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Pillole di Saggezza
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GUICCIARDINI E I SUOI "PENSIERI" di: Antonella Graziani

A volte s’intende il Rinascimento non solo come rinascita o valorizzazione della letteratura e ritorno ai classici, ma anche come rinascita della vita religiosa.
Molti sono i filosofi e gli intellettuali in genere che si affermano in questo periodo, ognuno con la propria convinzione e con le proprie verità.Gli argomenti trattati in questo periodo coinvolgono soprattutto l’uomo nella sua natura e il suo rapporto con la fede o in generale con la religiosità.Per la prima volta c’è una sorta di ribellione verso il sistema ecclesiastico e verso la Chiesa.La concezione di Chiesa come organo inquinato e soprattutto corrotto non è di certo nuova se si pensa al Medioevo in cui essa ha creato una serie di scabrosi episodi di speculazione a danno del popolo (ovviamente povero e miserevole dal punto di vista economico) e a disgustosi inganni che si prendevano gioco dell’ingenuità comune (ingenuità causata purtroppo dall’analfabetismo che proliferava tra la popolazione) sfruttando oltretutto il nome di Dio.Stavolta però intellettuali e filosofi non guardano inerti alla decadenza della morale sia religiosa che non, iniziano a lanciare senza timori accuse fondate e lecite non solo al sistema clericale ma anche alla degradazione della coscienza umana. Lo stretto rapporto che vi è tra queste due componenti ha dato vita all’evento forse tra i più memorabili di questo periodo storico: ”La riforma di Lutero”.
Altri come Erasmo, Machiavelli e in particolar modo Guicciardini hanno composto opere che hanno reso evidenti i fattori di crisi di questo momento.
Di Erasmo si ricorda “Elogio alla follia” in cui in un tono ironico e quasi satirico muove una pesante critica alla religiosità del suo tempo; di Machiavelli celeberrimo è “il Principe”, benché sia un trattato politico in esso non sono scartate le accuse all’uomo e alla sua spiritualità; e infine Guicciardini che con i suoi “Ricordi” tratta innumerevoli aspetti di questo tempo in passi brevi ma concisi.Si potrebbe dunque considerare metaforicamente Guicciardini come un ponte intermediario tra i vari letterati rinascimentali-umanisti che raccoglie in un’unica opera i numerosi temi di questo rinascimento gremito di accuse.
Il primo dei “Ricordi” è dedicato da Guicciardini alla fede, atteggiamento quello di cominciare da questioni divine tipico del medioevo se si ricorda il Decamerone di Boccaccio.Egli esordisce proprio con la Novella di ser Ciappelletto in cui l’autore fa della satira sia sull’ipocrisia della borghesia mercantile che vorrebbe conciliare affari e spirito cristiano, sia sull’ignoranza degli uomini di chiesa che santificano un eccezionale peccatore. Guicciardini però ha un punto di vista del tutto laico.Influenzato anche dagli avvenimenti storici di quel periodo (la resistenza dei difensori della repubblica di Firenze alle opprimenti forze imperiali di Carlo V), prospetta la fede come punto di forza nei credenti e prerogativa per essere ostinati e per riuscire a sopportare calamità e controversie della vita.Fa una premessa (per cosi dire) del pensiero del filosofo tedesco del 900 Nietzsche,dice Guicciardini: ”Fede non è altro che credere con opinione ferma e quasi certezza le cose che non sono ragionevole ,o se sono ragionevole,crederle con più risoluzione che non persuadono la ragione.”Cosi se si prende in analisi un passo del filosofo moderno :” "É in sé completamente indifferente il fatto che una cosa sia vera o no, ma è estremamente importante, invece, fino a che punto sia creduta. Così ad esempio, se è insita una felicità nei credenti redenti dal peccato, come premessa di ciò, non è necessario che l'uomo sia peccatore, ma che si senta peccatore"
Apparentemente due convinzioni differenti,ma c’è un particolare nell’affermazione di Guicciardini che rende queste visioni simili:”Quasi certezza”.Questo “quasi” sicuramente non disdegna la fede dell’uomo come forse fa Nietzsche,ma la limita ad una pura credenza ideata dalla mente umana (questo non vuol dire che egli neghi l’esistenza di Dio).
Non bisogna a questo proposito confondere la fede nata dall’intimità del singolo con i dogmi imposti dal sistema clericale.Nel XXVIII pensiero egli disprezza il comportamento degli uomini di chiesa accusandoli di essere coinvolti in un sistema corrotto .Riprende cosi la critica mossa da Erasmo da Rotterdam.Entrambi ,
infatti,auspicano a evidenziare la decadenza morale del clero e la sempre più incalzante perdita di valori..Nasce cosi,prevedendo quasi l’atteggiamento illuminista,una fiducia nella ragione dell’uomo.Tipico atteggiamento dell’età moderna,infatti lo stesso fa Nietzsche :“e il concetto di dio passò "nelle mani di agitatori sacerdotali" che ne fecero uno strumento di potere sui loro fedeli “ .Il potere che il clero è riuscito a possedere da sempre è in parte anche dovuto al fatto di dover compiere cerimonie “in nome di Dio”.Il riformatore svizzero Zuniglio disdegna ogni tipo di cerimonia sacra e invita gli uomini e quindi ancora di più gli ecclesiastici ad impegnarsi nel sociale ,verso chi ha bisogno, sottolineando che questo è l’unico atto degno della grazia divina. Lutero è molto vicino a questo atteggiamento, infatti egli rifiutava le tradizioni e invitava a far proprie le verità insite nel Vangelo.Riduce a tre i sacramenti, tagliando cosi in modo radicale la funzione più importante di cui la Chiesa si è avvalsa la facoltà:la mediazione tra l’uomo e Dio.
Anche Erasmo ripudiò ogni tipo di culto o liturgia contrapponendo il concetto di carità divina:”dalle cerimonie nascono i dissidi ,dalla carità la pace.”
Si potrebbe dunque inserire Guicciardini in quella classe d’intellettuali che mirano alla “Reformatio Ecclesiae”,senza però rovesciare completamente la gerarchia clericale e dunque anche la dottrina cristiana .
Avendo simpatia per Lutero egli è cosciente del fatto che non può partecipare attivamente al movimento di riforma poiché, per suo interesse personale, a suo tempo si è servito dei favori della Chiesa.
Considerando il valore importante della fede nella vita di un uomo, Guicciardini, però non disdegna e soprattutto non nega l’esistenza della fortuna.Nel pensiero XXX riprende la visione machiavelliana di fortuna intesa come accidente o caso fortuito.In entrambi gli autori la fortuna ha un importanza non indifferente nella vita di un uomo, evidenzia i limiti di un essere umano. Simile è inoltre il tipo di ragionamento che porta a tali conclusioni.In Machiavelli è riscontrabile la logica induttiva, la tendenza cioè a trarre regole generali dall’osservazione di fenomeni particolari e lo stesso vale in Guicciardini in cui si riscontra palesemente il metodo induttivo,tra l’altro metodo tipicamente galileiano. Un’altra analogia fondamentale tra il pensiero machiavelliano e quello di Guicciardini consiste nella concezione “crudele” dell’essere umano.Nel XVII capitolo del Principe,Machiavelli afferma:”delli uomini si può dire questo generalmente:che siano ingrati,volubili,simulatori e dissimulatori , fugitori de’pericoli,cupidi di guadagno…”.Questa visione cruda e brutale dell’essere umano in generale coincide perfettamente con quella di Guicciardini.Più che altro si può dire che Guicciardini abbia una visione dell’essere umano egoista che agisce solo per interesse personale,quindi un’azione tendente al male.Questo pessimismo deriva dalla situazione storica di questo periodo.
Sconvolgente è l’impatto del Sacco Di Roma su Guicciardini,che vede insieme a tutti gli intellettuali italiani,una dimostrazione della decadenza della morale e un evidente segno del ruolo ormai inutile dell’intellettuale umanista grazie alla distruzione dei monumenti di Roma, patria indiscussa della classicità.In campo filosofico in questo periodo Guicciardini si avvicina molto alla visione scettica del mondo e soprattutto dell’uomo e della sua natura.Infatti nel CCXVIII pensiero egli afferma quasi ironicamente”Quegli uomini conducono bene le cose loro in questo mondo,che hanno sempre innanzi agli occhi l’interesse proprio ,e tutte le azioni sue misurano con questo fine .”.Il tema dell’egoismo umano è ripetuto nel corso dei secoli,difatti anche Nietzsche affermava che l’individuo serve la collettività solo a scopo di trarre vantaggio anche per se stesso, primeggiare sugli altri per far trionfare il proprio egoismo.Anche la generosità per Guicciardini è una sottile forma di individualismo come dice nel XI pensiero in cui afferma :”oltre che nel beneficare per se medesimo ,sanza altra obietto,è cosa generosa e quasi divina ,si riscontra pure beneficando talvolta in qualcuno si grato che ricompensa tutte le ingratitudine altrui”.Questo per dire che in fondo lo scopo di un atto benefico o di un’azione caritatevole non è quello del fare del bene in se per se,ma quello di sentirsi appagati e ringraziati dal “miserabile” in questione.In più sempre secondo il principio egoistico afferma nel V pensiero :”Chi pensa al profitto suo debbe procedere con la mano stretta ,e inclinare alla scarsità che nella larghezza (…),è necessario beneficare talvolta qualcuno largamente (…) che più li conforta e intrattiene lo essemplo di uno che veggono beneficato che non li spaventa molti che non sono stati ben trattati.”in cui sottolinea oltre all’ingenuità umana (riscontrabile nel più debole) anche la possibilità ,per chi è plutocrate e furbo, di conquistare fama e rispetto.Ma la cattiveria umana sia per Guicciardini sia per Machiavelli non è innata. L’uomo è tendenzialmente incline al bene ma la società e il mondo in cui vive gli offrono innumerevoli opportunità di compiere del male, e purtroppo avendo una natura cosi fragile e corruttibile è portato ad agire in modo sbagliato.Da qui la convinzione di Guicciardini che gli uomini cosiddetti “malvagi” siano numericamente superiori agli uomini “onesti”. Questo atteggiamento realista sarà ripreso poi da Graciàn, il quale afferma ”non si nasce perfetti, l’uomo si va ogni giorno perfezionando nella persona e nella pratica della vita fino a raggiungere l’esemplare compiuto, il complemento della virtù e del valore”.Quindi è compito dell’uomo, in quanto essere ragionevole e dotato d’intelletto, scegliere la via che lo porterà ad essere giusto e onorato.Si potrebbe concludere la definizione non proprio esaltante della natura umana con il suo XLIX pensiero dove invita gli uomini a tacere per quanto riguarda i fatti propri, perché si sa che l’uomo è portato a “cicalare” su questioni segrete.Ancora meglio se si tratta di segreti altrui.
Senza togliere l’attenzione dal contesto storico in cui Guicciardini è vissuto, si può facilmente notare quanto gli argomenti dei suoi “Ricordi” siano attuali e presenti anche ai nostri giorni . E’ dura pensare che dopo oltre cinquecento anni un uomo non possa ancora fidarsi di un altro uomo, che la Chiesa sia ancora tra gli organi più potenti e ricchi della nostra società e che mentre milioni di persone, oggi più di ieri, lottano giorno per giorno per sopravvivere contro la fame e l’indigenza,la nostra Chiesa si preoccupa di avere cattedrali sempre più grandi perché i sempre meno fedeli possano ascoltare la ormai storpiata parola di Dio.
Non sono poi cosi assurde le critiche mosse da Guicciardini e dai suoi contemporanei alla corruttibilità umana e a tutto quello che questo terribile difetto ha causato,causa e amaramente continuerà a causare.

Per commenti, suggerimenti o domande puoi contattare l'autrice, Antonella Graziani, scrivendo al suo indirizzo email: tonygraz85@hotmail.com.

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