Progetto di ricerca
Il Colloquium Heptaplomeres di Jean Bodin
In questa ricerca vorrei concentrarmi su un'opera di Jean Bodin rimasta a lungo inedita, il
Colloquium Heptaplomeres.
Nel Colloquium Heptaplomeres, Bodin immagina un dialogo tenutosi a Venezia, nel
palazzo del patrizio Coroneo, tra sette personaggi di confessioni religiose diverse:
Federico, luterano; Curzio, Calvinista; Senamo, indifferente nei confronti di ogni forma di
culto; Salomone, ebreo; Ottavio, maomettano; Toralba, seguace della religione naturale; lo
stesso Coroneo, cattolico romano. I personaggi del dialogo parlano tra loro, in un
confronto pacifico e aperto, di questioni fondamentali riguardo le loro confessioni, e il
dialogo si chiude senza che nessuno dei personaggi abbia convertito qualcuno degli altri
alla propria fede. Anzi, la conclusione del libro sancisce il rispetto e l'accettazione
reciproca delle diverse confessioni religiose.
L'opera risale con ogni probabilità al 1596: è quindi un'opera matura e successiva di molti
anni rispetto alla République.
Gli storici della filosofia, in particolare gli studiosi che si interessano della storia del
pensiero politico e gli specialisti del Rinascimento hanno tradizionalmente dedicato grande
attenzione all'opera di Jean Bodin. Recentemente l'interesse attorno all'opera di Bodin ha
ricevuto nuovo impulso e nuovo sviluppo e in questi ultimi anni sono state organizzate
delle giornate di studio a lui dedicate in cui si è assistito alla presentazione dei più recenti
sviluppi di ricerche dedicate alla sua opera e delle ultime pubblicazioni di testi critici.
L'aspetto scientificamente più significativo di queste recenti ricerche bodiniane consiste
nel ripensamento e nel pressoché definitivo accantonamento di quella interpretazione che
tendeva a limitare la comprensione e la ricezione di Bodin alla sua opera maggiore e
meglio conosciuta, Les Six Livres de la République. La rinnovata tradizione di studi che si
concentra attorno all'opera di Bodin si è invece caratterizzata in un tentativo di
comprensione più completa e articolata della totalità dell'opera bodiniana.
Una delle reazioni tipiche dei lettori del Colloquium consiste nel chiedersi quale fosse in
realtà la confessione religiosa professata da Bodin. Bodin, vale la pena ricordarlo, è stato
giudicato alternativamente calvinista, indifferente in materia di fede, nicodemita, eretico o
addirittura ateo, già dai contemporanei. Questa oscillazione sulla comprensione delle idee
di Bodin in materia di religione è indicativa dell'esistenza di una difficoltà di carattere
interpretativo. L'ipotesi interpretativa che vorrei mettere alla prova nella realizzazione di
questa ricerca parte dal dato principale degli studi bodiniani: il fatto che Bodin è soprattutto
un autore politico.
Bodin dedica grandissima attenzione alla religione e le attribuisce un ruolo assolutamente
decisivo dal punto di vista politico: non si limita assolutamente a interpretarla come un
instrumentum regni. Si tratta piuttosto di verificare se la riflessione condotta da Bodin nel
Colloquium non ricalchi, dal punto di vista categoriale e concettuale, un approccio
tipicamente politico. Un approccio in cui è essenziale una precisa concezione dei rapporti
di potere all'interno dello stato e una peculiare definizione della nozione di sovranità: sono
queste le categorie fondamentali con le quali Bodin affronta la complessa vicenda religiosa
contemporanea, segnata dalla lotta tra cattolici e riformati, allargando nel Colloquium il
confronto alle diverse confessioni e posizioni religiose presenti nel dibattito culturale. In
questo approccio è importante cercare di capire quale uso Bodin facesse delle
innumerevoli fonti citate, quale interpretazione desse delle tensioni religiose e quanto
fossero solide le sue conoscenze teologiche.
L'opera di Bodin sembra piuttosto articolarsi per problemi e temi tra loro strutturati e
strettamente legati: questo significa che difficilmente per Bodin una discussione relativa
alla religione possa essere slegata da temi riguardanti la riflessione politica e la teoria
dello stato. All'interno di questo continuum Bodin isola però alcuni nuclei problematici.
Questa ricerca dovrebbe quindi produrre una tesi interpretativa del Colloquium
Heptaplomeres sostenuta da una lettura critica e da una solida comprensione del testo,
articolato in alcuni punti fondamentali.
1. Lettura e analisi critica del testo;
2. ricognizione delle fonti utilizzate da Bodin, almeno di quelle che rivestono maggiore
importanza;
3. individuazione di eventuali autori contemporanei che Bodin abbia come interlocutori o
obiettivi polemici;
4. ricostruzione del contesto storico, politico e culturale, e della comprensione che di esso
aveva Bodin, sottolineando quali aspetti ne privilegiasse o a quali dedicasse maggiore
attenzione e per quali motivi.
L'obiettivo primario di questa ricerca è dunque quello di realizzare un'attenta e precisa
lettura analitica del testo, in cui vengano spiegati e analizzati i termini fondamentali attorno
ai quali ruota il dibattito e gli argomenti utilizzati dai diversi personaggi.
Una lettura interna al testo, che permetta però di isolare e evidenziare alcuni dei luoghi
concettuali più importanti del dibattito religioso contemporaneo, in modo da mostrare
quanto Bodin ne fosse informato e partecipe.
In secondo luogo questa ricerca dovrebbe permettere di approfondire e di comprendere
meglio l'opera di Bodin nella sua completezza. In effetti l'ipotesi interpretativa così
formulata servirebbe a codificare un approccio al Colloquium efficace nel conferirgli una
collocazione rispetto al resto della produzione di Bodin e nell'attenuarne la parvenza di
assoluta irriducibilità non solo al resto dell'opera di Bodin ma anche a larga parte della
cultura contemporanea che gli è stata attribuita da alcuni critici e lettori.
L'obiettivo principale di questa ricerca consiste quindi nella migliore comprensione
possibile del Colloquium: a questo obiettivo primario si lega però strettamente un obiettivo
secondario, ovvero quello di comprendere al meglio la totalità dell'opera di Bodin, anche
attraverso l'individuazione di aspetti che possono essere ritenuti tipici o caratterizzanti, dal
punto di vista teorico o metodologico, dell'opera dell'autore angevino.
Il Colloquium, sebbene sia rimasto inedito fino alla metà del secolo scorso, ebbe una
buona diffusione in forma manoscritta già durante il XVII e il XVIII secolo. Quest'opera ha
suscitato l'interesse di molti curiosi e studiosi, tra coloro di essi che ebbero modo di
leggerla in forma manoscritta: si tratta in effetti di un'opera singolare, di grande erudizione
e di impianto originale. Il Colloquium presenta molti e diversi motivi di interesse, certo
anche in virtù della sua complessità e della particolarità della sua storia.
Le ricerche dedicate al Colloquium non sono però molto numerose, anche se alcune di
esse sono state pubblicate recentemente: uno studio monografico è stato pubblicato da
Faltenbacher nel 1993 mentre un contributo di Pierre Magnard dedicato al Colloquium è
presente nella raccolta di studi bodiniani curata da Yves Charles Zarka, pubblicata nel
1997.
Questa ricerca presenta però un altro versante, di matrice non strettamente interpretativa
ma più prettamente filologica, che risulta dettato da esigenze legate alla storia dell'opera e
alla sua circolazione manoscritta. È necessario stabilire quale sia il testo più adeguato per
questo lavoro interpretativo.
Il manoscritto originale, di proprietà degli eredi di Bodin, fu copiato dal Presidente de
Mesme: dalla copia del Presidente de Mesme sono state tratte le copie che sono finite
nelle biblioteche dei curieux di Parigi. I primi eruditi a segnalare all'attenzione dei lettori
europei il Colloquium furono Grozio e Naudé, attorno al 1630. La notizia fornita da Grozio
è databile al 1632: in quel momento Grozio stava lavorando al De veritate religionis
christianae e scrisse a Jean de Cordes, canonico di Limoges e traduttore del Sarpi,
chiedendogli notizie dell'Heptaplomeres. Anche Naudé, poco dopo il 1630, in una lettera a
Claude Peiresc, dà prova di aver letto il Colloquium affermando che non può essere
impresso. A partire grosso modo dagli anni Sessanta del Seicento i curiosi e gli eruditi si
appassionarono alla ricerca e alla lettura del Colloquium. La regina Cristina di Svezia
riuscì a entrarne in possesso solo dopo molti anni di ricerche condotte dai suoi emissari.
La copia appartenuta a Cristina di Svezia, incompleta, è attualmente conservata alla
Bibliotheca Apostolica Vaticana a Roma.
Non circolava solo la versione latina del Colloquium ma anche una traduzione francese
anonima realizzata nei primi anni del Seicento o negli ultimi del secolo precedente.
Il Colloquium fu pubblicato la prima volta in latino nel 1841, a Berlino, grazie all'opera di un
erudito tedesco, G.E. Gurhauer: Das Heptaplomeres de Jean Bodin. Questo testo è stato
ristampato da Slatkine, Ginevra, nel 1971. Gurhauer ha utilizzato per realizzare la sua
edizione i manoscritti latini 93 e 94 della Biblioteca di Berlino, datati all'inizio del XVIII
secolo o alla fine del XVII: si tratta quindi di testi tardivi. Gurhauer, inoltre, non
sembrerebbe aver tenuto in debito conto gli esemplari del Presidente de Mesme, di Patin
e altri che pure ha avuto modo di esaminare in un viaggio a Parigi.
Nel 1857 fu realizzata un nuova edizione latina del Colloquium, a opera di Ludwig Noack:
Joannis Bodini Colloquium Heptaplomeres, Suerini, Parisiis, Londini, 1857, ristampata da
Verlag, Stuttgart, nel 1966. Anche Noack ha utilizzato copie tardive, tutte datate alla fine
del XVII secolo o all'inizio del secolo successivo, pur segnalando le varianti.
La traduzione francese, anonima, realizzata poco dopo la morte di Bodin, è stata edita da
Roger Chauviré nel 1914, con il titolo di Colloque de Jean Bodin des secrets cachez des
choses relevees. Chauviré ha utilizzato il manoscritto 1923 conservato alla Biblioteca
Nazionale di Parigi, la più antica copia francese del Colloquium.
Il manoscritto utilizzato da Chauviré è stato successivamente ripreso François Berriot, che
nel 1984 ha pubblicato presso Droz, di Ginevra, una nuova edizione francese del
Colloquium: nella preparazione del testo per questa edizione Berriot e i suoi collaboratori
hanno tenuto conto di quattro manoscritti latini e hanno segnalato le varianti testuali. Nel
1975 è stata realizzata anche una traduzione inglese del Colloquium. Lo ha fatto Marion
Leathers Daniels Kunz: Colloquium of the seven about secrets of the sublime, Princeton,
1975. Si tratta di una traduzione inglese del testo del Noack, confrontato però con
l'edizione del presidente de Mesme e con quello della regina Cristina.
Sono queste le edizioni pubblicate disponibili. Avrei però l'intenzione di utilizzare non solo
il testo francese, ma possibilmente confrontarlo almeno con le copie più autorevoli e
importanti della versione latina del testo. A questo proposito ho individuato alcune copie
che meritano particolare attenzione. Tra i manoscritti latini della Biblioteca Nazionale di
Parigi:
il numero 6564; l'esemplare appartenuto al Presidente de Mesme, inizio del XVII secolo,
copia alla quale Chauviré accorda molto credito;
il manoscritto latino 6566, inizio del XVI secolo, offerto da Charles Guillemeau a Guy Patin
e datato 1627;
il manoscritto latino 16.139, dell'inizio del XVII secolo: la copia di Hugo Grozio, con
annotazioni importanti per la storia del manoscritto;
il manoscritto latino 13.971- 13.972, della seconda metà del XVIII secolo, esemplare
appartenuto a Huet;
il manoscritto latino 3529 della Biblioteca Mazarino di Parigi, della fine del XVI secolo, la
più antica copia repertoriata.
In questo modo sarebbe possibile stabilire un testo latino codificato e affidabile da
utilizzare per un lavoro interpretativo. Questa parte del lavoro avrebbe come obiettivo la
codificazione e la preparazione di un testo che potrebbe anche risultare propedeutico alla
realizzazione di un'edizione latina dell'opera che fosse scientificamente e criticamente
attendibile. Il progetto di un'eventuale edizione latina può essere integrato da quello della
realizzazione di una traduzione italiana dell'opera, traduzione che consentirebbe la lettura
del Colloquium anche a un pubblico di non specialisti.
Questo progetto delinea una ricerca attorno al Colloquium Heptaplomeres ricca e
articolata. La componente interpretativa ha pretese di comprensione del testo e di
collocazione di esso sia rispetto al resto della produzione bodiniana che nei confronti del
contesto contemporaneo. La ricerca presenta inoltre un altro versante, di carattere
prettamente filologico, che è giustificato in vista della realizzazione della tesi interpretativa
ma che al tempo stesso è passibile di uno sviluppo autonomo qualora portasse alla
realizzazione di un'edizione critica del testo latino del Colloquium.
Jean Bodin è l'autore su cui ho lavorato in occasione della preparazione della mia tesi di
laurea, centrata sulla Methodus ad facilem historiarum cognitionem, opera pubblicata da
Bodin in due edizioni, la prima nel 1566, la successiva nel 1572. La tesi, intitolata
Interpretazione della storia e approccio alla politica nella "Methodus" di Jean Bodin, ha
avuto come relatori il prof. Alfonso M. Iacono e il prof. Adriano Prosperi ed è stata
discussa il 27 novembre 1996 a Pisa. In questa mia prima ricerca sono partito
dall'interpretazione tradizionale secondo la quale Bodin è un autore politico. Proprio
partendo dalla condivisione di questa interpretazione caratterizzante il quadro complessivo
dell'opera di Bodin, ho avanzato l'ipotesi che la teoria politica presentata nella Methodus,
che in molti aspetti si avvicina a quella descritta nella successiva e più ampia République
e in alcuni casi, ad esempio nella definizione della nozione di sovranità, coincide con essa,
sia strettamente legata alla riflessione sulla storia.
Uno dei capitoli più famosi della Methodus è dedicato alla confutazione dello schema di
successione dei quattro imperi universali. La serrata polemica con lo schema di
successione dei quattro imperi universali deve in questo caso essere interpretato come
l'aspetto più evidente di un ripensamento delle strategie di interpretazione e ricezione del
dato storico, ripensamento che si intreccia e interagisce con le modalità di fondazione e di
legittimazione della politica, della pratica politica e della teoria dello stato.
JEAN BODIN, BIBLIOGRAFIA
Opere di Jean Bodin
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Studi sulla filosofia della storia e la storiografia moderna
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