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Pillole di Saggezza
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SI PUO' PARLARE DI COSCIENZA ARTIFICIALE?
Il film A.I. di Steven Spielberg: un'occasione per
parlare di coscienza artificiale
Prof. Riccardo Manzotti
Prof. Vincenzo Tagliasco

Perché il film di Steven Spielberg è stato denominato A.I., ossia intelligenza artificiale? Sicuramente il regista americano e gli esperti di marketing hanno attribuito al nome A.I. un valore evocativo che ha radici più nella scienza che non nella fantascienza. Avrebbero potuto chiamarlo CyberPinocchio o Cyberkid. Avrebbero potuto utilizzare uno dei tanti termini che la fantascienza ha messo a disposizione della letteratura: androide, robot e replicante. Invece hanno preferito appoggiarsi a un termine che ha avuto così tanto successo negli ultimi decenni: un termine che evoca la possibilità di costruire macchine (o sistemi) intelligenti. Sarebbe bastato che Spielberg avesse chiamato il film A.C., ossia Artificial Consciousness, e il film stesso avrebbe potuto avere un grosso impatto sulla storia delle idee. Invece di sancire la consacrazione della fine di una fase culturale, avrebbe potuto aprirne un'altra. La storia della letteratura fantastica e della fantascienza si basa sul fatto che gli esseri artificiali abbiano coscienza, non che siano intelligenti, cioè che siano soggetti. A cinquant'anni di distanza dalla pubblicazione di 'Io, robot' di Isaac Asimov, sarebbe stata un'ottima occasione di parlare di coscienza artificiale.
Nella letteratura del fantastico gli esseri artificiali sono sempre stati dotati di coscienza; i loro autori non si sono preoccupati dell'intelligenza delle loro creature ma della loro capacità di essre soggetti autonomi di decisioni e obiettivi. Frankenstein di Mary Shelley, i robot di Karel Capek (1920) e quelli di Isaac Asimov sono tutti dotati di corpi e di coscienza. Solo Stanley Kubrick riuscirà a proporre un essere artificiale, privo di corpo ma dotato di coscienza ed emozioni similumane: HAL, il computer intelligente del film 2001 Odissea nello spazio. E forse proprio il film 2001 Odissea nello spazio avrebbe dovuto essere denominato A.I., poiché in esso HAL personifica il vero grande interprete delle speranze riposte nella disciplina "intelligenza artificiale" che solo un grande genio come Kubrick poteva pensare di proporre, nelle sale cinematografiche, privo di corpo.
Uno dei primi personaggi artificiali dotati di coscienza presenti nella letteratura e non formati da materiale biologico è stato Pinocchio. Il personaggio di Collodi propone una struttura di legno che in un primo momento percepisce il dolore e solo successivamente, dopo aver interagito con l'ambiente, acquista lo statuto di persona. Il suo esserci, la sua coscienza fenomenica è dunque precedente al suo sviluppo cognitivo. In altri casi, al contrario, la creatura artificiale nasce già dotata di una potente capacità elaborativa, ma raggiunge lo status di persona, reale e riconosciuta, solo dopo lunghi anni di interazione con soggetti umani. E' il caso de l'uomo bicentenario di Asimov e dell'androide Data in Star Trek. Al contrario, Frankenstein è l'assemblaggio di organi biologici i robot di Karel Capek sono costituiti da "protoplasma vivente"; ma ciò che conta in loro è che la loro esistenza è l'effetto della volontà prometeica dei loro creatori umani di produrre un essere a loro immagine e somiglianza. Non è importante il materiale di cui sono fatti: è un costruttore, umano e quindi fattibile, a essere la loro causa formale ed efficiente, e tanto basta.

Dall'intelligenza artificiale alla coscienza artificiale
Fin dall'anno della sua creazione, il 1956, il termine intelligenza artificiale sottolineò l'aspetto costruttivista della relativa disciplina. A volte i cultori dell'intelligenza artificiale si sono posti l'obiettivo conoscitivo di capire il funzionamento di menti e cervelli biologici, ma solo al fine di avere suggestioni e suggerimenti. Quando non l'hanno fatto sono rientrati nell'alveo di altre discipline quali la psicologia, la filosofia, la biologia, le scienze cognitive. La parola artificiale non è un semplice aggettivo, bensì implica un programma di lavoro di tipo ingegneristico nel settore della progettazione e costruzione di esseri artificiali dotati di intelligenza.
Negli anni Settanta c'e' stato il tentativo di far percorrere due diverse strade alla robotica industriale e all'intelligenza artificiale. La robotica avrebbe dovuto costruire i corpi; l'intelligenza artificiale avrebbe dovuto interessarsi di menti. Poi, una volta sviluppati corpi e menti artificiali, si sarebbero potuti combinare per dare luogo a un essere similumano. L'obiettivo iniziale della cibernetica, la creazione di un soggetto artificiale a immagine e somiglianza del nostro essere soggetti coscienti, è stato così indefinitamente posposto nel tempo, e subordinato allo sviluppo propedeutico di altri moduli e sottoinsiemi (sia meccanici che logico-cognitivi) che si ritenevano necessarie fattibili.
A differenza del termine consciousness, il termine intelligenza ha, di fatto, un'accezione utile ed economica. A differenza di quello che succede per caratteristiche dell'essere umano quali sentimenti, emozioni e, in genere, attività legate a un pensiero vago e poco produttivo (che solo gli esseri umani possono permettersi), l'intelligenza artificiale ha sempre avuto successo per gli aspetti applicativi: nell'area informatica, nell'analisi del linguaggio, della scienza cognitiva e dei sistemi esperti. Molto si è scritto negli ultimi anni sull'argomento della coscienza; alcuni ritengono che addirittura si sia scritto, o meglio riscritto, troppo. In realtà il problema è stato affrontato con i classici strumenti della filosofia e della psicologia. Solo ora la biologia e la medicina cominciano a non tacciare di visionarietà coloro che utilizzano nuove e più appropriate tecnologie per studiare cervelli e menti. Per la prima volta una rivista come Nature Neuroscience ha scritto nell'editoriale che "sebbene dieci anni fa pochi ricercatori avrebbero preso sul serio il campo della coscienza, oggi i tempi stanno cambiando. Sebbene lo studio della coscienza resta un campo elusivo, sta nascendo un nuovo consenso tra i neuroscienziati sulle possibilità di affrontare sperimentalmente il problema della natura della coscienza" (Editor, 2000). Neuroscienziati come Damasio ritengono che i prossimi dieci anni saranno decisivi per lo sviluppo di una nuova disciplina che definisca gli strumenti metodologici necessari a comprendere la coscienza (American, 1999; Damasio, 1999). Tuttavia è indubbio che affrontare il tema della coscienza da un punto di vista ingegneristico non sembra, finora, avere suscitato l'interesse della comunità scientifica internazionale. Anzi, al di fuori della fantascienza, è incerta la collocazione temporale della nascita di una artificial consciousness, intesa come disciplina a se stante: gli studiosi non si sono ancora riuniti in occasione di un seminario estivo (sulla falsariga di quello storico di Dartmouth che segnò la nascita ufficiale della artificial intelligence) per parlare di coscienza artificiale o ingegneria della coscienza. Eppure, dopo parecchi anni dal primo convegno di Tucson tenutosi nell'Aprile del 1994, si può ragionevolmente ritenere che il tema della coscienza sia stato riletto attualizzandolo alla luce dei progressi della neurobiologia e delle scienze cognitive. In quella conferenza poi riptetutasi ogni due anni, si ebbe il primo confronto internazionale sul tema della coscienza, non solo tra filosofi, ma anche con neuroscienziati, fisici, scienziati, studiosi di scienze cognitive, psicologi, studiosi di farmacologia, neuropsicologia. Da allora - grazie anche alla contemporanea simbolica apertura di una serie di studiosi di rilevo (Francis Crick, Harry Damasio, Gerard Edelman, David Chalmers) la coscienza è diventata un problema scientifico e non solo un problema filosofico o terminologico. L'importanza di questa, e altre conferenze centrate sul tema della coscienza, non è stato tanto il fatto di aver avanzato con successo nuove definizioni della coscienza, quanto di aver riaperto un problema che sembrava - forse a torto - essere stato risolto. Nuovi criteri per la valutazione della coscienza e delle teorie che dovrebbero descriverla sono stati avanzati e non possono più essere facilmente ignorati.
[...]
Seguono una decina di pagine che portano il lettore nel più specifico ambito della definizione dei processi di Coscienza.

Il testo di questo articolo nella sua versione completa (13 pagg.) lo puoi scaricare cliccando sul link poco sotto. Si ringrazia il Prof. Riccardo Manzotti, Research Assistant al Dist dell'Università di Genova, per aver reso possibile la pubblicazione su questo sito dello scritto.

Per chi volesse approfondire le tematiche legate alla Coscienza Artificiale mi permetto di consigliare il libro "Coscienza e Realtà. Una teoria della coscienza per costruttori e studiosi di menti e cervelli" - edito da Il Mulino. Maggiori informazioni posso essere reperite cliccando qui.

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