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Pillole di Saggezza
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L’ILLUSIONE DELLA PERFEZIONE di: Antonella Graziani

Non prima del 1700 e mai cosi tanto si sono evidenziati nel mondo gli ideali più illustri e nobili che l’uomo abbia mai posseduto:uguaglianza, fratellanza e comunanza.
Non a caso si ricorda spesso il motto della Repubblica francese “ Libertè ègalitè fraternitè “ .Questi ideali prima di farsi conoscere ampiamente nel mondo trovarono la loro culla in Francia e vennero chiamati tristemente in seguito Utopie. Utopie forse perché i maggiori promotori di questi ideali benché ardentemente desiderosi di concretezza, sapevano già che sarebbero stati bollati come “visionari” o “sognatori”, comunque inseguitori di chimere.
D’altronde non c’è da stupirsi se si considera che oltre tre secoli più avanti,nell’era del progresso, chi, come gli utopisti del ‘700, lotta ancora per uguaglianza in ogni senso,per la libertà, e per un sano equilibrio mondiale è ancor ’oggi etichettato come paranoico, anzi come folle. Chi però di questa etichetta non sa cosa farne o non se ne preoccupa usa tutto quello che è in proprio potere per cambiare le cose che non vanno poi cosi bene. I filosofi illuministi scrivevano a costo di dover clandestinamente diffondere il loro credo, gli utopisti sognavano viaggi lontani su isole inesistenti staccate completamente dal mondo circostante,i marxisti del XIX secolo suscitavano la necessità di un capitalismo comunitario complementare al capitalismo privato, i comunisti filo-sovietici e non solo loro,accendevano i cosiddetti “fochi” ,le rivoluzioni che in bene e in male hanno cambiato la storia .Tutti mossi (anche se poi fuorviati come nel caso dei comunisti sovietici) dalle stesse convinzioni e ispirati da esse.
Dagli scritti di D’Holbach a quelli di Voltaire,Montesquie e utopistici di Moro e politici di Marx ,la storia di questi ideali ha subito le più svariate modifiche e ha conosciuto tante e troppe diramazioni.
Forse uno tra i tanti che affrontarono questi temi s’impegnò a fondo nel concretizzarli, almeno nella sua fantasia. Restif De la Bretonne stipulò in un racconto una serie di peccati con le relative pene e soprattutto ,aveva ben chiaro come gli uomini dovevano agire per essere felici tutt’insieme .Dettò una sottospecie di legge, una sorta di “dieci comandamenti” ridotti però a cinque , ma pur sempre rispettabili e forse più credibili e concreti di quelli religiosi.Tra questi precetti aleggia ovviamente il senso di giustizia, di solidarietà , di comunanza e compartecipazione e soprattutto di rispetto reciproco. Traspare , inoltre ,anche se in maniera velata,l’atteggiamento deista di Restif de La Bretonne il quale ammette l’esistenza di un Dio superiore all’uomo,Dio degno di rispetto e adorazione.
L’atteggiamento tipico degli utopisti e il loro modo di divulgare il loro credo e le loro posizioni era quello di inventare un viaggio su un isola senza tempo e senza luogo(etimologicamente Utopia significa appunto fuori da ogni luogo e ogni tempo) dove si vive nella felicità, eguaglianza ed equilibrio,identificando cosi uno stato insito nella perfezione.Il precursore dell’Utopia fu Tommaso Moro,il quale nominò la sua isola perfetta intenzionalmente Utopia.Anche Restif de la Bretonne narrò di un viaggio su un isola alla scoperta di un popolo di saggi.In questa terra curiosa egli scoprì nuovi uomini con nuove leggi e soprattutto scoprì un nuovo modo di vivere.Non bisogna pensare che in queste utopie non vi sia nessuno che governi o regoli le situazioni, al contrario vi è un sovrano giusto e onesto che non solo gestisce le vicissitudini quotidiane ma emana leggi o per meglio dire dogmi indiscutibili ,una specie di costituzione odierna.
Se fosse esistito davvero un simile statuto probabilmente ci sarebbero molti punti incoerenti e ingiusti verso qualcuno ,ma considerando che vi era la più intima consapevolezza dell’improbabilità di tutto ciò si può considerare questo ordinamento di leggi come un grande passo avanti, rispetto alla situazione rinascimentale e ancor peggio medievale.In fondo si può ben notare che anche in uno stato utopistico vi è sempre la concezione di sovrano.Benché gli uomini si sentano uguali, chi scrive sa che senza un uomo alla guida dello stato probabilmente la comunità in questione si sentirebbe persa e disorganizzata.Nella “scoperta australe” di Restif De La bretonne si può riscontrare a mio avviso una sorta di fatalismo:”Se i magistrati pensassero che esistono in funzione dei popoli e non i popoli in funzione loro sarebbero più integri”.Questo forse per sottolineare che ognuno all’interno della comunità ha un ruolo ben preciso,come segnato da un destino (nel caso dei governanti quello di guidare i popoli nella prosperità).Ciò che più è manifesto è l’aiuto reciproco tra gli uomini.Il problema di un singolo è un problema della comunità.Quando addirittura una coppia è sull’orlo della rottura tutta la Repubblica si riunisce e decide il da farsi e prende eventuali provvedimenti.Non ci sono molte regole da seguire ,esse sono minime ma fondate perlopiù sul principio di uguaglianza.Credo ci sia una sorta di invito all’ empatia,ogni uomo deve identificarsi con qualsiasi altro, si devono svolgere le stesse mansioni egualmente retribuite ,tutta la comunità si basa su un processo di stabilizzazione ed equilibrio,a benessere di ognuno.
Sembrerebbe in effetti la soluzione per ogni squilibrio, ma questo cercare di omologare le persone come macchine del lavoro,sempre obbligatoriamente felici e sereni ,può in effetti causare oltre che dissensi tra la popolazione agiata e potente politicamente (vedasi ad esempio gli aristocratici che in uno stato utopistico perderebbero ogni tipo di immunità o privilegio economico anzi verrebbero completamente eliminati data l’inesistenza di scale gerarchiche) ,anche un senso di soffocamento tra la popolazione civile e comunque anche tra quella borghese.
Nello stato utopistico non si prende assolutamente in considerazione l’effettiva esigenza di qualcuno di sentirsi libero di disobbedire.Ad esempio per quanto riguarda l’adulterio una donna non potrebbe mai sentirsi libera (non voglio rendere lecito l’adulterio ovviamente) di essere infedele al marito per timore della schiavitù che scaturirebbe da tale comportamento grazie alle Leggi.
In questo tipo di comunità aleggia incoerenza e a mio parere anche una sorta di autoritarismo.Si considerano come verità assolute le proprie realtà, errore gravissimo se si parla di uno stato perfetto.In uno stato inattaccabile sul piano morale e ideologico,ci deve essere l’assoluta libertà di pensiero e di parola e non si deve avere la certezza di avere ragione in ogni caso.La perfezione non è forse la mancanza di errori o difetti ? Se dunque non si accettano opinioni contrastanti vi è intolleranza, l’intolleranza va contro ogni definizione di perfezione. In ogni caso la debolezza di questa comunità si concretizza anche nella certezza che se parecchie persone hanno un ideale allora quell’ideale è corretto (mi viene in mente quando il burattino Mussolini ha perversamente adescato moltitudini di italiani con la convinzione della correttezza delle proprie parole! ). E parlo d’incoerenza , perché questa società identifica il rispetto per il singolo con il rispetto per la comunità. Non c’è rispetto per un uomo se non si rispettano le sue idee ,anche se esse sono diverse da tutto quello che pensa il resto del mondo. Le comunità utopistiche,non solamente quelle di Moro o Restif De La Bretonne, ma anche ovviamente quelle di Campanella ( si ricordi “Città Del Sole “) o di Bacone (“Nuova Atlantide”) sono rette da ideali nobili e illustri (e questo è indiscutibile e assolutamente innegabile) ma mi trovo d’accordo con la critica mossa da Engels (forse però troppo eccessiva e poco elastica) all’ideale utopico troppo fragile per esistere e troppo irreale.Inoltre mi sembra un tentativo troppo ozioso e comodo quello di propugnare un modello di società (ripeto un modello assolutamente condivisibile) incline alla perfezione senza accompagnarlo dall’azione. Se gli utopisti avessero smesso di sognare mondi astratti e avessero provato a concretizzarli per mezzo della riforma ( e perché no anche per mezzo della rivoluzione) ,probabilmente il termine Utopia al giorno d’oggi avrebbe assunto un significato diverso ,magari quello di sovversione o sommossa. Inventare un mondo nuovo e lasciare che questa fantasia rimanga un semplice testo scritto è segno che la sufficienza e l’inclinazione all’inerzia non sono caratteristiche del ventesimo secolo e della politica attuale ma cardini insiti nella personalità dell’essere umano in sé per sé.
Restif De la Bretonne pur castigando abilmente alcuni reati ,non prende in considerazione altri aspetti della vita sociale e comunitaria come ad esempio l’esistenza di una società multi-etnica ( non credo sia un termine inadatto e troppo attuale in quanto il problema delle razze e dell’accettazione di culture diverse – tratta degli schiavi, colonizzazione dell’Africa e dell’America latina, deportazione degli Indiani d’America – sono perni della storia mondiale di ogni tempo). Non si riflette minimante, o almeno Restif De La Bretonne non lo fa, sulla possibilità di una tolleranza culturale o di una società formata da varie etnie che comunque non rompessero l’unità dell’isola.Le motivazioni di tale omissione potrebbero essere due:
o Restif De La Bretonne non si pone il problema in quanto è sottintesa la presenza di persone differenti, o nella società illuminista non erano accettate o considerate affatto.
E’ sconcertante anche la ripetizione della pena di morte come castigo in ben due categorie: gli assassini e gli incorreggibili.
Per quanto riguarda i primi, per essere coerenti con i precetti dell’Utopia,si sarebbero dovuti istituire o i lavori forzati a vita a servizio della comunità senza possibilità di svago o divertimento come per il resto della popolazione ,o l’istituzione di un penitenziario in cui il detenuto morirà secondo le leggi della natura senza possibilità di uscirne mai.
Per i secondi invece c’è sempre la convinzione che quello che fa la maggior parte della comunità è corretto.Gli incorreggibili sono coloro che sbagliano e perseverano nei loro errori.Ma dunque in una società in cui vi è tolleranza ,come non si può tollerare la perseverazione (se non è ovviamente dannosa al bene comune)?
Non c’è giustizia nel togliere la vita ad un uomo perché è diverso. Se fosse una comunità davvero perfetta dovrebbe tentare la correzione dell’individuo e quindi riportarlo sulla retta via, e non eliminare il problema uccidendo l’individuo che va errando.Troppa superficialità e troppo conformismo.Il modello utopistico di Restif De La Bretonne è fortunatamente irreale ma se Egli avesse combattuto per realizzarlo e per renderlo effettivo sarebbe stata una società ingiusta almeno quanto quella medievale. Probabilmente questa superficialità deriva dalla consapevolezza che tutto ciò sarebbe rimasto scritto,letto e mai concretizzato. Errore in cui inciampano tutti gli Utopisti e tutti quelli che anche oggi purtroppo, pretendono di cambiare la realtà con troppe parole e pochi fatti.

Per commenti, suggerimenti o domande puoi contattare l'autrice, Antonella Graziani, scrivendo al suo indirizzo email: tonygraz85@hotmail.com.

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