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DOTTORATO DI RICERCA IN FILOSOFIA (XIV CICLO - II ANNO)
UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI ROMA "TOR VERGATA"
TUTORE: Chiar.mo Prof. PIETRO DE VITIIS
Relazione per l'XI Convegno Nazionale dei Dottorati di ricerca in Filosofia
Gallipoli, 2-4 ottobre 2000
Tiziana Gabrielli - Università degli studi di Roma "Tor Vergata"
V.le Abruzzo, 238 - 66013 Chieti Scalo (CH) - Tel. 0871/560453
E-Mail: TGabrielli@Lettere.uniroma2.it
GENESI E STRUTTURA DELLA «PHILOSOPHIE DER MYTHOLOGIE»
DI F.W.J. SCHELLING
La ricerca si propone di ripensare e di approfondire, sia attraverso una ricostruzione
storico-filologica che attraverso un'indagine di carattere teoretico-speculativo, uno dei temi più complessi e spinosi che sono al centro dell'attuale dibattito della Schelling-Forschung internazionale: la genesi e la struttura della «Philosophie der Mythologie» di F.W.J. Schelling.
Il lavoro si articola in quattro direzioni di ricerca principali: 1. Il problema della
collocazione della «Philosophie der Mythologie» nella cornice della Spätphilosophie di Schelling; 2. Genesi e struttura della «Philosophie der Mythologie» di Schelling; 3. Auseinandersetzung con la «Philosophie der Mythologie». Schelling e la «Mythos-Debatte» fra '800 e '900; 4. Rilettura delle più significative e recenti interpretazioni della «Philosophie der Mythologie» di Schelling.
1. Il problema della collocazione della «Philosophie der Mythologie» nella cornice
della Spätphilosophie di Schelling.
Per un corretto ed autentico approccio ermeneutico alla «Philosophie der
Mythologie», è opportuno innanzitutto analizzarne i temi ed i problemi più qualificanti nel quadro dei rapporti tra «filosofia negativa» e «filosofia positiva»: nodo teoretico cruciale della Spätphilosophie di Schelling. In un suo saggio, dal titolo Ueber die Ursprünglichkeit der Philosophie (1976
2
), H.-G. Gadamer attribuisce all'ultimo Schelling il merito di aver
affermato, in polemica con Hegel, l'indeducibilità dell'esistenza concreta dal sapere logico- concettuale: «Che cos'è il rapporto concettuale alla realtà vera, la visione dell'idea, di fronte
2
alla concreta condizionatezza e singolarità della nostra esistenza? Filosoficamente questo problema è stato posto soprattutto dall'ultimo Schelling. Egli ha visto che l'ambito della nostra penetrazione spirituale della realtà è sempre soltanto il possibile, che noi possiamo pensare solo possibilità, idee, forme dell'essere determinato della realtà, mentre il fatto, la contingenza, l'esistenza (Dasein) delle forme in un modo o nell'altro configurate non possono mai esser prodotti dalla ragione in quanto tale. L'idealismo sarebbe quindi sempre soltanto filosofia negativa, e non positiva»
1
. Ed anche nello scritto Hegel und der
geschichtliche Geist, Gadamer, esprimendo le sue riserve nei confronti della riduzione hegeliana della storia a storia concettuale, fa riferimento alla critica schellinghiana a Hegel, secondo la quale quest'ultimo ha espresso soltanto «l'essenza della filosofia veramente negativa o puramente razionale»
2
, che è una scienza a priori e coglie solo la possibilità delle
cose, non la loro esistenza
3
. Gadamer, inoltre, condivide l'accusa rivolta da Schelling alla
pretesa hegeliana di logicizzare il mondo della libera azione
4
.
L'affermazione dei limiti del sapere logico-concettuale
5
conduce il tardo Schelling ad
attribuire all'esperienza un ruolo importante nella costruzione della filosofia positiva. Egli, infatti, distingue una filosofia negativa che procede a priori e deduttivamente, da una filosofia positiva che «entra nell'esperienza e cresce con essa»
6
, anche se non parte
dall'esperienza ma dall'«essere assolutamente trascendente»
7
, che è al di fuori di ogni
pensiero, e si propone di provare che esso è Dio, cioè di determinarlo come spirito, il che richiede l'esperienza, la quale ha come oggetto l'intera realtà, sia naturale che storica. «L'esperienza, verso la quale tende la filosofia positiva, non è solo una certa esperienza, bensì l'esperienza complessiva dall'inizio alla fine. Ciò che contribuisce alla prova non è una parte dell'esperienza, è l'intera esperienza. Proprio per questo, però, questa prova non è per se stessa soltanto l'inizio o una parte della scienza [...], ma è l'intera scienza, cioè l'intera filosofia positiva - questa non è nient'altro che la prova progrediente, e che continuamente si accresce e si rafforza con ogni passo, del Dio realmente esistente, e poiché il regno della
1
H.-G. GADAMER, Ueber die Ursprünglichkeit der Philosophie, in «Kleine Schriften», Tübingen
1976
2
, Bd. 1, p. 14.
2
F.W.J. SCHELLING, Zur Geschichte der neueren Philosophie, in Schellings Werke, hrsg. von
M. Schröter, C.H. Beck, München 1927-1959, Hauptbd. V, pp. 196-197. Cfr. inoltre H.-G. GADAMER, Hegel und der geschichtliche Geist, in «Kleine Schriften», Tübingen 1972, Bd. III, p. 121.
3
Cfr. F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Offenbarung, in Schellings Werke, cit., Ergänzungsbd.
VI, p. 75.
4
Cfr. H.-G. GADAMER, Hegel und der geschichtliche Geist, cit., p. 122.
5
È significativo qui ricordare come anche W. Pannenberg, rinunciando a quel predominio della
deduzione logico-concettuale che caratterizza la sistematicità hegeliana, viene ad incontrarsi con l'ultimo Schelling. Secondo Pannenberg, infatti, Hegel «ha reso la logica del concetto dominatrice della realtà» [W. PANNENBERG, Grundfragen systematischer Theologie. Gesammelte Aufsätze, Göttingen 1971
2
, Bd. I, p.
219], sottovalutando quindi il ruolo dell'esperienza che coglie l'accadere nella sua contingenza: «L'idealismo tedesco considerò il dominio dell'uomo sul mondo come fondato nella potenza della ragione logica. Esso si chiuse così al carattere casuale dell'accadere e all'apertura al futuro» [W. PANNENBERG, Was ist der Mensch? Die Anthropologie der Gegenwart im Lichte der Theologie, Göttingen 1981
6
, p. 22].
Sul tema cfr. anche il saggio di M.M. OLIVETTI, Filosofia della religione come problema storico, Padova 1974, p. 58.
6
F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Offenbarung, in Schellings Werke, cit., Ergänzungsbd. VI,
p. 128.
7
Ivi, p. 127.
3
realtà, in cui essa si muove, non è compiuto e concluso [...], ma va continuamente incontro al suo compimento, così anche la prova non è mai conclusa, e pertanto questa scienza è solo filo-sofia»
8
. Per Schelling, quindi, la filosofia positiva non è un sistema, ma filo-sofia, cioè
ricerca, e mai possesso definitivo, del più alto sapere. Pertanto è qui evidente non soltanto la distanza di Schelling dalla conclusività e sistematicità hegeliane, ma anche il riconoscimento implicito della finitudine del pensiero. Per lo Schelling della filosofia della mitologia e della rivelazione l'esperienza storica viene ad essere esperienza della storia delle religioni, di quelle mitologiche e di quella rivelata, cosicché la filosofia positiva assume il carattere di una filosofia della religione
9
.
Utili ed illuminanti indicazioni metodologiche ed ermeneutiche per una rilettura del
tardo Schelling si trovano nelle Nachschriften
10
relative a questo periodo. Uno studio
accurato di questi testi ci consentirà di rivisitare le interpretazioni ormai classiche e quelle più recenti della schellinghiana Spätphilosophie. Da H. Fuhrmans
11
, che pone l'ultimo
8
Ivi, pp. 130-131.
9
Sulla filosofia della religione si veda la nona lezione della «Philosophie der Offenbarung».
10
Ci permettiamo di offrire ai lettori un breve prospetto delle Nachschriften edite dell'ultimo
Schelling (1821-1854):
F.W.J. SCHELLING, Initia philosophiae universae. Erlanger Vorlesung WS 1820/21, hrsg. von H.
Fuhrmans, Bouvier, Bonn 1969.
F.W.J. SCHELLING, Schellings erste münchner Vorlesung (1827/28) ,,System der Weltalter".
Eine Interpretation der unveröffentlichten Nachschrift aus dem Besitz von Horst Fuhrmans, hrsg. von A.M. Koktanek, Diss., München 1959.
A.M. KOKTANEK (hrsg. von), Schellings Seinslehre und Kierkegaard. Mit Erstausgabe der
Nachschriften zweier Schellingvorlesungen von G.M. Mittermair und Sören Kierkegaard, R. Oldenbourg, München 1962.
F.W.J. SCHELLING, Einleitung in die Philosophie (Münchener Vorlesung 1830), hrsg. von W.E.
Ehrhardt, Frommann-Holzboog, Stuttgart-Bad Cannstatt 1989.
F.W.J. SCHELLING, Urfassung der Philosophie der Offenbarung (Vorlesung 1831/32), hrsg. von
W.E. Ehrhardt, 2 Teilbd., Meiner, Hamburg 1992.
F.W.J. SCHELLING, Grundlegung der positiven Philosophie. Münchner Vorlesung WS 1832/33
und SS 1833, hrsg. von H. Fuhrmans, Bottega d'Erasmo (ora Mursia), Torino 1972.
W.E. EHRHARDT (hrsg. von), Schelling Leonbergensis und Maximilian II. von Bayern:
Lehrstunden der Philosophie, Frommann-Holzboog, Stuttgart-Bad Cannstatt 1989.
B. LOER, Das Absolute und die Wirklichkeit in Schellings Philosophie. Mit der Erstedition einer
Handschrift aus dem Berliner Schelling-Nachlaß, W. de Gruyter, Berlin-New York 1974.
L. PAREYSON (hrsg. von), Schellingiana rariora, Bottega d'Erasmo (ora Mursia), Torino 1977.
11
Cfr. H. FUHRMANS, Schellings letzte Philosophie. Die negative und positive Philosophie in
Einsatz des Spätidealismus, Jünker & Dünnhaupt, Berlin 1940; Id., Zu Schellings Spätphilosophie. Schelling Einleitung in die positive Philosophie, in «Blätter für deutsche Philosophie»,14 (1940-41), pp. 265-276; Id., Schelling Nachlass, in «Archiv für Philosophie», 3 (1949), pp. 92-98; Id., Der Ausgangspunkt der Schellingschen Spätphilosophie (Dokumente zur Schellingforschung), in «Kant-Studien», 48 (1956-57), pp. 302-323; Id., Dokumente zur Schellingforschung IV. Schellings Verführung über seinen literarischen Nachlaß, in «Kant-Studien», 51 (1959-60), pp. 14-26; Id. Der Gottesbegriff der Schellingschen positiven Philosophie, in A.M. Koktanek (hrsg. von), Schelling-Studien. Festgabe für Manfred Schröter zum 85. Geburstag, R. Oldenbourg, München 1965, pp. 9-47; Id., Das Gott-Welt-Verhältnis in Schellings positiver Philosophie, in AA.VV., Kritik und Metaphysik. Studien Heinz Heimsoeth zum achtzigsten Geburstag, W. de Gruyter, Berlin 1966, pp. 196-211.
12
Cfr. W. SCHULZ, Die Vollendung des deutschen Idealismus in der Spätphilosophie Schellings,
Neske, Pfullingen 1975
2
(Kohlhammer, Stuttgart 1955
1
).
4
Schelling, in particolare quello del secondo soggiorno a Monaco (1827-1841), nella cerchia dei tardoidealisti (Weisse, I.H. Fichte), sottolineando come in questo ambito egli abbia sviluppato la propria contrapposizione all'idealismo a partire dal terreno del cristianesimo, a W. Schulz
12
, il quale sostiene che l'ultima filosofia di Schelling non è soltanto il momento
risolutivo del suo pensiero in quanto tale, ma è anche e soprattutto il luogo dove l'idealismo tedesco trova il suo compimento, e la scissione tematizzata di filosofia negativa e filosofia positiva, insieme con l'istanza dell'«estasi della ragione», che ritroveremo in forme differenti in Nietzsche, Kierkegaard e Heidegger, esprime la «forza infranta», la «potenza impotente» della Ragione idealista. Da D. Henrich
13
, che dedica un capitolo alla critica
dell'ultimo Schelling alla prova ontologica, a W. Kasper
14
, che è molto attento al rapporto
filosofia negativa e filosofia positiva, a cui corrisponde quello tra natura e grazia. Da X. Tilliette
15
, secondo cui non è la scissione tra le due filosofie a porre a Schelling il problema
del passaggio (Übergang) dall'una all'altra - a Berlino continuamente rielaborato - quanto piuttosto è il passaggio tra i due volti dell'unica filosofia a disunirne la continuità, mostrando quanto il prius assoluto del sistema non fosse ancora il Dio positivo e vivente, a J.-F. Marquet
16
, per il quale l'elaborazione berlinese della filosofia negativa sorge
dall'aporia dell'inizio della filosofia positiva. Da M. Vetö
17
, che prende in esame, nell'intero
arco dell'itinerario speculativo di Schelling, il tema del «fondamento», a E. Brito
18
, che ci
propone quasi una sinossi schellinghiana relativamente alla creazione, con un'ottima ripresa finale dei temi trinitari. Da D. Korsch
19
, che ripercorre la storia del problema della filosofia
positiva nel quadro della funzione sistematica che il cristianesimo assume nella tarda filosofia di Schelling, a M. Maesschalck
20
, secondo il quale l'ultima filosofia di Schelling va
definita come «teologia naturale positiva» che si apre alla storicità della rivelazione
13
Cfr. D. HENRICH, Der ontologische Gottesbeweis. Sein Problem und seine Geschichte in der
Neuzeit, Mohr, Tübingen 1960 (1967
2
), III/B.
14
Cfr. W. KASPER, Das Absolute in der Geschichte. Philosophie und Theologie der Geschichte in
der Spätphilosophie Schellings, Grünewald, Mainz 1965.
15
Cfr. X. TILLIETTE, Schelling. Une philosophie en devenir, Vrin, Paris 1970 (1992
2
), vol. II: La
Dernière Philosophie, (1821-1854), pp. 27-77, 297-399; Id., Deux philosophies en une, in Id., L'Absolu et la philosophie. Essais sur Schelling, PUF, Paris 1987, pp. 182-199; Id., Une philosophie en deux, in J.-F. COURTINE - J.-F. MARQUET (éd.), Le dernier Schelling. Raison et positivité, Vrin, Paris 1994, pp. 55- 69; Id., Schelling - Biographie, Calmann-Lévy, Paris 1999, pp. 258-464.
16
Cfr. J.-F. MARQUET, Liberté et existence. Étude sur la formation de la philosophie de
Schelling, Gallimard, Paris 1973, pp. 544-570; Id., L'articulation sujet-objet dans la dernière philosophie de Schelling, in J.-F. COURTINE - J.-F. MARQUET (éd.), Le dernier Schelling. Raison et positivité, cit., pp. 171-184.
17
Cfr. M. VETÖ, Le fondement selon Schelling, Beauchesne, Paris 1977, pp. 581 sgg.; Id., L'unicité
de Dieu selon Schelling, in J.-F. COURTINE - J.-F. MARQUET (éd.), Le dernier Schelling. Raison et positivité, cit., pp. 87-100; Id., Le fondement selon Schelling. Éléments d'une interprétation, in Id., Études sur l'idéalisme allemand, L'Harmattan, Paris 1998, pp. 237-249.
18
Cfr. E. BRITO, La création selon Schelling. Universum, Peeters, Leuven 1987.
19
Cfr. D. KORSCH, Der Grund der Freiheit. Eine Untersuchung zur Problemgeschichte der
positiven Philosophie und zur Systemfunktion des Christentums im Spätwerk F.W.J. Schellings, Chr. Kaiser Verlag, München 1980.
20
Cfr. M. MAESSCHALCK, Philosophie et révélation dans l'itinéraire de Schelling, Vrin-Peeters,
Paris-Leuven 1991, pp. 446-514, 598-620, 637-727; Id., Événement et destinée, in J.-F. COURTINE - J.-F. MARQUET (éd.), Le dernier Schelling. Raison et positivité, cit., pp. 31-54.
5
cristiana, cioè al dono e all'amore in cui consiste la libertà di Dio, e a J.-F. Courtine
21
, che
ha approfondito la critica schellinghiana all'ontoteologia, ed ha messo in evidenza che solo comprendendo come Dio sia necessariamente l'essere necessario, è possibile elaborare un'«ontologia della libertà». Da K. Hemmerle
22
, che insiste sulla continuità tra filosofia
negativa e filosofia positiva, indagando il rapporto originario del pensiero con Dio, a C.Wild
23
, che dà, rispetto a W. Schulz, maggior peso all'esperienza a cui conduce la
filosofia positiva. Da H. Holz
24
, che sottolinea l'importanza della scelta esistenziale, della
volontà, nel passaggio alla filosofia positiva, a F.W. Schmidt
25
, che affronta il problema del
rapporto tra filosofia negativa e filosofia positiva relativamente alla critica di Hegel. Da A. Wüstehube
26
, che analizza il significato della Spätphilosophie di Schelling per l'ontologia di
E. Bloch, a M. Frank
27
, che mette a confronto la posizione di Schelling con quella della
dialettica marxista, e a T. Buchheim
28
, che fa risalire l'origine della tarda speculazione
schellinghiana nella stessa Identitätsphilosophie, soffermandosi, in particolare, sulla «teoria delle potenze» nella Darstellung des Naturprocesses. Da R. Borlinghaus
29
, che ricostruisce
il metodo scientifico del progetto schellinghiano di una filosofia positiva come empirismo dell'a priori attraverso l'unità di sapere e fede e, soprattutto, attraverso la dialettica di pensiero ed esperienza nell'architettura teorica della «Philosophie der Mythologie», a D. Sollberger
30
, il quale interpreta la filosofia positiva come «invenzione logica», che è
all'origine del naufragio della ragione hegeliana e della crisi ultima ed irreparabile della
21
Cfr. J.-F. COURTINE, Exstase de la Raison. Essais sur Schelling, Galilée, Paris 1990; Id.,
Temporalité et Révélation, in J.-F. COURTINE - J.-F. MARQUET (éd.), Le dernier Schelling. Raison et positivité, cit., pp. 9-30.
22
Cfr. K. HEMMERLE, Gott und das Denken nach Schellings Spätphilosophie, Herder, Freiburg
1968.
23
Cfr. C. WILD, Reflexion und Erfahrung. Eine Interpretation der Früh und Spätphilosophie
Schellings, Alber, Freiburg 1968, pp. 88-138.
24
Cfr. H. HOLZ, Spekulation und Faktizität. Zum Freiheitsbegriff des mittleren und späten
Schelling, Bouvier, Bonn 1970, pp. 325-367.
25
Cfr. F.W. SCHMIDT, Zum Begriff der Negativität bei Schelling und Hegel, Metzler, Stuttgart
1971.
26
Cfr. A. WÜSTEHUBE, Das Denken aus dem Grund. Zur Bedeutung der Spätphilosophie
Schellings für die Ontologie Ernst Blochs, Königshausen & Neumann, Würzburg 1989.
27
Cfr. M. FRANK, Der unendliche Mangel an Sein. Schellings Hegelkritik und die Anfänge der
Marxischen Dialektik, Suhrkamp, Frankfurt am Main (Fink, München 1992
2
).
28
Cfr. T. BUCHHEIM, Eins von Allem. Die Selbstbescheidung des Idealismus in Schellings
Spätphilosophie, Meiner, Hamburg 1992.
29
Cfr. R. BORLINGHAUS, Neue Wissenschaft. Schelling und das Projekt einer positiven
Philosophie, Peter Lang, Frankfurt am Main/Bern/New York 1995.
30
Cfr. D. SOLLBERGER, Metaphysik und Invention. Die Wirklichkeit in den Suchbewegungen
negativen und positiven Denkens in F.W.J. Schellings Spätphilosophie, Königshausen & Neumann, Würzburg 1996.
31
Cfr. A. HUTTER, Geschichtliche Vernunft. Die Weiterführung der Kantischen Vernunftkritik in
der Spätphilosophie Schellings, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1996.
6
«scienza razionale pura». E poi ancora da A. Hutter
31
, che propone una rilettura della critica
di Schelling a Descartes, Spinoza e Leibniz nella Geschichte der neueren Philosophie, nonché dell'interpretazione schellinghiana del criticismo kantiano, in particolare della dottrina delle antinomie della ragione e del primato della ragion pratica, senza dimenticare, però, il confronto critico con Fichte, la polemica con Jacobi e la costante Auseinandersetzung con Hegel nella Spätphilosophie, a T. Leinkauf
32
, il quale, sulla scia di
E. Oeser
33
e di H. Mine
34
, rintraccia, nella prima parte del suo studio, i luoghi platonici e
neoplatonici negli Initia philosophiae universae di Schelling, nella seconda parte, invece, ci offre una ricognizione attenta dell'interpretazione schellinghiana dei concetti aristotelici di `sostanza' (
) e di `accidente' (
µ
), della dottrina aristotelica dei `princìpi'
(
) e delle possibili corrispondenze tra il concetto aristotelico di `intelletto' (
) e
quello schellinghiano di `spirito' (Geist), ed infine, nella terza ed ultima parte, l'autore sviluppa un'interessante riflessione sul binomio `individualità' (Individualität) e `totalità' (Totalität), con particolare riferimento alla definizione schellinghiana del concetto di `carattere' (Charakter) riletto dalla prospettiva di un fecondo confronto critico con il concetto kantiano di `fatto intellegibile' (intelligiblen Tat). Dal System des transzendentalen Idealismus (1800), passando attraverso la Freiheitsschrift, si giunge sino alla Spätphilosophie di Schelling, di cui l'interprete privilegia l'analisi del problema del rapporto tra `individuo' (Individuum) e `stato' (Staat), centrale soprattutto nella Darstellung der reinrationalen Philosophie.
Anche in Italia numerosi sono stati gli studiosi che si sono occupati della controversa
questione del rapporto tra filosofia negativa e filosofia positiva. Ne ricordiamo qui solo alcuni tra le voci più significative. Da A. Bausola
35
, che ha interpretato i temi ed i problemi
che emergono dal rapporto tra le due filosofie, a L. Pareyson
36
, che ha mostrato la continuità
e la discontinuità che uniscono filosofia negativa e filosofia positiva, identificando nella metafora dello «stupore della ragione» l'idea fondamentale dell'ultimo Schelling. Da C. Ciancio
37
, che coglie limpidamente la grande svolta di Schelling nel passare da una filosofia
32
Cfr. T. LEINKAUF, Schelling als Interpret der philosophischen Tradition. Zur Rezeption und
Trasformation von Platon, Plotin, Aristoteles und Kant, LIT Verlag, Münster 1998.
33
Cfr. E. OESER, Die Antike Dialektik in der Spätphilosophie Schellings. Ein Beitrag zur Kritik
des hegelschen System, R. Oldenbourg, K.G. Wien 1965.
34
Cfr. H. MINE, Ungrund und Mitwissenschaft. Das Problem der Freiheit in der Spätphilosophie
Schellings, Peter Lang, Frankfurt am Main/Bern/New York 1983.
35
Cfr. A. BAUSOLA, Metafisica e rivelazione nella filosofia positiva di Schelling, Vita e
Pensiero, Milano 1965.
36
Cfr. L. PAREYSON, Lo stupore della ragione in Schelling, in AA.VV., Romanticismo,
Esistenzialismo, Ontologia della libertà, Mursia, Milano 1979, pp. 137-180 (ora in Id., Ontologia della libertà, Einaudi, Torino 1994, pp. 385-487).
37
Cfr. C. CIANCIO, Reminiscenza dell'originario ed estasi della ragione in Schelling, in
«Annuario filosofico», 2 (1986), pp. 97-117; Id., Schelling: dall'individuo alla persona, in «Annuario filosofico», 6 (1990), pp. 245-272.
7
come «reminiscenza dell'originario», secondo tutta una tradizione platonica, mistica e idealistica, all'«estasi della ragione», in cui il rapporto con l'origine è interrotto e il sapere si apre all'apporto della religione, a F. Moiso
38
, il quale con W.E. Ehrhardt
39
e S. Peetz
40
sostiene che già dal 1827 e dal 1830, cioè dai primi corsi monachesi, filosofia negativa e filosofia positiva sono complementari. Da M. Cacciari
41
, che riconduce la posizione
rosenzweighiana nei confronti del `compimento' idealistico della metafisica europea alla filosofia dell'ultimo Schelling, a V. Vitiello
42
, che ha posto le obiezioni più stringenti al
passaggio schellinghiano dalla filosofia negativa alla filosofia positiva, in quanto, a suo parere, il giudizio di identità tra essere e pensiero, tra esistenza ed essenza è da Schelling scisso: la copula non esprime un rapporto reale, ma meramente logico. Da F. Tomatis
43
, che
coglie nella duplicità tragica filosofia negativa-filosofia positiva il modo di affrontare il nichilismo al di là di irrazionalismi o eccessi di razionalità, a B. Forte
44
, secondo il quale il
tardo Schelling è il pensatore che denuncia la crisi del concetto di «Offenbarung». Quest'ultima, infatti, viene determinata anzitutto come «specifica e particolare fonte di conoscenza», e dunque come spazio dell'Avvento, luogo della novità, della indeducibilità, della sovversione: luogo della libertà. Se in Hegel l'atto della conoscenza si risolve nella
38
Cfr. F. MOISO, Temporalità e filosofia positiva in Schelling, in «Annuario filosofico», 6 (1990),
pp. 273-342.
39
Cfr. W.E. EHRHARDT, Einleitung in F.W.J. SCHELLING, Einleitung in die Philosophie
(Münchener Vorlesung 1830), cit., pp. IX-XIII.
40
Cfr. S. PEETZ, Die Freiheit im Wissen. Eine Untersuchung zu Schellings Konzept der
Rationalität, V. Klostermann, Frankfurt am Main 1995.
41
Cfr. M. CACCIARI, Sul presupposto. Schelling e Rosemzweig, in «aut aut», 211-212 (1986), pp.
43-65; Id., Dell'Inizio, Adelphi, Milano 1990, in part. le pp. 139-149, 199-219.
42
Cfr. V. VITIELLO, Topologia del moderno, Marietti, Genova 1992, in part. le pp. 161-165.
43
Cfr. F. TOMATIS, Kenosis del Logos. Ragione e rivelazione nell'ultimo Schelling, Città Nuova,
Roma 1994.
44
Cfr. B. FORTE, In ascolto dell'Altro. Filosofia e rivelazione, Morcelliana, Brescia 1995, in part.
pp. 17-38.
.
8
necessaria ripetizione dell'identità, venendo così meno il presupposto ontologico dell'ermeneutica, che è l'alterità dell'altro, in Schelling, invece, l'affermazione esasperata di questo presupposto ontologico conduce al destino dell'incomunicabilità. Malgrado questo paradosso, le lezioni schellinghiane sulla «Philosophie der Offenbarung» costituiscono la più alta testimonianza della grandezza di una speculazione che per la sua potenza critica può considerarsi conclusiva dell'intera storia della metafisica occidentale.
2. Genesi e struttura della «Philosophie der Mythologie» di Schelling.
In attesa che giunga la ponderosa edizione critica, curata con perizia ed estremo
rigore filologico dall'équipe di studiosi che fa capo alla Schelling-Kommission der Bayerischen Akademie der Wissenschaften (München), l'intero corpus delle lezioni sulla «Philosophie der Mythologie» è articolato all'interno dell'edizione classica, curata dal figlio di Schelling
45
, in quattro opere, pubblicate nei volumi XI e XII. Il volume XI comprende le
introduzioni alla «Philosophie der Mythologie»: una Historisch-kritische Einleitung in die Philosophie der Mythologie (1842) [Vorlesungen I-X]
46
e una Philosophische Einleitung in
die Philosophie der Mythologie oder Darstellung der reinrationalen Philosophie (1847-54) [Vorlesungen XI-XXIV]
47
. Il volume XII comprende un corso di lezioni sul monoteismo:
Der Monotheismus (1842) [Vorlesungen I-VI]
48
e un corso di lezioni sulla mitologia: Die
Mythologie (1842) [Vorlesungen VII-XXIX]
49
. Queste lezioni sono state anche tradotte in
45
Cfr. F.W.J.
VON
SCHELLING, Sämmtliche Werke, hrsg. von K.F.A Schelling, XIV Bde., Cotta,
Stuttgart-Augsburg 1856-1861.
46
Cfr. F.W.J. SCHELLING, Historisch-kritische Einleitung in die Philosophie der Mythologie, in
Sämmtliche Werke, cit., II Abteilung, vol. XI, pp. 1-252 [Schellings Werke, cit., Hauptbd. VI, pp. 1-254]. Cfr. inoltre F.W.J. SCHELLING, Filosofia della mitologia. Introduzione storico-critica. Lezioni (1842), trad. it. e introd. a cura di T. Griffero, Guerini e Associati, Milano 1998. Utile ed interessante è in proposito lo studio di L. PROCESI, Ipotesi sulla mitologia nel tardo romanticismo tedesco: la schellinghiana introduzione storico-critica alla filosofia della mitologia, in «Studi storico-religiosi», 1-2 (1982), pp. 253- 285.
47
Cfr. F.W.J. SCHELLING, Einleitung in die Philosophie der Mythologie (Darstellung der
reinrationalen Philosophie), in Sämmtliche Werke, cit., II Abteilung, Bd. XI, pp. 253-572 [Schellings Werke, cit., Hauptbd. V, pp. 431-754]. Cfr. anche F.W.J. SCHELLING, Introduction à la Philosophie de la Mythologie. I. Introduction historico-critique; II. Philosophie rationelle pure, traduction du GDR Schellingiana (CNRS), sous la direction de J.-F. Courtine et de J.-F. Marquet, Gallimard, Paris 1998.
48
Cfr. F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Mythologie. Erstes Buch: Der Monotheismus, in
Sämmtliche Werke, cit., Bd. XII, pp. 1-132 [Schellings Werke, cit., Hauptbd. VI, pp. 255-389]. Cfr. inoltre F.W.J. SCHELLING, Le monothéisme, tr. fr. a cura di A. Pernet, Vrin, Paris 1992. Per un approfondimento delle lezioni schellinghiane sul Monotheismus, cfr.: H. CORBIN, Le paradoxe du monothéisme, Éditions de l'Herne, Paris 1981; L. PROCESI, Ausschließen / excludere / parere nella filosofia della mitologia di Schelling, in «Lexicon Philosophicum», 1 (1985), pp. 95-115.
49
Cfr. F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Mythologie. Zweites Buch: Die Mythologie, in
Sämmtliche Werke, cit., II Abteilung, Bd. XII, pp. 133-674 [Schellings Werke, cit., Ergänzungsbd. V, pp. 1- 540]. Cfr. anche F.W.J. SCHELLING, Philosophie de la mythologie, tr. fr. a cura di A. Pernet, pref. a cura di M. Richir, postfaz. a cura di F. Chenet, Grenoble, Milton 1994. Per quanto concerne la letteratura critica sul testo della «Philosophie der Mythologie» ci permettiamo di rinviare alla bibliografia segnalata alla fine della presente relazione.
50
Cfr. F.W.J. SCHELLING, Filosofia della mitologia, trad. it. a cura di L. Procesi, Mursia, Milano
1990 (1999
2
).
9
lingua italiana e si riferiscono alla rielaborazione del corso universitario tenuto da Schelling a Berlino negli anni 1842 e 1845-46
50
.
Le lezioni schellinghiane sulla «Philosophie der Mythologie» rappresentano un
capitolo fondamentale della filosofia della religione dell'idealismo tedesco e della filosofia della religione tout court, di cui costituiscono un originale nucleo problematico. Frutto della lunga e matura filosofia di Schelling sul problema del «male radicale» e dell'interpretazione dell'uomo come possibilità dell'apertura dell'essere alla libertà oltre la metafisica, questi testi incarnano lo sforzo gigantesco di raccogliere in una sintesi organica, teoretica e storica insieme, i momenti del processo teogonico reale
51
che hanno inizio dalla fase del
«monoteismo relativo» antecedente al politeismo e alla mitologia
52
, per giungere poi alla
differenziazione dei popoli e delle razze e alla moltiplicazione delle lingue, che caratterizza la fase del «politeismo» (Vielgötterei), sino alla ricostituzione, nel «monoteismo assoluto», dell'unità originaria nel Dio personale. La rivelazione della natura in Dio accade nella «religione naturale» o mitologia, che non è «invenzione» (Erfindung) ma processo necessario a cui la coscienza è sottoposta, la rivelazione dell'assoluta personalità e libertà di Dio accade, invece, nella «religione rivelata», la quale, però, presuppone il «politeismo». Quest'ultimo, infatti, è solo un fenomeno di transizione, perciò la mitologia non è neppure verità corrotta e deformata. Essa è sorta da una corruzione, ma è «il prodotto originario della coscienza che cerca incessantemente di ricostituirsi»
53
. Il significato della mitologia
può dunque essere soltanto il significato di un processo
54
.
51
Cfr. F.W.J. SCHELLING, Einleitung in die Philosophie der Mythologie. Erstes Buch:
Historisch-kritische Einleitung in die Philosophie der Mythologie, in Schellings Werke, cit., Hauptbd. VI, pp. 196-197, p. 200 e p. 249.
52
Cfr. ivi, p. 189.
53
F.W.J. SCHELLING, Historisch-kritische Einleitung in die Philosophie der Mythologie, in
Sämmtliche Werke, cit., Bd. XI, cit., p. 222.
54
Cfr. ivi, p. 194.
10
Non si può distinguere allora tra significato storico e significato dottrinale, tra
contenuto e forma, materia ed espressione. Schelling infatti si è sempre opposto ad un'interpretazione allegorica o naturalistica della mitologia
55
. Quest'ultima ha in se stessa la
sua spiegazione
56
, e quindi va intesa in senso tautegorico, cioè in senso proprio: «Gli dèi
sono per essa esseri realmente esistenti, che non sono qualcosa d'altro, non significano qualcosa d'altro, ma significano soltanto ciò che sono»
57
.
La mitologia è la sua verità; e tuttavia, al di là di quelli che sono gli attori che si
muovono sulla scena, gli dèi, ci sono i veri agenti del processo mitologico: le idee, i princìpi spirituali, le cause prime, gli dèi innominati, insomma quelle che Schelling chiama le «potenze»
58
. Esse, infatti, che sono determinazioni ontologiche (il puro poter essere,
l'esistente puro e ciò che è originariamente in possesso di se stesso, che determina se stesso), oppure cause (causa materiale, causa efficiente e causa finale), non sono attive soltanto nel processo mitologico, ma ovunque (nella natura come nella storia e nello stesso dinamismo logico), e pertanto ritornano spesso nei testi schellinghiani. Esse hanno per lo più una scansione triadica (talora internamente duplicata) e rappresentano il principio dell'origine e del movimento, il principio della privazione, della negatività e della
55
Cfr. F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Kunst, Wissenschaftliche Buchgesellschaft,
Darmstadt 1966, pp. 53-58.
56
Cfr. F.W.J. SCHELLING, Historisch-kritische Einleitung in die Philosophie der Mythologie, in
Sämmtliche Werke, cit., Bd. XI, pp. 138-139.
57
Ivi, p. 198. È opportuno sottolineare che la formulazione della tautegoria è di chiara matrice
moritziana. Nella sua Götterlehre (1791), a proposito di Giove di Fidia, Moritz scarta l'idea che la statua «significhi qualcosa fuori di se stessa». Tuttavia è Coleridge, secondo quanto dice lo stesso Schelling, che ha coniato il termine tautegoria (SW IV, 198 n.).
58
Cfr. sul tema: K. HEMMERLE, Zum Verständnis der Potenzenlehre in Schellings
Spätphilosophie, in «Philosophisches Jahrbuch», 74 (1966/67), pp. 99-125; H. SCHRÖDTER, Die Grundlagen der Lehre Schellings von den Potenzen in seiner "Reinrationale Philosophie", in «Zeitschrift für philosophische Forschung», 40 (1986), pp. 562-585; T. BUCHHEIM, Eins von Allem. Die Selbstbescheidung des Idealismus in Schellings Spätphilosophie, cit.
59
F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Offenbarung. Erster Teil (Erstes Buch: Einleitung in die
Philosophie der Offenbarung oder Begründung der positiven Philosophie), in Sämmtliche Werke, cit., Bd. XIII, p. 397, e cfr. pp. 399-400
11
distruzione (prima potenza), l'impulso all'oggettivazione, al limite, all'affermazione (seconda potenza), il processo della conciliazione e della misura, la causalità assoluta e il culmine dell'universo (terza potenza). Le tre potenze non agiscono separate, ma l'una presuppone le altre e tutte insieme costituiscono le cause del movimento e della vita: «l'intero processo mitologico - scrive Schelling - si muove soltanto intorno alle tre potenze. [... In esse] è contenuto il senso sottile, il senso esoterico, cioè il vero senso e quindi anche il vero segreto della mitologia»
59
. Va tuttavia sottolineato che la Potenzenlehre costituisce
uno degli aspetti più controversi e spinosi del pensiero schellinghiano, che si inquadra in una tendenza idealistica alla sistematicità che oggi può apparire puramente formale
60
.
La complessa analisi che Schelling presenta nella «Philosophie der Mythologie»
procede in concreto dalla verifica di un principio essenziale: il «possibile si fa reale». La tumultuosa produttività di un inconscio collettivo diventa chiara coscienza individuale. Si va pertanto dall'inizio primordiale della caduta dell'Urmensch nella notte degli Inferi (Persefone) e dalla prima epoca selvaggia di Urano all'epoca pacifica di Urania e Dioniso, e a quella tragica di Crono e di Eracle fenicio. Con il regno di Cibele, che è l'analogo femminile di Crono, assistiamo alla fondazione della mitologia reale: si compie il passaggio alla quarta epoca, in cui si realizza integralmente il processo mitologico vero e proprio, che ha, per Schelling, una struttura triadica e gerarchica: la mitologia e la teologia egiziana, il politeismo vedico e il politeismo essoterico dei Greci. Questo processo riprende su un piano diverso quello precedente e trova la sua ricapitolazione nella mitologia greca, che è veramente una sorta di «palingenesi divina». Da esso deriva al tempo stesso un'estrema proliferazione di divinità, il cui ricco ventaglio rappresenta l'aspetto essoterico, luminoso della mitologia, gli dèi olimpici nella loro individualità, gli dèi di Omero e Esiodo.
Ma è nei misteri che appare il significato del processo mitologico, ovvero quello di
preparare, con la rivelazione di Dio, l'avvento di un nuovo mondo della libertà: «Le rappresentazioni della mitologia - precisa Schelling - sono prodotti di un processo necessario, di un movimento della coscienza naturale, lasciata semplicemente a se stessa, sul quale nessuna causa libera fuori della coscienza, se mai se ne è data una, ha ancora un influsso, mentre la rivelazione viene pensata espressamente come qualcosa che presuppone un atto fuori della coscienza e un rapporto che la più libera delle cause, Dio, ha dato o dà alla coscienza umana non necessariamente, ma liberamente. Mitologia e rivelazione stanno tra loro come processo esoterico e storia interiore. Nel processo c'è mera necessità, nella storia c'è libertà»
61
. Il processo mitologico trova dunque la sua fine nei misteri
62
, che ne
sono il senso e il segreto interiore.
60
N
on a caso Heidegger legge nella «dottrina delle potenze» il prevalere di una concezione
sostanzialistica dell'essere, ovvero della permanenza di un eventuale residuo di strutture dell'ontoteologia metafisica [Cfr. M. HEIDEGGER, Die Metaphysik des deutschen Idealismus (Schelling), in Werke, hrsg. von G. Seubold, Frankfurt am Main 1991, Bd. 49, p. 94].
61
F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Offenbarung. Zweiter Teil, in Sämmtliche Werke, cit.,
Bd. XIV, p. 3.
62
Cfr. F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Offenbarung. Erster Teil (Zweites Buch: Kurze
Darstellung der Philosophie der Mythologie), in Sämmtliche Werke, cit., Bd. XIII, p. 529.
63
Cfr. F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Mythologie. Zweites Buch: Die Mythologie, in
Sämmtliche Werke, cit., Bd. XII, p. 255.
12
La chiave per comprendere la mitologia nella sua totalità
63
è rappresentata dalla
figura di Dioniso. Questa concezione, che Schelling eredita da Creuzer
64
, rende la sua
interpretazione, in riferimento a Nietzsche, tanto suggestiva e interessante dal punto di vista storico-spirituale e teologico. Dioniso è infatti, per Schelling, il soggetto propulsore di tutto il processo teogonico. La varietà delle sue forme (Zagreo, Bacco, Jacco) sottolinea questa centralità
65
. Dioniso si realizza pienamente solo alla fine del processo, nei misteri, ma è
presente in tutto il processo mitologico, al punto che Schelling può dichiarare che «tutto è ora Dioniso»
66
. Dioniso è anche il salvatore: l'ultima apparizione è appunto quella di Cristo,
il quale non è solo il figlio di Davide, e cioè l'erede di una tradizione locale, giudaica, ma è anche l'«ultimo degli dèi» e pertanto il dio che tutti li riassume. È interessante osservare che se in Schelling c'è Dioniso crocifisso, Dioniso che supera se stesso, si fa lacerare e trova in Cristo la sua perfetta realizzazione
67
, in Nietzsche, invece, Dioniso si oppone al crocifisso
68
come espressione di un cosciente e intenzionale atteggiamento anticristiano. Perciò il Dioniso di Schelling rappresenta, nella sua finale assolutezza, il divino che percorre tutto il mondo pagano, ed è l'inconscio che spinge in avanti tutta la coscienza mitopoietica
69
.
Il processo mitologico appare così come una preparazione del Dio cristiano, il quale
ne è al tempo stesso il compimento e il superamento. Tuttavia va ricordato che alla storia della rivelazione appartengono, secondo Schelling, anche la mitologia e il paganesimo, almeno in quanto presupposti necessari della rivelazione del cristianesimo. «Se la
64
Cfr. ibidem.
65
Cfr. F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Offenbarung. Erster Teil (Zweites Buch: Kurze
Darstellung der Philosophie der Mythologie), in Sämmtliche Werke, cit., Bd. XIII, pp. 482 sgg.; 487, 507.
66
Ivi, p. 463.
67
Cfr. ivi, pp. 477-484.
68
Cfr. F. NIETZSCHE, Ecce homo, in Werke, hrsg. von K. Schlechta, 2 Bde., München s.d., 1159.
Cfr. inoltre O. KEIN, Das Apollinische und Dionysische bei Nietzsche und Schelling, Berlin 1935.
69
Cfr. F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Offenbarung. Zweiter Teil, in Sämmtliche Werke, cit.,
Bd. XIV, p. 124. A tal proposito, è interessante ricordare che M. Frank ha ricostruito il mito romantico del Dio che viene (der kommende Gott), che è poi Dioniso, concepito come possibile antidoto agli sviluppi in senso nichilistico che si prospettavano come esito dell'illuminismo: la funzione sociale del mito è «di convalidare l'esistenza e la struttura della società mediante un valore supremo» [Cfr. M. FRANK, Der kommende Gott. Vorlesungen über die Neue Mythologie. I. Teil, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1982, p. 77]. Cfr. anche dello stesso autore Gott im Exil. Vorlesungen über die Neue Mythologie. II. Teil, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1988.
70
F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Mythologie. Erstes Buch: Der Monotheismus, in
Schellings Werke, cit., Hauptbd. VI, p. 315.
71
P. DE VITIIS, Onto-teologia, mito e religione fra Schelling e Heidegger, in Id., Il problema
religioso in Heidegger, Bulzoni, Roma 1995, p. 131.
13
rivelazione - osserva P. De Vitiis - è il processo in cui il concetto di Dio, l'"immemorabile (unvordenklich) mistero della sua divinità"
70
- ritroviamo qui il concetto di unvordenklich
presente anche in Heidegger - diventa manifesto non per natura ma per volontà, in tale processo rientra anche la storia della mitologia. Ci troviamo quindi di fronte ad un concetto di rivelazione che non è teologico ma filosofico, che è da collocare cioè nel quadro della filosofia della religione»
71
.
Oltre lo storicismo e la filosofia della storia Schelling, dunque, nelle lezioni sulla
«Philosophie der Mythologie», rivendica alla filosofia il compito di esplorare quell'universo libero e coatto, folle e numinoso ove la «ragione estatica», ragione giunta ai limiti della sua potenza e tragicamente annichilita dall'incontro con la totalità, ovvero con l'«essere imprepensabile» (das unvordenkliche Seyn), vive la propria drammatica iniziazione all'autocoscienza e alla personalità perdute. Passando dalla beatitudine dell'antico giardino dell'Eden all'invasamento da parte del Dio, dalla limpida armonia del cielo alla cupa violenza degli inferi, la coscienza consumerà ogni passione e ogni delitto, fino alle sacre nozze dionisiache, atto finale della sua nascita. Si delinea, pertanto, un affresco grandioso della memoria mitologica che abbraccia il mondo antico, classico e vicino-orientale, ponendo questioni estetiche e filosofiche, storico-religiose, etnografiche e psicologiche ante-litteram, e mettendo a confronto, in un'ottica estremamente moderna per l'epoca in cui visse Schelling, il pensiero filosofico occidentale e cristiano e la preistoria della coscienza nel monoteismo relativo giudaico e nel politeismo successivo orientale e greco.
È importante qui sottolineare che l'archittettura teorica delle lezioni sulla
«Philosophie der Mythologie», tranne la Potenzenlehre, non preesiste all'elaborazione peirastica. La «Philosophie der Mythologie» di Schelling, infatti, è opera del tempo, e per questo è necessario scomporre e ricomporre la dinamica del suo sviluppo, dopo essersi misurati con il suo ritmo organizzatore.
Ora, già a Erlangen nell'estate del 1821 Schelling tiene il suo primo corso sulla
mitologia
72
, e poi a partire dal 1827-28, nei suoi corsi universitari, aveva trattato della
mitologia. Va tuttavia ricordato che le prime stesure sul tema, così come le sue prime conferenze, risalgono all'epoca della pubblicazione dello scritto Über die Gottheiten von Samothrake (1815)
73
.
72
Il cui titolo annunciato era De vi et potestate mythologiae, mentre quello con il quale fu
effettivamente tenuto è Über Bedeutung und Ursprung der Mythologie.
73
Cfr. F.W.J. SCHELLING, Über die Gottheiten von Samothrake (1815), in Sämmtliche Werke,
cit., II Abteilung, Bd. VIII, pp. 345-369. Cfr. in proposito il saggio di V. REINECKE, Der Wiederholungsprozeß und die mythologischen Tatsachen in Schellings Spätphilosophie. Eine religionswissenschaftliche Studie unter der Voraussetzung des Verhältnisses der "Weltalter" zu der Abhandlung ,,Über die Gottheiten von Samothrake", Schläuble Verlag, Rheinfelden 1986.
14
Il compito di una ricostruzione rigorosa e puntuale della struttura interna della
«Philosophie der Mythologie» è reso ancor più arduo e complesso dalla mancanza di un inventario delle fonti dirette e indirette che sottendono ed illuminano la peraltro già colta e raffinata argomentazione schellinghiana. Così come è indispensabile una disamina accurata che evidenzi le simmetrie e le asimmetrie delle molteplici stesure della «Philosophie der Mythologie», la quale è da considerarsi, anche nel raffronto tra questi materiali e l'edizione Cotta o l'edizione curata da Schröter, più la sedimentazione stratificata di un pensiero in divenire, che non il testo di un'opera pronta per la pubblicazione. Anche in questo caso un utilissimo e fecondo contributo all'indagine ci viene offerto dalla recente pubblicazione delle Nachschriften
74
della «Philosophie der Mythologie», che costituiscono una
74
Tra le principali Nachschriften relative alla «Philosophie der Mythologie» meritano di essere qui
ricordate:
F.W.J. SCHELLING, System der Weltalter. Münchener Vorlesung 1827/28 in einer Nachschrift
von Ernst von Lasaulx, hrsg. von S. Peetz, V. Klostermann, Frankfurt am Main 1990.
F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Mythologie (1828/29), in G. DEKKER, Die Rückwendung
zum Mythos. Schellings letzte Wandlung, mit einem Vorwort von P. Hensel, R. Oldenbourg, München- Berlin 1930.
SCHELLINGS WERKE, ed. Schröter, Persönliches, Nachlaß (1810-1850), Ergänzungsbd. IV,
München 1959.
L. PAREYSON - M. PAGANO (a cura di), La philosophie de la mythologie de Schelling d'après
Charles Secrétan (Munich 1835-36) et Henri-Frédéric Amiel (Berlin 1845-46), Mursia, Milano 1991.
F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Mythologie. Nachschrift der letzten Münchener Vorlesungen
1841, hrsg. von A. Roser und H. Schulten, mit Einleitung von W.E. Ehrhardt, Frommann-Holzboog, Stuttgart-Bad Cannstatt 1995.
F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Mythologie in drei Vorlesungsnachschriften 1837/1842,
hrsg. von K. Vieweg und Ch. Danz unter Mitwirkung von G. Apostolopoulou, W. Fink, München 1996.
F.W.J. SCHELLING, Leçons inédites sur la philosophie de la mythologie. D'après Anton Eberz
(Munich 1837) et András Chováts (Berlin 1842), édité et présenté par K. Vieweg et Ch. Danz, reconstitué et annoté avec le concours de G. Apostolopoulou, traduit par A. Pernet, Jerôme Millon, Grenoble 1997.
F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Offenbarung 1841/42, hrsg. von M. Frank, Suhrkamp,
Frankfurt am Main 1977 (Nachdruck der sog. Paulus-Nachschrift, veröffentlicht Darmstadt 1843).
F.W.J. SCHELLING, Philosophische Entwürfe und Tagebücher 1846. Philosophie der Mythologie
und reinrationale Philosophie. Aus dem Berlin Nachlaß, hrsg. von H.-J. Sandkühler - L. Knatz - M. Schraven , Bd. 12, Felix Meiner Verlag, Hamburg 1998.
F.W.J. SCHELLING, Das Tagebuch 1848. Rationale Philosophie und demokratische Revolution,
mit A.v. Pechmann und M. Schraven aus dem Berliner Nachlaß, hrsg. von H.-J. Sandkühler, Felix Meiner Verlag, Hamburg 1998.
15
testimonianza significativa e preziosa dello sviluppo di quest'opera e delle sue diverse versioni, da quella di Monaco a quella di Berlino.
3.
Auseinandersetzung con la «Philosophie der Mythologie». Schelling e la
«Mythos-Debatte» fra '800 e '900.
Attraverso tale direzione di ricerca intendiamo innanzitutto sottolineare la centralità
dell'attenzione all'universo del mito e della mitologia nell'intero arco del'itinerario speculativo schellinghiano: dai primi scritti a stampa all'assetto della Spätphilosophie. Diverso, però, è l'approccio ermeneutico, «perché all'inizio, - scrive L. Pareyson -, sotto lo stimolo della critica biblica e del distacco dalla tradizione, il mito è interpretato razionalisticamente, mentre in ultimo, sotto lo stimolo della religione ritrovata e della filosofia positiva, il mito è considerato come l'inizio della rivelazione»
75
. Importanti sono
anche le tappe intermedie che preparano e per certi versi anticipano l'interpretazione tautegorica della mitologia nell'ultimo Schelling: dalla concezione storico-critica del mito nel giovane Schelling al progetto politico-estetologico della «neue Mythologie» nel frammento Das Älteste Systemprogramm des deutschen Idealismus, dalla più organica teoria simbolica del mito nella Philosophie der Kunst alla teogonia trascendentale dei Weltalter: primo cantiere della filosofia positiva
76
.
In secondo luogo ci preoccuperemo di cogliere la specificità speculativa
dell'interpretazione schellinghiana della mitologia attraverso un aperto e vivace confronto con le principali e più suggestive ipotesi ermeneutiche sul mito elaborate nell'epoca classica del pensiero tedesco sino alla Spätromantik: dai classici studi filologici di Ch. H. Heyne e di J.D. Michaelis all'interpretazione simpatetica di J.G. Herder, dall'idealizzazione poetica di F. Hölderlin e di Novalis alla proclamazione di una «neue Mythologie» di F. Schlegel, dalla
75
Cfr. L. PAREYSON, Schelling. Presentazione e antologia, Marietti, Torino 1975
2
, p. 13.
76
Per un'analisi complessiva della filosofia della mitologia del «primo» Schelling cfr.: X.
TILLIETTE, Schelling. Une philosophie en devenir, cit., vol. I: Le Système vivant (1794-1821); Id., La mythologie comprise. L'interprétation schellingienne du paganisme, Bibliopolis, Napoli 1984, pp. 11-63; M. COMETA, Iduna. Mitologie della ragione, Novecento, Palermo 1984; T. GRIFFERO, Senso e immagine. Simbolo e mito nel primo Schelling, Guerini, Milano 1994, in part. pp. 209-309.
77
Sul tema restano un riferimento indispensabile le seguenti opere classiche: F. STRICH, Die
Mythologie in der deutschen Literatur von Klopstock bis Wagner, 2 Bde., Halle 1910; H.A. KORFF, Geist der Goethezeit. Versuch einer ideellen Entwicklung der klassisch-romantischen Literaturgeschichte, 4 Bde., Darmstadt 1967
2
; L. MITTNER, Storia della letteratura tedesca, vol. II, Dal pietismo al
romanticismo (1700-1820), Torino 1977
3
. Tra gli studi più recenti segnaliamo: V. VERRA, Mito,
rivelazione e filosofia in J.G. Herder e nel suo tempo, Marzorati, Milano 1966; U. FAUST, Mythologien und Religionen des Ostens bei Johann Gottfried Herder, Münster 1977; R. BRINKMANN (hrsg. von), Romantik in Deutschland. Ein interdisziplinären Symposium, J.B. Metzlersche Verlagsbuchhandlung, Stuttgart 1978; G. DISCHNER - R. FABER (hrsg. von), Romantik Utopie - Utopische Romantik, Gerstenberg Verlag, Hildesheim 1979; H. KOOPMANN (hrsg. von), Mythos und Mythologie in der Literatur des 19. Jahrhunderts, V. Klostermann, Frankfurt am Main 1979; H. GOCKEL (hrsg. von), Mythos und Poesie. Zum Mythosbegriff in Aufklärung und Frühromantik, V. Klostermann, Frankfurt am Main 1981; P. KEMPER (hrsg. von), Macht des Mythos - Ohnmacht der Vernunft?, Fischer Taschenbuch Verlag, Frankfurt am Main 1989; H. BUCHHOLZ, Perspektiven der Neuen Mythologie. Mythos, Religion und Poesie im Schnittpunkt von Idealismus und Romantik um 1800, Lang, Frankfurt am Main 1990.
16
lettura estetica di Winckelmann, J.W. Goethe e K. Ph. Moritz alla simbolica di J. Görres, F. Creuzer, G. Welcker, Ch. A. Lobeck, K.O. Müller, J. e W. Grimm, K.W.F. Solger, e all'orientalistica di A. I. Silvestre de Sacy e E. Burnouf
77
. Inevitabili saranno inoltre i
riferimenti alla ricezione della «Philosophie der Mythologie» nel pensiero novecentesco: da A. Baeumler a J.J. Bachofen, da E. Cassirer a M. Heidegger, da W.F. Otto a C. Lévi- Strauss, da C.G. Jung a K. Kerényi, etc ...
78
.
In ultimo ci soffermeremo sull'attualità della prospettiva mitologica schellinghiana,
inscrivendola nell'orizzonte dei più recenti sviluppi della cosiddetta «Mythos-Debatte» o «neomythische Kehre», che ha conosciuto una stagione molto fertile specie nei paesi di lingua e cultura tedesca. Fra i nomi più rappresentativi meritano una particolare menzione M. Fuhrmann
79
, H. Blumenberg
80
, O. Marquard
81
, L. Kolakowski
82
, H. Freier
83
, H.-G.
Gadamer
84
, O. Pöggeler
85
, H. Poser
86
, H. Gockel
87
, M. Frank
88
, K. Hübner
89
,
C. Jamme
90
,
78
Per un primo orientamento sul tema, cfr.: A. Baeumler, G.F. Creuzer, J.J. Bachofen, Dal simbolo
al mito, trad. it. a cura di G. Moretti, presentazione di C. Sini, 2 voll., Spirali, Milano 1983.
79
Cfr. H. FUHRMANN (hrsg. von), Terror und Spiel. Probleme der Mythenrezeption, Poetik und
Hermeneutik, IV, W. Fink, München 1971.
80
Cfr. H. BLUMENBERG, Wirklichkeitsbegriff und Wirkungspotential des Mythos, in M.
FUHRMANN (hrsg. von), Terror und Spiel..., cit., pp. 11-66; Id., Arbeit am Mythos, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1979 [Elaborazione del mito, trad. it. a cura di B. Argenton, Il Mulino, Bologna 1991].
81
Cfr. O. MARQUARD, Zur Funktion der Mythologiephilosophie bei Schelling, in H.
FUHRMANN (hrsg. von), Terror und Spiel..., cit., pp. 259 sgg. In Lob des Polytheismus, Marquard sottolinea che Schelling, pur avendo proclamata nel Systemprogramm (1796) la necessità di una «neue Mythologie», diventò poi il filosofo della vecchia mitologia, per sfuggire al nuovo monomito, conseguenza della crisi del monoteismo, che vede nel corso storico il processo unitario della rivoluzione, del progresso, del cambiamento del mondo, che poi è il mito della Rivoluzione francese [Cfr. O. MARQUARD, Lob des Polytheismus. Über Monomythie und Polymythie, in H. POSER (hrsg. von), Philosophie und Mythos. Ein Kolloquium, Berlin-New York 1979, pp. 51 sgg.].
82
Cfr. L. KOLAKOWSKI, Obecnosc mitu, Institut Littéraire, Paris 1972 [Die Gegenwärtigkeit des
Mythos, R. Piper & Co., Verlag, München/Zürich 1973]
83
Cfr. H. FREIER, Die Rückkehr der Götter. Von der ästhetischen Überschreitung der
Wissensgrenze zur Mythologie der Modernen, J.B. Metzler, Stuttgart 1976.
84
Cfr. H.-G. GADAMER, Mythos und Vernunft, in «Kleine Schriften», Bd. 4 Varationen, Tübingen
1977; Id., Mythos und Wissenschaft, in Christlicher Glaube in moderner Gesellschaft, Freiburg i. Br. 1981
2
.
Sull'interpretazione gadameriana del mito cfr.: V. CESARONE, Il problema del mito in H.G. Gadamer, in «Itinerari», 1(1996), pp. 43-56.
85
Cfr. O. PÖGGELER, Die neue Mythologie. Grenzen der Brauchbarkeit des deutschen
Romantikbegriffs, in R. BRINKMANN (hrsg. von), Romantik in Deutschland. Ein interdisziplinären Symposium, cit., pp. 341-354.
86
Cfr. H. POSER, Philosophie und Mythos. Ein Kolloquium, cit.
87
Cfr. H. GOCKEL, Mythologie als Ontologie. Zum Mythosbegriff im 19. Jahrhundert, in H.
KOOPMANN (hrsg. von), Mythos und Mythologie in der Literatur des 19. Jahrhunderts, cit., pp. 25-58.
88
Cfr. M. FRANK,
Der kommende Gott. Vorlesungen über die Neue Mythologie, cit.; Id.,
Brauchen wir eine neue Mythologie?, in Id., Kaltes Herz Unendliche Fahrt Neue Mythologie, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1989; Id., Mitologie della ragione. Due secoli di critica della razionalità e la nostalgia di una "Nuova Mitologia", in AA.VV., Mitologie della ragione, Ed. S. Tesi, Pordenone 1989, pp. 3-29.
89
Cfr. K. HÜBNER, Die Wahrheit des Mythos. Mythische Welterfahrungen im wissenschaftlichen
Zeitalter, C.H. Beck'sche Verlagsbuchhandlung, München 1985.
90
Cfr. C. JAMME - H. SCHNEIDER (hrsg. von), Mythologie der Vernunft. Hegels `Älteste
Systemprogramm des deutschen Idealismus', Suhrkamp, Frankfurt am Main 1984; C. JAMME, "Gott hat
17
etc... La rivalutazione del ruolo e significato del mito nella vita dello spirito, in cui molti identificano uno degli aspetti costitutivi della postmodernità, «è da porre in rapporto - osserva P. De Vitiis - con riflessioni di carattere epistemologico che concludono all'impossibilità di assolutizzare la conoscenza scientifica, rispetto alla quale il mito non risulta falso oppure irrazionale, bensì semplicemente incommensurabile, oppure con riflessioni sui limiti della filosofia pratica che non riesce a fondare razionalmente, a priori, o in base all'esperienza, le norme etiche e i valori, cosicché si avverte la necessità di altre forme di legittimazione. Tutto questo pone ovviamente un limite e un freno al programma illuministico di superamento del mito, del rischiaramento di esso per mezzo del logos, della ragione»
91
. Secondo Hübner, infatti, la «superiorità della scienza sul mito è dunque,
diversamente da come se la rappresentano i più, soltanto storico-fattuale e non una superiorità basata su una razionalità più cogente o su una più grande verità»
92
. Il
disincanto del mondo offre fenditure che la ragione scientifica non riesce a ricucire e che perciò abbandona, aperte, allo sguardo di un dio che non redime. Ma il mito è la prima parola di quelle interrogazioni radicali e ineludibili che da sempre abitano l'uomo. Pertanto è proprio la verità del mito che, una volta scoperta, offre alla filosofia una nuova possibilità di pensare.
4. Breve rassegna delle interpretazioni più significative e recenti della «Philosophie
der Mythologie» di Schelling.
ein Gewand". Grenzen und Perspektiven philosophischer Mythos-theorien der Gegenwart, Suhrkamp, Frankfurt am Main 1991; Id., Einführung in die Philosophie des Mythos. B. 2: Neuzeit und Gegenwart, Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt 1991.
91
P. DE VITIIS, Onto-teologia, mito e religione fra Schelling e Heidegger, in Id., Il pensiero
religioso in Heidegger, cit., p.132.
92
K. HÜBNER, Die Wahrheit des Mythos, cit., p. 270. È interessante osservare che come lo
Schelling distingue fra l'oggettività della mitologia e quella di qualche altro «sistema scientifico e religioso» [cfr. F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Mythologie. Erste Buch: Der Monotheismus, in Schellings Werke, cit., Hbd. VI, p. 260], e che mediante la distinzione fra la mitologia come «religione naturale» e la rivelazione come «religione puramente spirituale» costruisce una complessa articolazione della sfera del religioso che manca invece in Heidegger, il quale passa dal mito direttamente a parlare del religioso, senza fare distinzioni, così lo Hübner mette in evidenza che se per un verso il mito si differenzia dalla rivelazione cristiana, poiché, essendo politeistico e non monoteistico, non ha il concetto di creazione e non si richiama alla fede in qualcosa di miracoloso o di trascendente, ma piuttosto all'esperienza, per altro verso, invece, anche nel cristianesimo ci sono elementi mitici, cosicché «mito e religione non sono la stessa cosa, ma mentre il mito può essere separato dalla religione, non esiste religione senza mito» [Cfr. K. HÜBNER, Die Wahrheit des Mythos, cit., p. 344]. Di K. Hübner si veda anche Wie irrational sind Mythen und Götter?, in Der Wissenschaftler und das Irrationale, Bd. 2, hrsg. von H.P. Duerr, Frankfurt am Main 1981. Sul rapporto tra mito e scienza in K. Hübner cfr.: G. COGNETTI, Razionalità della scienza e del mito in Kurt Hübner, in AA.VV., Mito e polarità. Ermeneutica della sopravvivenza religiosa, letteraria e scientifica della mitologia, Chieti 1994, pp. 145-162. Per uno sguardo critico complessivo sulle principali prospettive della «Mythos-Debatte» cfr.: V. CESARONE, Mito e razionalità. Blumenberg, Hübner, Jamme, in «Idee», 3 (1996), pp. 207-220.
93
Cfr.
in proposito
L. PROCESI, Filosofia e mitologia: le interpretazioni del '900, in «Annali della
Scuola Normale Superiore di Pisa», IX, 3, 1979, pp. 1293-1323.
18
La rivalutazione della «Philosophie der Mythologie»
93
acquisisce sfumature diverse,
poiché gli studi ad essa dedicati nella prima metà del Novecento si inquadrano nel filone storiografico neo-romantico tedesco che, in contrapposizione sia al neokantismo che a tutte le correnti di ispirazione positivista e neopositivista, riscopre quei temi di filosofia della religione, teosofia e teologia speculativa che non erano stati adeguatamente affrontati dalla storiografia ottocentesca. In questa dimensione le interpretazioni psicoanalitiche della religione, in particolare junghiane, così come quelle storico-religiose e fenomenologiche di K. Kerényi
94
e della scuola storico-culturale di W.F. Otto vengono accostate all'antroposofia
di R. Steiner, per dimostrare la viva presenza di un mondo a torto ignorato dalle scienze naturali e dalla filosofia, mondo che sarebbe prefigurato con geniali intuizioni già nella «Philosophie der Mythologie» di Schelling. Nel complesso ed articolato panorama della Schelling-Forschung del Novecento ci permettiamo, in questa sede, di richiamare l'attenzione sulle interpretazioni della «Philosophie der Mythologie» che a noi paiono più significative ed originali. Da A. Allwohn
95
, che rivendica la validità della concezione schellinghiana dell'irriducibilità del
mito alla ratio, a G. Dekker
96
, che riscopre l'attualità della schellinghiana Spätphilosophie di
Schelling nella genialità della concezione della mitologia come «preistoria della coscienza», concezione che precorre il ritorno al mito nella cultura contemporanea. Da M. Schröter
97
,
che vede in Schelling il filosofo che meglio di ogni altro ha ripercorso la vicenda
94
Cfr. K. KERÉNYI - C.G. JUNG, Einführung in das Wesen der Mythologie, Pantheon,
Amsterdam 1941 [Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia, trad. it. a cura di A. Brelich, Boringhieri, Torino 1972]. Cfr. inoltre K. KERÉNYI, Die Eröffnung des Zugangs zum Mythos, Darmstadt 1967. Questo testo è un'antologia dedicata a quei pensatori che hanno aperta la strada ad una comprensione scientifica della mitologia, in cui la concezione tautegorica schellinghiana è considerata come uno dei contributi più rilevanti all'ermeneutica filosofica del mito.
95
Cfr. A. ALLWOHN, Der Mythos bei Schelling, Charlottenburg 1927; Id., Schellings Philosophie
der Mythologie in ihrer Bedeutung für das Mythosverstandnis der Gegenwart, in «Zeitschrift für philosophische Forschung», IX (1955), pp. 177-181.
96
Cfr. G. DEKKER, Die Rückwendung zum Mythos. Schellings letzte Wandlung, mit einem
Vorwort von P. Hensel, R. Oldenbourg, München-Berlin 1930.
97
Cfr. M. SCHRÖTER, Mythos und Metaphysik bei Bachofen und Schelling, in «Orient und
Occident», XI, 1932, pp. 18-32; Id., Ein Rückblick auf Schellings Mythologie, in «Zeitschrift für philosophische Forschung», XIV, 1960, pp. 264-272.
98
Cfr. V. JANKÉLÉVITCH, L'odyssée de la conscience dans la dernière philosophie de Schelling,
Alcan, Paris 1933.
99
Cfr. C.M. SCHRÖDER, Das Verhältnis von Heidentum und Christentum in Schellings
Philosophie der Mythologie und der Offenbarung, München 1936.
19
speculativa occidentale ed ha colto il contenuto metafisico della mitologia come compimento simbolico dell'unità culturale dell'Occidente, a V. Jankélévitch
98
, che
reinterpreta la «Philosophie der Mythologie» come fenomenologia della coscienza alienata - nel senso di «estatica», «eccentrica» - come odissea dell'umanità. Da C.M. Schröder
99
,
secondo il quale il rapporto tra paganesimo e cristianesimo si fa centrale e prioritario nell'interpretazione schellinghiana della mitologia, in cui la «dottrina delle potenze» funge da schema dialettico per una ricostruzione del processo teogonico finalizzata al dispiegarsi della rivelazione, a E. Ruprecht
100
, il quale sostiene che nella «Philosophie der Mythologie»
mito e religione sono ormai posti sullo stesso piano, e la mitologia è concepita come «religione naturale» appartenente ad un tempo metastorico che non si può più resuscitare. Da E. Reisner
101
, che finalizza l'indagine sulla prospettiva mitologica schellinghiana ad una
più ampia interpretazione di filosofia della storia, che vede l'uomo emanciparsi dalla soggezione del passato, a K. Jaspers
102
, che nel paragrafo Mythologie und Offenbarung
del
suo celebre saggio su Schelling respinge radicalmente le dottrine schellinghiane come antistoriche, arbitrarie, assurde, e conclude affermando che, rispetto a J.J. Bachofen, K.O. Müller, W. Otto e a G. Welcker, l'insegnamento di Schelling è privo di qualsiasi valore
.
Da
E. Benz
103
, che si sofferma sulla «teogonia delle potenze», consentendo anche una
rivalutazione dell'intero processo mitopoietico rispetto ai singoli racconti mitologici o al problema del mito in generale, a K.H. Volkmann-Schluck
104
, secondo cui la verità della
mitologia si fonda su una dialettica che porta dal
µ
al
, dalla preistoria
della coscienza all'autocoscienza della ragione. Da H. Czuma
105
, per il quale il processo
teogonico, che si dispiega attraverso la mitologia, la rivelazione e la «religione filosofica», va riletto sulla base dell'affermazione dell'essere come fondamento positivo, chiave di volta
100
Cfr. E. RUPRECHT, Der Mythos bei Schelling, in «Blätter für deutsche Philosophie», XII
(1939), pp. 389-404.
101
Cfr. E. REISNER, Mythos und Offenbarung. Gedanken zum Schellingsjubiläum, in «Neue
deutsche Hefte», I (1954), pp. 338-347.
102
Cfr. K. JASPERS, Schelling. Größe und Verhängnis, R. Piper & Co. Verlag, München 1955, in
part. le pp. 159-162.
103
Cfr. E. BENZ, Theogonie und Wandlung des Menschen bei Schelling, «Eranos-Jahrbuch»,
XXIII, 1965, pp. 305-365, saggio ripubblicato in Urbild und Abbild. Der Mensch und die mythische Welt. Gesammelte Eranos-Beiträge von E. Benz, Leiden 1974, pp. 69-129.
104
Cfr. K.H. VOLKMANN-SCHLUCK, Mythos und Logos. Interpretationen zu Schellings
Philosophie der Mythologie, W. de Gruyter, Berlin 1969.
105
Cfr. H. CZUMA, Der philosophische Standpunkt in Schellings Philosophie der Mythologie und
der Offenbarung, Diss., Innsbruck 1969.
106
Cfr. X. TILLIETTE, Schelling. Une philosophie en devenir, cit., vol. II: La Dernière
Philosophie, 1821-1854, pp. 393-433; Id., Attualità di Schelling, trad. it. a cura di N. De Sanctis, Mursia, Milano 1974, pp. 87-90; Id., La mythologie comprise. L'interprétation schellingienne du paganisme, cit., pp. 79-127; Id., L'Absolu et la philosophie. Essais sur Schelling, cit., pp. 200-214.
107
Cfr. W. SCHÖPSDAU, Der Evidenz Gottes im Mythos. Schellings Spätphilosophie und die
Theologie, Diss., Mainz 1972.
108
Cfr. G. SCHMIDLIN, Hölderlin und Schellings Philosophie der Mythologie und der
Offenbarung, in «Hölderlin-Jahrbuch», XVII, 1971-1972, pp. 43-45.
20
della Spätphilosophie, a X. Tilliette
106
, che avverte come Schelling non tratti tanto dei miti
quanto della mitologia e delle mitologie, della genealogia mitica, della contemporaneità, della successione e del progresso delle mitologie. Da W. Schöpsdau
107
, per cui il concetto
positivo di Dio nell'ultima filosofia di Schelling presuppone e proietta nell'idealismo il Dio cristiano e fa irrompere la «religione rivelata» nell'assoluta soggettività della filosofia negativa, a G. Schmidlin
108
, il quale considera la tarda speculazione di Schelling come il
naturale sviluppo del suo pensiero giovanile, in particolare dell'intuizione, comune anche a Hölderlin, del sorgere di una «neue Mythologie», ed infine a J. Hennigfeld
109
, che identifica
la formazione estetico-trascendentale del mito nella «Philosophie der Kunst» come il momento negativo, rispetto a cui il positivo è dato dalla «Philosophie der Mythologie».
Nell'ambito della Forschung schellinghiana più recente, orientata ad una attenta
rilettura della «Philosophie der Mythologie» nella cornice della Spätphilosophie, segnaliamo il contributo di L. Procesi
110
, la quale, sulla scia dello Jankélévitch e del
Tilliette, sostiene che le lezioni schellinghiane sulla «Philosophie der Mythologie» espongono la fenomenologia delle mitologie antiche come intimo linguaggio della coscienza archetipica. Le mitologie costituiscono infatti, per la Procesi, la destrutturazione della Soggettività trascendentale, ovvero della scomposizione di quell'Io penso che la filosofia moderna, da Descartes a Kant e a Fichte, ha posto al centro della conoscenza della realtà ed a funzione costruttrice del mondo umano, dilatandone indebitamente la potenza e spalancando il deserto del solipsismo e del nichilismo. Schelling aggredisce tale principio di creatività nichilista dall'interno della modernità per oltrepassarla, scuotendo dalle fondamenta la circolarità logico - deduttiva del sistema hegeliano. Non c'è quindi soltanto uno Schelling idealista e poi critico dell'idealismo tedesco - precursore dell'esistenzialismo -, ma c'è anche uno Schelling che va oltre gli esiti nichilistici dell'età contemporanea
.
Di particolare interesse è la prospettiva interpretativa di J. Kreiml
111
, che ridefinisce
il significato che assume, nell'orizzonte problematico della filosofia della religione del tardo Schelling, la «religione mitologica» come «religione naturale» in contrapposizione al concetto di «religione positiva» o «religione rivelata», intesa come rapporto reale e personale dell'uomo con Dio. Su questa linea si colloca anche A. Franz
112
, che individua
nell'unità di religione e scienza uno dei nodi centrali del programma della schellinghiana Spätphilosophie, intesa come «religione filosofica». Di qui Franz propone una suggestiva analisi dell'interpretazione schellinghiana di Platone e Aristotele, come chiave ermeneutica
109
Cfr. J. HENNIGFELD, Mythos und Poesie. Interpretationen zu Schellings ,,Philosophie der
Kunst" und ,,Philosophie der Mythologie", Verlag Anton Hain, Meisenheim am Glan 1973.
110
Cfr. L. PROCESI, La genesi della coscienza nella «Filosofia della mitologia» di Schelling,
Mursia, Milano 1990, pp. 9-12.
111
Cfr. J. KREIML, Die Wirklichkeit Gottes. Eine Untersuchung über die Metaphysik und die
Religionsphilosophie des späten Schelling, S. Roderer Verlag, Regensburg 1989.
112
Cfr. A. FRANZ, Philosophische Religion. Eine Auseinandersetzung mit den
Grundlegungsproblemen der Spätphilosophie F.W.J. Schellings, Königshausen-Neumann-Würzburg, Rodopi, Amsterdam 1992.
21
privilegiata per comprendere il sistema della Darstellung der reinrationalen Philosophie. Nel terzo capitolo del saggio, invece, viene esaminato il concetto del «puro pensiero» (reine Denken) come «superamento» (Aufhebung) di Kant e di Fichte, quello della «scienza prima» (erste Wissenschaft) come «superamento» di Hegel, e quello della «religione» (Religion) come «superamento» del «sistema della pura filosofia razionale» (System der reinrationalen Philosophie). Viene inoltre affrontato il problema dell'«inizio» (Ansatz) e dello «svolgimento» (Entfaltung) della Potenzenlehre nella Reinrationale Philosophie, e l'idea della filosofia positiva come scopo e fine della filosofia razionale, con particolare attenzione al tema della «transizione» (Übergang) alla filosofia positiva come «crisi della ragione». Nel quarto capitolo, infine, viene presentata una ricostruzione di carattere storiografico sui temi della ricezione kantiana da parte di Schelling, del rapporto tra Schelling e il platonismo del Rinascimento e sulla gnosi nel pensiero di Schelling.
Un interessante approccio ermeneutico alla «Philosophie der Mythologie» in
relazione alla «Philosophie der Offenbarung» ci viene offerto da J.-E. Wilson
113
, che
affronta, nella prima parte del suo saggio, il problema della collocazione della mitologia nel sistema dell'ultima filosofia di Schelling (i princìpi, il tema della caduta e la mitologia: Satana e Dioniso; la liberazione: Cristo, il rapporto tra mitologia, poesia e filosofia; la mitologia nel cristianesimo: Pietro, Paolo, Giovanni). Nella seconda parte, invece, Wilson ripercorre le tappe fondamentali del processo teogonico, ricostruendone la tipica struttura interna triadica: la mitologia egiziana, indiana e greca, attraverso la suggestiva metafora fisico-astronomica dell'arco polare oscurità-luce-oscurità: Oscurità (Uranos) - Mattino (Urania, Kronos e Herakles, Kybele e la mitologia egiziana) - Mezzogiono (gli Elleni, Omero, Bacco e la tragedia) - Nuova Oscurità (il nichilismo indiano, il misticismo, teismo e deismo, la rivoluzione buddista contro il nichilismo) - Mezzanotte (Roma e il rapporto tra mitologia e stato, il problema della «coscienza» nella mitologia cinese). Importante è infine la rilettura del problema del rapporto tra «Philosophie der Mythologie» e «Philosophie der Offenbarung», in cui la mitologia ha, nell'interpretazione ontologica della storia della religione, un ruolo intermedio ma necessario fra paganesimo e cristianesimo.
Un'esposizione analitica del pensiero di Schelling ci viene proposta da M. Thiel
114
,
che rilegge la genesi e la storia del processo teogonico dalla «caduta» (Abfall) alla «rivelazione» (Offenbarung), soffermandosi in particolare sul tema del rapporto tra dèi e dio, tra teismo, monoteismo e politeismo, sul ruolo e il significato del cristianesimo e della chiesa nella interpretazione schellinghiana della mitologia. Una lettura ontologica della «Philosophie der Mythologie» è sviluppata da L. Knatz
115
, il quale, dopo aver analizzato il rapporto tra storia, arte e mito nella prima fase del
pensiero schellinghiano, prende in esame la «Philosophie der Mythologie», interpretata come «mitologia dell'essere e della coscienza», in cui un ruolo centrale viene giocato dal sistema delle epoche mitologiche. Viene inoltre sottolineata l'attualità della prospettiva
113
Cfr. J.-E. WILSON, Schellings Mythologie. Zur Auslegung der Philosophie der Mythologie
und der Offenbarung, Frommann-Holzboog, Stuttgart-Bad Cannstatt 1993.
114
Cfr. M. THIEL, Methode IV. Fr.W.J. Schelling. Eine analytische Darstellung, Elpis-Verlag,
Heidelberg 1994.
115
Cfr. L. KNATZ, Geschichte - Kunst - Mythos. Schellings Philosophie und die Perspektive einer
philosophischen Mythostheorie, Königshausen & Neumann, Würzburg 1999.
22
mitologica dell'ultimo Schelling nell'ambito del rinnovato interesse per il mito nella cultura filosofica più recente.
La Forschung schellinghiana del Novecento sulla «Philosophie der Mythologie» ha
dunque dischiuso originali prospettive ermeneutiche ed ha aperto interrogativi e questioni fondamentali: mito e mitologia, mito e logos, mitologia e storia, paganesimo e cristianesimo, tautegoria ed assolutizzazione del cristianesimo, alienazione e recupero dell'empiria nella coscienza religiosa, sono soltanto alcune delle tematiche emerse. La «Philosophie der Mythologie» mostra così tutta una complessità di problematiche storiche e speculative, ancora in parte inesplorate, ma decisive per cogliere nel suo pieno significato e nella sua straordinaria modernità la tarda filosofia di Schelling.
È opportuno qui sottolineare che l'elaborazione del progetto di ricerca presentato e
discusso nell'ambito della sezione di filosofia classica tedesca dell'XI Convegno Nazionale dei Dottorati di ricerca in Filosofia (Gallipoli, 2-4 ottobre 2000) sarà supportata anche dal fecondo rapporto di collaborazione che ho istituito in primo luogo con la Schelling- Kommission der Bayerischen Akademie der Wissenschaften con sede in München, la quale cura l'Historische-kritische Schelling-Ausgabe, e con la Internationale Schelling- Gesellschaft e.V., sita in Leonberg e presieduta dal Prof. Dr. J. Jantzen. In secondo luogo mi avvarrò delle preziose e prestigiose strutture scientifiche messe a disposizione dalla Schelling-Forschungsstelle Berlin e. V. (Dr. E. Hahn; Prof. Dr. H. Poser), dalla Deutsche Akademie der Wissenschaften e dall'Archiv der Berlin-Brandeburgischen Akademie der Wissenschaften in Berlin, nonché dalla Schelling-Forschungsstelle presso l'Università di Bremen (Prof. Dr. H.J. Sandkühler). Un contributo significativo ed estremamente proficuo alla mia attività di ricerca deriva, altresì, dal vivace ed aperto confronto scientifico con il Prof. Emerito X. Tilliette (Institut Catholique de Paris - Pontificia Università Gregoriana in Roma), con il Prof. Moiso (Università di Milano), con il Prof. C. Cesa (Scuola Normale Superiore di Pisa), ed infine con l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Napoli.
23
BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE
1.
Edizioni delle opere complete
F.W.J. von Schelling, Sämmtliche Werke, hrsg. von K.F.A. Schelling, I Abteilung: Bde. 1-
10 [=I-X]; II. Abteilung: Bde. 1-4 [=XI-XIV], Cotta, Stuttgart/Augsburg 1856-1861.
Werke. Auswahl in drei Bänden, mit einem Geleitwort von Professor Dr. Arthur Drews
herausgegeben und eingeleitet von Otto Weiß, Eckardt Verlag, Leipzig 1907.
Schellings Werke (Münchner Jubiläumsdruck). Nach der Originalausgabe in neuer
Anordnung hrsg. von M. Schröter, Hauptbde. 1-6 und Ergänzungsbde. 1-6 (Nachdrück München 1958 ss.), C.H. Beck und R. Oldenbourg, München 1927-1954.
Nachlaßband: F.W.J. von Schelling, Die Weltalter. Fragmente. In den Urfassungen von
1811 und 1813, hrsg. von M. Schröter, München 1946, 1979
2
.
F.W.J. Schelling, Ausgewählte Werke (Nachdruck der Ausgabe Stuttgart 1856-1861),
Wissenschaftlichen Buchgesellschaft, Darmstadt 1966-68.
F.W.J. Schelling, Historisch-kritische Ausgabe. Im Auftrag der Schelling-Kommission der
Bayerischen Akademie der Wissenschaften, hrsg. von H.M. Baumgartner, W.G. Jacobs, H. Krings und H. Zeltner, Frommann-Holzboog, Stuttgart-Bad Cannstatt 1976 ss. Reihe I: Werke, II: Nachlaß; III: Briefe; IV: Vorlesungsnachschriften.
F.W.J. Schelling, Ausgewählte Schriften in 6 Banden, Suhrkamp ("Suhrkamp-Taschenbuch
Wissenschaft", 521-526), hrsg. von M. Frank, Frankfurt am Main 1985.
Schelling. Ausgewählt und vorgestellt von Michaela Boenke, Diederichs, München 1995.
24
2.
Prospetto delle lezioni sulla «Philosophie der Mythologie» e sulla «Philosophie
der Offenbarung»
F.W.J. SCHELLING, Einleitung in die Philosophie der Mythologie. Erstes Buch:
Historisch-kritische Einleitung in die Philosophie der Mythologie, 1842, in Sämmtliche Werke, cit., Bd. XI, pp. 1-252 [Schellings Werke, cit., Hauptbd. VI: Schriften zur Religionsphilosophie, 1841- 1854, München 1928, pp. 1-254].
F.W.J. SCHELLING, Einleitung in die Philosophie der Mythologie. Zweites Buch:
Philosophische Einleitung in die Philosophie der Mythologie oder Darstellung der reinrationalen Philosophie, 1847-1854, in Sämmtliche Werke, cit., Bd. XI, pp. 253-572 [Schellings Werke, cit., Hauptbd. V: Schriften zur geschichtlichen Philosophie, 1821-1854, München 1928, pp. 431-754].
F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Mythologie. Erstes Buch: Der Monotheismus, 1842,
in Sämmtliche Werke, cit., Bd. XII, pp. 1-132 [Schellings Werke, cit., Hauptbd. VI: Schriften zur Religionsphilosophie, 1841-1854, München 1928, pp. 255-387].
F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Mythologie. Zweites Buch: Die Mythologie, 1842, in
Sämmtliche Werke, cit., Bd. XII, pp. 133-674; Anhang: Über die Bedeutung eines der neuentdeckten Wandgemälde von Pompeji, 1833, pp. 675-688 [Schellings Werke, cit., Ergänzungsbd. V: Philosophie der Mythologie, 1842, München 1943, pp. 1-540; Anhang: Über die Bedeutung eines neuentdeckten Wandgemälde von Pompeji (1833), pp. 541-554].
F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Offenbarung. Erster Teil (Erstes Buch: Einleitung in
die Philosophie der Offenbarung oder Begründung der positiven Philosophie), 1854, in Sämmtliche Werke, cit., Bd. XIII; Zweites Buch: Kurze Darstellung der Philosophie der Mythologie, in Sämmtliche Werke, cit., Bd. XIV, pp. 1-530 [Schellings Werke, cit., Ergänzungsbd. VI: Philosophie der Offenbarung, Erstes und Zweites Buch, München 1954, pp. 1-530].
F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Offenbarung. Zweiter Teil, 1854, in Sämmtliche
Werke, cit., Bd. XIV, pp. 1-334; Anhang: Andere Deduktion der Prinzipien der positiven Philosophie. Erste Vorlesung in Berlin, 1841, pp. 335-367 [Schellings Werke, cit., Philosophie der Offenbarung. Drittes Buch: Der Philosophie der Offenbarung. Zweiter Teil, Hauptbd. VI: Schriften zur Religionsphilosophie, 1841-1854, München 1928, pp. 389-726; Anhang: Andere Deduktion der Prinzipien der positiven Philosophie. Erste Vorlesung in Berlin, pp. 727-759].
3.
Nachschriften edite dell'ultimo Schelling (1821-1854)
F.W.J. SCHELLING, Initia philosophiae universae. Erlanger Vorlesung WS 1820/21, hrsg.
von H. Fuhrmans, Bouvier, Bonn 1969.
F.W.J. SCHELLING, Schellings erste münchner Vorlesung (1827/28) "System der
Weltalter". Eine Interpretation der unveröffentlichten Nachschrift aus dem Besitz von Horst Fuhrmans, hrsg. von A.M. Koktanek, Diss., München 1959.
F.W.J. SCHELLING, System der Weltalter. Münchener Vorlesung 1827/28 in einer
Nachschrift von Ernst Lasaulx, hrsg. von S. Peetz, Klostermann, Frankfurt am Main 1990.
25
F.W.J. SCHELLING, Philosophie der Mythologie (1828/29), in G. DEKKER, Die
Rückwendung zum Mythos. Schellings letzte Wandlung, mit einem Vorwort von P. Hensel, R. Oldenbourg, München-Berlin 1930.
F.W.J. SCHELLING, Einleitung in die Philosophie (Münchener Vorlesung von 1830), hrsg.
von W.E. Ehrhardt, Frommann-Holzboog, Stuttgart-Bad Cannstatt 1989.
F.W.J. SCHELLING, Urfassung der Philosophie der Offenbarung (Vorlesung 1831/32),
hrsg. von W.E. Ehrhardt, 2 Teilbd., Felix Meiner Verlag, Hamburg 1992.
F.W.J. SCHELLING, Grundlegung der positiven Philosophie. Münchner Vorlesung WS
1832/33 und SS 1833, hrsg. von H. Fuhrmans, Bottega d'Erasmo (ora Mursia), Torino 1972.
W.E. EHRHARDT (hrsg. von), Schelling Leonbergensis und Maximilian II. von Bayern.
Lehrstunden der Philosophie, Frommann- Holzboog, Stuttgart-Bad Cannstatt 1989.
B. LOER, Das Absolute und die Wirklichkeit in Schellings Philosophie. Mit der Erstedition
einer Handschrift aus dem Berliner Schelling-Nachlass, W. de Gruyter, Berlin-New York 1974.
L. PAREYSON (a cura di), Schellingiana rariora, Bottega d'Erasmo (ora Mursia), Torino
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Dr. Tiziana Gabrielli
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