferma la divisione ontologica della realtà in materiale e intelligibile, di chiara derivazione platonica, che fa da sfondo a tutte le concezioni sulla natura umana, di cui succintamente riporto le più significative:
a) La costituzione dell'uomo ad immagine e somiglianza di Dio: al cap. V
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è
espresso il concetto, reiterato più volte nel corso dell'opera, derivato da Gen. I, 26a, della creazione dell'uomo da parte di Dio secondo la propria immagine, in cui il vocabolario biblico è piegato a illustrare contenuti di stampo platonico, relativi alla dottrina delle idee e della partecipazione ad esse delle realtà sensibili, nonché della concezione, originariamente platonica
18
e ripresa ampiamente da Plotino, della Ðmo...wsij
Qeù
19
,
che
tanta parte ha nel pensiero di Gregorio, quale si evince pure da numerose altre opere; ovviamente in Gregorio tale somiglianza è interpretata in maniera cristiana, all'interno del concetto di peccato e di redenzione, ma anche per
12
Gregorii Nysseni Opera auxilio aliorum virorum doctorum edenda curavit Wernerus Jaeger
(GNO), Leiden 1952 ss.
13
S. P. N. Gregorii Nysseni quae supersunt omnia, ed. G. H. Forbes, Burntisland 1855-1861, pp. 4-
316; la traduzione del titolo Per... kataskeuÁj ¢nqrèpou è resa da Forbes con De conditione hominis, ma ho preferito utilizzare il titolo vulgato presente in Migne.
14
PG XLIV 61-256.
15
S. P. N. Gregorii Nysseni Opera, ed. Æ. Morellus, Paris 1638.
16
Sulla cronologia delle opere del Nisseno cfr. G. May, Die Chronologie des Lebens und der Werke
des Gregor von Nyssa, in AA.VV., Écriture et culture philosophique dans le pensée de Grégoire de Nysse. Actes du colloque de Chevetogne (22-26 Septembre 1969), éd. par M. Harl, Leiden 1971, pp. 51-66.
17
De op. cap. V, p. 128 ed. Forbes: TÕ d· d¾ qe
di£ tinoj eÙcro...aj TMnagla...zetai, ¢ll' TMn ¢fr£stJ makariÒthti kat' ¢ret¾n qewretoÚtwn [i. e. i colori e le forme sensibili] kaqarÒthj, ¢p£qeia, makariÒthj, kakoà pantÕj allotr...wsij, ka^ Ósa toà toioÚtou gsnouj TMst^, di' ïn morfoàtai totoioÚtoij ¥nqesin Ð DhmiourgÒj tÁj ,,d...aj e,,kÒnoj t¾n ¹metsran diec£raxe fÚsin.
18
Cfr. Theet. 176 B; Rep. 613 A-B; Tim. 90 D; Leg. 716 C ss.
19
Sul concetto in Gregorio, cfr. H. Merki,
OMOIVSIS YEVI. Von der platonischen Angleichung an
Gott zur Gottähnlichkeit bei Gregor von Nyssa, Freiburg in der Schweiz 1952.
5
questo contesto egli ritrova in Platone, e nel Platone interpretato da Plotino, il vocabolario filosofico adatto ad esprimere concetti analoghi.
b) La doppia creazione dell'uomo: seguendo il pensiero origeniano, ma
reinterpretandolo in maniera più ortodossa, Gregorio afferma al cap. XVII
20
che l'uomo non è stato creato da principio munito della sessualità, che fu a lui conferita solo in previsione del peccato originale, in seguito al quale sarebbe stato privato della facoltà di moltiplicazione propria degli angeli, a lui spettante in quanto essere dotato di ragione; tale doppia creazione, dell'uomo a immagine e di quello sessuato, non è però da intendersi in senso cronologico, giacché il primo uomo fu già sessuato, ma relativa all'idea dell'umanità, a quel pl»rwma di cui Gregorio parla senza però dare ulteriori specificazioni, e relativamente al quale sono state fornite diverse ipotesi
21
.
Notevole è anche l'esegesi delle tuniche di pelle fornite all'uomo dopo la caduta, interpretate come corporeità `pesante' dovuta al peccato, diversamente che in Origene, che in esse vede il corpo tout court; l'espressione si ritrova in Porfirio
22
, anche se in questo caso non è lecito
ipotizzare una derivazione diretta ma solo l'utilizzo di comune materiale di derivazione gnostica da parte di quest'ultimo e dell'Alessandrino, fonte precipua di Gregorio.
c) La necessità della resurrezione: i capp. XXII-XXX
23
costituiscono una
vigorosa affermazione di un concetto che sarà ampiamente ripreso nel dialogo De anima et resurrectione, quello che dimostra come la risurrezione abbia una propria necessità razionale, con argomenti derivati da quelli del Fedone platonico relativi all'immortalità dell'anima, ma adattati alla fede cristiana sulla resurrezione finale dei corpi. In questo caso Gregorio risponde alle obiezioni che evidentemente venivano da parte dei pagani, e di cui si era fatto interprete Porfirio nel Contra christianos, che ai tempi del Nisseno doveva essere già perduto ma di cui indubbiamente ancora si percepivano echi negli ambienti pagani più ostili. Il cap. XXIX
24
presenta poi una
confutazione della dottrina della preesistenza delle anime accolta da Origene, citato quale autore del De principiis, ma che a lui derivava dal pensiero pagano, di Platone in primis; in connessione con questa, è rigettata anche la dottrina della metempsicosi, relativamente alla quale è pure citato il famoso frammento di Empedocle
25
.
d) La concezione della materia: al cap. XXV
26
si ritrovano considerazioni sulla
materia di estremo interesse, per le quali rimando a quanto illustrerò dell'Apologia in Hexaemeron, che riprende in maniera più diffusa l'argomento.
20
De op. cap. XVII 7-8, p. 200 ed. Forbes:
[...]
diplÁ t...j TMstin ¹ tÁj fÚsewj ¹mwn kataskeu», ¼te
prÕj tÕ Qe
21
Cfr. E. Corsini, Plérôme humain et plérôme cosmique chez Grégoire de Nysse, in Écriture cit., pp.
112-126.
22
Porfirio, De abstinentia I, 31; cfr. Proclo, Elementatio Theologica, p. 313 ed. Dodds.
23
De op. XXII-XXX, pp. 230-290 ed. Forbes.
24
Ib. XXVIII, pp. 276-282 ed. Forbes.
25
Empedocle, fr. 117 Diels -Kranz.
26
Ib. XXV, pp. 248-250 ed. Forbes.
6
Da quanto si evince dalle tematiche che ho illustrato brevissimamente, l'opera non presenta concezioni direttamente riconducibili al Neoplatonismo, e difatti la letteratura su di essa presenta una spaccatura fra chi ritiene fonte unica del trattato Posidonio
27
e chi su un versante nettamente opposto, come Cherniss
28
, ritiene tale
influenza irrilevante. Certamente Gregorio riporta dottrine che dovettero costituire una communis opinio nelle scuole filosofiche del tempo, e che d'altronde è dimostrato non fossero più solo di dominio stoico ma accolte anche in ambito neoplatonico. L'influenza neoplatonica che si vuole dimostrare allora non risiede tanto nelle singole concezioni, che rispondono per lo più a quesiti specifici di ordine cristiano, ma nella visione generale sull'uomo ed il suo rapporto col divino, visione che molti indizi fanno intuire come una lettura di Platone mediata dal neoplatonismo
29
. L'attenzione posta sulla inconoscibilità della natura umana in
quanto immagine dell'archetipo divino, la cui natura è insondabile
30
, le
considerazioni sulla partecipazione dell'uomo alla vita divina riportano al contesto abituale della speculazione del Nisseno, che tuttavia in quest'opera come nell'altra manifesta una disposizione di pensiero per certi versi più eclettica. L'Apologia in Hexaemeron fu scritta alcuni mesi dopo la stesura del De opificio hominis, e fu come questo inviata al fratello Pietro. Con essa Gregorio intende rispondere in maniera diretta alle accuse che ancora venivano mosse alla omelie basiliane In Hexaemeron; in questo caso i detrattori di Basilio, di cui ignoriamo l'identità ma che è possibile supporre appartenessero a circoli di cristiani colti, non immuni da influenze gnostiche, criticavano la ingenuità della sua esegesi, che eludeva varie aporie che sorgevano dal testo biblico. A tali accuse Gregorio risponde che il fratello si era dovuto adeguare alle condizioni del suo uditorio, di cui facevano parte anche vecchi e bambini, e non si era pertanto dedicato all'illustrazione di tematiche di maggiore rilevanza filosofica. È Gregorio stesso che si propone allora di rispondere alle aporie suscitate, impostando pertanto una interessantissima riflessione sul cosmo. Del testo segnalo nuovamente solo alcune delle dottrine di maggiore interesse:
a) Divisione ontologica della realtà in sensibile e intelligibile: Gregorio
ripropone anche in quest'opera
31
la concezione cosmica che è presente
in altre. Anche essa è di stampo platonico, ma da Gregorio interpretata come l'unica degna di essere accolta dal cristianesimo, come già avevano fatto gli Alessandrini; in questa prospettiva egli interpreta alcuni passi scritturali che presentavano difficoltà esegetiche, quali quello del terzo cielo di cui parla l'Apostolo Paolo e quello relativo alle acque al di sopra dei cieli. Per Gregorio tali passi indicano quella che è la dimensione ulteriore rispetto alla realtà sensibile, il mondo delle pure
27
Così per primo K. Gronau, Poseidonios und die jüdisch-christliches Genesisexegese, Leipzig 1914;
cfr. pure E. von Ivánka, Die Quelle von Ciceros De natura deorum II 45-60 (Poseidonios bei Gregor von Nyssa), « Egyetemes Philologiai Közlöny » (« Archivum Philologicum ») 59 (1935), pp. 10-21.
28
Cfr. Cherniss, The Platonism cit., p. 25.
29
Si aprirebbe qui un discorso molto ampio e complesso, relativo alla questione se sia concepibile
nella tarda antichità una lettura di Platone al di fuori dell'esegesi medio e neoplatonica, ma l'argomento esula dai limiti specifici della mia ricerca. Per la questione di una lettura di Platone da parte di Gregorio mediata dagli scritti di Plotino, cfr. Merki,
OMOIVSIS
cit., pp. 127-128.
30
Cfr. De op. XI 1-3, pp. 156-158 ed. Forbes.
31
Apol. V, pp. 8-10 ed. Forbes e passim.
7
forme, da lui interpretate però in maniera cristiana come pensieri di Dio.
b) Non esistenza della materia: come prima accennato, sia in De opificio
hominis che in Apologia in Hexaemeron è presente una discussione sulla materia, ripresa pure nel De anima et resurrectione
32
, che nasce
dal problema, molto dibattuto a causa delle soluzioni gnostiche, di quale rapporto ci sia tra essa e Dio: se Dio è immateriale, da dove viene la materia
33
? La soluzione addotta da Gregorio, che non poteva per
motivi di ortodossia supporre la materia eterna o non derivata da Dio, è che essa è composta di sole qualità immateriali, quali leggerezza e pesantezza, densità e rarefazione, colore, figura etc. che sono puri concetti, e in quanto tali presenti in Dio che è immateriale; questi, composti insieme dalla prescienza e onnipotenza divina, costituiscono la materia. Si coglie in questa soluzione il tentativo di conciliare l'affermazione scritturale che anche la materia è un bene in quanto creata da Dio con la concezione platonica che vero bene e vera realtà è solo l'intelligibile. Relativamente alla questione in esame pare evidente che Gregorio risenta della discussione sulla materia presente in Plotino, Enn. II 4 (12), con la nota teoria della materia come privazione di essere
34
. È da notare
35
che tra le qualità della materia Gregorio pone il
di£sthma, l'estensione nel tempo e nello spazio che per primo Plotino
36
designò come qualità. Questo costituisce un ulteriore riprova, se ce ne fosse bisogno, dell'utilizzo di materiale neoplatonico e plotiniano in particolare da parte del Nisseno; tale influsso però è piegato alle sue esigenze di spiegare determinate dottrine sotto il punto di vista della fede, per cui in questo caso Gregorio si discosta da Plotino, dopo averne accolto per certi versi la definizione di materia, per la concezione del male, che pur definito stsrhsij come nel Neoplatonico non è collegato alla materia, per evitare di cadere nell'errore gnostico di considerare quest'ultima come un principio contrapposto a Dio.
c) Varie teorie fisiche: parte notevole dell'Apologia è dedicata
all'illustrazione delle teorie concernenti il luogo naturale, la trasformazione degli elementi, la conservazione di essi ed altre questioni di ordine fisico. Tali sezioni costituiscono un problema per la
32
De an. et res., PG XLVI 124 C-D.
33
Apol. VI, p. 14 ed. Forbes: p£nta d· dun£menoj, Ðmoà t¦ p£nta di' én ¹ Ûlh sun...statai tù sofù te
ka^ dunatù qel»mati kateb£leto prÕj t¾n ¢pergas...an tîn Ôntwn, tÕ koàfon, tÕ barÚ, tÕ nastÒn, tÕ ¢raiÒn, tÕ malakÒn, tÕ ¢nt...tupon, tÕ ØgrÒn, tÕ xerÒn, tÕ yucrÒn, tÕ qermÒn, tÕ crèma, tÕ scÁma, t¾n perigraf»n, tÕ di£sthma: ¤ p£nta m·n kaq' ~aut¦ oennoia... e,,si yila^ ka^ no»mata: oÙ g£r ti toÚtwn TMf' ~autoà Ûlh TMst...n, ¢ll£ sundr£monta prÕj ¥llhla, Ûlh g...netai.
34
Per Plotino, cfr. F. Romano, Il Neoplatonismo, Roma 1997, pp. 86-91. Sulla questione in Gregorio,
cfr. Cherniss, The Platonism cit., pp. 25-33; A. H. Armstrong, The Theory of the non-existence of Matter in Plotinus and the Cappadocians, Studia Patristica V, Paris 1962, pp.427-429, rist. in Plotinian and Christian Studies, London 1979, cap. VIII; M. Alexander, L'exégèse de Gen I, 1-2a dans l'In Hexaemeron de Grégoire de Nysse: deux approches du problème de la matière, in AA. VV., Gregor von Nyssa und die Philosophie. Zweites Internationales Kolloquium über Gregor von Nyssa (18-23 September 1972), hrsg. von H. Dörrie, M. Altenburger, U. Schramm, Leiden 1976, pp. 167- 169; J. Zachhuber, Human Nature cit., p. 149, n. 17.
35
Cfr. Cherniss, The Platonism cit., p. 26.
36
Plotino, Enn. II 4, 11.
8
ricerca delle fonti, anche se non è da escludere che Gregorio abbia tenuto presente dei commentari al Timeo; dal confronto con Calcidio
37
è pure possibile supporre una fonte comune, che potrebbe essere lo stesso Porfirio
38
. Nei primi decenni del secolo scorso era forte la
tendenza ad attribuire le teorie senza paternità riconosciuta al supposto Commentario al Timeo di Posidonio, ma l'ipotesi pare ormai abbandonata per l'impossibilità di un riscontro diretto.
VI. Conclusioni provvisorie Dall'analisi delle due opere emergono chiaramente due dati di fatto: da un lato, una tendenza all'eclettismo nel campo della riflessione sulla natura, per cui Gregorio, nel voler dare dimostrazione della capacità da parte dei difensori dell'ortodossia di dare risposte a problemi di stampo filosofico, non esita ad adoperare concezioni che ritrova in manuali pagani, piegandole alle proprie esigenze e coniugandole ad una esegesi di tipo moderatamente allegorico; dall'altro, è presente anche in queste opere, che von Balthasar reputò addirittura "géniales"
39
, quel sostrato platonico di fondo
che talora porta Gregorio a forzare la dottrina cristiana e ad interpretarla in maniera originale se non audace, anche se è sempre necessario ricordare che in quel periodo il dogma non aveva ancora avuto definizioni complete. Che tale sostrato platonico includa elementi direttamente riconducibili a Plotino e ad altri scritti neoplatonici, se è dato ormai per certo relativamente alla dottrina mistica del Nisseno, come alle sue indagini sulla natura divina, è constatazione ancora misconosciuta se non eccezionalmente per quanto riguarda le opere in esame. Sulle fonti di esse, nonostante alcuni tentativi nel secolo scorso di determinarle più chiaramente, tentativi spesso caduti nell'eccesso di attribuzione, poco è possibile dire. Resta il fatto che anche queste opere di commento ai primi capitoli della Genesi si inseriscono a pieno titolo tra le quelle più significative del Nisseno, anzi in qualche modo (e doveva esserne consapevole l'autore stesso) costituiscono un passaggio obbligato per l'interpretazione globale di un pensiero cristiano che abbraccia al pari della filosofia pagana ogni campo della realtà, dai fenomeni naturali alla costituzione dell'uomo all'indagine sul divino.
37
Cfr. Peroli, Il Platonismo cit., pp.177-179.
38
Cfr. J. H. Waszink, Timaeus a Calcidio translatus commentarioque instructus (Plato Latinus, vol.
IV), London-Leiden 1975, pp. LXII-LXXIII per la dipendenza di Calcidio da Porfirio.
39
H. U. von Balthasar, Présence et Pensée. Essai sur la Philosophie religieuse de Grégoire de Nysse,
Paris 1942, p. 29.
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