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Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.
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IL CONCETTO CREATIVO E DIALETTICO DELLO SPIRITO NEI
'DIALOGHI ITALIANI' DI GIORDANO BRUNO..............................1


INDICE. ................................................................................................2

PREMESSA...........................................................................................4

I
NTRODUZIONE STORICO
-
TEORETICA
. .............................................................................. 4
L
A FORMA MODERNA DELL
'
IDEOLOGICO
. ........................................................................ 7
L
A POSSIBILITÀ BRUNIANA
. ........................................................................................... 12
L
A NECESSITÀ BRUNIANA
. ............................................................................................. 18
L
A MODERNITÀ E L
'
IMPOSTAZIONE BRUNIANA
. L
A STRUTTURA
.................................... 21
L
A MODERNITÀ E L
'
IMPOSTAZIONE BRUNIANA
. G
LI EFFETTI
. ........................................ 23
L
A MODERNITÀ E L
'
IMPOSTAZIONE BRUNIANA
.

L
E IMPLICAZIONI OPPOSTE
. .................. 25
L
A MODERNITÀ E L
'
IMPOSTAZIONE BRUNIANA
. G
LI ESITI
.............................................. 27
P
ROPOSTA DI UNA TEOLOGIA BRUNIANA
........................................................................ 28
INTRODUZIONE...............................................................................31

B
REVE DEFINIZIONE DELLA TESI DI RICERCA
. ................................................................ 31
D
ETERMINAZIONE DEL SUO INDIRIZZO
........................................................................... 31
B
REVE DELINEAZIONE DEL TRACCIATO DELLA RICERCA
................................................ 34
I
L MOTORE DIALETTICO BRUNIANO
................................................................................ 34
L'
APERTURA DESIDERATIVA
.......................................................................................... 36
L'
UNITÀ
....................................................................................................................................................................37

L'
OPPOSIZIONE
........................................................................................................................................................38

L
A SINTESI
. ..............................................................................................................................................................39

B
REVE ARTICOLAZIONE DELLA TESI
. ............................................................................. 39
L
E INTERPRETAZIONI DELLA FILOSOFIA BRUNIANA FRA OTTOCENTO E NOVECENTO
. ..... 40
L'
INTERPRETAZIONE DI
G
EORG
W
ILHELM
F
RIEDRICH
H
EGEL
........................................................................43

L'
INTERPRETAZIONE DI
B
ERTRANDO
S
PAVENTA
. .............................................................................................48

E
SPOSIZIONE CRITICA D EL CONTENUTO DEL MANOSCRITTO SPAVENTIANO
M
S
. XVI. C. 3. 6. 4. / 3. B.,
CC
. 45
R
­ 76
V
........... 64

P
ARENTESI SPINOZIANA
. ............................................................................................................................................. 72

I
L CONFRONTO SPAVENTIANO FRA LA POSIZIONE SPINOZIANA E QUELLA BRUNIANA
........................................................... 76

E
SPOSIZIONE CRITICA DEL SISTEMA SPINOZIANO E DELLO SVILUPPO DELLE ARGOMENTAZIONI BRUNIANE
. P
ROPOSTA
INTEGRATIVA E CRITICA DELLA STESSA
......................................................................................................................... 97

A
RGOMENTAZIONE DELLA TESI
. .................................................................................. 104
L'
UNIT À INFINITA
,
MOBILE IN SE STESSA
. .........................................................................................................105

L'
OPPOSIZIONE INFINITA
. ....................................................................................................................................105

L
A SINTESI UNITARIA ORIGINARIA
.....................................................................................................................106

I
L TERMINE INTERMINATO
...................................................................................................................................106

L
A DIALETTICA APERTA DAL TERMINE INTERMINATO
....................................................................................108

L'
UNITÀ INFINITA COME FATTORE ETICAMENTE DISTINTIVO
.........................................................................109

L'U
NO E LA
P
ERFEZIONE
:
LA CREATIVITÀ E LA SUA DIALETTICA AMOROSA
. .............................................110

L'
OPPOSIZIONE INFINITA
. ....................................................................................................................................111

L'
ATTO PLURIVOCO
..............................................................................................................................................112

L
A CRITICA BRUNIANA ALLA TRASPOSIZIONE ASSOLUTISTICA DELL
'
ATTO SOCIALE
.................................114

L
A CRITICA BRUNIANA DELL
'
ALIENAZIONE
. ....................................................................................................116

L'
IN
-
FINIRE BRUNIANO
........................................................................................................................................117

L
A CRITICA ALLO SVILUPPO INFINITO DELL
'
ESSERE ED ALL
'
IDEA DI UNA SUA CAPACITÀ INFINITA DI
PRODUZIONE E RIPRODUZIONE
............................................................................................................................119

C
ONCLUSIONE
. P
ROPOSTA DI RICERCA E DI VERIFICA
....................................................................................123

Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


3
PARTE PRIMA. IL CONFRONTO TRA LA TRADIZIONE
ARISTOTELICA E LA NUOVA POSIZIONE BRUNIANA. ..........125



Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.
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Se è vero che il processo iniziato con il Concilio di Trento realizza
l'istituzionalizzazione della fede attraverso l'affermazione del primato teologico
ed organizzativo della Chiesa di Roma sull'intera cristianità,
1
esso sembra
storicamente e teoricamente rappresentare una sorta di conferma ulteriore e
ripetizione di quelle assunzioni tomiste ­ il principio dell'univocità dell'Essere,
nella sua raffigurazione unica della Persona del Cristo ­ che erano già state svolte
in epoca precedente (XIII secolo) ed applicate in funzione antimussulmana. Esse
ora vengono utilizzate soprattutto dall'emergente ordine dei Gesuiti ed utilizzate
in funzione antiprotestante.
Attraverso questa conferma e ripetizione l'ordine ecclesiastico, attraverso la
definizione e determinazione della funzione del 'vicariato papale', trasforma però
la Potenza cristiana in potere curiale, sostituendo l'apertura astratta dello Spirito
con un'opposta assolutizzazione dell'immanenza. Dando avvio al costituirsi della
modernità, paradossalmente, quel processo sembra concludersi con un esito
opposto a quello voluto e cercato da coloro che lo proposero: con questo
processo si offriva infatti la vittoria e l'egemonia a quel sistema istituzionale che
meglio era in grado di rappresentare il passaggio e la trasformazione che si
operava, trasferendo una medesima struttura in un mondo più piccolo e compatto.
L'ecclesia calvinista, con la sua struttura ad un tempo collegiale e verticistica,
con i propri pastori e presbiteri, riusciva meglio di altre organizzazioni formali a
dare nuovo impulso al connubio fra realizzazione controllata della fede ed opera
mondana.
2


1
Confronta gli esiti delle relazioni presenti nel testo collettaneo dedicato al Concilio di Trento ed il
moderno, a cura di Paolo Prodi e Wolfgang Reinhard.
2
Max Weber, L'etica protestante e lo spirito del capitalismo.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


5
Se dunque la modernità ha come propria determinazione essenziale il progetto
di una assolutizzazione dell'immanenza, questa si concretizza subito ed
inizialmente proprio nell'ordine che tradizionalmente voleva l'extratemporale. In
questo modo questo stesso ordine cede se stesso attraverso un particolare
trasferimento. Si potrebbe dire che esso tenti di attuare una speciale traslocazione
di se stesso.
3
La struttura gerarchica persistente nella sistemazione tomista del
mondo (universalità delle nationes) puntava già alla glorificazione della
centralità papale, quale termine intellettuale e, soprattutto, volontario della
coesione dei soggetti nella medesima ed unica fede. Questo condizionamento e
questa determinazione erano garanti della separazione e della superiorità
dell'intero aspetto e del relativo apparato mediativo della Chiesa (che era unito e
coeso, nella sua partizione principale ­ la Curia ­ e secondaria ­ gli Ordini
religiosi) sulle forze modificatrici provenienti dall'insieme eterogeneo delle
relazioni mondane.
Ora, dopo il Concilio di Trento, questa struttura, che nella sua astrattezza si
poteva permettere una certa libertà di movimento e capacità di adattazione ed
adeguamento, in quanto conservava in se stessa l'unità fra la condizione e la
determinazione, con la volontà di lasciare il proprio 'mondo dei cieli' per bloccare
in qualche modo la 'rotazione' economica mondiale e riportare a sé l'insieme
delle relazioni mondiali, è costretta a scindere la determinazione dalla
condizione: lasciando così che si aprisse uno spazio ed un tempo per
l'alterazione, con la speranza di poterlo successivamente ricucire e neutralizzare.
Costretta così a sospendere la figura papale ad una funzione estremamente tesa di

3
Jakob Burckhardt, La civiltà del Rinascimento in Italia. Scrive lo storico svizzero: "La coscienza
religiosa nei tempi precedenti aveva avuto la sua origine e il suo punto d'appoggio nel Cristianesimo e
nella sua esterna realizzazione, la Chiesa. Quando questa degenerò, l'umanità avrebbe dovuto distinguere
e mantenere la sua religione ad ogni costo. Ma un tale postulato è più facile a porsi, che ad effettuarsi.
Non ogni popolo è abbastanza calmo ed indifferente da tollerare una permanente contraddizione tra un
principio e la sua personificazione esterna. Ed è per l'appunto la Chiesa in decadimento su cui pesa la più
grande responsabilità, che sia mai stata nella storia. Infatti essa ha sostenuto come verità con tutti i mezzi
della violenza una dottrina corrotta e svisata a vantaggio della sua onnipotenza, e, conscia della propria
inviolabilità, si lasciò cadere in braccio alla più scandalosa depravazione: indi, per mantenersi in tale sua
condizione, ha menato colpi mortali contro lo spirito e la coscienza dei popoli, alienandosi così e
spingendo essa stessa nelle braccia dell'incredulità e dell'amarezza molti spiriti elevati, che nella loro
coscienza non poterono più restarle fedeli." Pag. 420.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


6
perno, trasferisce (secondo la sua aspirazione ed il suo ordine) la propria separata
capacità d'intervento e riduzione nell'insieme variabile della relazione mondiale.
Offrendo spazio e lasciando necessariamente potere alla diversità dei collegi
curiali (chiese nazionali), si collega al nuovo mondo delle relazioni economiche
borghesi (in espansione): vi si colloca sì al loro interno, ma ne resta
imprescindibilmente vincolata. Comincia così a subire costantemente il pericolo
della torsione, dello strappo, della lacerazione: della frantumazione della
precedente unitaria universalità delle nationes nella pluralità difficilmente
governabile delle chiese nazionali, le quali più tendono a svilupparsi in
autonomia e separazione quanto più forte è lo sviluppo e l'emergere della nuova
mentalità borghese (Inghilterra, Francia, Olanda).
In ciascuno degli Stati emergenti, dove il motore dell'accrescimento delle
ricchezze e dei beni si stabilizzava ed equilibrava attraverso l'indifferenza etica
del profitto, la 'naturalità' degli scambi (anche nelle sue forme più estreme)
incrementava quella capacità propulsiva e nello stesso tempo concretizzava
quella legittimità predirezionata che costituivano l'inizio ed il fine di una
sacralizzazione temporale del potere.
In questo processo di assolutizzazione, che da un lato autodeterminava il
trasferimento della Potenza entro una delimitazione totale, dall'altro ­ e
contemporaneamente ­ assumeva su di sé il compito della sua attuale
realizzazione, l'antica struttura della 'separazione' entra come in un mondo
nuovo, e ne viene apparentemente decapitata e compressa.
Il pensiero dell'univocità divina viene ora totalmente rappresentato ed agito ­
sta qui la radice teoretica dell'affermazione barocca della 'scena' e del 'teatro del
mondo' ­ tramite l'assolutizzazione e la fissazione dell'Immagine come eguale
riferimento della e per la diversità esistenziale.
4

La 'luce', che proviene al sotto-insieme organico attraverso questa Immagine
superiore, stabilisce ­ senza alcun possibile indugio e senza alcuna permessa

4
M. Heidegger, L'epoca dell'immagine del mondo.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


7
resistenza ­ quella distinta priorità della coscienza moderna, che è nulla se presa
di per se stessa, e tutto se è presente (totalmente) nella relazione con ciò che può
essere apparentemente altro da sé. Quella onnicomprensiva e proteiforme
'naturalità' che, attraverso la fenomenicità, può essere assunta e ridotta
soggettivamente ed umanamente.
In ciò la coscienza moderna non può non essere valutata se non come
universale costrittivo, vincolante: fondato sulla priorità e precedenza ontologica
della sostanza umana del potere e del possesso, a sua volta costituisce, nella sua
necessaria e necessitante espressione, l'esibizione del ciclo predeterminato della
relazione ideologica.
5

Se la relazione ideologica vigente in epoca premoderna offriva infatti una
comprensione razionale di ciò che nominava pensiero ed azione, sì alienante ed
astratta in un termine finale, però liberamente ed equanimemente creativo (il Dio
creatore), ora nella relazione ideologica moderna quella rettificazione univoca
dello Spirito si realizza attraverso un'apprensione intenzionata ed intenzionale,
dichiaratamente e persuasivamente neutra e neutrale, che ri-trasferisce in capo ad
un 'principe' terreno la possibilità della salvezza e conservazione di ogni forma di
generazione (umana e non-umana), con ciò offrendo la possibilità di una
rappresentazione totale (dell'Uno e del Tutto).
In questo modo, se precedentemente si poteva ancora dare spazio e tempo
divini all'opposizione, ora questo spazio e questo tempo vengono sterilizzati e
dichiarati 'diabolici': vengono rigettati ed espulsi a priori dall'orizzonte comune
della praticità.

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L'orizzonte comune della praticità si appalesa sempre di più - è la tensione
ineliminabile ed essenziale che lo costituisce ­ come fusione dell'aspetto

5
Nota sulla variazione della relazione ideologica.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


8
devozionale tradizionale (così definito 'popolare') con il rigido e limitato
autoriferimento di una mediazione che si fa assolutamente immanente.
Sempre diverso, e così sempre eguale, nella propria volontà immobilizzatrice
ed autocentrante,
6
l'ideologico nella sua forma moderna dichiara di riuscire a
mantenere e congiungere in sé sia l'aspetto precedentemente qualificato e reso
come alienante ed astratto ­ ora trasformato in deprivante per quanto si dimostra
cogente, attraverso l'inversione e la sostituzione della grandezza qualitativa con
la qualità oggettiva ed oggettuale decisa dal termine finale di produzione
(l'economico) ­ sia quella circostanza generale che sembra portare in sé l'unica
possibilità d'identificazione ed unità collettiva: la 'naturalità' della convergenza.
L'identità singolare, la propria relativa autonomia, si trasformano e vengono
accolte e giustificate solamente all'interno di uno spazio vitale generale, capace
di rivoltare e rovesciare l'alterazione, da tratto di migliore civilizzazione, in
restrizione a priori, operata da una relazione contratta e chiusa, tutta
predeterminata (ed assoluta) nei suoi tradizionali principi locali. La vita limitata
di un'apparenza d'apertura, data e concessa all'unica condizione che essa si
mantenga come tale: che l'estetica (la bellezza) di ciò che di nuovo viene portato
alluda e coincida perfettamente, perfettamente combaciando, con un'etica globale
dei comportamenti, secondo un'intenzionalità mistica che tutto penetra, avvolge
e glorifica.
Purtroppo questa intenzionalità mistica, che riesce (o costringe) ad identificare
estetica ed etica nella misurabilità oggettiva ed oggettuale dei comportamenti,
avvolge e glorifica l'intera esistenza nella dimensione del suo essere nulla per se

6
L'ideologico, nella formazione che lo contraddistingue, sembra imporre lo scambio dell'identità con
ciò che è fisso e stabile (invariabile e perciò sempre identico), attraverso l'annullamento
dell'individuazione come movimento e come distinzione. Impone la soppressione della consapevolezza e
della coscienza come ricerca di una ragione creativa e dialettica, che forgi attraverso la forma
dell'immaginazione e del desiderio una materia dotata di slancio e di apertura, così ripristinando e
ricongiungendo universalmente i due termini della libertà e dell'eguaglianza. Ne impone la soppressione
attraverso la sostituzione con l'immobile unità di un'immaginazione sterile ed astratta, priva del proprio
motore desiderativo e della sua qualificazione intrinseca. Le sostituisce fissando la consapevolezza al
condizionamento costituente ogni grandezza riproducibile (il lavoro alienato) ed eliminando ­ resecando
e tagliando proprio via ­ la coscienza, come ricerca del principio veramente e benignamente,
universalmente, positivo (desiderio). Cfr. H. Marcuse, Eros e Civiltà, L'uomo ad una dimensione.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


9
stessa, tutto per ed in virtù d'altro. Dunque la avvolge e glorifica sotto la
categoria della più completa ed esaustiva fra le spoliazioni ed alienazioni: quella
della fenomenicità eteronoma.
7

Oggettiva per quanto riesce a rendere un oggettuale prestabilito ­ e così,
disciplinarmente, per ogni oggettuale ­ questa intenzionalità mistica si rapprende
e consolida attraverso la pseudo-dialettica economica contemporanea. È questa
infatti a sostituire l'apertura creativa (ma astratta) della concezione premoderna
con la piccola parvenza (ma concreta) della riproducibilità illimitata: degli
oggetti, dei soggetti, e della loro organicità ('società naturale'). Degli oggetti
prima, con tutta la serie ordinata dei procedimenti e delle precondizioni richieste,
quindi, con ciò, dei soggetti, nel loro ordinamento e ripartizione (classificazione)
gerarchica.
Scomparso il tempo (che era comunque, nel periodo della premodernità, senza
spazio), nella modernità irrompe la fase (che è lo spazio concesso
nell'evoluzione predirezionata dei fenomeni); scomparsa la possibilità creativa
per pochi (diseguale e differente), compare l'automaticità dei molti (eguale,
uniforme e così indifferente).
Senza la diversità e gradualità sacra dei piani dell'Essere che accomunano
l'intera umanità, si dà allora il sostituto di una naturalità profana (totalmente laica
ed appiattita), luogo inerte nel quale radicare sia lo slancio nella posizione dei
principi, che lo sforzo collettivo necessario per la loro applicazione. Tanto
quanto, in epoca premoderna, la coscienza si librava in uno spazio astratto e
gerarchizzato, per realizzare la volontà del Signore dei cieli e della terra,
altrettanto in epoca moderna e contemporanea una coscienza, tanto persuasiva
quanto fantasmatica, progetta e necessita la coesione, totale e totalitaria, dei
propri sogni alla realtà. Su di una 'materia' egualmente intrattabile ed anarchica.

7
Forse il prototipo contemporaneo di questa intenzionalità mistica deve essere identificato nella
definizione hegeliana della Natura come esser altro dell'Idea. Georg Wilhelm Friedrich Hegel,
Enciclopedia delle Scienze filosofiche (in compendio): "La natura si è data come l'idea nella forma
dell'esser-altro. Poiché in essa l'idea è come il negativo di se stessa ovvero è esterna a sé, non soltanto la
natura è relativamente esteriore nei confronti di questa idea, ma l'esteriorità costituisce la determinazione
nella quale essa è in quanto natura." § 192. Pag. 123.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


10
Se nell'epoca premoderna un'idea astratta di libertà impediva il
riconoscimento della sua eguale ed amorosa applicazione, in epoca moderna e
contemporanea la proposta di un'eguaglianza, che si concreta in una materia
individua, irripartibile e così indegradabile (la sublimazione del possesso
statuale), rende la diversità apparente e limitata.
Se nell'epoca premoderna un'intimità accolta in un ventre divino (comunque
soggetto e subordinato) costituiva la assoluta paternità di ogni evento, nell'epoca
moderna e contemporanea un nucleo di interiorità, che sta tutto nella capacità
preventiva e totale del controllo e del direzionamento, fonda la nuova
appartenenza.
Così al posto di una filiazione culturale nell'ossequio e nella dipendenza (la
famiglia patriarcale come modello e tipo, dove il terzo ­ il nipote - doveva
riprodurre, una volta primo, la subordinazione del secondo ­ il figlio al padre),
ora ci si avvia verso quella negazione della filiazione che è l'adozione: senza più
che il desiderio sia la volontà e stia nella volontà del padre, la pura e semplice
scomparsa del desiderio, che si realizza nell'annichilimento della volontà.
Se una univoca intelligenza del Tutto guidava la totale pienezza di un Essere
che non era il proprio, ora una ragione che sorge dal nulla ed al nulla ritorna, non
può non lasciare nel nulla dell'indifferenza qualunque determinazione, così
isolata. Per modo che, l'assenza d'organicità e mezzo superiore impedisce
finanche il precedente, immaginato, superamento della finitezza: senza la causa
mediante della fede nemmeno il desiderio ritrova l'universalità del proprio
impulso e della propria realizzazione. Una materia oscurante avvolge ogni cosa
ed impedisce il procedere di qualsiasi distinzione ed allontanamento.
Seppure il divino premoderno negasse, con il suo concetto di unità assoluta,
l'apertura di qualsiasi relazione che importasse variazione e modificazione allo
statuto ontologico di subordinazione dell'universo, la farragine fenomenica
attuale, dispersa e disintegrata nei mille rivoli della specializzazione ossessiva,
sembra essere capace unicamente di dichiarare e persuadere circa la propria
autonoma esistenza, formalizzando però la propria sottrazione: principi e metodi
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


11
della propria costruibilità vengono infatti risucchiati in uno spazio, vuoto di
effettiva pubblica discutibilità e decidibilità, e pieno di una determinazione tanto
apparentemente necessaria quanto sommamente ed elitariamente soggettiva
(quando non palesemente subordinata).
La scienza (senza la coscienza, ormai improduttiva, od addirittura
ostacolante), che sempre più si appalesa come universale dottrinario, sempre più
si avvita su se stessa in un processo di riduzione ultimativo e definitorio,
finalmente autonomo e svincolato, dove i postulati non possono più richiedere
l'approvazione dei soggetti, in quanto questi risultano già inclusi in un progetto
di determinazione organica totale ed univoco; e dove, nel contempo, gli oggetti
non possono più essere costruiti, nella loro maggiore o minore problematicità, in
un modo che non sia in anticipo sottratto a discussione tramite l'autolimitazione
'evolutiva' della comunità degli 'esperti'.
8


8
La scienza moderna stessa sembra emergere in virtù di una strettoia metodica e metodologica
preventiva, per la quale vengono anticipatamente condannati ad inesistenza tutti i fatti, che
contraddicessero l'insieme bilanciato delle teorie in mutuo e reciproco raccordo di giustificazione, con ciò
annichilendo la ricerca e la scoperta di nuove e diverse spiegazioni, seppur dotate di maggiore e migliore
`presa' empirica (cfr. P. K. Feyerabend, Contro il Metodo).
Dopo il necessario riferimento iniziale al processo di previa focalizzazione dell'esistente, operato da
Galileo Galilei, con l'esclusione dei fenomeni non matematizzabili dall'orizzonte conoscitivo della nuova
fisica, ritengo che, dal valore strumentale (consaputo) di questa particolare concentrazione immaginativa,
ricostruttiva e solutoria, previamente rivolta a tutto ciò che non potesse identificarsi con un soggetto
senziente, il processo di autoassunzione normativa dell'impresa 'scientifica' si apra poi (così
coinvolgendo) a tutti gli 'oggetti' che non manifestino in sé alcuna delle caratteristiche vitali (per esempio
l'automovimento, la crescita e l'alterazione): i corpi 'morti' diventano, con la nuova medicina anatomica
barocca, il nuovo e vergine campo d'indagine di una scienza che estende i propri domini, acquisendo al
proprio interno la totalità dell'oggettivo, ed inserendo la fisiologia quale ordine e disciplina essenziale per
la rappresentabilità generale del vivente.
L'essere libero, che si modifica in modo apparentemente autonomo, e che perciò sembra porre scopi e
finalità alle proprie espressioni ed attività - dunque l'intero essere naturale - diventa poi con la rivoluzione
economico-sociale borghese e capitalistica l'ente sul quale e nel quale si esercita ed emerge la necessità
del controllo totale ed organizzato delle azioni: oltre le 'parti' e le 'funzioni' dell'epoca assolutistica, la
nuova formazione ideologica si dispiega nella totalizzazione della potenza, sublimandosi in un 'soggetto' e
in un 'oggetto' contrapposti e determinati, selezionabili nelle migliori volontà o nei migliori adattamenti.
L'autopositività di questo fenomeno, che sembra garantire l'equilibrio fra umano e non-umano
attraverso lo scambio e la cessione mutua e reciproca dello squilibrio (la dis -umanità del 'naturale' e la
snaturalità dello 'umano'), trova consistenza e modello esemplare (modello veramente eminente e
superiore, tale da costituire un proprio principio e dominio egemonico, dunque ideologico) in quella
azione, tesa al e dal miglioramento del benessere collettivo che si costituisce (si limita e si separa) come
società perfetta: dove tutte le espressioni sono concordi linguisticamente e non hanno bisogno, per la
conferma che sempre proviene dal suo interno, di alcuna ulteriore problematizzazione. Una conferma che,
tra l'altro, tende sempre di più ad essere accresciuta, quando si costruiscano, in serie di profondità,
discipline elementari sempre più fondanti e 'materiali', che persuadano dell'inevitabilità 'morale'
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


12

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In questo panorama, bruciato ed annichilito nella visione e comprensione,
vistoso meramente per l'assenza dello Spirito come mediazione, apertura e
dialetticità infinita,
9
compito di una nuova razionalizzazione non può che essere il
ricordo di quello Spirito bruniano che è Padre di se stesso: Figlio dunque quando
deve ricomporre se a se stesso e può farlo attraverso la propria opposizione
sintetica. Con le parole dello stesso Giordano Bruno: "Ecco come per la scala de
cose superiori ed inferiori procede l'affetto de l'amore, come l'intelletto o
sentimento procede da questi oggetti intelligibili o conoscibili a quelli; o da
quelli a questi."
10

Intrinsecamente dimostrandosi dunque ragione ed ambito, lascia essere l'Uno,
che sfugge come la vertigine di questo Spirito, essendogli però all'interno, e così
muovendolo: "Cicada. Cossì vogliono la più gran parte de sapienti la natura
compiacersi in questa vicissitudinale circolazione che si ve de ne la vertigine de la
sua ruota."
11

Se dunque ogni apparente movimento (ogni determinazione d'esistenza) si
muove per lo Spirito e nello Spirito, l'opposizione che sembra generarsi è
un'opposizione plastica, che ha come proprie coordinate apparenti sia l'alterità
che l'immedesimazione.
12


dell'adeguamento alla oggettificazione data e del conseguente, necessario, sradicamento delle 'mentalità'
diverse.
9
Questa definizione dello Spirito deve essere confrontata con la speculazione di Giovanni Scoto
Eriugena.
10
Giordano Bruno, De gli Eroici Furori, pag. 1029 (ed. Aquilecchia). Qui, credo, sarebbe opportuno
investigare e confrontare il pensiero di Agostino circa la relazione trinitaria (De Trinitate).
11
Ibidem.
12
Qui un confronto potrebbe essere operato con l'intelligere (comprendere) di Meister Eckhart.
La circolarità del processo bruniano sembra superare e dissolvere la rigidità delle distinzioni
ermeneutiche della tradizione agostiniano-tomista (vedi Summa Theologiae, I q. 1 A. 10).
All'opposto, se la decodificazione, ovvero la partizione letterale del testo, è interpretabile solamente
dall'autore stesso o sulla base dell'autore stesso, la deposizione ed intenzionalità del testo stesso (il suo
riferirsi alla situazione, alle circostanze, alle motivazioni) restano assegnate ad un livello superiore.
L'autore viene così espropriato delle sue stesse consapevoli intenzionalità di senso e significato, per far
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


13
Essendo movimento che sempre 'ritorna' all'Uno, ricordandolo come origine
propria e reale, esso è continuamente posizione soggettiva ed apertura aggettiva:
atto distintivo che riconosce la distanza del proprio principio, e perciò lo
persegue.
13

Lo persegue nella ricerca di una grazia che è segno del disvelamento ed
orizzonte del nascondimento:
14
il momento più basso del divino nell'esteriorità di
Dio e nello stesso tempo la sua interiorità, per quanto essa valga appunto
l'apertura e la dialetticità infinita dello Spirito; dunque, infine, il momento più
alto (ideale) della Natura stessa, nella sua ragione e possibilità.
15


valere un mondo astratto, nel quale gli oggetti, i loro movimenti e le loro necessità vengono fissate ed
organizzate: vengono predeterminate.
Contro questo processo di ideologizzazione vale l'immedesimazione: essa scopre all'interno del testo
una personalità sentimentale, che attira e deposita da se stessa, progressivamente, senso e significati del
testo, illuminandolo così dall'interno: idealmente e razionalmente situandosi in quella stessa profondità di
sguardo che l'autore del testo affiggeva alla visione creativa (`salire sulle spalle di giganti'), per innescare
in direzioni antiche, significati e sensi nuovi. Solamente se si dà spazio a questa libertà creativa, la
possibile diversità interpretativa varrà come eguaglianza comune: confronto che non vale conflitto
inesausto, ma reciprocità dell'unione, relazione sempre aperta. Relazione che si slancia innanzi e diviene
produttiva.
13
Ricorda e confronta le varie e diverse riprese bruniane del mito allegorico di Atteone.
14
Ricorda e confronta il senso e significato unitario della figura di Mercurio nelle diverse opere
bruniane.
15
Leggendo, interpretando ed analizzando il testo di Giorgio Penzo, Invito al pensiero di Eckhart, si
può forse avere l'impressione (da giustificare o criticare con un ulteriore studio e confronto diretto con i
testi del pensatore tedesco) che la Personalità eckhartiana fondi il divino e l'umano (confondendoli)
nell'unicum della figura assoluta del Padre. Figlio e Spirito sembrano così venire neutralizzati, mentre
l'elitismo sembra trovare nel nihilismo il proprio fondamento.
Si può immaginare che la Relazione eckhartiana sia una relazione d'identità, fondata e spiegata sulla
base della sostanziale indifferenza fra Pensiero ed Essere. Ma se Dio è - per Eckhart - Pensiero, come può
essere senza qualità? Lo si dovrebbe considerare piuttosto come senza determinazione (e mi sembra che il
domenicano tedesco lo faccia nel
???
).
Bruno, al contrario, credo sosterrebbe come Dio abbia tutte le determinazioni, a tutte sottraendosi
proprio perché le possiede e non ne è posseduto. Qui nasce la finzione intellettuale che esso sia sopra di
quelle (Deus super omnia).
Se Eckhart fa primeggiare il divino su Dio stesso, capovolgendo tramite la profondità dello Spirito lo
stretto rapporto fondativo tradizionale fra Dio ed Universo, nel contempo sembra avvicinarsi ad una
assolutizzazione di un Essere inoperante, una 'Causa Prima', che non sembra distinguersi da quella
possibilità, estremamente e sommamente necessaria e necessitante, che doveva venire tradizionalmente
indicata con il termine di 'Causa Ultima'. In questo modo Eckhart dava adito al sottrarsi fondamentale del
principio al tempo, considerandolo e definendolo nella sua dimensione statica e sentimentale del
`silenzio'. In questo modo la speculazione eckhartiana doveva però far collassare in un ambito sempre più
ristretto tutte le azioni che avessero dovuto avere la parvenza di un'opera salvifica universale,
determinazione di una consapevolezza unica nei riguardi di uno Spirito che si voleva dimostrare quale
unico referente reale. Così ci si può chiedere se nell'impostazione del maestro domenicano tedesco
l'assenza di un vero e proprio termine finale non volesse imporre la presenza assoluta di una negazione,
che avesse in sé il valore della distinzione differenziante, e quindi implicitamente ed eticamente questa
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


14

stessa impostazione intendesse predisporre quella che potrebbe essere definita come la protensione di una
differenza ontologica (cfr. Giorgio Penzo, Invito al pensiero di Eckhart, pag. 51).
Invece si può ritenere che la Relazione bruniana intenda salvaguardare lo spazio dell'opposizione,
dichiarandone la divinità. In questo modo essa vale come la nuclearità di un processo di ripresa: come il
'cuore', non privo d'intelletto, che con la sua affettività ed intenzione ricorda l'universale come
onnicomprensiva apertura.
Se è vero che la dottrina dell'analogia eckhartiana stabilizza l'Identico attraverso la sua differenza da
ciò e rispetto a ciò che poi comunque identifica (l'analogato principale fonda la sussidiarietà ed il
concorso di ogni analogato secondario tramite l'estensione e la prosecuzione della sua immagine, dunque
tramite il suo trasferimento. Cfr. ibi, pagg. 51-55), la 'sproporzione' bruniana parla di un'attribuzione
infinita, che non lascia stare la diversità (per quanto possa e debba essere poi principalmente ridotta) ma
che la fa all'opposto diventare il 'motore' dell'impulso veramente ed effettivamente universale. Così la
'infinitezza' bruniana non viene presupposta come indefinitezza, per essere poi, aristotelicamente,
decapitata e decurtata, nei suoi due termini opposti e separati dell'Agente assoluto e del suo soggetto:
resta invece come ricordo della necessità di capovolgere il segno della finitezza nel senso che lo pone.
Qui si dovrebbe indagare quanto la speculazione bruniana sul Minimo -Massimo (riflessione presente
nei 'Poemi francofortesi') indichi proprio questo 'superamento', che si realizza quando il primo si
trasforma e capovolge nel secondo. Nei termini e nei modi fin qui espressi: quanto l'opposizione non sia
l'originario, e vi sia quindi la necessità del 'ritorno' all'Uno.
A sua volta l'Uno eckhartiano sembra costituire quel contesto generale per il quale la verità e la bontà
del pensiero e dell'azione vengono considerate nella loro immediatezza ed assolutezza di posizione (ibi,
pagg. 55 e segg.); l'Uno bruniano, al contrario, proprio scomparendo appare come molteplicità (ricorda
l'introduzione del De umbris idearum), necessitando, con ciò, la presenza della mediazione.
Questa immediatezza ed assolutezza di posizione, inoltre, rendono il discorso sulla grazia autonomo e
svincolato da quello sulla natura: anzi, come da tradizione, è il primo a fondare qualsiasi legittimità che il
secondo richieda per se stesso. Così il divenire dell'azione, per e nel pensiero divino, si costituisce come
il termine immodificabile di una volontà totale ed inclusiva, che si sbarazza di ogni interposizione.
Questa Volontà, totale ed inclusiva, si autodimostra successivamente come il fondamento globale: la
Potenza per eccellenza, capace di ridurre a sé ed alle proprie dinamicità estensive ogni fenomeno così
comparente. Certamente ogni umano giudizio ed azione, che in tal modo non strumentalizzano (a parere
di Eckhart) ciò che scoprono e raggiungono, o dispongono e creano.
Questa Volontà diventa così 'luce' e 'giustificazione': primalità oltre ogni inizio, e finalità oltre ogni
scopo. Appunto Causa separata rispetto a tutte le sue determinazioni (le determinazioni che si vuole siano
sue). Nasce in questo modo la consapevolezza che l'essere della propria coscienza stia in quanto e per
quanto essa sarà capace di separarsi da ciò che intanto è, per ciò che è sorgente del suo stesso essere.
L'Altro da sé, come propria necessaria e necessitante identità, lascia dunque lo spazio per una distanza
ed un distacco, non ulteriormente riassumibili e neutralizzabili. Perciò esso può sembrare retrocedere di
fronte ad ogni desiderio di possesso e controllo, capovolgendo, all'opposto, questa pretesa in una
comp rensione universale dotata di una direzionalità misteriosa. Perciò tutto ciò che è e sarà fenomeno ha
come proprio scopo un'intelligenza positiva: positiva della propria immagine e delle proprie
determinazioni. Senza scissione: ovvero senza spazio per un divenire, che richieda tempo. E dunque senza
spazio per un diventare altro, che non sia già incluso nel piano e nel progetto della Provvidenza.
Quest'annullamento del tempo e questa sottrazione dello spazio, così opposti al lasciar essere lo spazio
ed il tempo nella creativa possibilità d'in-finire bruniana, esprimono nella speculazione eckhartiana il
modo unico nel quale ogni variazione sia geneticamente predisposta. Ora, con questo annullamento e
questa sottrazione, si dà atto ad una scienza della G??es?? (sapienza) imprescindibilmente legata,
vincolata e dipendente dalle qualificazioni etiche stabilite dal dettato dottrinario; oppure non v'è modo di
separare un superiore dominio astratto, da ciò che comunque poi verrà definito come suo contenuto
fisico? Per quale di queste due soluzioni propende Eckhart, quando intende lo Spirito come materia
interna che si sviluppa nell'atto sempiterno della generazione del Figlio (ibi, pag. 63)? La soluzione di
questo problema, del resto, potrebbe chiarire il senso e significato eckhartiano di Dio come Eterno
Presente.
È la congiunzione di questa materia e di quest'atto ad offrirsi come attuazione del processo
d'identificazione: movimento che offre l'apparenza della forza costrittiva dell'intellettuale, che tanto più
riduce ad univocità, tanto più indica l'enorme energia compressiva della ragione (nota: la 'scintilla della
ragione'; ibi, pag. 64). È oltre questa congiunzione che si apre invece la direzione del Padre,
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


15

apparentemente distaccato nella primitività della sua esistenza, nel suo essere assenza apparente di
determinazione (ibi, pag. 65).
L'Uno, che è Tutto oltre le sue stesse tre determinazioni (Padre, Figlio e Spirito), è un Essere che così
si dissolve all'individuazione, capace com'è di dare sintesi all'apparente opposizione fra il Padre e la
coppia Figlio-Spirito, e di offrire in tal modo sia un farsi continuo (quello di questa coppia), che una
irriducibilità (quella del Padre). Di indicare l'assolutezza di una Potenza che diviene e, così, diventa
segno ed essenza del limite: principio di superamento del relativo, che essa stessa pone per poi negare,
affermando la propria assoluta e primitiva volontà creatrice.
Una volontà creatrice che per sua caratterizzazione si deve dunque sottrarre ad ogni predeterminazione,
essendo proprio così ­ come libertà ­ prima determinazione (cfr. 'assolutamente intelletto'; ibi, pag. 68).
In tal modo essa si espande universalmente inglobando in stessa tutti i rapporti e tutte le costruzioni, così
trasferendo la sua immagine in ogni luogo. È tramite quest'immagine (amor di Dio e per Dio) che l'uomo
si trova e si forza ad esistere, seguendo la pace e la giustizia, distaccandosi da tutto ciò che pretende di
valere come assoluto e riempie apparentemente un orizzonte d'infinito.
Allora il rapporto fra conoscenza ed azione non fuoriesce comunque dalla limitazione divina, e l'amore
dell'uomo non può trovare oggetto diverso, pena la caduta e la scomparsa dall'apparente dell'amor di
Dio. Dell'unità che tiene insieme il mondo come creato e come creabile.
A questo proposito si può ricordare che Bruno considererà invece questa unità in due modi diversi:
come unità dell'amor di Dio e come molteplicità dell'amor per Dio, distinguendo fra 'causa' e 'principi',
'Universo' e 'mondi'. Eckhart cerca di definire, al riguardo, come il secondo amore sia incluso nel primo,
affermando la priorità del sentimento dell'unità, che tocca ognuno senza esclusioni e toglie la priorità
dell'autoaffermazione.
Questo sentimento e la sua consapevolezza offrono il senso della mancanza comune dell'Essere nella
sua positività e, all'opposto, spingono al riconoscimento della sua necessità ('coscienza dell'umbratilità';
ibi, pag. 71. Cfr. Bruno, De umbris idearum). Questo impulso essenziale è l'offerta divina della grazia.
Con la grazia e nella grazia l'uomo riscopre la dimensione interna dello Spirito: ne riscopre la funzione
universale di possibilità. Adeguandovisi con il movimento di un'apertura, cerca la stessa congiunzione
operata dall'unità dello Spirito e del Figlio: dà atto idealmente alla sua stessa opera. All'opera creativa del
Padre. In questo modo l'uomo scopre e persegue la vera ed effettiva Ragione universale, che sta
immutabilmente ed unicamente sottesa ad ogni diversità ed alterazione.
In questo modo si riapre la distinzione fra il Dio che è creatore (l'Unità dello Spirito e del Figlio) ed il
Dio che è Uno, in quanto Tutto di quella Unità (Padre): solo nel 'fondo dell'anima' (cfr. ibi, pag. 73),
ovvero nella considerazione dello Spirito come interno (Gottesgeburt; ibidem), compare la distinzione fra
l'immanenza e la trascendenza divina.
Lo Spirito come interno sembra valere in Eckhart la visione della continua possibilità generatrice, una
Materia indifferenziata non disgiunta dall'Atto della determinazione, nella sua identità (cfr. 'irruzione' o
durchbrechen; ibi, pag. 75). L'identità che corrisponde al volere ed alla ragione del Padre: l'identità che
vuole il Padre come ragione che tutto detiene. Senza modificazione ed alterazione.
Per giungere a tale ideale Eckhart predica l'eradicazione del desiderio, in quanto motore autonomo del
movimento dell'apparente: il desiderio abbia pure inizio, ma non abbia fine. O sostituirà con un termine
oggettivo la divinità stessa (cfr. la differenza che Bruno pone fra Dio ed il termine). E ad esso, piuttosto
che ad essa, riferirà fede, speranza ed azione, strumentalizzando, per il suo conseguimento, ogni affetto,
emozione e disposizione. L'apertura offerta dal termine del desiderio viene in tal modo rapidamente
occlusa tramite la critica della sostituzione idolatrica.
Questa critica assume come proprio il punto di vista dell'eterno: l'indistinzione del principio deve avere
immediatamente e totalmente una valenza che è sia generativa che etica. La forza della grazia semb ra così
ritrovarsi nell'aspettativa della natura medesima: la linearità della dipendenza si traspone poi dalla
convergenza intellettuale alla formazione razionale (cfr. la 'conformità' o Einförmigkeit; ibi, pag. 79).
Questa può assumere in tal modo la veste della decisione: del taglio che all'interno del divenire storico
percorre tutta la serie degli accadimenti, preorientandoli ad una novità esistenziale straordinaria.
L'avvento del regno divino.
Questo regno si presenterà dunque come radice celeste, che da di sé l'immagine di un tutto
internamente ed univocamente solidale, che non può perdere o tralasciare nulla. Di nulla indifferente,
occupa interamente ed integralmente lo spazio dello spirito, riempiendolo della 'finzione' dell'animazione.
Solo per il tramite di questa 'finzione' infatti esso potrà dare partecipazione e comunicazione del suo
'mistero' e della sua 'separazione'.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


16
Questa ragione e possibilità non viene però intesa come rapporto e termine
d'alienazione,
16
ma al contrario come critica di quell'infinitismo della volontà che
si fa potenza astratta di riduzione, selezione ed ordinamento dei temi e degli
ambiti di ragionamento, predefinizione nella costruzione delle soluzioni dei
problemi. Questa ragione e possibilità viene infatti subito articolata da Bruno
come 'vincolo' creativo dell'eguaglianza nell'amore universale, come termine
sapienziale umano che si sottrae a delimitazione, essendo invece esso stesso la
comprensione e la produzione effettiva ed universale.
Lo Spirito bruniano mantiene dunque in se stesso, sempre, la molteplicità:
come variabilità in se stessa apertamente variabile, essa assomiglia ad una
Presenza vicina ed accogliente, una Persona sentimentale capace di generare ed
estendere le 'radici' dell'Essere; una Persona che si offre come libero, aperto ed
eguale movimento: amore che, attraverso il desiderio, diversifica l'essere,
approfondisce e supera ogni termine apparente.
17


Si può così con molta probabilità identificare il 'Dio-unità assoluta' e la 'anima-scintilla della ragione'
eckhartiani con, rispettivamente, la figura del Padre e la Persona comune dello Spirito e del Figlio (cfr.
ibi, pag. 79). Due termini che sono reciprocamente vincolati dalla medesima necessità: che il secondo sia
l'immagine reale del primo. Con ciò la grazia unisce le tre figure divine tradizionali (cfr. 'somiglianza
secondo la grazia'; ibi, pag. 80) e stabilisce, con la sua azione unitaria, il passaggio dalla libertà finita a
quella infinita. In questo passaggio la creatura scompare, comparendo invece la generazione e la sua
sapienza: qui ed ora 'si sa e si riconosce di stare contemplando Dio' (ibi, pag. 81).
16
Sembra che ad un certo punto Eckhart giunga ad una crisi della sua speculazione (cfr. ibi, pag. 74): si
accorga che l'alienazione (la potenza della volontà come ragione dell'astrazione) non congiunga al Dio
vero e buono, ma alla sua scomparsa. Forse è questo il motivo (certo molto bruniano) che lo spinge in un
certo senso a rovesciare la sua precedente impostazione, per lasciare spazio ad una positività assoluta (cfr.
ibi, 'l'incontro tra il Verbo divino e quello dell'uomo'). Questa positività sembra esprimere la
caratteristica essenziale dello Spirito: essere Amore per l'Eguaglianza invisibile. E, con ciò, costituire la
Sapienza dell'Uomo.
Se dovesse invece mancare tale caratteristica dialettica, lo spazio Naturale e Morale (ad immagine di
una Ragione sottratta) resterebbe enormemente vuoto, mentre la contraffazione del divino potrebbe
rendersi di nuovo presente, e congiungere, solamente con una rottura ed una disintegrazione:
l'annichilazione dell'autonomia 'mondana' ed il suo trasferimento entro la limitazione costituita dal
presentarsi del rapporto d'autorità. Questo, a propria volta, giustificherebbe, nell'assolutezza
dell'apparenza soggettiva, la negazione del movimento incluso in quella Sapienza (assieme alla sua
fecondità), portando alla sua sostituzione con un organismo astratto e precostituito, assolutamente sterile.
Questa sostituzione pretenderebbe poi di valere il contatto con un'unità che sembra giungere dall'alto,
ed invera (in quanto e per quanto riesce a stabilizzarle) tutte le determinazioni.
17
Al contrario, mi sembra che lo Spirito eckhartiano espleti la funzione di una Materia oscura, che
presenti per opposizione la terminazione di una presenza assoluta (vedi, precedentemente, la figura del
Padre), e si autoassegni in tal modo il segno di una totale assenza. Ci si può chiedere se in questo modo il
divino possa comparire come 'termine' invisibile, termine che costituisca la possibilità e la necessità del
superamento. Nella sua fissità e stabilità esso non potrebbe però certo mantenere quel 'respiro' di
movimento che, al contrario, l'incontro fra generazione e ri-creazione è capace di assicurare.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


17
L'incontro fra generazione e ricordo ideale della creazione assicura infatti quel
'respiro' di movimento che presenta lo spazio ed il tempo infinito di una
Immaginazione che continuamente si capovolge e ritorna su se stessa, sempre
diversa e variabile, sempre aperta. Capace di riassumere e di riutilizzare ogni
effetto della sua operazione.
18

In questo modo le radici mobili del cielo (le 'ombre ideali') offrono l'orizzonte
di una liberazione che non nega il creaturale, ma al contrario lo sostiene. E lo
sostiene, in quanto lo prolunga in uno spazio sognato e in un tempo fantastico;
dove le 'determinazioni' sono libere: di crearsi e ricrearsi, nell'accostamento
comune e fraterno del reciproco desiderio.
19

L'assenza di centralità così contraddistingue la speculazione 'naturale',
'morale' e 'religiosa' bruniana: il palpito ed il respiro di questo Spirito, dialettico e
multivoco (che chiama in molti modi e secondo molteplici direzioni), muove con
un senso che dissolve la limitazione perennemente immaginata, facendo
dileguare all'orizzonte la meta ideale dell'universale relazione.
20


18
Sembra invece che la Materia oscura eckhartiana stabilisca un orizzonte nel quale l'assenza di un
chiaro ed evidente riferimento intenda farne valere, per l'appunto, il bisogno.
19
L'Immagine del 'Tutto' eckhartiana mi sembra invece staticamente e primitivamente prefissata: essa
offre solamente il procedere dall'alto della salvezza della grazia, offrendo così della stessa un'immagine
ristretta. Un'immagine che, anzi, sembra sempre più ristretta, in quanto sembra concentrarsi nella
salvezza della sola Paternità.
Una Relazione che, nella sua linearità verticale, offre se stessa come inizio e poi fine attuale della
comparsa e progressione di ogni movimento (cfr. lo 'aprirsi' e lo 'abbandonarsi'; ibi, pag. 76). Si propone
in tal modo una gerarchizzazione dell'essenza e dell'esistenza, che stabilisce la priorità ontologica della
distanza: per una tensione che la riproponga e la inveri. La ferita e lo squarcio etico che sembrano
dominare il progetto di dimensionamento globale eckhartiano tendono così a precostituire un ambito di
verificazione degli impulsi direttivi: una convergenza per giustificazione, che assicuri della conformità
dei movimenti della 'ragione'. Solo in questo modo l'anima potrà 'saltare' ('passare') e diventare animo.
20
Al contrario, la concentrazione dei 'mezzi produttivi' sembra essere la nota dominante del prospetto
esistenziale e storico aperto dalla speculazione eckhartiana: la loro fusione in un organo assoluto,
monodirezionato, sembra essere una necessità speculare all'immagine terrena del Padre.
Voglio dire che l'assenza di dialetticità, o la presenza di una dialetticità previamente compresa entro
l'orizzonte della giustificazione, non può che garantire, se applicata nella particolare compressione
moderna, altro che la ritrasposizione della 'concessione' assolutistica. Nel nuovo contesto fabrile
borghese-assolutistico, ciò che precedentemente indicava la necessità assoluta del 'dovere', si trasforma
nell'occasione e bisogno dell'ampliamento ed estensione all'intero ordine naturale dell'occupazione
antropica: si rinomina quindi come 'diritto', animato dalla stessa necessità e struttura.
A questo riguardo, quanto della eckhartiana positività assoluta della coscienza ha potuto determinare
quel processo per il quale la 'cessione' feudale (degli oggetti, di se stesso, della possibilità di articolare
autonomamente pensiero ed azione) si ridisloca, in ambito moderno, tramite la legittimazione della
proprietà (oggettuale, soggettiva e socio-economica)? Quanto della necessità eckhartiana di adeguare
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


18
Questo senso è quello che ripristina l'apertura dell'infinito, la sua creatività ed
il suo divenire dialettico, relativizzando ogni meta ideale e negando che essa
possa sussistere e stare nell'immagine di una consistenza assoluta.

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Lo scomparire all'orizzonte della meta ideale dell'universale relazione vale
dunque, nella speculazione bruniana, la negazione etica dell'assolutezza del
presupposto antropico. Senza una tensione universalistica non comparirebbe
infatti alcuna purezza di concezione: non vi sarebbe alcuna sua grandezza e
qualità. Non comparirebbe, appunto, alcuna eticità.

l'impulso esistenziale ad una sorta di 'impressione' assoluta, ricade, in epoca moderna, nel tentativo di
annullare il fondamento desiderativo della volontà?
Se nella concezione dogmatica dominante durante la lunga fase feudale l'indipendenza dagli oggetti
che ci circondavano era dipendenza, prima, nei confronti di noi stessi, e poi principalmente, nei confronti
di chi aveva donato amorevolmente la vita (Dio stesso in Gesù-Cristo); quanto di tutto ciò, nella
trasformazione moderna, si è tramutato nella imprescindibile condizione etica del riconoscimento della
necessità della 'cessione' ­ egualmente 'amorosa' ­ della vita, nella sua singolarità? Nella morale antica e
moderna del sacrificio l'uomo è libero di cedere se stesso al valore di una astratta (separata ed alienata)
libertà universale.
Infine, sia nel Dio che è unico Valore, che nella moderna assolutizzazione dell'immanenza, la
medesima autoaffermazione per sottrazione diventa il termine giustificativo dell'annullamento o della
neutralizzazione della 'diversità'. Il primo passo di questo annullamento per neutralizzazione è il
'riferimento' della diversità, come se la diversità potesse cadere all'interno di una delimitazione (nota, per
questa funzione, l'uso del termine 'ogni' nell'espressione: 'ogni diversità'). Ora: il riferimento della
diversità è invece proprio il suo annullamento in un'eguaglianza apparente. Un'eguaglianza che, vista
l'assolutizzazione dell'immanente proposta ed imposta nella fase moderna, ha come proprio destino
proprio e solamente l'apparenza.
Dal punto di vista di una concezione di Dio come Amore, Eguaglianza e Libertà (a parer mio, la
proposta teologica bruniana) il Dio eckhartiano rischia di definirsi nella fissazione univoca di una assoluta
sterilità: e ciò proprio attraverso quel 'Pensiero' che, attraverso l'unicità, vuol far emergere come reale
l'Immagine del divino come universale costrittivo.
In questo modo Eckhart credo ponga dei decisivi passi in avanti verso la delineazione e definizione del
moderno concetto di coscienza (cfr. la 'luce' che proviene attraverso l'Immagine superiore; ibi, pag. 81).
Un concetto che, come si vede, è in realtà tanto moderno, quanto antico e tradizionale: attraversa infatti
sia la filosofia classica che quella medievale, per rispuntare fuori in momenti e luoghi a noi più vicini (per
esempio durante la fase storica dell'Illuminismo ed in quei paesi nei quali aveva ed ha quasi egemonica
preponderanza l'etica del sacrificio).
Ciò che però sembra cadere per effetto di questa 'luce' è proprio la necessità della mediazione proposta
dalla riflessione: quell'immagine che è concetto creativo e dialettico, per quanto apre l'infinità dell'Uno,
dissolvendo la pretesa del suo possesso tramite la rettificazione dello Spirito (la chiusura dell'infinito su
se stesso). Quella rettificazione che si realizza, in ogni epoca, quando un'apprensione intenzionata ed
intenzionale (dichiaratamente, e persuasivamente, neutra e neutrale) sostituisce il libero ed eguale
'scambio' vitale, dove la molteplicità dei soggetti si ritrova e si rincorre continuamente, senza un termine
che non sia la comune felicità e gioia.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


19
Ora, questa eticità, pur avendo bisogno d'essere espressa, non ha alcuna
necessità d'essere confinata. Anche relativamente: per opposizione alla
limitatezza del discorso oggettivato. Anzi, essa tende a superare questi confini.
In Bruno questa eticità non è patrimonio esclusivamente umano: per questo il
rapporto che si istituisce in nome dello Spirito che diviene è apparentemente
estrinseco, 'naturale'. Per la volontà di comprendere universalmente e non
riduttivamente.
21

Per questo motivo Bruno potrebbe forse far sua l'affermazione plotiniana che
vuole che l'Anima sia terza, rispetto al Bene ed alla Mente: solo se è esterna potrà
essere interna alle 'cose', comprendendone la volontà generatrice.
22

Slanciando una volontà generatrice, ed ampliandola universalmente sino a
raccogliere in unità la diversità dei fini naturali, non ci si restringe ad un concetto
soggettivo
23
dell'anima, proprio perché l'unità che si pone è un'unità aperta:
illimitatamente aperta.
Con questa apertura essa offre la gioia e la felicità dell'intera creazione:
24
nella
pluralità e nella continua diversificazione ricorda l'attributo mentale
dell'infinitezza, mentre nell'essere liberamente per sé, l'intenzione della positiva
universalità del Bene.
25

Nell'infinitamente buono Bruno ritrova allora un'analogia non ristretta, ma
effettivamente universale: in essa ogni manifestazione viene sin dal principio (se
dal principio)
26
inclusa nella naturalità della perfezione; senza alcuna opposizione
estrinseca fra ciò che è singolarmente proprio e ciò che si ritiene universalmente

21
Qui potrebbe essere riaperto un confronto con la posizione eckhartiana e forse con la stessa
tradizione agostiniana (per il tratto comune dell'interiorità della visione). Ricorda G. Penzo, Invito al
pensiero di Eckhart
, laddove scrive: "in questa natura profonda del comprendere si può avere un terreno
comune dov'è possibile un rapporto intrinseco tra la finitezza dell'uomo e l'infinitezza di Dio." (Pag. 52).
22
Qui si apre invece l'immenso campo del raffronto fra la struttura della speculazione plotiniana e
quella bruniana.
23
La nascita eckhartiana di Dio nel fondo dell'anima vale questa soggettività? (cfr. ibidem).
24
Ricorda la meravigliosa visione lucreziana presente nell'Inno a Venere del Primo Libro del De
rerum Natura e nel Proemio del Terzo, dedicato ad Epicuro.
25
Confronta con le nozioni di 'attributo' e 'proporzione' della speculazione eckhartiana (G. Penzo,
Invito al pensiero di Eckhart, pagg. 53 e segg.). Pensa anche a Spinoza. Od a Schelling.
26
Nota l'eticità contenuta nell'espressione 'se dal principio', che in Bruno vuole indicare ­ per
l'interpretazione che presento ­ il riferimento all'Amore-Eguaglianza che libera.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


20
(totalmente) escluso dalla proprietà; senza dunque la necessaria, successiva,
mediazione. Una mediazione che viene necessariamente rappresentata dalla
partecipazione per comune ed organizzata (variamente dislocata) soggezione.
L'eticità bruniana allora si presenta attraverso la negazione della separazione
'essenziale': conseguentemente attraverso la critica della gerarchia, che la
ricompone continuamente. Senza la prima, infatti, non compare quella necessità
della mediazione che si esprime come partecipazione collettiva e si vettorializza
secondo una pratica della convergenza che, a sua volta, ha la forma e la materia
della soggezione relativa ed imposta.
Se l'identità del potere si esprime attraverso l'univocità dei trasferimenti, la
sempre libera ed apertamente diversa possibilità bruniana apre e diversifica i
riferimenti, lasciandoli essere nella loro libertà, nella loro fraterna e feconda
eguaglianza; tanto quanto la pluralità dei beni viene inverata (realizzata) dalla
totalità monocentrica del possesso assoluto, altrettanto ed all'opposto la loro
libera e desiderata creazione viene garantita dalla spontaneità che accompagna la
bruniana diversificazione naturale. Se la 'sostanza' di tradizione aristotelica si
identifica attraverso l'espulsione della pluralità dei fini e gli 'accidenti' si
riconoscono attraverso il loro abbattimento, generato dalla loro neutrale
interscambiabilità, la dissoluzione bruniana della omogeneizzazione della
sostanza provoca l'apertura di una variabilità totalmente impredeterminata e per
nulla superficiale. Anzi profonda ed essenziale.
Tanto profonda ed essenziale da poter costituire l'invisibile fondamento della
critica alla partecipazione, generale ed asettica, dei soggetti 'accidentali' ad uno
scambio che lasci immutata, e centrale, la relazione di predominanza.
La relazione di predominanza vuole ed intende offrire senso e significato
globale all'essere: l'egemonia di chi non ha relazione con altro, ma solo con se
stesso (non avendo dunque alcuna relazione), ha il semplice, mero e brutale
corrispettivo della totale diversità a se stesso (alienazione) di chi si riconosce
solamente nello spossessamento e spoliazione delle proprie, naturali, capacità
creative, in un automatismo della fede che annulla l'intelletto nella ragione degli
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


21
altri.
La relazione bruniana invece è un'apertura orizzontale, che lascia
impredeterminatamente aperta la soluzione teorico-pratica del problema della
salvezza.
La sua indefinitezza a priori non consente alcun trasferimento della Potenza,
sulla base di un Atto nascosto e sottratto, sempre eguale a se stesso. Questo
trasferimento, infatti, deloca superiormente uno spazio ristretto di decisione ed
apre un'univocità di determinazione. Questo spazio e questa univocità sono poi
capaci, insieme, di rendere ed offrire l'insuperabilità dell'ambito (classico e
moderno) delle statuizioni collettive. Ovvero di quelle statuizioni che delimitano
e definiscono lo spazio vitale ­ totale (e totalitario) ­ della immagine (classica e
moderna) della collettività, civile e culturale, in un ambiente omogeneo dove
'natura' e 'grazia' si fondono e si confondono, compenetrandosi reciprocamente e
riprendendosi continuamente in quell'unico aspetto assolutistico del fare che è il
disporre.
27

Per questo motivo quello spazio ristretto di decisione e quella univocità di
determinazione permettono solamente un'apertura astratta e deprivata: misera e
nuda, perché privata anticipatamente di ogni determinazione, e così
apparentemente libera.

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Nel vuoto di questo spazio l'aspirazione a riempirlo ed organizzarlo fa nascere
una linearità di dipendenza, assoluta ed intoccabile, che, nella differenza ­ la
quale si apre, nella relazione principio-principiato, come avocazione univoca di
ogni fenomeno ­ pone l'esistenza come unità di, ed in, questo stesso differire.
Come apparenza fluente e digradante ­ progressivamente ­ dal suo centro

27
Confronta il 'dispiegamento dell'essere-Dio', in: G. Penzo, Invito al pensiero di Eckhart, pag. 59.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


22
originario (secondo l'idea di una parificazione verticalizzante, realizzata per il
tramite di una misura assoluta).
Il termine, che così si impone, costituisce il motore di ogni movimento di
determinazione, sia per l'intelletto ­ che in tal modo si 'chiarifica' ­ che per la
volontà ­ che così apprende la 'luce'.
Il superamento, che così si dimostra, vanifica ogni altra connessione di valore,
ogni relazione che liberamente e spontaneamente voglia darsi, qualora non si
identifichi con quella completezza (di volontà ed intelletto) che si da e si
manifesta come perfetta e compiuta isola di determinazione. Però, nel medesimo
atto che pone il termine, si apre anche il campo per l'inserzione di una serie
gerarchica di concetti astratti: una serie implicativa, in quanto l'ultimo di questi
concetti deve fondare e giustificare (e così comprendere) l'insieme organizzato di
tutti gli altri.
È questo procedimento di progressiva astrazione che apre il cammino della
progressiva alienazione e spoliazione dell'Essere, che qui viene definito come
solo apparente. Tale essere potrà invece dirsi comparente, ed assurgere a piena e
totale esistenza, solamente qualora si identifichi senza residuo con la sommità di
questo stesso procedimento astrattivo -alienante.
L'essere trova così, e solo a questo punto, la propria intera manifestazione: si
offre e si da come 'scena e teatro del mondo'. Autoarticolazione perfetta: capace
di vivere e riprodursi nel momento in cui si nutra ed alimenti di, e per, se stessa.
Delle parti di cui dispone e nell'organizzazione che genera, quando agisce ogni
trasformazione possibile.
28

È in nome e per conto di questa Potenza assoluta, che ogni contrarietà e
contrapposizione ­ definite 'naturali' ­ vengono fuse e risolte: che paiono trovare
uno slancio ulteriore, non come diversità, ma come nuova unità (in una
funzionalità eteronoma dell'opposizione).
Questa nuova unità non fa altro che apparentemente far risorgere quella

28
Qui sta la ragione della critica, per opposizione, dell'interpretazione modernista e barocca della
speculazione bruniana.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


23
coesione che ogni diversità disintegra; non fa altro che portare ad evidenza una
capacità ­ che è nello stesso tempo necessità ­ di apprendere secondo una
precomprensione.
Una precomprensione che vale tutto un mondo e si appalesa come unica
ragione: unica e medesima (invariabile) sostanza di tutte le apparenze in atto.
Questa precomprensione, nella sua capacità esplicativa e nella necessitazione
etica che induce diviene così forza suprema e superiore, che sostiene
l'architettura universale, trasformandosi in tal modo in una forma sublimatrice,
capace di trasferire l'esistente (modificandolo secondo la propria monocentricità)
attraverso i livelli precedenti d'astrazione.
Facendosi mediazione assoluta opera una materializzazione, nella quale
realizzare lo scambio fra logico e temporale, libertà e dominio.

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In questo modo la sofferenza legata alla 'civilizzazione' non solo viene
accettata come 'normale', ma viene ­ di più ­ considerata come 'normante': in uno
scambio della 'follia' per 'sanità' che è meramente e brutalmente la persuasione
del potere.
La sottrazione, iniziata con il procedimento astrattivo -alienante, si compie così
e si fissa (stabilizza) nella neutralizzazione della libertà, della felicità e della
gioia, nell'impedimento di quella eguale creatività alla quale esse offrono
amorevolmente adito, grazia e possibilità. In nome di una pienezza, tanto
necessaria per quanto si rivela necessitante, dunque integrale, ogni spazio e
tempo del godimento vitale della vita diventano ferrea e regolata organizzazione
del 'divertimento' (nel senso della diversione): la 'danza', che sempre si riprende
fra l'altro e se stessi, e che lascia sempre diversa la strada che si può percorrere,
si tramuta in un amplesso mortale, reciprocamente distruttivo.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


24
Del resto, è proprio in tale modo che può rimanere in campo ciò che si vuole
terzo, rispetto all'uno ed all'altro, e che conseguentemente si staglia come unico,
perché sottratto ad ogni possibile differenza. Identico in se stesso e così
immobile, l'idolo ed il feticcio dell'identità sta come un vero e proprio 'convi tato
di pietra', silenzioso e terrificante.
Oscurata la distinzione ­ che di un vero e reale oscuramento si tratta ­ cade
però anche la moralità: ad esse viene sostituita un'Etica che tutto raccoglie come
Uno, nulla nel vento della Storia.
In questo deserto cimiteriale dell'Ideologia, dove insieme agli uomini che per
primi vengono sacrificati (e qui sta ogni esaltazione del sacrificio), viene
decapitata l'apertura di quella relazione che vincola Idea ed Umanità, e che
costituisce il futuro della naturalità, scompare quello slancio emotivo e quella
spontaneità, il cui insieme solamente può fondare l'appello e la ricerca positiva.
In tal modo: non apparendo alcun Bene quale termine (principio e fine del
movimento dell'essere), per la scomparsa della congiunzione (l'Amore), che lega
insieme da un lato l'eguaglianza della ragione e dall'altro la diversità della
volontà (libertà), il Velo di un Nulla immobile accoglie l'impossibilità d'andare
oltre quell'Apparenza che si dispone (ed ossessivamente si ripete) come auto-
riferimento.
Un auto-riferimento che dissolve la corposità di quell'Amore nella
sottomissione e nell'annullamento del desiderio, e che di tale sottomissione ed
annullamento si serve per ridurre generalmente la diversità (la stessa libertà).
Credendo e continuamente persuadendo di riuscire a comporre uno spazio
uniforme d'eguaglianza, realizza uno spazio che in realtà è lo spazio del
camuffamento del 'dovere' in 'diritto', della trasformazione della libera attività
universale in adeguazione 'razionale' normante, e così onnicomprensiva.
Lo spessore della limitazione che questa ragione riesce ad organizzare sta
allora tutto nella serie ordinata delle limitazioni totali che il 'sistema', che deve
essere escogitato, riesce ad imbastire e sostenere, in una convergenza universale,
che da subito offre la materia della propria espansione e la forma della propria
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


25
sopravvivenza. Perciò il limite non deve scomparire, né essere troppo ristretto, a
pena del dissolvimento o della soffocazione del sistema medesimo. Il ritmo del
sistema stesso deve dunque oscillare fra una repressione delle spinte eccedenti,
delle innovazioni radicali, ed il mantenimento di un'autonoma capacità
propulsiva.
L'equilibrio viene raggiunto quando la relazione appaia interna al sistema
stesso: quando compaia un'intelligenza motrice che sovraintenda alla totalità dei
movimenti, senza esclusione. Che sia capace, nel contempo, di considerare e di
giustificare anche le immobilità, modificandone il senso della loro attività e
passività.
Ciò si realizza quando si possa implicare, sempre e costantemente, una ragione
che ripeta costantemente se stessa nella pluralità e diversità degli eventi, che
possa dunque agire come orizzonte di ogni riflessione e di ogni azione; come
causa lontana (Prima), ma comunque sempre presente nell'appetito e nel
desiderio di possesso umano. Attraverso il tramite essenziale dell'appetito e del
desiderio di possesso umano, dunque, quella causa può presentarsi come l'agente
unico di riflessione e modalizzazione: ciò che non vi ene questionato, ma
solamente e semplicemente seguito.

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La forma e la materia con le quali, insieme, quest'Unico si impone sono lo
scambio e la sostituzione della pace e della giustizia con la forza e la Legge.
La ricerca, aperta e compatibile con la diversità e la ricchezza degli scopi,
viene sostituita dalla fusione e dalla scomparsa della consapevolezza riguardo
alla presenza ed azione dell'Immaginazione.
La mobilità della rappresentazione e la sua plasticità vengono irrigidite e
concentrate nella posizione che vuole ed impone una necessaria coerenza e
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


26
convergenza delle immagini: all'apertura ed alla varietà si sostituisce la fissità e
la ripetizione. La sovrapposizione per connessione diventa l'unica forma di
progresso ed accrescimento, senza alcuna avvertenza nei confronti delle crisi
limitatrici. Queste ultime vengono infatti considerate come provenienti da
un'opposizione che è già stata dichiarata nulla ed inesistente, perché fuori
dall'interezza e dalla globalità del sistema.
Infatti, senza la consapevolezza del divino e senza la determinazione che ne
proviene nessuna variazione (in se stessa variabile) può essere legittimata,
nessuna opposizione viene considerata possibile. Il divino, non apparendo nella
sua infinita apertura e non dando luogo per questo ad alcun suo perseguimento,
non accompagnerà l'intera natura come coscienza del limite infinito, non
comparirà come rispetto e dignità della pluralità, non genererà alcun pensiero
della libertà, alcuna volontà della sua eguaglianza, alcun amore e desiderio per la
sua diversità.
Sradicando ogni possibile diversità, lo 'spirito del mondo' genererà, al
contrario, assenza di qualsiasi riferimento, causando in tal modo il conflitto
globale; disponendo chiusura e caduta sentimentale ed emotiva, al loro posto
sostituirà slanci tutt'affatto materiali, preventivamente inglobati, controllati ed
agiti secondo un purissimo formalismo razionale, prevalentemente - ed
egemonicamente ­ economico.
Con il desiderio di tagliare vieppiù le parti (escludendole), e la volontà in tal
modo di salire e scalare tutto ciò che esiste possibilmente solo in virtù di un
essenziale e necessario (necessitante) nucleo elementare monocratico, darà
(concederà) il pensiero come semplice e vitale preoccupazione della
sopravvivenza: distoglierà dalla dignità del creato, allontanando con il suo
monito demoniaco dalla possibilità della creazione.
Contro la necessità dell'opera dell'Anima, farà valere l'illusione ed il miraggio
dell'immagine reale, preventivamente codificata e così sia tecnicamente
spiegabile, che tecnologicamente riproducibile. Espanderà l'intellettualità per
quanto questa si dimostrerà funzionale a questa sostituzione: ne creerà ed
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


27
organizzerà nuovi regimi e coorti, con l'aspettativa tutta concreta che esse
sostituiscano a loro volta la riottosità del manuale, così risospinto verso il ghetto
di una esistenza sempre più misera ed inutile, verso il bisogno della brutale
sopravvivenza. Ridurrà invece sino alla sterilizzazione la sensibilità, la sua
interna apertura verso il possibile. E, con essa, il desiderio e la volontà ­ la grazia
intelligente ed aperta dell'amore ­ sottraendo ed abbattendo l'ideale con
l'imposizione di una ragione materiale enorme, globale: tutta involta in se stessa,
darà l'impressione del movimento più libero e sfrenato, restando invece cogente
ed immobile per l'eteronomia degli spazi che concede e dei tempi che
condiziona.
La vita, così ritagliata e spezzata, verrà ridotta a misero coriandolo dei giorni
di festa: felice solo se sospesa ed in attesa di mani che la lancino, brucerà e si
esaurirà rapidamente e senza dolore.
In questa immensa macchina fagocitatrice l'umanità ­ selezionatamente ­
perderà la natura: la propria, innanzitutto; quindi quella delle cose che la
circondano. Ed anche qui in maniera selezionata.

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Il Possesso dei soggetti e degli oggetti si distrarrà dall'orizzonte della diversità
e si concentrerà sempre più in un solitario gioco con se stesso. Spinto dalla
necessità della continua feticizzazione di sé (pena il decadere), cercherà di
aspirare a sé ogni cosa: di fare di sé l'aspirazione per e di ogni 'cosa'.
Così l'atto e l'azione del modellizzare a sé salverà forse il possesso: non certo
la vita che comunque fuggirà altrove. Fuggirà dove la grazia intelligente ed
aperta dell'amore permette la volontà come prolungamento del desiderio,
estendendone le radici per quanto sia capace di riportarle al 'cielo' della
considerazione propria ed altrui.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


28
In questo spazio 'etereo' troverà posto e si realizzerà la comune capacità
creativa, incapace di distinguere e separare l'unicità della fonte dalla pluralità,
sempre diversa e relativa, reciprocamente singolare. La pluralità delle sue
realizzazioni.
Nessun dio astratto e separato dunque gioca in questo spazio con la diversità
dell'amore che accoppia ed unisce: nessun dio astratto e separato può ergersi a
padrone del reciproco fraintendimento, come della immaginata fusione. Nessuna
fortuna o destino disgiunge od accoppia in una fisica del movimento casuale,
dove incontri, scontri, fusioni o respingimenti siano determinati in maniera
eteronoma; o in una chimica dalla formula narcisistica, dove l'immagine dell'io
si riproduca con violenza per entrambi i soggetti, tendendo allo spasimo la
relazione.
Lo spazio di questa comune capacità creativa ed il suo tempo, totalmente
autonomo, stabiliscono, insieme, il senso del superamento del limite: essi infatti
rappresentano la perfezione come atto di perfezionamento che ha la stessa
perfezione più alta quale principio e causa. Essi non generano la perfezione,
bensì la ri-generano, continuamente: avendo senso e ricordo che la propria azione
nasce, in ciò pongono la ragione che la propria coscienza si svolga come
immagine. Non essendo altro che diversità, estendono ed aprono (moltiplicano)
questa immagine come variazione animata dall'alto: immagine viva e mutevole,
come la fiamma che la produce. Il pensiero del perfetto.

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Nel pensiero del perfetto ed in ragione del pensiero del perfetto, quando il
pensiero del perfetto si fa azione interna a se stesso, l'etica sembra avvolgere
come veste esteriore la continuazione dell'azione che vuole farsi interna al
perfetto stesso, vuole essere il perfetto stesso: fuori rischierebbe infatti di restare
come pietrificazione della sua perdita definitiva, e di diventare quindi idolatria
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


29
della sofferenza, semplice e brutale sua contraffazione. Tradimento del Dio che è
Amore e vuole la felicità e la gioia: la vuole universalmente e senza differenze, in
una liberazione pan-genetica che arricchisca l'intero esistente, muovendolo verso
i propri veri e buoni fini.
Così il divino sempre rinasce a nuova vita, nello sguardo assoluto e
compiacente del dio che si fa. Padre, Figlio e Spirito si ritrovano e riprendono
così continuamente, in una ciclicità che per il loro essere plurale appare infinita.
Che per il loro essere plurale è infinita. L'unica immagine che valga: che lo
Spirito rigeneri in sé il Padre ed il Figlio: il Padre come fuori-di-sé, il Figlio
come dentro-di-sé.
Per questo motivo, se l'Uno bruniano, nella sua infinita scomparsa, lascia di
sé, come traccia ed idea, lo spazio ed il tempo di una opposizione infinita, la
ragione e la possibilità che sempre emergono come giustificazione e generazione
dell'intero esistente non espellono da sé un interno motore desiderativo, che nella
sua intelligibilità ed intelligenza (nella sua opera) offre l'orizzonte del
movimento dell'universale apparente (molteplicità). Il movimento dell'universale
apparente costituisce infatti l'autonomia e la libertà dell'animazione: la sua
oscillazione fra il principio creativo, capace della diversificazione come spazio e
tempo dell'infinito naturale, morale e religioso, e la disgregazione di quella
formazione assoluta che, attraverso la coesione e la convergenza, sublima il finito
nella necessità di un'immagine illimitata.
Allora, contro una teologia del passaggio del finito all'infinito, la proposta
speculativa bruniana resta sempre attenta a coniugare l'infinito con l'infinito:
senza separazione, alienazione e trasposizione del primo in un'immagine
artefatta del secondo, la purezza dell'infinito originario rende affezione ed
intelligenza di sé attraverso la variabilità illimitata delle sue creazioni, così
manifestando l'invisibile eguaglianza universale nella congiunzione dinamica fra
l'amor di sé e l'amore per l'altro da sé.
È questa congiunzione dinamica che si contrappone ed annulla la posizione di
una dimensione assoluta, all'interno della quale possa vigere l'immagine di una
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


30
direzionalità misteriosa, comunque univoca nei suoi fini e nei suoi mezzi.
Assoluta nella sua volontà e nella sua potenza.



Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.
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Un tema importante e fondamentale ­ direi quasi genetico ­ della speculazione
bruniana sembra costituirsi per il tramite delle indicazioni provenienti dal dubbio
­ espresso da Bruno stesso agli Inquisitori veneti nel 1592 - "circa il nome di
persona del Figliuolo e dello Spirito Santo".
29

Questi indicazioni hanno portato Michele Ciliberto
30
a definire il nucleo
speculativo bruniano nella sua determinazione essenziale ariana ed antitrinitaria.
In questo modo, lasciando alla sola figura del Padre l'attributo personale, lo
storico della filosofia napoletano risolve in modo impersonale il rapporto
dell'esistente con l'Anima Universale. La bruniana 'anima del mondo' - la
neoplatonica Anima mundi ­ acquisterebbe così i caratteri di una Potenza
assolutamente impersonale: un'eguaglianza indifferente ai destini dei viventi,
capace unicamente di determinarli a percorrere le finalità eternamente stabilite
(in questo senso 'fatali'), in un ciclo vicissitudinario, dove positività e negatività ­
vita e morte, felicità e sofferenza, destino individuale e collettivo - vengono
necessariamente assegnate dal e nel movimento eterno dell'infinita ed omogenea
sostanza materiale, e dove il 'saggio', contemplando l'eguale ricircolo degli
esseri, limita le proprie passioni e riconosce la bontà 'civile' dell'uso strumentale
delle religioni positive, atte a frenare gli impulsi distruttivi predominanti nella
maggior parte dell'umanità.
In questo modo, certo, l'interpretazione della speculazione bruniana rende
conto della continua critica rivolta dal pensatore nolano nei confronti degli

29
Costituto veneto del .....
30
Michele Ciliberto, Giordano Bruno, 1990; pagg. 9-10.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


32
umanisti, tesi a prestabilire un'eccellenza ed una superiorità ­ quando non
un'egemonia ­ della 'specie' umana su tutte le altre 'specie' naturali eccessiva e
fuorviante; ma, a mio parere, manca di sottolineare la complessità della
giunzione dialettica profonda presente nella speculazione bruniana, risolvendo in
un modo puramente deterministico e lineare ­ secondo la concezione moderna
del rapporto fra causa ed effetto - il rapporto fra Dio ed Universo.
Se, invece, le figure trinitarie del Figlio e dello Spirito potessero essere lette
ed interpretate, spiegate e chiarificate nell'opera bruniana, alla luce ­ sempre
'umbratile' nel caso di Bruno ­ della presenza, più che alta ed elevata, abissale
della divinità ­ il tema tanto caro alla speculazione bruniana della 'sproporzione'-
allora forse quel rapporto dei viventi con l'universalità dell'Anima potrebbe
essere determinato nel senso della presenza di una relazione sempre mobile, fra
l'Amore e la sua idea d'Eguaglianza: un movimento universale del desiderio che
ha la Libertà quale proprio motore genetico e traente.
In questo modo sarebbe proprio lo scomparire dell'Uno ed il suo presentarsi
come molteplicità che sempre si dà e si riprende, in una danza vorticosa e
creatrice lungo la direzione offerta dalla dialetticità della Natura, ad offrire
l'immagine di quella sapienza della profondità infinita che compare come
pluralità dei soggetti ('ombre ideali').
Una pluralità che è in se stessa benignamente e fecondamente dinamica,
quando lasci spazio e tempo al ricordo della superiorità celeste del 'vincolo' che
comprende ed indirizza ogni cosa, nella bellezza e bontà dell'amore e della
verità.
La relazione con l'originario
31
sembra dunque costituire la possibilità di un
rapporto creativo, non solamente per la specie umana, ma per tutte le specie: un
rapporto paritariamente (egualmente) e diversamente creativo. Egualmente per
l'eguaglianza del principio, diversamente per la diversità delle sue 'esplicazioni'
naturali ('complessioni'), morali e religiose.

31
Paul Richard Blum, Der Heros des Ursprünglichen. Ernesto Grassi über Giordano Bruno. In:
<<Bruniana e Campanelliana>>, anno IV, 1998/1. Pagg. 107-121.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


33
Un rapporto creativo continuo - nell'orizzonte dell'innumerabilità dei mondi e
delle forme - che per la specie umana acquista i caratteri meravigliosi
dell'emergere ideale di una possibilità ­ e dunque di una realtà ­ di differenza e
di opposizione rispetto all'apparenza di un fluire vitale meccanico ed
indifferente, quasi inerte. Di fronte all'apparente ed immediata necessitazione,
che coinvolge ­ quasi fosse la punizione che segue immediatamente ad un
peccato ­ anche l'uso strumentale e assolutistico delle religioni, l'uomo ha per
Bruno la possibilità e, direi anzi soprattutto, la necessità di riscoprire la ragione,
nella sua essenza universale di eguale ed amorosa libertà. L'uomo ha per Bruno
la possibilità di riavere il senso dell'universalità dell'intelligenza, e dunque della
sua capacità generativa e salvatrice, nel raggiungimento della consapevolezza del
motivo della scomparsa e trasformazione del proprio desiderio di possesso in
apertura che si fa desiderio di libertà comune.
32

Per questo il desiderio resta per Bruno un primum, che ci avverte proprio
dell'universale, della sua apertura infinita. Anzi, si deve dire di più: è esso stesso
a presentarsi come apertura: nell'infinito e dell'infinito, per l'infinito stesso.
Importante diventa dunque, per la precisazione dell'articolazione concettuale
bruniana, riuscire a rintracciare e definire nei testi bruniani oggetto di questa
ricerca (la silloge dei `Dialoghi Italiani') questo 'movimento' d'infinito - l'essere
'termine interminato', come forse direbbe Bertrando Spaventa - e riuscire ad
identificarlo tramite le diverse 'figure' del desiderio stesso. Certamente nella
determinazione dell'articolazione 'organica' di queste figure resteranno poi
compresi il senso ed il significato di altri termini bruniani, quali appunto quelli
di: senso, ragione, immaginazione ed intelletto.


32
La figura di Circe nel Cantus Circaeus e la trasformazione dello spirito nello Spaccio de la Bestia
trionfante. Ma anche la cattura del cacciatore Atteone ed il farsi occhio a l'intero orizzonte.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


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L'analisi compiuta su testi bruniani quali il De umbris idearum (1582) e la
Cabala del Cavallo Pegaseo (con l'Aggiunta dell'Asino Cillenico) (1585) ha
portato all'indicazione della presenza fondamentale di un concetto, nello stesso
tempo duplice ed unitario, capace di costituire la rappresentazione etica ed
intellettuale di quel movimento d'infinito: il concetto dell'Amor-Idea
d'Eguaglianza.
Nella tradizione filosofica rinascimentale esso riprende e perfeziona il
tentativo compiuto da Marsilio Ficino di congiungere tradizione platonica e
neoplatonica con i fondamenti della fede cristiana e, successivamente, l'azione
pedagogica di riforma della chiesa, svolta in senso irenistico da Erasmo da
Rotterdam.
Questo concetto inserisce e determina nella speculazione bruniana un motore
dialettico.

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Fra il darsi dello 'aggetto' razionale ed il pervenire del 'soggetto' intellettuale, il
rapporto congiuntivo centrale che media fra di essi si costituisce come 'organo'.
Esso sta in qualità di relazione profondamente unitaria, mobile e svincolante:
oppositiva in se stessa (e perciò capace di rappresentare la bruniana 'ombra
universale'), determina l'accostamento del perfetto alla perfezione e la continua e
creativa ripresa del loro rapporto.
Questa opposizione 'interna', che caratterizza in modo molto particolare
l'organo bruniano, costituisce l'estremo monito etico ed intellettuale del
pensatore nolano: il 'dio' interno (Natura) e quello apparentemente esterno
(grazia) non devono essere separati. In ciò vale l'apertura che l'Universo rivolge
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


35
verso l'Uno e la comprensione che l'Uno comunica e trasmette all'Universo.
Un'apertura illimitata ed una comprensione infinita, che mantiene per sé le
caratteristiche etiche sovrumane dell'eguaglianza e della libertà, così come i
sigilli della pace e della giustizia.
Quest'apertura e comprensione è 'primo principio' ed 'ombra' di Dio:
33
è
l'amore che si realizza (come idea eguale) e che realizza (come materia sempre
diversa),
34
che congiunge il tutto in se stesso, realmente ed idealmente. Questa è
la luce reale ­ l'illimitato infinito che, desiderando se stesso, illumina
35
- che si
diffonde per ogni dove, appunto distinguendosi e rideterminando a nuova vita.
Questa luce reale, luce di libertà, apre in se stessa quella comprensione della
totalità delle forme che scompare all'orizzonte, valendo - oltre ed
oppositivamente alle sue parti momentanee - quale Ragione universale.


33
Nella sua unità è principio per noi, essendo causa. Nel manoscritto di Bertrando Spaventa (XVI. C.
3. 6. 4. / 3. B., cc. 45r ­ 76v) riportato da Maria Rascaglia in Appendice al suo saggio relativo
all'interpretazione della speculazione bruniana da parte del filosofo napoletano (Bruno nell'epistolario e
nei manoscritti di Bertrando Spaventa
, in: Brunus redivivus. Momenti della fortuna di Giordano Bruno
nel XIX secolo.
<<Bruniana & Campanelliana>>, Ricerche filosofiche e materiali storico-testuali,
Supplementi ­ Studi (I), 1998) sono degni di nota i riferimenti al concetto spinoziano di causa sui. Nel
caso bruniano si potrebbe dire che: Dio, essendo Causa ('sproporzione'), è Principio per noi
('proporzione'). In ciò esso sta come Unità, in se stessa in movimento.
34
Giordano Bruno, De gl'Eroici Furori, pagg. 1106-1111 (ed. Aquilecchia). L'Amore, universalità
dell'Anima, è dunque la Ragione che muove e fa essere le cose, senza che vi siano specie separate,
supposte ed ipostatizzate quali immobili ed oscure radicazioni di una ragione assolutamente tirannica, che
media a sé attraverso la loro separazione, inducendo una differenza ineliminabile. Se dunque la Materia è
inseparabile dal suo termine, l'Anima è inscindibile dall'idea che la genera: si distende e dà l'apparenza,
non della separazione, ma della distinzione. È questo il modo nel quale il desiderio della potenza non è
senza la sua unità: un'unità che, anzi, deve precedere questo desiderio per inverarne la bontà. È dunque
l'idea di quest'unità, come ideale ed eguaglianza universale (lo spazio ed il tempo dell'umanamente
creativo), che impedisce che la spiritualità cercata possa essere intesa ed utilizzata quale fattore di
separazione e subordinazione dell'intera manifestazione del creato: anzi, al contrario, l'intera
manifestazione del creato può rimanere umanamente presente ed operante quando sussista tale concetto,
che del creabile fa, unitariamente, possibilità e necessità: appunto, distinzione etica ed intellettuale.
Solamente in un mondo nel quale non sia più possibile mostrare, attraverso la distinzione e la sua
unitaria perfezione, quel rapporto creativo che stabilisce, insieme, l'intrinseca intelligenza del bene e la
volontà, la fede si annichilirà di fronte all'emergere minaccioso e preponderante di un'assolutezza, che si
fa e si autocostruisce continuamente sulla separazione e sulla differenza, da quella proiettata ed indotta, e
che questa determina e fa valere. Affondando le esistenze nell'oceano della vita, ne determina la salvezza
in un 'finire' tutto funzionale. Rinchiudendone lo spirito vitale nei limiti di un possesso totale ed
esclusivo, capace di spezzare tutta quella riflessività che invece sola può salvare, insieme, pensiero affetto
ed azione, nella loro universalità. E spezzando questa universalità, proprio impedendo l'agio ed il respiro
della possibilità, quella libertà che da sé si impone come unica e reale grandezza, portando in sé ­ con il
desiderio soggettivo e l'amore oggettivo - l'universalità dei frutti della creazione (naturale ed umana).
35
Giordano Bruno, Lampas triginta statuarum......
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


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Lo spazio ed il tempo della creatività, dove vengono salvati nella loro
universalità pensiero affetto ed azione, non può non ergersi ad ideale unitario
sovraliminale, quando la ragione universale tende a scomparire vincolandosi alla
luce della libertà.
Esplicandosi come apertura desiderativa (desiderio che si fa 'mondi'), l'infinito
dunque implica di sé la sostanza onnigenerativa dell'Amore: indica e mostra
quella possibilità che si erge universalmente e che rappresenta l'immagine aperta
di Dio come Ragione infinita.
Qui l''ombra' universale, che così sembra trasparire attraverso la diffusione
(comunicazione), rende 'circolare' ogni 'discorrere', in quanto il campo delle
determinazioni viene sempre riportato necessariamente ad un'origine comune ed
unitaria. Questa rappresentazione del movimento e della generazione è l'unità-
molteplicità del soggetto nell'unità-infinità della ragione, per il tramite di quella
libertà e parità creativa che è offerta dall'idea di possibilità.
È in virtù di questa relazione fra apertura infinita e molteplicità illimitata che
si da il comparire della dualità Essere-Manifestazione, e che in essa si affaccia
quella virtù che genera quegli elementi determinativi che poi vengono raccolti ed
unificati da uno slancio e da una immagine universali.
Essenza, slancio ed immagine così definiscono la triangolazione all'interno
della quale si da la 'sostanza' dell'amore: come Ragione, desiderio intrinseco alla
materia ed, infine, come sua intelligenza (nello Spirito 'naturale'), oppure come
diversità e fecondità infinita della dialettica fra libertà ed eguaglianza (nello
Spirito 'morale' e 'religioso'), l'amore offre sempre di sé l'immagine di ciò che è
capace di ridepositare presso di sé tutti i semi futuri della propria ripresa e del
proprio ricominciamento, della propria, sempre nuova e sempre antica,
esplosione e fioritura.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


37
Stimolo ed energia, nello Spirito 'naturale', di questa 'circolarità' continua ed
infinita è il desiderio stesso (appetitus), che anima dall'interno la materia e che la
sospinge a fuoriuscire dalle proprie momentanee determinazioni, per ritornare a
quell'indistinto originario ('Universo') che possiede in se stesso l'ideale perfetto
di ogni operazione (il 'termine'). Prosecuzione e continuità di questo desiderio,
fuori delle proprie determinazioni materiali, nello Spirito 'morale' e 'religioso', è
l'immaginazione aperta, che lascia campo libero alla diversificazione delle
culture e delle religioni, nella consapevolezza della loro comune origine e
destinazione.

L'
UNITÀ
.

Unità mobile del desiderium sui dell'infinito, l'Amore (Spirito) congiunge
dunque le due specificazioni divine bruniane del Deus super omnia e del Deus in
omnibus: nel suo momento 'naturale' attraverso la durata infinita e lo scambio
reciproco che si instaurano nella polarità fra astri solari e pianeti terrestri; nel suo
momento 'morale' e 'religioso', quando per esso si può dire che bontà e verità,
affetto ed intelletto - o, teologicamente ­ Padre e Figlio siano Uno.
36


36
Giordano Bruno, De gl'Eroici Furori, pagg. 1100-1101 (ed. Aquilecchia): "Nella qual disposizione
il presente furioso mostra aver durato sei lustri, nel discorso de quali non era venuto a quella purità di
concetto, che potesse farsi capace abitazione delle specie peregrine, che offrendosi a tutte ugualmente
batteno sempre alla porta de l'intelligenza. Al fine l'amore che da diverse parti ed in diverse volte l'avea
assaltato come in vano (qualmente il sole in vano se dice lucere e scaldare a quelli che son nelle viscere
de la terra ed opaco profondo), per essersi accampato in quelle luci sante, cioè per aver mostrato per due
specie intelligibili la divina bellezza, la quale con la raggione di verità gli legò l'intelletto e con la
raggione di bontà scaldogli l'affetto, vennero superati gli studi materiali e sensitivi che altre volte soleano
come trionfare, rimanendo (a mal grado de l'eccellenza de l'anima) intatti; perché quelle luci che facea
presente l'intelletto agente illuminatore e sole d'intelligenza, ebbero facile entrata per le sue luci: quella
della verità per la porta de la potenza intellettiva; quella della bontà per la porta della potenza appetitiva al
core, cioè alla sustanza del generale affetto. Questo fu quel doppio strale che venne come da man de
guerriero irato; cioè più pronto, più efficace, più ardito, che per tanto tempo innanzi s'era dimostrato come
più debole o negligente. Allora quando primieramente fu sì scaldato ed illuminato nel concetto, fu quello
vittorioso punto e momento, per cui è detto: Vicit instans. Indi possete intendere il senso della proposta
figura, motto ed articolo che dice: Forte a' colpi d'Amor feci riparo / Quando assalti da parti varie e tante
/ Sofferse il cor smaltato di diamante; / Ond'i miei studi de' suoi trionfâro. // Al fin (come gli cieli
destinâro) / Un dì accampossi in quelle luci sante, / Che per le mie, sole tra tutte quante, / Facil entrata al
cor mio ritrovâro. // Indi mi s'avventò quel doppio strale, / Che da man di guerriero irato venne, / Qual sei
lustri assalir mi seppe male. // Notò quel luogo, e forte vi si tenne, / Piantò 'l trofeo di me là d'onde vale /
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


38
Ora, l'esser-uno, per amore, di affetto ed intelletto determina, nell'umano,
l'apparire di uno scostamento: esso vale la tensione che caratterizza la ricerca
dell'universalità dell'Anima e la sua applicazione. Questa tensione è il
movimento di perfezionamento che sta in virtù del perfetto: il Dio bruniano tocca
con l'affetto, diffondendo l'intelligenza e la prassi di sé.
Accostando Bruno alla tradizione dei testi biblici veterotestamentari, si può
dire che in questo modo il Dio bruniano provoca e riproduce come ideale quella
stessa facoltà creativa che gli viene sommamente e realmente attribuita e
riconosciuta: racchiude ciò che potrà costituire la materia dell'intervento umano
all'interno della propria universalità e fa del rapporto d'azione un termine a se
stesso.
In ciò la materia divinamente agita diventa soggetto e potenza: animata
dall'impulso alla libertà (proprio ed apertamente immaginato), essa ottiene e
riempie i due lati dell'universale potenza attiva e passiva.

L'
OPPOSIZIONE
.

La congiunzione delle due specificazioni divine bruniane del Deus super
omnia e del Deus in omnibus non avviene però senza la consapevolezza della
insuperabilità dell'opposizione fra compreso ed incomprensibile ('sproporzione').
In ciò il sapiente scopre la apparente scindibilità dell'universale: tra l'assenza
dell'Uno come infinitezza di ogni possibile attributo e la sua presenza come tutto
dotato di parti in relazione ed in movimento reciproco. Come tutto momentaneo
ed apparente, in fluttuazione continua, e come tutto in cui l'identità di ogni
determinazione sta in quella doppia 'alterazione' dell'infinito immobile e
dell'infinito mobile, che fa valere quella perfezione creatrice che li compone.

Tener ristrette mie fugaci penne. // Indi con più sollenne / Apparecchio, mai cessano ferire / Mio cor del
mio dolce nemico l'ire."
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


39
In questo modo il sapiente riesce a "trar il contrario dopo aver trovato il punto
de l'unione".
37


L
A SINTESI
.

L'apparente scindibilità dell'universale non si traduce però, per il sapiente
bruniano, nella separazione: anzi, attraverso l''eroico furore', il sapiente bruniano
supera la considerazione della apparente opponibilità fra Bene e relazione,
movendo la seconda nel campo infinito di un primo che si sdoppia e si alterna
continuamente ('vicissitudine').

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L'unità, l'opposizione e la sintesi sono dunque i tre momenti che permettono
di definire una tesi complessiva, che delimiti il proprio campo d'indagine ai
'Dialoghi Italiani', tentando nel contempo una dimostrazione che mostri ed
evidenzi:
1. per primo, il desiderio bruniano come movimento d'infinito, che ha
nell'infinito il luogo, l'origine e la ragione di se stesso. Con ciò dimostri la
creatività dello Spirito naturale.
38

2. Secondariamente, ne enuclei l'origine ed il principio dialettico: l'Amore ed
il rapporto fra libertà ed eguaglianza (Spirito morale).
39


37
Giordano Bruno; De la Causa, Principio e Uno, pag. 340 (ed. Aquilecchia): "In conclusione, chi
vuol sapere massimi secreti di natura, riguardi e contemple circa gli minimi e massimi de gli contrarii e
oppositi. Profonda magia è saper trar il contrario dopo aver trovato il punto de l'unione. A questo tendeva
con il pensiero il povero Aristotele, ponendo la privazione (a cui è congionta certa disposizione) come
progenitrice, parente e madre della forma; ma non vi poté aggiungere. Non ha possuto arrivarvi, perché,
fermando il piè nel geno de l'opposizione, rimase inceppato di maniera che, non descendendo alla specie
de la contrarietà, non giunse, né fis sò gli occhi al scopo; dal quale errò a tutta passata, dicendo i contrarii
non posser attualmente convenire in soggetto medesimo."
38
Culmine di questo processo è l'affermazione dell'identità di atto e potenza nel De la Causa,
Principio e Uno.
39
Un processo che inizia con lo Spaccio de la Bestia trionfante e prosegue nella Cabala del Cavallo
Pegaseo (con l'Aggiunta dell'Asino Cillenico).
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


40
3. Conclusivamente, ne indichi l'apertura e la variabilità infinita (Spirito
religioso).
40

La tesi potrebbe allora venire riassunta da un titolo quale il seguente: Il
concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano
Bruno.
Qui deve però essere apposta una particolare osservazione. La concezione che
unisce profondamente l'aspetto per il quale l'eguaglianza apparente ha come
propria fonte abissale la diversificazione e l'amore muove ad un principio
apparentemente estrinseco, sembra realizzare questa fusione e compenetrazione
reciproca di elementi attraverso il concetto del desiderio come immagine di se
stesso. Solamente attraverso questo concetto è infatti possibile realizzare quella
sottrazione dell'agente che unifica a se stesso, per la quale la pluralità del creato
resta preliminarmente compresa, e perciò immodificabile. Contro la
moltiplicazione infinita dei `mondi' bruniana, già consentita dall'identità di atto e
potenza del De la Causa (creatività dello Spirito) e dalla sotterranea e sottesa
presenza, con funzione creativa, del concetto di pluralità atomica del De
l'Infinito.
Una controprova della critica bruniana a questo concetto sta, del resto, nella
costruzione del fallimento mostrato nel Libro IV della Seconda Parte degli Eroici
Furori: solamente la possibilità dell'in-finire, escogitata nel Dialogo conclusivo,
potrà salvare dall'annichilimento del soggetto e della sua ragione portatrice.

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L'elemento portante, la vera e propria architrave della tesi proposta, è
l'affermazione che il divino bruniano differisce in se stesso (lo Spirito si fa Padre

40
De gl'Eroici Furori.
Il concetto creativo e dialettico dello Spirito nei 'Dialoghi Italiani' di Giordano Bruno.


41
come fuori-di sé e Figlio come dentro di sé), mantenendo strettamente vincolati
unità e distinzione (l'unità è fattore eticamente distintivo).
Questa affermazione permette di sottoporre ad analisi e di discriminare alcune
delle proposte interpretative che la critica bruniana ha definito a partire
dall'inizio del secolo scorso, dopo il celebre estratto del De la Causa, Principio e
Uno (Dialoghi II-V), realizzato da Friedrich Heinrich Jacobi e posto in appendice
alla seconda edizione delle sue Über die Lehre des Spinoza in Briefen an Herrn
Moses Mendelssohn (1789).
Iniziando dalla considerazione del dialogo di Friedrich Wilhelm Joseph
Schelling, intitolato Bruno, oder über das göttliche und natürliche Princip der
Dinge (1802)
41
, io credo si debba sostenere che ben difficilmente la sua filosofia
dell'identità assoluta e dell'assoluta indifferenza possa riconoscere la presenza di
quella articolazione, così attenta ad esprimere una doppia opposizione: esterna al
vincolo congiuntivo, ed interna allo stesso.
Più vicina a questa impostazione appare invece l'intenzione che anima la
lettura e l'interpretazione delle opere bruniane effettuate in ambito anglosassone
da Samuel Taylor Coleridge. Il poeta, letterato e filosofo inglese sembra rendere
fisicamente e materialisticamente la dialettica bruniana del