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Io sto con i Verdi
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LA MORALE COME PATTO FRA EGOISTI RAZIONALI
(Protagora, Hobbes, Hume, Gauthier, Mackie) |
di: Jacopo Agnesina |
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Protagora, nel dialogo a lui dedicato
da Platone, racconta un mito utile a giustificare la propria
pratica di insegnamento e più in generale la concezione
relativistica della morale. Secondo questo mito in origine
esistevano solo déi, poi gli esseri viventi vennero
fatti nascere dalla terra. Al fine di assicurarne la sopravvivenza
Epimeteo distribuì a tutti gli animali delle doti:
artigli, vista acuta, velocità nella corsa. Giunto
all’uomo si accorse di aver terminato le doti: esso
rimase pertanto indifeso, in balìa della natura.
In soccorso di Epimeteo venne il fratello Prometeo che donò
all’uomo il fuoco e il sapere tecnico. Gli uomini
svilupparono così linguaggio, cultura, religione
ma vivevano ancora isolati perché privi dell’arte
politica: della capacità di mediare e di coordinare
le loro individualità. A questo punto intervenne
Zeus che diede il compito a Ermes di distribuire all’uomo
aidwV (rispetto, pudore)
e dikh (giustizia).
Questi doni, al contrario di quelli portati da Prometeo,
dovevano essere distribuiti in maniera omogenea a tutti
gli uomini. Grazie alla collaborazione tra gli uomini la
civiltà si sviluppò.
Il compito che si attribuisce Protagora è dunque
quello di aiutare gli uomini a sviluppare l’aretè
politica perché, come risulta dal mito, tutti sono
potenzialmente dotati degli strumenti per vivere in una
comunità. Questa virtù consiste nella capacità
di integrarsi nelle regole stabilite dalla città
in cui si vive traendone il maggior vantaggio personale.
Talvolta, in maniera erronea, si è tentati di identificare
Protagora con la degenerazione sofistica di Trasimaco; egli,
in realtà, era sicuramente convinto che andasse perseguito
l’utile del singolo ma ciò doveva avvenire
in un contesto di utilità collettiva. A conferma
di questa tesi depone il fatto che Pericle si avvalse proprio
dell’aiuto di Protagora per compilare un codice di
leggi destinato ad una colonia Ateniese nel sud Italia.
Secondo Hobbes nello stato di natura l’uomo vive in
una situazione di costante paura degli altri. Questa condizione
lo costringe ad una infinita guerra dovuta dal fatto che
per riuscire ad avere un minimo vantaggio sugli altri dovrà
attaccare per primo. L’uomo potrà cercare di
uscire da questa situazione in parte grazie alle sue passioni
(viene naturalmente temuta la morte) ed in parte grazie
alla sua capacità razionale (che permetterà
di stabilire le norme della pace necessarie per accordarsi).
Si creeranno delle leggi di natura destinate alla conservazione
di noi stessi. Queste non sono però incondizionatamente
regole d’azione: ci impongono solamente il desiderio
che vengano poste in atto. Non possiamo obbedire a loro
senza la garanzia che anche gli altri lo facciano perché
in tal caso potremmo essere sopraffatti. Si rende necessaria
una figura di maggior potenza, un sovrano che dovrà
preoccuparsi di far rispettare le regole. Quando questa
figura sarà attiva avremo la maggior garanzia di
conservare la nostra vita.
Hume sostiene che esistano tre leggi di natura necessarie
per la sopravvivenza dell’uomo in comunità:
stabilità della proprietà, trasferimento della
proprietà per consenso e mantenimento delle promesse.
E’ nell’interesse a lungo termine di ognuno
uniformarsi a queste norme che rendono possibile il vivere
sociale. Purtroppo la debolezza umana porta a preferire
il vantaggio immediato a quello a lungo termine fino ad
arrivare al paradosso del free rider: sapendo che tutti
pagano il biglietto del bus, io non lo pago giacché
non rischierò multe (non ci sono controllori per
via della correttezza dei passeggeri) e non procurerò
danno alla società di autotrasporti (il mio biglietto,
rispetto al totale, vale pochissimo). Ma se facessero tutti
come me? E’ evidente che la ditta di trasporti andrebbe
in fallimento con ripercussione negativa sulla mia situazione
personale. In soccorso di questa nefasta possibilità
viene la predisposizione alla simpatia (dal greco sumpaqeia:
sun, insieme + paqoV, sentimento): si è portati a
vivere gli interessi altrui interiorizzandoli, facendoli
nostri. A sostegno di questa vengono altre due condizioni:
“l’artificio dei politici” che incoraggerà
le situazioni che promuovono l’utile a lungo termine
e l’educazione dei genitori che favorirà la
comprensione che l’utile di tutti è utile anche
per se stessi.
Gauthier è sostenitore di una tesi contrattualistica
secondo la quale la cooperazione fra gli uomini è
frutto dei benefici che essi ne traggono: un massimizzatore
‘vincolato’, che massimizza il proprio utile
entro accordi stabiliti precedentemente, avrà maggior
successo rispetto ad un massimizzatore ‘diretto’,
che cercherà sempre e comunque di massimizzare. Questo
perché, grazie agli accordi con gli altri uomini,
avrà maggiori opportunità di entrare in cooperative
e di trovare partner per gli affari. Questo contrattualismo
è una sorta di ‘egoismo della norma’
che riduce le ragioni morali a ragioni ‘prudenziali’.
Mackie riprende la teoria della convenienza della collaborazione
collocandola in prospettiva evoluzionistica: i gruppi umani
ne apprendono la convenienza tramite l’esperienza;
quelli che hanno sviluppato maggiori norme e credenze tese
alla cooperazione hanno un vantaggio.
Come si è potuto vedere dalle diverse teorie sopraesposte
l’egoismo razionale è un egoismo che fa i conti
con il criterio di universalizzabilità: viene considerata
la possibilità che anche gli altri agiscano secondo
il proprio modello etico.
Scheda realizzata da Jacopo
Agnesina sulla base di appunti tratti dalle lezioni
del corso di Etica tenute, presso L'Università
degli Studi del Piemonte Orientale, dal Prof. Sergio
Cremaschi.
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