1
Dott.ssa Ilaria Rodella I Popularphilosophen di Göttingen e la polemica contro l'idealismo trascendentale L'età kantiana costituisce uno dei periodi più significativi della storia della filosofia moderna per il grande numero di scritti occasionati dall'uscita della Critica della ragion pura. E in effetti in questa epoca la filosofia è al centro di un vasto interesse anche da parte di un pubblico non specialistico. All'interno di tale discussione si è soliti ricondurre sia i cosiddetti « epigoni » di Kant come Reinhold, Schultz, Jacobi, Beck, Maimon, Schulze i quali, proponendosi come portavoce o come critici delle istanze kantiane, approdano nella maggior parte dei casi ad interpretazioni del sistema che si risolvono in tentativi di un suo superamento, sia i più noti oppositori quali Herder, Hamann e Eberhard. Tuttavia, se si scende a profondità maggiori per meglio stabilire lo « status quaestionis », non si può non notare come tale ventennio di riflessione filosofica conservi dei coni d'ombra, mantenga cioè delle zone del tutto inesplorate
1
.
Al fine di dare maggiore completezza al quadro generale, sarebbe utile assumere un criterio di indagine che permetta, attraverso una precisa delimitazione spazio-temporale, la messa in luce di personalità e tematiche del dibattito sviluppatosi sull'opera kantiana, sinora abbastanza trascurato. Nella seconda metà del secolo XVIII l'università di Göttingen era, assieme a quelle di Königsberg e di Jena, una delle più importanti della Germania, benché non potesse gareggiare con queste ultime per l'insegnamento della filosofia; tuttavia, dall'ultimo ventennio del secolo essa divenne, tramite il contributo in particolare di Feder, Meiners e Tiedemann, il baluardo di una accesa battaglia contro l'idealismo trascendentale, al punto che si è parlato di una « impermeabilità »
2
nei confronti del pensiero del « genio
1
Raffaele Ciafardone considera tale epoca ancora in gran parte «terra incognita» e ricorda come la ricerca
storiografica in Italia si sia indirizzata in modo particolare verso i più vivaci e noti seguaci o avversari del criticismo; (cfr. R. C
IAFARDONE
, La «Critica della ragion pura» nell'Aetas Kantiana, L'Aquila, 1987, p.
V). A tal proposito, basti ricordare alcuni fra i contributi più rilevanti: P. C
ARABELLESE
, Il problema della
filosofia da Kant a Fichte (Palermo 1929); G. D
URANTE
, Gli epigoni di Kant (Firenze 1943); A. P
UPI
, La
formazione della filosofia di K. L. Reinhold (Milano 1966), Alle soglie dell'età romantica (Milano 1962), Le obiezioni all'Enesidemo (Milano 1970); V. V
ERRA
, Dopo Kant. Il criticismo nell'età preromantica
(Torino 1957), F.H. Jacobi. Dall'Illuminismo all'Idealismo (Torino 1963), Mito, rivelazione e filosofia in J.G. Herder e nel suo tempo (Milano 1966), J.G. Herder e la filosofia della storia, intr. a G.G. Herder, Idee per la filosofia della storia dell'umanità (Bologna 1971), pp. 3-56, Jacobi e il rifiuto della filosofia, in « Filosofia », IV, 1953, pp. 575-600, Critica e sviluppi del pensiero kantiano, Grande Antologia Filosofica (Milano 1972), vol. XVII. Sul ruolo di Schultz quale «interprete ufficiale» della filosofia kantiana, si veda: C. B
ONELLI
M
UNEGATO
, Johann Schultz e la prima recezione del criticismo kantiano
(Trento 1992).
2
Cfr. L. M
ARINO
, I maestri della Germania. Göttingen 1770-1820, Torino, 1975, p. 150. Il clima di
resistenza al criticismo che si respirava a Göttingen si trasformerà in seguito in una severa condanna nei confronti degli sviluppi dell'idealismo di Fichte, dei Naturphilosophen e di Hegel; (cfr. « Göttingische Anzeigen von gelehrten Sachen », 1798, pp. 745-56, 825-30, 945-55, 1185-98; H.A. O
PPERMAN
, Die
Göttinger gelehrten Anzeigen während einer hundertjährigen Wirksamkeit für Philosophie, schöne Literatur, Politik und Geschichte, Hannover, 1844, p. 32-72). Sul rapporto tra la Georgia Augusta e la cultura inglese e francese: J. S. P
ÜTTER
, Versuch einer academischen Gelehrten-Geschichte von der
Georg-Augustus Universität zu Göttingen, Göttingen, 1768; F. S
AALFELD
, Geschichte der Universität
Göttingen in dem Zeitraume von 1788 bis 1820, Hannover, 1820; C
HR
. M
EINERS
, Über die Verfassung
und Verwaltung deutscher Universitäten, Göttingen, 1801-1802, Kurze Darstellung der hohen Schulen des protestantischen Deutschlands, besonders der hohen Schule zu Göttingen, Göttingen, 1808,
2
del tempo » da parte dei filosofi della Georgia Augusta, i quali partecipano come protagonisti a quella tendenza filosofica definita in generale Popularphilosophie
3
. Pur
avendo dedicato parte della loro energia al confronto e allo scontro con l'idealismo trascendentale, essi non riceveranno da Kant alcuna pubblica replica, se si eccettuano la risposta alla recensione Garve-Feder pubblicata in Appendice ai Prolegomeni, e alcuni severi giudizi rinvenibili in alcuni scambi epistolari
4
.
Nell'ambito della nostra ricerca il concetto di Popularphilosophie assume un'accezione più ristretta di quella solitamente considerata; sebbene l'origine del termine venga fatta risalire ad un appello di Diderot (« Hatôns-nous de rendre la philosophie populaire »)
5
,
volto alla creazione di una forma di pensiero impegnata nel mondo, e nonostante tale obiettivo fosse punto di riferimento comune alle varie componenti culturali del tempo e ai suoi diversi personaggi, quali Wieland, Winckelmann, Lessing, Nicolai, il movimento della Popularphilosophie manifesta una ricchezza di risultati e produce interessanti spunti di riflessione in modo particolare tramite il contributo dei pensatori di Göttingen
6
. Significativo è a questo proposito il fatto che alcune delle opere di Feder e
di Tiedemann siano pubblicate nella ricca collana di ristampe denominata « Aetas Kantiana »
7
.
Schutzschrift für den Stand und die Lebensart der Professoren, in Vermischte philosophische Schriften, 1775-1776, III, 1776, pp. 115-163; J.D. R
EUSS
, Conspectus societatis regiae scientiarum goettingensis a
primordis a. 1751 usque ad annum 1808, Göttingen, 1808; J.G. B
UHLE
, F. B
OUTERWEK
, « Göttingisches
Philosophisches Museum », Göttingen, 1798-99.
3
La necessità di circoscrivere l'ambito della presente ricerca è anche dovuto al fatto che le motivazioni
della polemica antikantiana da parte dei « filosofi popolari » di Göttingen non fossero pienamente condivise dall'intero ambiente accademico: negli stessi anni in cui matura la loro avversione al criticismo, G.Ch. Lichtenberg, G.A. Bürger e Blumenbach, pur non muovendo dal settore degli studi filosofici, si dichiarano ammiratori entusiasti di Kant; nell'ultimo decennio del secolo, con F. Bouterwek, J.G. Buhle, G. Hugo, G.F. Martens, Ch.F. Ammon e K.F. Stäudlin, il criticismo troverà un nucleo significativo di pensatori fedeli al « verbo » kantiano; (cfr. M
ARINO
, I maestri della Germania, pp. 146-161, 181-236).
4
Cfr. I. K
ANT
, Prolegomena, tr. it. a cura di P. Martinetti, Torino, 1944
2
, pp. 219-227; Akademie
Ausgabe, X, pp. 129-135, 443-495, 489-490.
5
Cfr. D. D
IDEROT
, De l'interprétation de la nature, in Oeuvres complètes, IX, Paris, 1981, p. 69: « Si
nous voulons que les philosophes marchent en avant, approchons le peuple du point où en sont les philosophes ».
6
Negli ultimi decenni ha preso avvio un nuovo interesse verso il fenomeno della Popularphilosophie,
considerato il punto di approdo di un indirizzo di pensiero, volto a laicizzare la filosofia radicandola nel mondo, che va dal Rinascimento fino a Kant, la cui tipicità non trova riscontri negli altri paesi europei; a riguardo si vedano i seguenti articoli: W. S
CHNEIDERS
, Zwischen Welt und Weisheit. Zur Verweltlichung
der Philosophie in der frühen Moderne, « Studia Leibnitiana », 15 (1983), pp. 2-18; R. M
ORTIER
, Existe-
t-il au XVIII
e
siècle, en France, l'équivalent de la « Popularphilosophie » allemande?, ivi, pp. 42-45;
W.C. Z
IMMERLI
, « Schwere Rüstung » des Dogmatismus und « anwendbare Eklektik ». J.G.H. Feder und
die Göttinger Philosophie im ausgehenden 18. Jahrhundert, ivi, pp. 58-71; M
ORTIER
, Diderot, Ernesti et
la « philosophie populaire», in AA. Vv., Essays on Diderot and Enlightenment in Honor of Otis Fellows, Genève, 1974, pp. 207-230; H. H
OLZHEY
, Der Philosoph für die Welt. Eine Chimäre der deutschen
Aufklärung?, in A
A.
Vv., Esoterik und Exoterik der Philosophie. Beiträge zu Geschichte und Sinn
philosophischer Selbstbestimmung, Basel-Stuttgart, 1977, pp. 117-138; W.C. Z
IMMERLI
, Arbeitsteilige
Philosophie. Gedanken zur teil-Rehabilitierung der Popularphilosophie, in A
A
. Vv., Wozu Philosophie?,
Berlin-New York, 1978, pp. 181-211; J. V
OSS
, Der gemeine Mann und die Volksaufklärung im späten 18.
Jahrhundert, in A
A
. Vv., Vom Elend der Handarbeit. Probleme historischer Untersuchung, Stuttgart,
1981, pp. 208-233. Sul contributo apportato dai Popularphilosophen nella storiografia filosofica tedesca di fine Settecento, cfr.: M. L
ONGO
, Scuola di Gottinga e « Popularphilosophie », in Il secondo
Illuminismo e l'età kantiana, vol. II, Padova, 1988, pp. 671-878.
7
Al suo interno sono stati riediti i seguenti scritti: J. G. H. F
EDER
, Untersuchungen über den
menschlichen Willen, dessen Naturtriebe, Veränderlichkeit, Verhältniss zur Tugend und Glückseligkeit und die Grundregeln die menschlichen Gemüther zu erkennen und zu regieren, Göttingen und Lemgo,
3
Johann Georg Heinrich Feder (1740-1821) fu docente di filosofia a Göttingen dal 1768 al 1797, anno in cui fu costretto a lasciare l'insegnamento universitario per la perdita di prestigio a seguito della dura polemica con Kant e i suoi seguaci. Egli può essere considerato, oltre che una delle più importanti figure dell'ambiente accademico della Georgia Augusta, anche il portavoce delle istanze antikantiane dei Popularphilosophen di Göttingen, avendo affiancato Ernst Platner, professore di medicina e fisiologia a Lipsia, nella difesa della cultura scolastica eclettica contro le innovazioni kantiane. Questo titolo sembra gli spetti di diritto, soprattutto per il suo contributo alla famosa recensione della Critica della ragion pura la quale, dopo i primi mesi di silenzio seguiti all'uscita dell'opera, costituì la prima interpretazione del criticismo. Insieme all'amico Meiners, Feder darà vita ad una rivista, la « Philosophische Bibliothek », la quale diverrà con il « Philosophisches Magazin » e il « Philosophisches Archiv » di Eberhard, il baluardo ufficiale della polemica contro l'idealismo trascendentale. Christoph Meiners (1747-1810), professore di filosofia a Göttingen dal 1772 al 1710, conobbe Dieterich Tiedemann (1748-1804) all'università di Bremen e mantenne con lui un rapporto di amicizia che durerà tutta la vita; sarà egli stesso a richiamare Tiedemann a Göttingen nel 1774 e ad introdurlo nel seminario filologico di Christian Gottlieb Heyne, la cui metodologia storiografica era ispirata ad un rigoroso oggettivismo filologico nella ricerca e nell'interpretazione delle fonti
8
. In seguito Tiedemann
abbandonerà Göttingen per occupare dal 1776 al 1786 la cattedra di letteratura antica a Kassel, procuratagli dallo stesso Heyne. Dopo la chiusura del Carolinum, gli fu assegnata una cattedra di filosofia all'università di Marburg, dove insegnò fino al 1804, anno della sua morte. In generale, il pensiero dei Popularphilosophen risulta contrassegnato da un orientamento speculativo giunto a maturazione ben prima che in Germania si diffondessero in maniera capillare le dottrine kantiane. Appartenendo a quella che Max Wundt ha definito « la terza generazione » dell'Aufklärung, essi mostrano caratteri propri e una fisionomia speculativa ben definiti; il nucleo di fondo del loro pensiero si riallaccia alla prima età dell'illuminismo tedesco, contrassegnata dalla filosofia eclettica di Christian Thomasius, ed è integrato con elementi presi da Wolff e da Leibniz, soprattutto dopo la pubblicazione dei Nuovi saggi sull'intelletto umano
9
, i quali
1779-1793, Ueber Raum und Causalität, zur Prüfung der kantischen Philosophie, Göttingen, 1787, « Philosophische Bibliothek » (Göttingen 1788, 1789, 1790, 1791), J.G.H. Feder's Leben, Natur und Grundsätze, Leipzig-Hannover, 1825; D. T
IEDEMANN
, Geist der spekulativen Philosophie, Marburg,
1791-1797, Theätet oder über das menschliche Wissen. Ein Beytrag zur Vernunft-Kritik, Frankfurt am Mayn, 1794, Idealistische Briefe, Marburg, 1798, Handbuch der Psychologie, zum Gebrauche bei Vorlesungen und zur Selbstbelehrung bestimmt, Leipzig, 1804.
8
Cfr. P
ÜTTER
, Versuch, p. 213-19. Va pure ricordato che gli strumenti metodologici appresi alla scuola di
Heyne consentiranno a Meiners, e in particolare a Tiedemann di opporsi al criterio storiografico aprioristico dei kantiani, e di rifiutare, sulla base di una documentazione filologicamente corretta, qualsiasi definizione preliminare di filosofia, per potersi accostare alle dottrine e ai filosofi senza alcuna sorta di preconcetti; (cfr. M
EINERS
, Geschichte der Wissenschaften, I, Vorrede, pp. XXVIII-XXX;
T
IEDEMANN
, Geist der spekulativen Philosophie, I, pp. IX-X; Dialogorum Platonis Argumenta exposita
et illustrata; Biponti, 1786, Praefatio, p. 7). Sul ruolo determinante di Heyne come direttore della Biblioteca di Göttingen e come direttore della rivista « Göttingische Anzeigen », cfr. O
PPERMAN
, Die
Göttinger gelehrten Anzeigen, pp. 24-223; A.H.L. H
EEREN
, Ch.G. Heyne. Biographisch dargestellt,
Göttingen, 1813; E. B
RANDES
, Über den gegenwärtigen Zustand der Universität Göttingen, Göttingen,
1802, pp. 196-202; K.J. H
ARTMANN
-F
ÜCHSEL
, Geschichte der Göttinger Universitätbibliothek,
Göttingen, 1937; V. V
ERRA
, Mito, rivelazione e filosofia in J.G. Herder, pp. 21-33.
9
Sulla presenza della filosofia leibniziana e wolffiana nel pensiero tedesco degli anni Ottanta, nonostante
la sua « eutanasia » decretata dallo stesso Kant, cfr. M. W
UNDT
, Die deutsche Schulphilosophie im
4
vengono mediati con i motivi dell'empirismo inglese di stampo lockiano e del sensismo francese. Per meglio capire i principi di fondo di questi filosofi è opportuno affiancare al termine Popularphilosophie quello di eclettismo, atteggiamento peraltro condiviso dal fondatore dell'università, il barone G.A. von Münchhausen, e dal suo primo rettore, A. von Haller. Per Feder, Meiners e Tiedemann, eclettismo significa Selbstdenken, e indica la capacità di pensare in autonomia da pregiudizi e da visioni settarie
10
; inoltre, diventerà un punto
di riferimento storiografico contro la metodologia kantiana fondata su un'idea a priori di filosofia in grado di indirizzare il lavoro dello storico
11
.
Nel delineare un profilo sullo status della riflessione filosofica dei Popularphilosophen di Göttingen, ritengo utile consultare due scritti: il Grundriss der philosophischen Wissenschaften di Feder, per la trattazione in esso contenuta di ciascuna disciplina filosofica, e l'Anleitung zur Kenntniss der auserlesenen Litteratur in allen Theilen der Philosophie, di M. Hissmann
12
, la quale fa il punto sullo stato degli studi filosofici fino
al suo tempo. Feder considera la metafisica la più in crisi fra le discipline filosofiche: essa viene svalutata nel suo ruolo e privata dei suoi tradizionali contenuti; all'interno della biblioteca filosofica elaborata poi da Hissmann, la metafisica è posta tra le discipline teoretiche, sebbene anch'egli avverta come essa abbia assunto nel tempo un'eccessiva estensione. Pertanto essa dovrebbe restituire i suoi tesori alle scienze che ha defraudato, alla psicologia, alla fisica e all'etica. La parte più nobile della metafisica, cioè la teologia naturale, va infine riferita alla filosofia pratica; ciò che resta, l'ontologia o metafisica generale, altro non è che la trattazione dei concetti e dei principi più generali e lo studio delle fonti del conoscere, vale a dire la gnoseologia alla maniera di Locke. Tuttavia, come sarà ribadito in seguito da Tetens e da Tiedemann
13
, tale parte della
Zeitalter der Aufklärung, Tübingen, 1945, rist. Hildesheim, 1964, p. 317; G. M
ARTIN
, Kants
Auseinandersetzung mit der Bestimmung der Phänomena durch Leibniz und Wolff als verworrenw Vorstellungen, in Kritik und Metaphysik, Berlin, 1966, p. 105; S. P
OGGI
, Motivi leibniziani e newtoniani
nella prima ricezione del kantismo, « Riv. Filos. », 70 (1979), pp. 45-76.
10
In apertura della sua attività di docente a Göttingen, Meiners dichiara: « Tutti esigono ora da un
filosofo che sia eclettico, cioè, come si dice, che pensi da sé, scelga da molte contrapposte opinioni le migliori e proponga queste ai suoi scolari, sostenute da tutti i loro fondamenti » (M
EINERS
, Revision der
Philosophie, Göttingen, 1772, p. 60). Nonostante questa dichiarazione di Selbstdenken sia comune ai Popularphilosophen, Kant nella Prefazione ai Prolegomeni rivolgerà loro le proprie critiche; quei « dotti », infatti, impossessandosi della filosofia altrui per poi inserirla nei loro manuali, non risultano i destinatari dell'opera perché non sono veri filosofi (cfr. K
ANT
, Prolegomena, pp. 3-4).
11
Cfr. T
IEDEMANN
, Geist der spekulativen Philosophie, Vorrede.
12
La produzione filosofica di Hissmann (1752-1784), nonostante la sua prematura scomparsa, fu prolifica
e rilevante; oltre alla citata opera, prima di diventare professore all'università di Göttingen nel 1782, sono da menzionare i seguenti scritti: Geschichte der Lehre von der Association der Ideen (Göttingen 1777), Untersuchungen über den Stand der Natur (Göttingen 1780); nell'ultimo anno della sua vita, si interessò al pensiero di Leibniz: Versuch über das Leben des Freyherrn von Leibniz, (Münster 1783); svolse inoltre un intenso lavoro come traduttore di autori francesi, quali Condillac, de Brosses e Demeunier; del primo curò l'edizione tedesca dell'Essai sur l'origine des connaissances humaine, pubblicata a Lipsia nel 1780 (cfr. « Allgemeine Deutsche Bibliothek », XII, p. 503; N. M
ERKER
, L'illuminismo tedesco. Età di
Lessing, Bari, 1974
2
, pp. 327-331).
13
Cfr. J.N. T
ETENS
, Philosophische Versuche über die menschliche Natur und Ihre Entwicklung, Leipzig,
1777. La portata « realistica » della filosofia di Tiedemann viene a trovare la sua ultima e definitiva collocazione nel quadro più esteso di una impostazione in chiave psicologistica del problema della conoscenza umana. La psicologia viene ad assumere pertanto i tratti di una scienza propedeutica alla filosofia; cfr. T
IEDEMANN
, Handbuch der Psychologie, Einleitung, p. 5.
5
metafisica viene ricondotta nell'ambito della psicologia, in quanto i suoi concetti sono derivati dallo studio delle facoltà dell'anima. Nella tematica filosofica dei Popularphilosophen il ruolo centrale viene assunto dall'antropologia; Feder nella sua opera più importante, le Untersuchungen über den menschlichen Willen, sostiene che lo studio dell'uomo e della sua natura debba essere collocato alla base di ogni scienza, come era stato prescritto da Socrate nell'antichità e ribadito da Hume nel Trattato sulla natura umana. Se è dunque l'uomo concreto, collocato all'interno delle sue sempre cangianti esperienze, l'oggetto di tale studio, il metodo prescelto per l'indagine non potrà essere che quello induttivo-sperimentale, basato non su un'astratta definizione di uomo, ma sull'osservazione degli stati interni, supportata da analisi psicologiche, biografie e descrizioni di viaggi che costituiscono « il fondamento anche qui della più solida ed utile filosofia »
14
.
La forma letteraria privilegiata dai Popularphilosophen non è l'arido e « cristallizzato » trattato, bensì il saggio, capace di mostrare il procedere dell'intelletto umano nella forma di un discorso piano, semplice. Il filosofo dovrà adeguarsi, come affermano Feder e Garve nella recensione alla Critica della ragion pura, al modo comune e naturale di esprimersi, il quale sarà a sua volta conforme al modo naturale dell'intelletto di pensare
15
.
La mancanza di studi orientativi sugli sviluppi della polemica antikantiana condotta dai « filosofi popolari » di Göttingen ha fin dall'inizio orientato il mio lavoro verso un confronto diretto con le fonti stesse, al fine di cogliere la reale portata del contributo offerto da Feder, Tiedemann e Meiners al dibattito filosofico del tempo in relazione alla battaglia antidealistica. L'autobiografia di Feder si rivela uno strumento importante per cogliere il clima culturale nel quale è maturata la sua riflessione filosofica. Ne emerge che il suo atteggiamento nei confronti di Kant non fu sempre di aperta e totale contrapposizione; sin dai tempi di Coburg, dove rimase per due anni come professore di morale e metafisica al Casimirianum, Feder era stato un attento lettore di Kant. Egli si trovava perfettamente d'accordo con quanto sostenuto nei Träume eines Geistessehers, di cui aveva apprezzato la vena « serenamente scettica »
16
. Questa disposizione filosofica
permane costante nel corso della sua riflessione, la quale appare disposta a comprendere forme di pensiero tra loro diverse e contraddittorie, ma tuttavia collegate per essere
14
Cfr. F
EDER
, Untersuchungen über den menschlichen Willen, Vorrede; Feder sostiene che la morale non
sia interamente deducibile a priori, ma dipenda essenzialmente dalla struttura dell'uomo e dal suo rapporto con un certo tipo di società, aspetti questi che devono essere definiti dall'antropologia. Meiners ricorrerà di frequente ad esperienze tratte dalla psicologia evolutiva per mostrare il legame che intercorre tra il perfezionarsi dei concetti religiosi e l'accrescimento della cultura (cfr. Grundriss der Geschichte aller Religionen, Lemgo, 1785, pp. 5-6). Sul comune metodo di indagine di tipo descrittivo, cfr. M
EINERS
, Untersuchungen über die Denktkräfte und Willens-kräfte des Menschen, nach Anleitung der
Erfahrung, Vorrede, 2 Tle, Göttingen, 1806.
15
Cfr. K
ANT
, Prolegomena, p. 239. Il riferimento al senso comune rappresenta per Feder un preciso
intendimento teoretico: egli accusa i kantiani di utilizzare un linguaggio iniziatico e di condurre ragionamenti eccessivamente sottili. La filosofia non deve confondersi con l'opera da « gabinetto di metafisica », ma deve costituirsi come studio e come attività utili alla comunità; sul linguaggio oscuro impiegato da Kant, cfr. M
EINERS
, Grundriss der Seelen.Lehre, Lemgo, 1786, p. XVIII; T
IEDEMANN
,
Theätet, Vorrede, p. XVI-XVII.
16
A questo proposito, si veda la recensione sulla « Erlanger gelehrte Zeitung » in K
ANT
, Gesammelte
Schriften, vol. X, pp. 239; sul riconoscimento da parte di Feder dell'influsso esercitato da Kant sul proprio pensiero, cfr.: J.G.H. Feder's Leben, Natur und Grundsätze, p. 117; Ueber Raum und Causalität, pp. III-IV.
6
rivolte in ultima istanza alla ricerca del vero e del bene. Questo « sano » scetticismo spiega il duplice atteggiamento di Feder nei confronti di Kant, oscillante tra l'ammirazione per la sua vis speculativa, e la critica preoccupata per gli sviluppi di questa nuova « setta » filosofica. In seguito alla famosa recensione del 1782 la polemica contro Kant diventerà via via più marcata. Nel 1787 esce Ueber Raum und Caussalität, zur Prüfung der kantischen Philosophie, opera dedicata all'analisi di due Hauptpunkte del sistema kantiano, lo spazio e la causalità
17
. Nel tentativo di contrapporre al criticismo il punto di vista della
tradizione eclettica, largamente empiristica e lockiana, e senza tenere in debito conto delle precisazioni contenute nei Prolegomena, Feder muove nuovamente a Kant l'accusa di idealismo e di scetticismo, confutando il criticismo sulla base della propria filosofia fondata sul senso comune e sui fatti
18
. L'opera di Feder intende difendere il
punto di vista antidealistico secondo cui i corpi « non sono mere rappresentazioni in noi, ma cose reali al di fuori di noi »
19
. Le proposizioni causali sono estensione
dell'esperienza la quale, per essere conoscenza umana irrecusabile, deve avere luogo secondo le regole basilari dell'intelligenza umana. Feder interpreta psicologicamente l'a priori e sostiene che le sensazioni e le rappresentazioni sono innate in virtù di semplici disposizioni dell'anima. Pur avendo definito la rappresentazione dello spazio come originaria, Kant non è tuttavia riuscito a dimostrare che la sua esistenza preceda l'esperienza; Feder giunge ad ipotizzare una spazialità pura extrasoggettiva, rispetto alla quale le forme a priori non sarebbero altro che un'appendice irrilevante. Tuttavia è nella « Philosophische Bibliothek » che la polemica antidealistica di Feder si svolge in tutta la sua ampiezza. Nella rivista, pubblicata a Göttingen tra il 1788 e il 1791, si trovano diversi articoli e saggi che hanno per argomento i punti più discussi del sistema kantiano, i quali mettono in luce la costante attenzione dedicata da Feder agli sviluppi del criticismo
20
. Significativo appare lo scritto Ueber die Kantische
Moraltheologie, in cui Feder, dopo aver criticato le conclusioni contenute nel Canone della ragion pura, propone un'etica fondata sulla natura umana in opposizione al purismo formale di Kant e sostiene la possibilità sul piano teoretico di una dimostrazione analogica dell'esistenza di Dio
21
.
Sebbene Feder non occupi un posto di rilievo come storico della filosofia, è pure indubbia l'azione di stimolo esercitata nei confronti di Meiners e di Tiedemann ad impegnarsi nel campo della storia della cultura e della storiografia filosofica. La poderosa opera in sei volumi di Tiedemann, il Geist der spekulativen Philosophie, rappresenta la prima grande storia della filosofia uscita in Germania dopo l'Historia critica philosophiae di Jacob Brucker.
17
Sull'importanza di questo scritto di Feder in ordine al primo dibattito sul criticismo, cfr. P
UPI
, La
formazione, p. 229.
18
Cfr. F
EDER
, Ueber Raum und Causalität, p. 94: «Ora, negare i fatti solo perché non li si sa chiarire è la
via più diretta per l'annientamento di ogni conoscenza razionale e di ogni scienza».
19
ivi, p. 67.
20
Nei fascicoli della rivista viene sempre riservato il primo posto ad una Abhandlung riferita a Kant
(Ueber subjective und objective Wahrheit, und die Uebereinstimmung aller Wahrheiten unter einander, 1788, pp. 1-42; Ueber den Begriff von Substanz, 1789, pp. 1-40; Versuch einer möglichst kurzen Darstellung des kantischen Systems; 1790, pp. 1-13 e Ueber die Kantische Moraltheologie, 1790, pp. 13- 66; Ueber Bestimmung und Bestimmheit der Begriffe, 1791, pp. 1-86); si trovano inoltre ampie recensioni di lavori di kantiani quali Reinhold, Jacob e Schultz, mentre le Kurze Anzeigen presentano un ricco panorama della recente letteratura sul kantismo.
21
Cfr. F
EDER
, Ueber die Kantische Moraltheologie, pp. 61-66.
7
Il presupposto della fede nel progresso indefinito della ragione umana e la tesi del valore proprio di ogni epoca storica, veri Leitfaden dell'opera, permettono a Tiedemann di formulare un giudizio più approfondito intorno a periodi finora trascurati dalla storiografia filosofica, come il Neoplatonismo e la Scolastica
22
. Già in quest'opera sono
contenuti alcuni dei temi e degli spunti che saranno poi ripresi da Tiedemann nella sua polemica con i kantiani. Il primo scritto dedicato alla polemica antikantiana esce nel 1784 negli « Hessische Beiträge zur Gelehrsamkeit und Kunst » nella forma di tre articoli raccolti sotto il titolo generale Über die Natur der Metaphysik, zur Prüfung von Hrn. Prof. Kants Grundsätzen
23
. Riferendosi alla suddivisione interna della Critica della ragion pura,
Tiedemann si sofferma sui punti più delicati della gnoseologia kantiana. Tra questi, l'intervento dedicato all'esame dell'estetica trascendentale appare il più completo e interessante, oltre ad essere il più esteso. Tiedemann sostiene il carattere analitico delle proposizioni matematiche. Egli non riscontra alcuna differenza sostanziale fra le operazioni di analizzare un concetto e di dividere un intero nel pensiero; si tratterebbe sempre di analisi: nel primo caso vengono isolati i predicati prima pensati confusamente, nel secondo le rappresentazioni delle parti
24
.
Nel 1794 esce la più interessante opera contro il criticismo, il Theätet, strutturato in quattro sezioni. Muovendo dai risultati raggiunti dieci anni prima, Tiedemann intende assecondare l'invito kantiano contenuto nei Prolegomena ad analizzare la Critica « pezzo per pezzo »
25
e sottopone le sue riflessioni all'attenzione di quei kantiani che
vogliano trarre beneficio da uno scambio di idee
26
. Il criticismo, quale dottrina
gnoseologica, viene ricondotto ad una forma di idealismo, poiché pretende di derivare tutto dall'attività del pensiero e di comporre in base ad esso le leggi della natura, subordinando la realtà esterna all'attività del soggetto. Anche per Tiedemann, come per Feder, resta valida la soluzione del realismo, pur accompagnata da alcune precisazioni che tengono conto delle indicazioni di Tetens esposte nei Philosophische Versuche: nella conoscenza si trova qualcosa di a priori, ovvero le facoltà attiva e passiva, proprie
22
Su questo merito in ambito storiografico riconosciuto a Tiedemann si veda il lavoro di M. L
ONGO
:
L'immagine della Scolastica tra «tempi bui» e idea di progresso. Il contributo di D. Tiedemann, in Itinerari e prospettive del personalismo, Milano, 1986, pp. 429-455. Sulla storia della filosofia di Tiedemann come « entità organica », cfr. M. G
UEROULT
, Histoire de l'histoire de la philosophie, vol. II,
En Allemagne, de Leibniz à nos jours, Paris, 1988, pp. 349-371.
23
Gli articoli sono stati raccolti da K.G. Hausius in Materialien zur Geschichte der critischen
Philosophie, Leipzig, 1792, Bde. II, pp. Va ricordato che proprio nello stesso anno escono le Erläuterungen über des Herrn Professor Kant Critik der reinen Vernunft (Königsberg 1784) di Johann Schultz, e nella « Allgemeine deutsche Bibliothek » vengono recensiti per mano di H.A. Pistorius i Prolegomena; invece la « Berlinische Monatsschrift » riporta un violento attacco di C.G. von Selle contro la distinzione tra giudizi sintetici e analitici esaminata su base empiristica. Nell'anno seguente, C.G. Schütz fondò col Bertuch a Jena la « Allgemeine Literatur-Zeitung », la quale diviene il vero organo di difesa e diffusione del kantismo.
24
La proposizione « sette più cinque è uguale a dodici » è per Tiedemann analitica: « fra tutte le possibili
parti di dodici si trovano anche sette e cinque » (Gegen die Aesthetik, in H
AUSIUS
, Materialien, p. 56).
Sulle tesi di Tiedemann criticate dai kantiani, cfr. « A.L.Z. », 12 luglio 1785, n. 162, p. 43; pp. 154-155; «A.L.Z.», marzo 1788, n. 64, col. 692.
25
Cfr. Prolegomeni, p. 173. I punti salienti su cui Tiedemann si sofferma nella sua lunga indagine ruotano
attorno ai seguenti problemi: la distinzione tra fenomeno e noumeno, il dualismo materia-forma, le intuizioni a priori di spazio e tempo, la deduzione trascendentale delle categorie, i giudizi sintetici a priori, i fondamenti della psicologia razionale e le antinomie cosmologiche.
26
Per quanto riguarda l'eco suscitata dal Theätet si vedano le risposte del kantiano J.C
HR
. F. D
IETZ
:
Antitheätet, Gotha, 1798; Beantwortung der ideal. Briefe, Gotha, 1801.
8
della coscienza: tuttavia, poiché non siamo in grado di separare, nelle nostre rappresentazioni, l'a priori dall'a posteriori, non è possibile nemmeno determinare con precisione la natura della conoscenza a priori. Per Tiedemann il principio primo della filosofia, la proposizione che sta a fondamento di ogni ulteriore speculazione è « io ho coscienza » (ich habe Bewusstseyn); questo è il giudizio assolutamente semplice, nel quale il predicato viene a coincidere con lo stesso soggetto. Dall'essere dell'io come coscienza Tiedemann deduce poi non solo la realtà dell'io, ma anche del mondo esterno, la cui esistenza è attestata dalle impressioni del senso interno, di cui vi è nella coscienza la facoltà passiva. La polemica antikantiana riprende nel 1798 con gli Idealistiche Briefe, in risposta agli attacchi del kantiano Dietz; la soluzione del problema gnoseologico, a lungo meditata anche grazie agli studi sulla Critica, porta Tiedemann a una ricerca sul funzionamento della psiche che pone a fondamento di ogni ulteriore indagine filosofica. La polemica antikantiana da parte di Meiners prende avvio dalla Vorrede al suo Grundriss der SeelenLehre (1786). Rimarcando le critiche di Feder, Meiners vuole dimostrare come il pensiero kantiano non sia che la mera riproposizione dei dubbi e dei sofismi delle scuole della filosofia antica. Kant avrebbe inteso la ragion pura come « fonte e principio di vera conoscenza anche al di fuori della matematica pura, senza aver minimamente dimostrato la sua realtà o validità », ed avrebbe trattato come mere ipotesi le prime verità della religione naturale e i principi della Sittenlehre
27
. Nello scritto è
anche presente un confronto fra Kant e Hume che si risolve a vantaggio di quest'ultimo, a motivo di una chiarezza espositiva superiore e di uno scetticismo molto meno pericoloso di quello kantiano
28
. Il filosofo di Königsberg avrebbe attribuito
un'importanza eccessiva ad una forma di speculazione del tutto svincolata dall'esperienza; i contenuti della sua riflessione hanno avuto fortuna solo perché sono stati proposti in un linguaggio enigmatico, che ha destato la curiosità di filosofi inesperti e mediocri. La rivoluzione speculativa dell'opera kantiana non riveste alcuna importanza a livello teoretico, semmai può interessare sul piano storico-pratico; il criticismo diventava per Meiners il sintomo dell'inquietudine politica e sociale del suo tempo, per la sua predisposizione a compromettere e a scardinare i principi della tradizione
29
.
Allo stato attuale, il mio lavoro è volto a ricercare la presenza nel pensiero di Meiners di spunti autonomi ed originali rispetto a quelli di Feder, nella pur comunanza degli intenti legati alla polemica antikantiana. La complessità dell'argomento nel quale si inserisce la mia ricerca mi ha indotta a collocare i risultati delle riflessioni dei Popularphilosophen all'interno di diversi temi teoricamente definiti, corrispondenti ai punti più dibattuti dell'idealismo trascendentale. Una ricerca fra le più importanti riviste filosofiche tedesche del periodo, quali ad esempio la « Allgemeine Literatur-Zeitung », la « Allgemeine deutsche Bibliothek », la « Neue allgemeine deutsche Bibliothek », la « Berlinische Monatsschrift », il « Theutscher Merkur », permetterà in primo luogo di circoscrivere gli esiti della battaglia antidealistica condotta da Feder, Tiedemann e Meiners; in secondo luogo, si potrà accertarne la reale portata e l'impatto che ha avuto sulla cultura filosofica del periodo. Sarà cioè possibile valutare se la loro polemica sia stata del tutto sterile e isolata oppure se, nonostante l'atteggiamento di diffidenza riservato loro da Kant, i
27
Cfr. M
EINERS
, Grundriss der Seelen-Lehre, pp. III-XXXIX.
28
ivi, pp. XXVII-XXX.
29
ivi, p. XXXV.
9
Popularphilosophen di Göttingen abbiano svolto un qualche ruolo nella problematizzazione e nello sviluppo del criticismo.
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