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VIII CONVEGNO NAZIONALE DEI DOTTORATI DI RICERCA IN FILOSOFIA
Reggio Emilia, 6-9 ottobre 1997
Riassunto della relazione su
Gaston Bachelard e le fisiche del Novecento
di Maria Rita ABRAMO
La relazione si propone di illustrare, nelle sue linee essenziali, l'oggetto di un lavoro di
ricerca che ha seguito lo sviluppo della riflessione epistemologica di Gaston Bachelard con
l'intento, propriamente filosofico, di individuarne l'originaria spinta propulsiva nel suo
costante rapportarsi ai contributi teorici delle `tre fisiche' del Novecento, la relatività, la
meccanica matriciale heisenberghiana e la meccanica ondulatoria. A ciascuna di queste tre
tappe fondamentali dell'età del nuovo spirito scientifico, Bachelard, com'è noto, ha consacrato
tre distinte opere della sua produzione epistemologica, Il valore induttivo della Relatività
(1929), L'esperienza dello spazio nella fisica contemporanea (1937) e L'attività razionalista
della fisica contemporanea (1951), i cui motivi essenziali riecheggiano, peraltro, in tutti gli
altri scritti bachelardiani di carattere epistemologico. Queste tre opere, in modo particolare,
hanno costituito l'oggetto della ricerca cui si intende far riferimento in questa sede.
Il modo con cui Bachelard, nell'opera del '29, "fa i conti" con la Relatività, in polemica
con Meyerson, schiude un orizzonte ermeneutico nel quale si inserisce e sempre più si precisa
il senso del valore induttivo e del compito tutto costruttivo che egli attribuisce al pensiero
scientifico, nello sforzo di ridisegnare, dopo la "bancarotta" della scienza classica e al di là
del kantismo e del convenzionalismo, il profilo della ragione scientifica e guadagnare i tratti di
una ragione attiva, coincidente con la sua stessa attività di generalizzazione-produzione ed
applicazione, e, soprattutto, animata da un profondo slancio logico induttivo.
L'induzione è parola-chiave del discorso epistemologico bachelardiano e, come tale, oggetto
di particolare attenzione in questo studio. Niente, infatti, essa ha a che vedere con la
tradizionale accezione fisica e filosofica di "induzione empirica", piuttosto rimanda al
concetto di "induzione matematica" e ne assume il carattere di operatore di generalizzazione e
riorganizzazione progressiva, per esprimere la funzione matematizzante, relazionale e
costitutiva del pensiero scientifico ed affermarsi quale segno distintivo di una ragione ardita e
non rigidamente strutturata, il cui esprit de finesse dà le ali all'esprit de géométrie ogni volta
che essa, allontanandosi dai sentieri già noti, cerca "intrepidamente" di allargare le frontiere
del pensiero, divenendo, così, fonte di progresso. Le scienze fisiche contemporanee, la
Relatività in primo luogo e la meccanica ondulatoria soprattutto, sono, per Bachelard, frutto di
tale slancio induttivo della ragione, del suo movimento dialettico di estensione nel possibile,
l'a priori costitutivo del reale. In tal senso, la novità delle teorie relativistiche va individuata
nell'audacia induttiva del loro metodo. Si tratta di una vera e propria rivoluzione di pensiero e
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non semplicemente di una correzione numerica dei risultati newtoniani. C'è rottura tra i due
metodi, newtoniano e einsteiniano, e l'uso stesso del termine approssimazione per designare
solitamente il rapporto tra i due sistemi appare improprio: da un sistema all'altro si salta,
infatti, dai quadri euclidei a quelli riemanniani, dalla concezione di uno spazio assoluto,
isotropo e contenitore estraneo al movimento dei suoi contenuti, all'idea di un continuo
spazio-temporale curvo a quattro dimensioni, la cui geometria risente dei fenomeni che in esso
si svolgono. Si salta, insomma, da una teoria chiusa che rivela povertà di induzione, come il
corpo dei principi newtoniani, a un dominio logico sensibile alle aggiunte di un pensiero
fecondo, quale è la Relatività per la sua stessa natura induttiva. Ciò che emerge, nel valutare la
portata filosofica della "costruzione relativistica" è, anzitutto, la necessità di abbandonare, in
nome di una dialettica della razionalizzazione attiva, guidata dal principio di induzione
sufficiente e dall'idea della natura sintetica della nozione di "semplicità", la vecchia immagine
di una scienza che procede per semplificazioni successive, per identificazione. Ma soprattutto
emerge un nuovo concetto di oggettività scientifica, che passa attraverso la messa in parentesi
dell'immediatamente dato e si precisa nel senso della oggettivazione di un pensiero che va al
reale e non parte da esso, che lo costituisce, lo organizza, conferendogli valore oggettivo: la
Relatività è, nell'interpretazione bachelardiana, uno degli sforzi più metodici del pensiero
verso l'oggettività.
Questa inversione della prospettiva dell'oggettività si impone in tutta evidenza nel dominio
dell'infinitamente piccolo, nella microfisica, scienza noumenale. Esplorando questo campo di
razionalità, Bachelard mostra, nel saggio del `37 dedicato al problema della localizzazione,
come la nozione di continuità spaziale, ancora valida per la Relatività, appartenga a
quell'ingenuo realismo dell'estensione, che nella sua versione più istruita, ha costituito il
fondamento dell'edificio della fisica classica, fedele all'ideale cartesiano nel concepire il
mondo come una grande macchina i cui pezzi potevano essere localizzati con precisione, e,
dunque, ridotti a punti singolari dello spazio e del tempo, e la cui evoluzione poteva in linea di
principio essere prevista con esattezza, una volta conosciuto il suo stato iniziale. Ora, questa
esperienza di localizzazione si sa limitata in finezza e per principio dalle relazioni di incertezza
di Heisenberg, che Bachelard interpreta in termini di postulato di non-analisi, quale postulato
fondamentale di una fisica non-cartesiana. Non più localizzazione effettiva, puntuale, dunque,
ma celle di localizzazione quali strutture di probabilità, non più oggetti individuali, sempre
del tutto identificabili lungo la loro traiettoria, ma atti e momenti sperimentali che consentono
di parlare di un reale solo dopo averlo realizzato, fenomeni complessi, fenomeni collettivi,
non più semplici contatti, ma urti e scambi energetici, mutazioni quasi ontologiche tra la
materia e l'energia, tra la cosa e il movimento. Un capovolgimento della filosofia della
misura tradizionalmente ancorata nel realismo è il risultato della riforma della stessa nozione
di misura, che i sistemi di calcolo della meccanica quantistica e la conseguente ridefinizione
interna del concetto di operatore matematico comportano. La rivoluzione copernicana
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dell'astrazione conduce a una fenomenotecnica della ragione scientifica, fa sì che una ragione
non più kantianamente invariabile giunga, per uno slancio induttivo animato da un certo esprit
de finesse, a costruire nuovi e plurimi tipi spaziali, come gli spazi generalizzati, gli spazi di
configurazione e gli spazi astratti, tutti complessi spirituali e sperimentali molto elaborati,
senza rapporto con i quadri primari di una conoscenza ingenua. Spazi che si "moltiplicano",
che non si trovano, ma si costruiscono, si organizzano razionalmente nell'insaziabile bisogno
di geometrie che la Fisica moderna mostra di possedere.
Ne L'attività razionalista della fisica contemporanea, che appartiene alla fase della più
matura riflessione bachelardiana sui problemi epistemologici posti dall'attualità scientifica, il
carattere "mobile", dialettico, dello spirito scientifico emerge chiaramente dal suo impegno di
riorganizzarsi ed organizzare le proprie sintesi al livello delle esperienze del tutto nuove della
fisica contemporanea e in particolare della meccanica ondulatoria, che, per Bachelard, è una
delle sintesi scientifiche più ampie di ogni tempo, esempio della dinamica di matematizzazione
progressiva del reale che muove la storia delle scienze, una sintesi storica, trasformante, il cui
valore induttivo è davvero straordinario.
E' su questo terreno che si incontrano i motivi di ispirazione che sono alla radice e dei
quali si alimenta il progetto filosofico bachelardiano della filosofia del non. C'è dietro la
logica della complementarità e, in tutta la sua problematicità, la nozione fisica-matematica di
dualismo onda-corpuscolo, non rappresentabile col linguaggio delle immagini semplici, non
riducibile a semplice traffico logico di contrari, dualismo di nozioni che occorre derealizzare
per poi misurarne più esattamente la loro possibilità di realizzazione. Proprio in questa
necessità di sfumare il realismo e moltiplicare il razionalismo si precisa il senso del
razionalismo attivo, del razionalismo applicato e di quel particolare determinismo della
tecnica, che il pensiero scientifico pone in ogni regione in cui opera, che si nutre della
revisione fondamentale dei concetti di causalità e di legge fisica e nel quale non vi è traccia
alcuna dell'ipotesi mostruosa del determinismo universale, determinismo dell'insignificante
fondato sull'idea oscura e vaga di un Tutto indefinito.
Davanti al libro aperto della scienza, libro attivo, audace e prudente al tempo stesso, che è
alle bozze, ma di cui si vorrebbe già dare una nuova edizione, migliorata, rifatta, organizzata,
il filosofo, che vuole intenderne la lezione e che sa che per rendere attuale la sua filosofia non
può che inscriverla nel progresso della scienza, deve esercitarsi in questa disciplina di
rettifica, in questo bisogno di conoscenza che, assunto a consapevolezza, può diventare un
destino che ciascuno può scegliersi, un destino che si trasmette, si insegna.
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