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Pillole di Saggezza
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POSITIVISMI, PRAGMATISMO LOGICO E NEO-POSITIVISMO. IL PROBLEMA DEL META-DISCORSIVO.
Note su un articolo di Giovanni Vailati.
di: Ivan Pozzoni

1. INTRODUZIONE

    L’articolo vailatiano Scienza e filosofia[1] mostra interesse e si mostra interessante nei confronti di una determinata tematica, molto “sentita” durante tutta la seconda metà dell’Ottocento; si tratta della relazione intercorrente tra filosofia e scienze. L’intento della mia ricostruzione è considerare l’orientamento vailatiano all’interno della storia di tale relazione, e considerare in relazione a tale tematica i nessi intercorrenti tra Pragmatismo logico italiano e Positivismi/ neo-Positivismo.

     Due caratteristiche centrali di Illuminismo e Positivismo sono celebrazione della rivoluzione scientifica rinascimentale ed esaltazione del metodo della scienza (naturale). Ci sono – è vero- diversità. Mentre nell’illuminismo – come rileva brillantemente Abbagnano- tali caratteristiche sono indirizzate all’iconoclastia e alla dissoluzione delle credenze meta-fisiche antecedenti, nel Positivismo invece sono dirette alla ri-costruzione di certezze conoscitive assolute[2]. Però a scanso di diversità, c’è in entrambi i casi un riconoscimento della necessità di una mediazione scientifica tra uomo e mondo. Questa centralità delle scienze e dei metodi della scienza (naturale) riduce la filosofia ad una situazione di inessenzialità[3]. Tale inessenzialità è esternata – con il Positivismo- attraverso dichiarazioni di accessorietà. Per il Positivismo c'è una relazione di sinonimia tra inessenzialità ed accessorietà. Il Positivismo introduce una concezione del reale in cui la riflessione filosofica è considerata come accessoria e strumentale ai contenuti e alle conclusioni delle scienze.

La tesi dell'accessorietà occulta una visione meta-discorsiva della filosofia nei confronti delle scienze. Da Nietzsche in avanti si assiste all’esordio della reazione contro il Positivismo ottocentesco che caratterizzerà l’intera filosofia dell’Ottocento; ed essa critica arriverà non tardi a concretizzarsi anche come accusa verso tale visione meta-discorsiva, caratteristica del Positivismo. C’è chi si allontanerà da tale visione; c’è chi invece tenderà a mantenerla viva, rielaborandola[4]. Per chi accusi e chi continui criticamente i Positivismi rimane la seria difficoltà di descrivere e di motivare in modo conclusivo la relazione tra filosofia e scienze. Questo è uno dei temi centrali all'interno del cammino della cultura moderna dall’ottocento verso il novecento. Forzando al massimo le reali condizioni storico-filosofiche di fine ottocento esistono tre tendenze nei confronti della relazione tra filosofia e scienze. Per alcuni studiosi tra le due c’è e/o ci deve essere una netta divisione, essendo filosofia una manifestazione dell’Idea assoluta/ Subietto assoluto (neo-idealismo) o una analisi della coscienza e dell’interiorità umana a confronto con la divinità (tradizionalismi) o un modo dell’uomo di raffrontarsi verso l’essere (esistenzialismi)[5]. Le critiche c.d. “contra Positivismo” introducono una dualizzazione dei mondi dell’uomo e una distinzione netta tra i modi atti a conoscere tali mondi. E’il caso del neo-idealismo italiano dove vive il dualismo tra mondo materiale e mondo ideale; o dei tradizionalismi dove vive il dualismo tra mondo delle sensazioni e mondo della coscienza; o dell’esistenzialismo dove vive il dualismo tra mondo dell’esistere e mondo dell’essere. Per altri tra esse v’è e/o ci deve essere una stretta connessione, essendo filosofia un’analisi delle condizioni di validità delle scienze (neo-criticismo) o un connettivo analitico tra conclusioni scientifiche (neo-Positivismo)[6]. Le critiche c.d. “oltre Positivismo” riducono i mondi dell’uomo all’unico mondo materiale dell’atto/fatto. Per altri ancora non c’è una chiara soluzione a tale difficoltà, o, se c’è, non è costante[7]. La tematica della relazione tra filosofia e scienze è interconnessa strettamente alle teorie dell’essere delle dottrine “contra Positivismo” e “oltre Positivismo”. Di norma ad onto-teorie dualistiche si accosta un orientamento divisionista (tra scienze e filosofia); e ad onto-teorie monistiche si abbina un orientamento collaborativo. Tra critiche “contra Positivismo” e critiche “oltre Positivismo”, onto-teorie dualiste e moniste, orientamenti divisionisti e collaborativisti, dove si inserisce il nostro Vailati?  

2. L’ARTICOLO VAILATIANO SCIENZA E FILOSOFIA  

     Effettuata una breve analisi introduttiva sull’orizzonte in cui si evolve la tematica del meta-discorso, consideriamo direttamente la lettera dell’articolo vailatiano.
L’inizio vailatiano è senza dubbio sintomatico 

Dopo aver osservato che l’Italia è forse, tra i paesi civili, quello in cui al presente gli studi filosofici sono più in discredito, il Faggi esprime l’opinione che la principale causa di ciò sia da cercare nell’ingiustificabile separazione che i nostri ordinamenti universitari stabiliscono tra i corsi d’insegnamento dedicati alle discipline scientifiche propriamente dette a quelli nei quali i giovani delle Facoltà di Lettere vengono preparati al conseguimento della laurea in Filosofia. L’aver tagliato ogni rapporto tra lo studio delle discipline filosofiche e quello delle scienze positive, prescrivendo che non si possa arrivare alla laurea in Filosofia se non per la via degli studi letterari e filologici, è quanto vi può essere di più contrario alle esigenze della cultura filosofica moderna, la cui aspirazione è appunto quella di riattaccarsi direttamente ai risultati delle scienze speciali, coordinandoli, comparando i metodi coi quali essi sono stati ottenuti, e sottoponendo ad analisi critica i concetti fondamentali in essi implicati [corsivo mio]…[8];

è introdotta in maniera chiara e decisa la tesi della accessorietà della filosofia ai discorsi delle scienze. C’è continuazione del discorso del Positivismo. Per Vailati «cultura filosofica moderna» è un «…riattaccarsi…» alle conclusioni delle scienze, coordinandone i risultati scientifici, confrontandone i metodi e subordinandone ad analisi concettuale termini enunciazioni e discorsi. La relazione tra filosofia e scienze è relazione di coordinamento (risultati scientifici), confronto (metodi delle scienze) e analisi critica (concetti e discorsi scientifici). Filosofia è in altri termini meta-discorso sulle scienze, che sottende attività di coordinamento, confronto e analisi critica.

Lo stesso Calderoni – massimo scolaro e innovativo continuatore del maestro Vailati- arriva a simili conclusioni, sacrificando tuttavia il momento del confronto tra metodi ai momenti connessi dell’analisi critica e del coordinamento: 

Parole possono trovarsi a significare esattamente il contrario di quello che anticamente significavano […] o che ancor oggi, in taluni contesti, significano. Lo stesso, in una certa misura, può dirsi delle parole diritto e giustizia. Il diritto ora significa puramente le leggi, ora tutte quante le norme, tacite od espresse, che governano la vita di un popolo, ora invece quelle che dovrebbero governarle: talora la semplice aspirazione di un singolo, talora la volontà di un principe, di una classe dirigente, di un parlamento…[9].

Per i due massimi fautori del Pragmatismo logico italiano meta-discorso consiste in: a] coordinamento di risultati e conclusioni delle scienze b] confronto tra metodi scientifici e c] analisi critica di termini enunciazioni e discorsi delle scienze. La ricerca filosofica è coordinamento, confronto e analisi critica. Prima di tutto analisi critica e coordinamento. Poi confronto. Perché tali funzioni? Quale l’orizzonte storico e sociale di tale situazione? Lo stesso Vailati continua scrivendo: 

La facoltà di filosofia sarebbe messa sulla via di diventare, come è suo vero còmpito, un anello di congiunzione fra le Scienze e le Lettere, impedendo che queste formino dei campi chiusi senza comunicazione fra di loro con grave danno del sapere e della cultura generale. La filosofia potrebbe allora cooperare […] ad impedire che gli specialisti, siano essi scienziati o letterati, si rinchiudano nelle loro ricerche particolari perdendo di vista l’universalità e l’unità del sapere e i rapporti delle scienze fisiche colle morali.[10]

e  

Un provvedimento del genere di quello che il prof. Faggi propone, oltre al vantaggio, puramente negativo, di scoraggiare e togliere la causa di queste scandalose razzie pseudofilosofiche nel campo delle scienze, avrebbe d’altra parte un’influenza immediata per la coordinazione e, direi quasi, l’incanalamento, di quegli sforzi isolati che ora da diverse parti vanno facendo i nostri scienziati per sollevarsi ad una concezione sempre più elevata e filosofica del ramo rispettivo di scienza che essi coltivano, e per rendersi ragione delle connessioni e dei rapporti che collegano questo agli altri e all’organismo coerente [corsivo mio] del sapere umano[11].

Calderoni viene a calcare le orme del maestro. E’il caso del tentativo calderoniano di estendere i metodi dell’economia all’etica, attuato all’interno dello scritto Disarmonie economiche e disarmonie morali del 1906[12]. Calderoni – come Vailati- mira all’obiettivo dell’unità della conoscenza, intesa come “non chiusura di universi di ricerca diversi” attraverso lo strumento della “subordinazione di universi di ricerca diversi ad un unico metodo”. Calderoni scrive infatti:  

[…] l’essere una scienza descrittiva o analitica non esclude […] che essa sia normativa, nell’unico senso in cui una scienza o teoria qualsiasi può essere tale. E in questo senso soltanto può dirsi anche che sia normativa la filosofia morale. Sappiamo infatti, o dovremmo sapere, che qualunque legge scientifica, qualunque teoria filosofica può essere posta sotto forma di norma ipotetica di condotta; in quanto ci insegna che certi mezzi producono certi risultati…[13];  

e mettendo in rilievo uno strumento atto ad ottenere l’ideale della unità della conoscenza si mostra di nuovo un abile concretizzatore del maestro.

Per entrambi esiste un ideale di unità della conoscenza. Per Vailati tale ideale è sinonimo dei due ulteriori valori di “non chiusura ermetica tra universi conoscitivi diversi” e di “coerenza delle conoscenze”; a detta di Calderoni è “non chiusura di universi di ricerca diversi” attraverso una “subordinazione di universi di ricerca diversi ad un unico metodo”[14]. Per il Pragmatismo logico italiano se desideriamo evitare chiusure e tutelare tale unità è necessario intendere la ricerca come meta-discorso sulle scienze. Tale visione meta-filosofica sottende e nasconde il valore dell’unità della conoscenza.

     L’articolo vailatiano in via successiva introduce un secondo tema strettamente connesso alla tematica della relazione tra filosofia e scienze. C'è la considerazione dello stile del meta-discorso. Lo stile del meta-discorsivo è in via indiretta stile della tradizione di ricerca vailatiana e calderoniana. Vailati sostiene:  

E’alla mancanza di solida educazione scientifica e di qualsiasi «allenamento» a quelle argomentazioni precise e a quell’ordine rigoroso [corsivi miei] che le ricerche positive esigono, che va attribuita quella caratteristica verbosità e quella singolare imprecisione di linguaggio e di pensiero che tanto spesso i critici stranieri rimproverano ai nostri scrittori di Filosofia…[15]  

L’intendere la filosofia come meta-discorso sulle scienze conduce ad una assimilazione stilistica tra filosofia e scienza. Lo stile della scienza è caratterizzato – secondo Vailati- dalle due tendenze alle  «argomentazioni precise» e all’«ordine rigoroso»; la filosofia dovrebbe caratterizzarsi come meta-discorso caratterizzato dalle «argomentazioni precise» e dall’«ordine rigoroso». Lo stile delle scienze insomma dovrebbe essere stile della filosofia.

Per il Pragmatismo logico italiano due sono le caratteristiche della filosofia nella sua relazione con le scienze. Prima di tutto – come abbiamo visto- la filosofia è intesa come meta-discorso vertente sull’attività di coordinamento dei risultati scientifici e/o di confronto dei metodi delle scienze e/o di analisi critica di termini enunciazioni e discorsi scientifici. Poi – come abbiamo detto- la ricerca filosofica è stilisticamente vicina alle scienze e ai loro metodi. Queste sono in estrema sintesi le tematiche sviscerate dall’articolo vailatiano.  

3. NESSI TRA PRAGMATISMO LOGICO E POSITIVISMI/ NEO-POSITIVISMO

   Posizioniamo ora all’interno della storia delle idee tali vedute vailatiana e calderoniana sulla relazione tra filosofia e scienze. Le radici della tesi dell’accessorietà è – come abbiamo detto sin dall’inizio- caratteristica del Positivismo ottocentesco.

E tale radice fiorisce nel novecento con neo-Positivismo e Filosofia analitica. La nostra tesi è che in relazione alla tematica dell’accessorietà tra filosofia e scienze esista una continuità tra Positivismo e neo-Positivismo/ filosofia analitica, e che tale continuità sia mediata all’interno dell’orizzonte italiano anche dal Pragmatismo logico italiano di Vailati e Calderoni.

Prima di tutto v’è la tesi centrale secondo cui esiste una continuità di una certa natura tra Positivismi ottocenteschi e neo-Positivismo/ Filosofia analitica novecenteschi. Poi le due tesi accessorie secondo cui da un lato esisterebbe una continuità di una certa natura tra Positivismi ottocenteschi e Pragmatismo logico italiano e dall’altro una continuità di una certa natura tra Pragmatismo logico italiano e neo-Positivismo. Prima dimostreremo le ultime; e secondariamente la tesi centrale.  

3.1Positivismi e Pragmatismo logico italiano  

     Prendiamo in considerazione brevemente le affinità/ differenze tra visione dell’accessorietà introdotta dai Positivismi e visione dell’accessorietà che sembra scaturire dai nostri due autori (Vailati e Calderoni). Anzitutto v'è una diversità. Per il Positivismo esiste una relazione di identità tra filosofia e scienze. La Philosophie Positive di Comte è a sua volta una scienza, indirizzata a classificare i diversi metodi scientifici e a coordinare i vari risultati delle altre scienze[16]. Per Vailati e Calderoni non v’è identità; v’è una sorta di subordinazione dell’una all’altra (e non necessariamente – come sembrerebbe ad un’occhiata avventata- della filosofia alle scienze). La natura della relazione è considerata in due maniere diverse. Per il Positivismo v’è identità; secondo i nostri due autori v’è subordinazione. Da tale diversità scaturisce indirettamente un’affinità. Per il Positivismo stile della ricerca filosofica è lo stile delle scienze. Due tesi conducono a riconoscere identità tra stile scientifico e stile della Filosofia Positiva. La tesi del Positivismo sull’identità tra filosofia e scienze conduce ad ammettere identità di metodo tra scienze e Filosofia Positiva. La tesi del Positivismo sull’esaltazione/ celebrazione della scienza mutuata dall’Illuminismo[17] conduce a considerare metodi e contenuti della scienza come rilevanti di fronte alle rimanenti attività conoscitive dell'uomo. La Filosofia Positiva assumerà i caratteri contenutistici e metodici della scienza, e ne assumerà lo stile. Per i nostri due autori l’orientamento stilistico del meta-discorso è cosa chiara nel momento in cui si consideri carenza della filosofia il fatto di non riferirsi alle  «argomentazioni precise» e all’«ordine rigoroso» delle scienze. L’affinità consiste nell’accostamento del meta-discorsivo ad un medesimo stile, vicino allo stile delle scienze. Un’ulteriore intesa tra le due tradizioni di ricerca si manifesta nell'ambito  delle funzioni del meta-discorso. Per Comte la Filosofia Positiva è indirizzata ad ordinare metodi e contenuti delle scienze e a coordinarne i risultati. Per Mill Filosofia (logic) è analisi critica dei discorsi delle scienze. Per Vailati caratteristiche del meta-discorso sono – come abbiamo visto- coordinamento di risultati e confronto di metodi scientifici. Per Calderoni caratteristica del meta-discorsivo è – come abbiamo detto- analisi critica di termini enunciazioni e discorsi delle scienze. Funzioni e caratteristiche del meta-discorsivo sono comuni a Positivismo e nostri autori. Più vicino alla tradizione continentale è Vailati. Più vicino alla variante sassone-scozzese del Positivismo è Calderoni. Poi un’ultima identità. L’istanza di connessione tra contenuti e metodi delle scienze sottende in entrambe le tradizioni di ricerca l’ideale dell’unità della scienza. Per Saint Simon e Comte tale ideale è una necessità storica. Il Positivismo vede l’unità della conoscenza come un’ideale da sostenere e come una necessità storica da svelare; c’è una connessione naturale e storica tra contenuti e metodi delle scienze ed è dovere dello scienziato metterne in chiaro i risvolti culturali. Per Vailati e Calderoni l’unità della conoscenza è unicamente valore del ricercatore. Queste affinità/ differenze tra Positivismo e Pragmatismo logico italiano non esauriscono il novero delle affinità/ differenze tra Positivismi e Pragmatismo logico relative alla tematica del meta-discorsivo. Per evitare di rendere eccessivamente laboriosa la nostra ricostruzione tuttavia taceremo tali affinità/ differenze ulteriori, esulando esse dalla lettera dell’articolo vailatiano[18].

     Per riassumere, esistono una serie di affinità/ differenze centrali tra Positivismo e Pragmatismo logico italiano attinenti alla tematica del meta-discorsivo:

a] c’è diversità di accostamento alla natura della relazione. Per il Positivismo v’è identità tra filosofia e scienze (Filosofia Positiva). Per Vailati e Calderoni v’è subordinazione dell’altre all’una.

b] c’è affinità di stile. Per i Positivismi l’addizione delle due tesi del riconoscimento dell’identità tra filosofia e scienze e dell’esaltazione/ celebrazione della scienza conduce a ridurre metodo contenuti e stile della filosofia a metodo contenuto e stile della scienza. Stile del meta-discorso è stile della scienza. Per Vailati e Calderoni stile del meta-discorso deve essere lo stile delle scienze.

c] c’è affinità tra funzioni del meta-discorso. Per il Positivismo funzioni di tale meta-discorso sono ordinare contenuti e metodi delle scienze e coordinarne i risultati (Comte) e introdurre un’analisi critica dei discorsi delle scienze (Mill). Per Vailati e Calderoni sono caratteristiche di tale meta-discorso coordinamento dei risultati, confronto tra metodi e analisi critica di termini enunciazioni e discorsi delle scienze.

d] c’è affinità tra obiettivi del meta-discorso, con una lieve differenza. Per il Positivismo obiettivo del meta-discorso è l’unità della conoscenza, intesa come necessità storica. Per Vailati e Calderoni obiettivo del meta-discorso è l’unità della conoscenza, intesa come dovere del ricercatore.

     Possiamo concludere affermando l’esistenza di un nesso di continuità tra Positivismi e Pragmatismo logico italiano nei limiti della tematica della meta-discorsività della ricerca filosofica[19]. Ci sono diversità. Però le affinità sovrastando le differenze, riusciamo a sostenere la tesi dell’esistenza di una continuità critica tra Positivismo continentale (e britannico) e Pragmatismo logico italiano vailatiano/ calderoniano. Una delle nostre due tesi accessorie è dimostrata.
 
3.2Pragmatismo logico italiano e neo-Positivismo  

    Esaminati i nessi intercorrenti tra Positivismi e Pragmatismo logico italiano andiamo a considerare affinità/ differenze tra visione dell’accessorietà che sembra scaturire dai nostri due autori (Vailati e Calderoni) e visione dell’accessorietà introdotta dal neo-Positivismo.

Una delle diversità sussistenti tra Positivismo e Pragmatismo logico italiano si trasforma in una affinità se tradotta all’interno dell’ambito di relazione tra Pragmatismo logico italiano e neo-Positivismo. Per il neo-Positivismo tra filosofia e scienze esiste una relazione di subordinazione. Per alcuni si tratta di ammettere una subordinazione dell’una alle scienze[20]; secondo altri invece si tratta di assecondare una subordinazione delle scienze alla filosofia[21]. Per Vailati e Calderoni avviene la medesima cosa. Per entrambe le tradizioni di ricerca la natura del meta-discorso è – come si intuisce indirettamente dal tono dell’articolo vailatiano- subordinativa. Poi lo stile. Per ciò che concerne lo stile c’è attinenza di visioni. Neo-Positivismo e successiva filosofia analitica considerano minuziosità e serietà scientifiche caratteristiche ideali della filosofia[22]; e i nostri due autori – come abbiamo visto- considerano «argomentazioni precise» e «ordine rigoroso» caratteristiche stilistiche del meta-discorsivo. Per entrambi metodo della filosofia deve essere il metodo stilistico della scienza. Oltretutto le due tradizioni di ricerca comunicano una visione abbastanza simile delle funzioni del meta-discorsivo. C’è tuttavia una differenza. Il neo-Positivismo sacrifica coordinamento dei risultati scientifici e confronto tra metodi delle scienze all’analisi[23]. L’analisi di termini enunciazioni e discorsi delle scienze viene ad essere intesa come mansione dominante del meta-discorsivo; coordinamento dei risultati delle scienze e confronto tra metodi delle scienze ne restano cornice. Per Vailati non c’è subordinazione di una attività all’altra dal momento che – come abbiamo visto- coordinamento, confronto ed analisi hanno medesimo valore. Con Calderoni invece assistiamo ad uno sbilanciamento a favore dell’analisi; Calderoni – come abbiamo detto-  è un analitico mancato.

Infine un’ulteriore uniformità di orientamenti. Per Vailati e Calderoni – come abbiamo visto- l’unità della conoscenza è ideale del ricercatore. Per il neo-Positivismo v’è una situazione controversa; tuttavia sembra accadere lo stesso[24].

     Per riassumere, esistono una serie di affinità/ differenze tra Pragmatismo logico italiano e neo-Positivismo attinenti alla tematica del meta-discorsivo:

a] c’è vicinanza di accostamento alla natura della relazione. Per Vailati e Calderoni tra filosofia e scienze esiste una relazione di subordinazione. Per il neo-Positivismo anche.

b] c’è affinità di stile. I nostri due autori – come abbiamo visto- considerano «argomentazioni precise» e «ordine rigoroso» caratteristiche stilistiche del meta-discorso; neo-Positivismo e successiva analitica moderna considerano minuziosità e serietà scientifiche due tra le caratteristiche ideali della filosofia.

c] v’è affinità tra funzioni del meta-discorso, con alcune lievi differenze. Per Vailati e Calderoni sono caratteristiche di tale meta-discorso coordinamento dei risultati, confronto tra metodi e analisi critica di termini enunciazioni e discorsi delle scienze. Il neo-Positivismo sacrifica all'analisi i due momenti rimanenti del coordinamento e del confronto.

d] c’è affinità tra obiettivi del meta-discorso. Per Vailati e Calderoni obiettivo del meta-discorso scientifico è l’unità della conoscenza, intesa come dovere del ricercatore. Per il neo-Positivismo sembra avvenire lo stesso.

     Possiamo terminare asserendo l’esistenza di un nesso di continuità tra Pragmatismo logico italiano e neo-Positivismo nei limiti della tematica della meta-discorsività della ricerca filosofica[25]. Le affinità sovrastano in maniera evidente le differenze. E’corretto sostenere la tesi dell’esistenza di una continuità critica tra Pragmatismo logico italiano vailatiano/ calderoniano e neo-Positivismo. E’dimostrata anche la seconda delle nostre tesi accessorie.
 
3.3Positivismi, Pragmatismo logico e neo-Positivismo  

     La tematica delle relazioni tra filosofia e scienze mette in luce due nessi tra diverse tradizioni di ricerca: a] esiste un nesso di continuità critica tra Positivismo continentale e britannico e Pragmatismo logico italiano e b] esiste un nesso di continuità (meno) critica tra Pragmatismo logico italiano e neo-Positivismo. La somma delle due tesi accessorie conduce ad una determinata tesi centrale. Questa somma conduce ad introdurre la tesi non molto corrente all’interno della critica e della dottrina secondo cui tra i vari traits d’union di Positivismi e neo-Positivismo vi sarebbe anche il Pragmatismo logico italiano di Vailati e Calderoni. Proviamo – in difesa di tale tesi e limitatamente alla tematica trattata- ad introdurre un confronto a tre tra Positivismi, Pragmatismo logico italiano e neo-Positivismo. Punto d’inizio di tale confronto è la constatazione della tesi meta-filosofica comune alle tre tradizioni di ricerca secondo cui “filosofia” non sarebbe altro che meta-discorso sulle scienze. Prendiamo nuovamente in considerazione diversità ed attinenze all’interno di un esaustivo schema critico:

a] natura del meta-discorsivo. Per il Positivismo la relazione tra filosofia e scienze ha valore d’identità totale (Filosofia Positiva come scienza). Per il Pragmatismo logico italiano la relazione tra filosofia e scienze ha natura subordinativa. Per il Neo-Positivismo tra filosofia e scienze esiste una relazione di subordinazione.

b] stile del meta-discorsivo. Per il Positivismo c’è necessaria identità tra metodo del meta-discorso e metodo delle scienze. Per il Pragmatismo logico italiano metodo del meta-discorso dev’essere il metodo delle scienze. Per il neo-Positivismo metodo del meta-discorso scientifico dev’essere il metodo delle scienze.

c] funzione del meta-discorsivo. Per il Positivismo funzioni del meta-discorso sono innanzitutto ordinare contenuti e metodi delle scienze e coordinarne i risultati, e successivamente (nei limiti dell’orientamento milliano) introdurre un’analisi critica di termini enunciazioni e discorsi delle scienze. Per il Pragmatismo logico italiano sono caratteristiche del meta-discorso coordinamento dei risultati, confronto tra metodi e analisi critica di termini enunciazioni e discorsi delle scienze. Per il neo-Positivismo coordinamento dei risultati scientifici e confronto tra metodi delle scienze sono sacrificabili (e sono effettivamente offerti in sacrificio) all’analisi.

d] obiettivi del meta-discorsivo. Per il Positivismo obiettivo del meta-discorso è l’unità della conoscenza, intesa come necessità storica. Per Vailati e Calderoni obiettivo del meta-discorso è l’unità della conoscenza, intesa come dovere del ricercatore. Per neo-Positivismo e analitica successiva obiettivo del meta-discorso è l’unità della conoscenza, intesa tendenzialmente come dovere del ricercatore.
 

4. CONCLUSIONI  

     Proviamo ad introdurre due classi di conclusioni. Prima di tutto mostriamo e riassumiamo esiti e conclusioni dell’articolo vailatiano sulle relazioni tra filosofia e scienze; e secondariamente delineiamo una breve ricostruzione dei nessi intercorrenti tra Positivismi, Pragmatismo logico italiano e neo-Positivismo in relazione alle tematiche trattate dall’articolo medesimo.

     L’analisi vailatiana verte sulla tesi di fondo secondo cui l’esaltazione/ celebrazione delle scienze scaturente dalla rivoluzione scientifica rinascimentale avrebbe condotto con il trascorrere dei secoli ad un inatteso incremento della “forza” conoscitiva delle scienze medesime e sulla ulteriore tesi secondo cui tale incremento di forze avrebbe condotto ad una situazione di frenetico incremento di risultati e conclusioni scientifici. Questo stato di cose – a detta di Vailati- ha effetti buoni e effetti meno buoni. Gli effetti buoni dell’aumento sostanzioso di teorie scientifiche si identificano con correlativi aumenti di attitudine conoscitiva e di abilità tecnica nell’uomo[26]. Poi ci sono effetti meno buoni. L’aumento frenetico di risultati e conclusioni delle scienze realizza situazioni di incoerenza tra conoscenze e di chiusura tra universi di ricerca. L’aumento dell’incoerenza tra conoscenze e della chiusura tra universi di ricerca sono sintomo – a detta di Vailati- di una consistente violazione del valore dell’unità della conoscenza. L’interesse vailatiano si indirizza ad un tentativo atto ad ostacolare la violazione del valore dell’unità della conoscenza. Come evitare tale violazione? Per tutelare tale valore evitando chiusure e incoerenze il nostro autore riconosce l’esistenza del dovere della ricerca di introdurre uno strumento di “secondo livello”, utile a risolvere incoerenze e ad annichilire chiusure. Lo strumento è la filosofia, sia intesa come meta-discorso sulle scienze indirizzato a coordinare (risultati scientifici) confrontare (metodi delle scienze) ed analizzare criticamente (concetti e discorsi scientifici), sia subordinata allo stile d’«argomentazioni precise» e «ordine rigoroso» caratteristico delle scienze stesse. Ecco ciò che il nostro autore ci comunica! Prima conclusione. L’orientamento meta-filosofico vailatiano (e calderoniano) si subordina alla contaminazione di un valore, vale a dire all’ideale di unità della conoscenza. E’ tale valore a muovere il ricercatore sulla strada della accessorietà della filosofia alle scienze[27].

     La seconda classe di conclusioni consiste nei fatti che esista uno stretto nesso di continuità tra Positivismi ottocenteschi e neo-Positivismo novecentesco e che tale nesso di continuità sia mediato anche dal Pragmatismo logico italiano[28]. Se tra Positivismi e Pragmatismo logico italiano esiste – come abbiamo visto- un nesso di continuità critica caratterizzato da comuni visioni di stile, funzioni e obiettivi del meta-discorsivo. Se tra Pragmatismo logico italiano e neo-Positivismo esiste – come è stato dimostrato- un nesso di continuità (meno) critica caratterizzato da comuni orientamenti su natura, stile, funzioni e obiettivi del meta-discorsivo. Allora  riusciremo senz’ombra di dubbio a considerare il Pragmatismo logico di Vailati e Calderoni come trait d’union italiano tra le due tradizioni di ricerca del Positivismo ottocentesco e del neo-Positivismo novecentesco, almeno limitatamente alla tematica della meta-discorsività. E riusciremo così a sottolineare la rilevanza delle riflessioni vailatiana e calderoniana all’interno della storia della filosofia moderna.

BIBLIOGRAFIA

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NOTE A PIE' PAGINA

[1] Cfr. G.Vailati, Scienza e filosofia, in “Rivista Popolare di Politica Lettere e Scienze Sociali”, anno VIII, 15 Aprile, 1902, [vol.I, 3-6]. D’ora in avanti eventuali riferimenti testuali a Vailati saranno indicati – a meno di un avviso contrario- in base all’edizione curata da M.Quaranta G.Vailati, Scritti, Bologna, Forni, 1987, voll. I-II-III.

[2] Cfr. N.Abbagnano- G.Fornero, Filosofi e filosofie nella Storia, Torino, Paravia, 1994, vol.III, 284-285. Per i due autori oltre alla diversa valenza rivoluzionaria e ai diversi accostamenti all’analisi kantiana sulle condizioni di validità dell’attività conoscitiva umana v’è un’ulteriore differenza tra le due tradizioni di ricerca: «… mentre negli illuministi l’appello al sapere sperimentale funge prevalentemente da dissoluzione delle antiche credenze della metafisica e della religione, nei positivisti il richiamo alla scienza si concretizza talora in una riedificazione di certezze assolute…». Questa intuizione non è contenuta nell'antecedente N.Abbagnano- G.Fornero, Storia della filosofia, Torino, UTET, IV Edizione, 2003.  Il Comte del Cours de Philosophie Positive è la conferma di tale orientamento critico, dove sostiene che l’unica condizione alla ricostruzione seria e definitiva delle certezze umane è una filosofia finalizzata alla classificazione delle scienze e al riordinamento delle conclusioni scientifiche. Per Comte Filosofia Positiva è meta-discorso scientifico. 

[3] Il termine "inessenzialità" merita un chiarimento. Esso sottende due sensi. Prima di tutto filosofia dell'Illuminismo è – come la filosofia lockeiana- meta-discorso "in-essenziale", cioè attività umana che rinunzi a dibattere dell'essenza ultima del reale. Questa asserzione è estesamente accettata dalla dottrina moderna. Poi è attività "accessoria", cioè strumentale e sottomessa alle scienze. Questa asserzione non è universalmente accettata. Mi è stato fatto notare che in autori come Diderot, Helvetius e Kant non sussista un orientamento totalmente inessenzialista. Sulla fecondità dell'accostamento tra c.d. illuminismo tedesco ed illuminismo kantiano all'illuminismo tradizionale (francese e italiano) avrei moltissimi dubbi. Kant non è un illuminista tradizionale. Per Diderot ed Helvetius critiche ed obiezioni devono essere accolte. Tuttavia costoro non sono area dominante della tradizione di ricerca illuministica.

[4] Cfr. l’ottima schematizzazione introdotta in N.Abbagnano- G.Fornero, in Filosofi e filosofie nella Storia, cit., 354-355. C’è chi – come neo-idealismo, tradizionalismi, esistenzialismi- rifiuta in toto la visione meta-discorsiva della filosofia; c’è chi invece – come neo-criticismo e neo-Positivismo- continua in maniera critica tale visione. Ancora una volta tale schematizzazione non è contenuta nell'antecedente e monumentale Storia della filosofia dei nostri due autori.

[5] Non c'è riferimento alle scienze nell'orientamento meta-filosofico dell'idealismo hegeliano: «La filosofia tutta spiegata riposa su se stessa: essa è una sola idea nel tutto e in tutti i suoi membri, qualcosa d'analogo all'individuo vivente, nel quale per tutte le membra s'agita un'unica vita e batte un unico polso […] L'Idea è ad un tempo il punto centrale e la periferia; è la sorgente luminosa…» [F.Hegel, Vorlesungen uber die Geschichte der Philosophie, trad.it. Lezioni sulla filosofia della storia, Firenze, Nuova Italia, 1947-1963, I, 39]. Per il tradizionalismo si vedano scritti molto chiari come Science et religion dans la philosophie contemporaine del Boutroux e Naturalism and agnosticism del Ward. Per l'esistenzialismo è un'asserzione di Marcel a tenere distinte filosofia e scienze: «Gli esseri non possono accordarsi che nella verità, ma questa è inseparabile dal riconoscimento del grande mistero da cui siamo circondati e in cui abbiamo il nostro essere» [G.Marcel, Du refus à l'invocation, Paris, Gallimard, 1940, 135].

[6] Per il neo-criticismo francese si vedano le vedute del Renouvier [C.Renouvier, Essais de critique generale, Paris, Ladrange, 1854, 363]. Per il neo-criticismo britannico l'orientamento dell'Hodgson [S.H.Hodgson, The metaphysic of experience, London, Longmans, 1898, 399]. Per il tradizionale neo-criticismo tedesco si vedano interi scritti come Philosophie und Padagogik di Natorp e Substanzbegriff und Funktionsbegriff del Cassirer. Per ciò che concerne il neo-Positivismo vedremo successivamente.

[7] Si consideri l’evoluzione husserliana. Per l’Husserl di E.Husserl, Prolegomena zur reinen Logik, in “Logische Untersuchungen”, trad.it. Prolegomeni ad una logica pura, Milano, Il Saggiatore, 1968, 258 serve «… accanto al lavoro ingegnoso e metodico delle scienze particolari […] una continua riflessione critico-conoscitiva che spetta unicamente al filosofo». Per l’Husserl iniziale filosofia è meta-discorso scientifico come strumento di connessione tra conclusioni scientifiche. Per l’Husserl successivo di E.Husserl, Philosophie als strenge Wissenschaft, trad.it. La filosofia come scienza rigorosa, Roma-Bari, Laterza, 1994, 25 c’è un ritorno alla critica della scienza (naturale) e alla coscienzialità: «…possiamo avere davanti agli occhi l’essere solo come correlatum di coscienza…». Con la critica della scienza cade la visione husserliana della filosofia come meta-discorso scientifico.

[8] Cfr. G.Vailati, Scienza e filosofia, cit., [vol.I, 3]. Questo articolo vailatiano non è assolutamente considerato nell'interessante scritto M.P.Negri, La storia delle scienze nelle ricerche di Giovanni Vailati, in M.De Zan (a cura di), I mondi di carta di Giovanni Vailati, Milano, FrancoAngeli, 2000, 192-222. Più riferimenti ha lo scritto A.Quarta, Valore della scienza e compiti della filosofia secondo Vailati, in M.Quaranta (a cura di), Giovanni Vailati nella cultura del '900, Bologna, Forni, 1989, 37-44.

[9] Cfr. M.Calderoni, La filosofia ed il diritto, in “Leonardo”, III, Ottobre- Dicembre 1905, [vol.I, 279]. Calderoni utilizza come modello di relazione tra filosofia e scienze il caso della filosofia del diritto. Quest’ultima viene ad essere intesa come strumento di coordinamento dei risultati della scienza del diritto e insieme di analisi critica dei termini/ concetti della medesima scienza. Per Calderoni la seconda istanza (analisi critica) sovrasta l’altra (coordinamento dei risultati scientifici); ed entrambe sovrastano l’istanza del confronto tra metodi. Se in Vailati il meta-discorsivo si riconduce sia all’intra-scientificità che all’inter-scientificità, in Calderoni sembra ridursi anzitutto alla intra-scientificità. L’inter-scientificità del meta-discorso scientifico è – in Calderoni- dimensione secondaria. Pur se lieve, v’è una differenza di idee tra maestro e scolaro. Per la tesi dell’esistenza di una stretta relazione di “continuità innovante” tra Calderoni e Vailati si veda il mio articolo Ivan Pozzoni, Calderoni erede e continuatore della tradizione di ricerca vailatiana, in “Annuario del centro Studi Giovanni Vailati”, Crema, Centro Studi Giovanni Vailati, 2003, 55-78. D’ora in avanti eventuali riferimenti testuali a Calderoni saranno indicati in base a M.Calderoni, Scritti, Firenze, La Voce, 1924, voll. I e II.

[10] Cfr. G.Vailati, Scienza e filosofia, cit., [vol.I, 4]. Perché allora ricerca filosofica come meta-discorso? Per tutelare – secondo Vailati- l’ideale dell’unità della conoscenza. Nell’articolo vailatiano la locuzione unità della conoscenza vuole dire due cose. Innanzitutto è sinonimo di “non chiusura ermetica di universi conoscitivi diversi”; e – come vedremo nella nota successiva- è sinonimo di “coerenza”. E sono tali ideali – come scrive il nostro autore- a sostenere la sua visione del meta-discorsivo.

[11] Cfr. G.Vailati, Scienza e filosofia, cit., [vol.I, 4-5]. Ecco il secondo modo vailatiano di intendere la locuzione “unità della conoscenza”. L’unità della conoscenza è “coerenza” della conoscenza, e tra conoscenze.

[12] Cfr. M.Calderoni, Disarmonie economiche e disarmonie morali, Lumachi, Firenze, 1906. L’autore inizia introducendo il concetto decisivo dell’estendibilità del metodo scientifico dell’economia all’ambito etico. Tale idea deriva da due diverse incidenze. E’innanzitutto indirettamente mutuata a Calderoni da Vailati e a Vailati dalle tesi lockiana ed humeiana della vicinanza tra i metodi delle scienze naturali (Hume) e della matematica (Locke) e i metodi della scienza etica. Poi è direttamente mutuata a Calderoni da Pareto. Per una esaustiva trattazione dell’etica normativa calderoniana si consulti il mio articolo Ivan Pozzoni, Disarmonie economiche e disarmonie morali. L'etica normativa nella riflessione filosofica di Mario Calderoni, in “Dialegesthai. Rivista telematica di filosofia [in linea]”, anno 6 (2004) [inserito il 30 maggio 2004], consultabile su World Wide Web: <http://mondodomani.org/dialegesthai/>, [60 KB], ISSN 1128-5478.

[13] Cfr. M.Calderoni, Disarmonie economiche e disarmonie morali, cit., [vol. I, 288]. La normatività soft di tutte le attività scientifiche deriva a Calderoni dal confronto col concetto kantiano di norma morale. Calderoni intende le norme morali diversamente da Kant. Se in Kant forma delle norme morali è anzitutto il kategorische-imperativ, secondo Calderoni tale forma deve essere considerata à lahypothetisch imperativ (cfr. M.Calderoni, L’imperativo categorico, in “Leonardo”, IV, Aprile- Giugno 1906). E tale forma di normatività riconduce a tutte le attività scientifiche.

[14] Forzando lievemente la ricostruzione delle riflessione filosofica calderoniana, riusciremmo a dire che Calderoni non trascuri del tutto il momento del confronto tra i metodi delle scienze. Potremmo infatti dire che se ammetta direttamente la rilevanza dei momenti di coordinamento e di analisi critica ai fini di definire la relazione tra scienze e filosofia, riconosca invece in via indiretta la rilevanza del momento del confronto attuando costantemente tentativi di confrontare metodi di scienze diverse. L’ammissione della rilevanza del momento del confronto nascerebbe in Calderoni dal concretizzarsi dell’attività filosofica, senza una correlativa antecedente manifestazione teoretica.

[15] Cfr. G.Vailati, Scienza e filosofia, cit., [vol.I, 3]. Precisione e serietà sono caratteristiche stilistiche del meta-discorsivo.

[16] Cfr. A.Comte, Cours de Philosophie Positive, trad.it. Corso di Filosofia Positiva, Torino, UTET, 1967. La struttura stessa del corso mostra una Filosofia Positiva indirizzata ad ordinare metodi e contenuti delle varie scienze e a coordinarne i risultati. La Filosofia Positiva comtiana è senza dubbio – come è stato detto- meta-discorso sulle scienze.

[17] Cfr. N.Abbagnano- G.Fornero, Filosofi e filosofie nella Storia, cit., 284-285. I due autori sottolineano tre affinità tra Illuminismo e Positivismi: a] fiducia nella razionalità, b] esaltazione/ celebrazione della scienza e c] una visione immanentistica della vita.

[18] Prendiamo in considerazione brevemente ulteriori casi concreti di affinità/ differenza relativi alla tematica della meta-discorsività e non trattati dall’articolo vailatiano. Prima di tutto una diversità. I Positivismi introducono una teoria a-critica della conoscenza; Vailati e Calderoni introducono una teoria critica della conoscenza. Mentre i Positivismi trascurano di introdurre una seria discussione sulle condizioni di validità dell’attività conoscitiva umana, nei nostri due autori invece ciò non accade. Vailati e Calderoni attraverso abbondanti contatti con il neo-criticismo tedesco non dimenticano le lezioni illuminista e kantiana (senza tuttavia aderire alle conclusioni trascendentalistiche kantiane). Poi un’affinità. “Previsione” è un concetto scientifico comune alle due tradizioni di ricerca. I Positivismi non attribuiscono a tale concetto senso costante. Per alcuni (Comte) tale concetto sottende meccanismi deduttivi; secondo altri (Mill) induttivi. La visione vailatiana/ calderoniana è molto vicina alla visione milliana con interessanti contaminazioni berkeleyane e di Peirce.

[19] Per una esauriente trattazione dei nessi tra Positivismi e Pragmatismi italiani si consulti la mia tesi di laurea Ivan Pozzoni, La filosofia del diritto di Mario Calderoni, Milano, Università Statale, 2003, 55-62 consultabile su World Wide Web <http://www.ilmondodisofia.it/archiviotesi/giurisprudenza/02giuris.pdf/> e scaricabile su World Wide Web: <http://www.giovanni-vailati.net/pozzoni.zip/>. La trattazione si indirizza, attraverso un attento esame della letteratura calderoniana e della letteratura secondaria, verso il riconoscimento dell’esistenza di una continuità attenuata tra le due tradizioni di ricerca. Da un lato la continuità consiste nell’adesione alla comune tradizione di ricerca della tradizione sassone/scozzese (Locke; Berkeley; Hume; etc…); dall’altro la rottura consiste nel fraintendimento dell’analitica concettuale della tradizione sassone-scozzese, con relativo ricovero all’interno di scetticismo e “non decisione”, messi in atto dal Positivismo francese. L’avventura culturale del Pragmatismo logico italiano è assimilabile alla coetanea avventura culturale di un Positivismo critico (in senso idealistico) – non molto conosciuto- à la Marchesini [cfr. M.Dal Prà, Il Positivismo critico di Giovanni Marchesini, in idem, “Studi sul Pragmatismo italiano”, Napoli, Bibliopolis, 1984, 171-205].

[20] Cfr. R.Carnap, Die alte und die neue Logik, trad.it. La vecchia e la nuova logica, in “La filosofia della scienza”, Brescia, La Scuola, 1964, 3. L’autore tedesco scrive: «Questo filosofare si svolge in stretta connessione con la scienza empirica […] non viene più riconosciuta una filosofia come particolare settore di conoscenza, aldilà della scienza empirica».

[21] Cfr. M.Schlick, Die Wende der Philosophie, trad.it. Tra realismo e neoPositivismo, Bologna, Il Mulino, 1974, 56. Per Schlick filosofia è letteralmente «…die Koenigin der Wissenschaften…». La visione della natura del meta-discorso introdotta dall’articolo vailatiano sembra accostarsi alla concezione schlickiana.

[22] Per la tesi dell’esistenza di una stilisticità scientifica comune a tutta l’analitica moderna si veda K.Mulligan, Continental Philosophy Analysed, in “Topoi”, vol.X, n.2, Dordrecht, Kluwer, 1991. Prima formulazione di tale ideale stilistico oltre la derivazione husserliana e brentaniana si trova in B.Russell, Le réalisme analytique, in “Bulletin de la société française de philosophie”, II, 1911, 53-82 nella forma «…vi sono state eccessive soluzioni eroiche in filosofia; un lavoro minuzioso è stato raramente introdotto, non si è avuta meticolosità […] il vero metodo, in filosofia come in scienza, sarà induttivo, meticoloso e non crederà che sia dovere del filosofo riuscire a risolvere da sé tutti i dilemmi filosofici…». Nello stesso “Manifesto” del 1929 del Wiener Kreis v’è ammissione che «…meticolosità e chiarezza vengono perseguite, le oscure lontananze e le profondità impenetrabili respinte» [H.Hahn- R.Carnap- O.Neurath, La concezione scientifica del mondo, Bari, Laterza, 1979, 75]. Lo stesso Wittgenstein, in altri casi scrittore realmente oscuro e indeterminato, sembra accostarsi anch’esso all’ideale della chiarezza stilistica dove affermi «…al posto delle congetture turbolente e delle spiegazioni forniamo pacate esposizioni…» [L.Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus, trad.it. Trattato logico-filosofico, Torino, Einaudi, 1968, 98]. L’idea di una stilisticità scientifica del meta-discorso si traduce direttamente dal neo-Positivismo alla successiva filosofia analitica americana.

[23] Per una esaustiva trattazione dell’attività analitica all’interno della storia della Filosofia analitica moderna si vedano F.D’Agostini, Analitici e continentali, Milano, Cortina, 1997, 208-209 e F.D’Agostini, Filosofia Analitica, Torino, Paravia, 1997, 38-41 e ancora l’articolo introduttivo F.D’Agostini, Che cos’è la filosofia analitica?, in F.D’Agostini- N.Vassallo (a cura di), Storia della filosofia analitica, Einaudi, Torino, 2002, 14-16. Per l’intera tradizione di ricerca analitica dal neo-Positivismo all’analitica moderna e alla Post-analitica meta-discorso è attività analitica. Ma esistono vari modi di intendere tale attività analitica: a] come de-connessione riduzionistica (Russell; Moore; Carnap); b] come s-latentizzazione di effetti nascosti (Frege; Strawson; Grice) c] come ricerca semantica (Austin); d] come traduzione (tutta l’analitica, con rare eccezioni); e] come ricostruzione concettuale (Ryle); f] come ermeneutica (Quine; Davidson).

[24] La visione neo-Positivistica di obiettivi e fini del meta-discorsivo non è cristallina. Il Manifesto del Wiener Kreis recita: «La concezione scientifica del mondo […] si prefigge come scopo l’unificazione della scienza» [H.Hahn- R.Carnap- O.Neurath, La concezione scientifica del mondo, cit., 74]. L’analisi di tale brano non è senza difficoltà. L’evidente riferimento all’onere della nuova visione scientifica del neo-Positivismo di costruire l’unità della conoscenza sembra contenere la tesi dell’esistenza di un dovere del ricercatore di concretizzare tale ideale. Per il neo-Positivismo allora l’unità della conoscenza sarebbe un valore. Tuttavia certe isolate asserzioni di Neurath e Carnap sulla unicità costitutiva di scienza/ conoscenza umane lascerebbero credere il contrario. La situazione si mantiene – come detto- controversa.

[25] Prova chiara di una diretta contaminazione tra Pragmatismo logico italiano e analitica moderna è la lettera scritta da Calderoni a Vailati in data 2 Gennaio del 1903 [Cfr. G. Vailati, Epistolario (1891- 1909), a cura di G.Lanaro, Torino, Einaudi, 1971, 648]! La lettera racchiude interessanti contenuti. Prima di tutto indica l’ammirazione di Bertrand Russell, cardine insieme a Moore e Whitehead della filosofia analitica britannica, verso le riflessioni filosofico-matematiche di Vailati. Poi delinea l’ombra di una eventuale relazione culturale tra Calderoni e Russell, con coerente incidenza dell’italiano sul britannico. Dalla lettera di Calderoni a Vailati si desume l’incidenza delle idee matematiche di Vailati su Russell (ammissione di Russell) sia direttamente sia attraverso la mediazione di Peano; e la verosimile relazione culturale tra Calderoni e Russell, consistente nella lettura russelliana dell’abbozzo dello scritto calderoniano- così siamo indotti a credere- “Disarmonie economiche e disarmonie morali”. Possiamo concludere che, all’interno di una corretta classificazione storico-filosofica, non è onesto escludere l’esistenza di un filo diretto tra tradizione di ricerca vailatiano-calderoniana e analitica novecentesca (sia nell’accezione analitica britannica che nell’accezione viennese del neo-Positivismo). Per una meno limitata analisi dei nessi tra Pragmatismo logico italiano e analitica moderna si consulti la mia tesi di laurea Ivan Pozzoni, La filosofia del diritto di Mario Calderoni, cit., 114-117.

[26] La tesi della strumentalità della conoscenza deriva a Vailati da due direzioni. Prima di tutto dallo strumentalismo ottocentesco americano di Peirce e James, che sostituisce l’ideale medioevale della vita “teoretica”, cioè della vita dedita alla meditazione ed alla ricerca di una verità a-storica, con l’ideale della verità come farsi, come azione, come attività. La filosofia americana conduce ad una sorta di rivalutazione dell’azione: in ricerca, come nella vita, è utile solo ciò che sia idoneo a modificare la condotta dell’uomo nei confronti delle cose, nei confronti dell’altro nel mondo e nei confronti di Dio. Poi dal richiamo alla concretezza lanciato da Leibniz e S.Mill secondo cui sarebbe necessario tradurre affermazioni enunciate con termini astratti in affermazioni enunciate con termini concreti correlativi.

[27] Per Vailati e Calderoni la tensione conoscitiva dello scienziato non sarebbe altro che effetto di uno stimolo sentimentale/ istintivo individuale (valore). I due autori aderiscono al modello jamesiano. Si veda G.Vailati, “W.James. The Will to Believe and other Essays in popular Philosophy.” London, Longmans-Green, 1897, in “Rivista sperimentale di Freniatria”, XXV, fasc.3 e 4, 1899, [vol.I, 183-186]. Vailati introduce una rilettura moderata della visione jamesiana secondo cui non esisterebbe la c.d. neutralità delle scienze. Così accade a Calderoni in M.Calderoni, L’arbitrario nel funzionamento della vita psichica, in “Rivista di Psicologia applicata”, VII, 2, Gennaio- Aprile 1910, [vol.II, 203-204].

[28] L’esistere di un nesso di continuità critica tra Positivismi ottocenteschi e neo-Positivismo novecentesco è situazione oramai accertata da dottrina e critica moderne. Tuttavia raramente è riconosciuta la rilevanza dei nostri due autori come nodi di connessione tra Positivismi e neo-Positivismo. M. Mori nell'Introduzione all'edizione italiana dello scritto Ethics di W.K.Frankena scrive: «Coltivata sin dall'inizio del secolo da ingegni di talento come Giovanni Vailati, Mario Calderoni e Erminio Juvalta, la filosofia analitica ha avuto nel dopoguerra una nuova fioritura grazie all'opera di vari filosofi, tra cui Ludovico Geymonat, Giulio Preti, Norberto Bobbio, Uberto Scarpelli…» [W.Frankena, Ethics, 1973, trad.it. Etica, Segrate, Ed. Comunità, 1996, 9]. Gli altri tendono a trascurare i nostri due autori ancorando neo-Positivismo e filosofia analitica a tutt’altre radici. E’il caso dell’ottima F.D’Agostini che cercando di delineare in maniera minuziosa ascendenze e derivazioni dell’analitica moderna scrive «…si può ammettere che i “precursori” del movimento analitico siano stati Frege, alcuni allievi di Brentano, i primi logici polacchi, Russell, Moore, il primo Wittgenstein…» [F.D’Agostini, Analitici e continentali, cit., 215], estendendo tale tesi a tutti i suoi successivi scritti ricostruttivi.

Il testo completo lo puoi scaricare - per una comoda lettura - cliccando sul link poco sotto. Per commenti, suggerimenti o domande puoi contattare l'autore, Ivan Pozzoni.

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