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Pillole di Saggezza
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PENSIERI SULL'ETICA SESSUALE di: Tommaso Di Brango

Articolo 1 - Se sia legittimo ritenere la vita sessuale peccaminosa
Come il cattolico ben sa il peccato è atto di libertà o, meglio, eccesso di libertà tramite cui l’uomo abbandona la via indicatagli da Dio e segue la strada del Male. Dunque noi sappiamo che il peccato non può che nascere con una azione, con una attività dell’uomo il quale non può vivere attivamente ma deve necessariamente affidarsi alla luce divina e agire in base ad essa (e questo, si badi, non è un sofisma deontologico ma una semplice tematizzazione ontologica).
I peccati sono tali e tanti che risulta impossibile elencarli tutti qui come è risultato impossibile in passato anche a coloro che con ben più valore di colui che sta scrivendo queste pagine hanno indagato sulla loro natura, ragion per cui noi sappiamo che per distinguerli tra essi la tradizione cristiana ci propone i vizi capitali, i quali sono sette e ai quali i peccati tutti fanno capo. Essi sono la vanagloria, l’invidia, l’ira, l’accidia, l’avarizia, l’ingordigia e la lussuria. Non ci interessa ora entrare nel merito del problema dei vizi capitali, sulla natura e sul numero e sull’origine dei quali si è aperta una diatriba lunga e inutile alla risoluzione del problema che ora vogliamo analizzare. Quel che ci interessa ora è stabilire se la vita sessuale, problema assai sentito dall’opinione pubblica del giorno d’oggi, possa essere ritenuta un peccato o meno. Ritenere o meno un peccato l’atto sessuale significa speculare in merito alla sua concordanza con la luce divina, poiché come precedentemente abbiamo potuto vedere il peccato avviene nel momento in cui noi abbandoniamo la strada del Signore per imboccare quella del Male. Ebbene, presa in senso assoluto la sessualità non è un peccato. È infatti vero che nella Genesi Dio dice ad Adamo ed Eva di crescere e moltiplicarsi, ma moltiplicarsi significa avere conoscenza carnale dell’altro, della persona dell’altro sesso dato che la prosecuzione della propria specie non nasce se non dall’incontro della carne. È inoltre vero che il messaggio divino si rivolge all’uomo nella sua totalità ed è radicale al punto da imporre a Abramo di offrire in olocausto il figlio; un messaggio di tale genere (dobbiamo sempre aver presente il senso metaforico dell’episodio di Abramo) non può non abbracciare anche la sfera della sensualità, la quale se viene messa in atto con sincero sentimento non è un peccato perché è una manifestazione di quell’amore universale a cui Gesù Cristo ci ha chiamati.
È tuttavia vero però che se la retta via consiste nel seguire la luce di Dio anche un uso improprio del Bene porta al Male. Pensiamo ad esempio, per meglio spiegare questo concetto, alla generosità. Essa è un bene, ma non solo non è il Bene, ma se usata in maniera eccessiva diviene addirittura un male. È infatti vero che aiutare il prossimo e amarlo così come si ama sé stessi è il comandamento che ci ha lasciato Gesù Cristo, ma è vero anche che laddove le condizioni impongono una scelta la prima carità, come ci ricorda San Paolo, è quella verso sé stessi. Inoltre l’amore e l’altruismo devono essere veri, non devono essere distorti e un vero amore e un vero altruismo non possono che rispettare la dignità dell’altra persona e della propria. Tornando all’amore umano e carnale che unisce un uomo e una donna noi possiamo comprendere come sia un bene l’incontro della carne nel momento in cui tale incontro avviene per il coronamento dell’amore che li lega, ma dobbiamo anche aver presente il fatto che tale legame non consiste nell’Amore in senso assoluto ma è una semplice manifestazione di esso. Si deve aver presente, poi, che il semplice incontro sessuale senza amore è un grave peccato, poiché esso è l’affermazione della volontà di ritenere l’altra persona un mezzo per il proprio piacere, uno strumento di consumo mentre come disse Kant (senza troppi meriti, in realtà) gli altri non devono essere considerati un mezzo ma un fine. Ma ancora una volta l’altra persona non deve essere ritenuta il fine, ma un fine. Ma questo problema non ci interessa troppo ora. In conclusione possiamo tranquillamente ritenere la vita sessuale un bene nel momento in cui essa non è indispensabile affinché continui il rapporto che lega le due persone, dato che se essa nasce dall’amore che l’uno prova per l’altra non è necessaria. È infatti vero che l’amore è un sentimento che non necessita di supporti ad esso estrinseci, ma se l’atto sessuale diviene necessario alla prosecuzione del rapporto tra i due è chiaro che non vi è amore e se non vi è amore l’atto non è conseguenza dell’amore.
[...]

Lo scritto completo è strutturato in questi capitoli:
x Articolo 2 – Conseguenze di una eccessiva libertà sessuale
x Articolo 3 – In quali casi la sessualità sfocia nel peccato
x Articolo 4 – La retta via dell’equilibrio
x Note

Il testo completo (11 pagg.) lo puoi scaricare - per una comoda lettura - cliccando sul link poco sotto. Per commenti, suggerimenti o domande puoi contattare l'autore, Tommaso Di Brango, scrivendo al suo indirizzo email: donato.dibrango@tin.it.

PS: il sito č di ispirazione Atea dunque non può che dissentire dal questo scritto ma, ritenendo importante la pluralitą nel dialogo, si č deciso comunque di pubblicarlo.

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