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Pillole di Saggezza
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IL RAPPORTO TRA INTERESSE E DOVERE IN BENTHAM di: Jacopo Agnesina

Jeremy Bentham critica, con la sua proverbiale ironia, la concezione di dovere che pervade per intero, salvo rarissime eccezioni, la filosofia morale – o più in generale la filosofia che tocca la sfera etica - a lui precedente e a lui contemporanea. Questa dichiarava preventivamente cosa fosse dovere fare, senza prendere in minima considerazione quello che poteva essere l’interesse dell’agente – per interesse Bentham non intende strettamente l’amore di sé ma qualcosa di meno smodato, più attinente all’utilitarismo piuttosto che all’ egocentrismo o addirittura all’immoralismo.
Secondo Bentham interesse e dovere sono in stretta interconnessione: per l’agente sarà dovere compiere una azione solo se per lui, in quel momento, tale azione sarà – o sembrerà essere – nel suo interesse; nessuno farà mai un qualcosa che ai propri occhi, in quel momento, non sia di interesse fare. La tesi, così formulata, coniuga un carattere descrittivo ad uno prescrittivo. Per dimostrarla Bentham sostiene l’esistenza di ‘sanzioni’; esse sono: remunerative (se l’azione compiuta si uniforma al principio di massima utilità) o punitive (nel caso opposto). Questi incentivi non sono altro che sensazioni piacevoli o spiacevole date da qualche fonte esterna in modo da incoraggiare o scoraggiare - a seconda, come si è detto, dell’utilità - una azione. Bentham fa sei distinzioni, a seconda della fonte:
I – Se la sanzione è prodotto di un agente sensibile e intelligente la sanzione si definisce come ‘fisica’; viceversa ‘volontaria’.
II – Quando la sanzione è ‘volontaria’ ed è somministrata da un agente di specie nota, essa può essere chiamata ‘volontaria e naturale’, ‘umana’. Se invece è somministrata da un agente ignoto e mai visto la sanzione si dirà ‘soprannaturale’, ‘religiosa’.
III – Dove la sanzione è ‘umana’ e il dolore o il piacere è prodotto di funzionari dotati di potere politico essa si dirà ‘politica’; se è prodotto di un individuo in generale sarà chiamata ‘apolitica’.
IV – Se la sanzione ‘politica’ verrà applicata da un funzionario giudiziario agente in quella veste essa di dirà ‘legale’ o ‘giudiziaria’; nel caso il funzionario sia investito di potere politico e sia operante in diversa veste, la sanzione si dirà ‘amministrativa’.
V – Quando la sanzione è ‘apolitica’ ed è somministrata da un essere umano considerato come membro di una comunità di uomini fra loro in relazione, verrà chiamata ‘sanzione morale’ o ‘popolare’; se l’agente è considerato come singolo, senza interazioni con la propria comunità riguardo al giudizio, la sanzione sarà denominata ‘sanzione apolitica’ operante individualmente.
VI – Se si ha una ‘sanzione apolitica’ operante individualmente ed il dolore o il piacere sono prodotti da parte dell’individuo in questione si avrà una sanzione ‘retributiva’ nell’altro caso si avrà una sanzione ‘antipatetica’ (se è dolore ciò che si attende) o ‘simpatetica’ (se è piacere).
Se prendiamo il signor Clementino Trincavino, noto ubriacone, possiamo vedere come sanzioni vengano implicitamente applicate al fine di scoraggiarlo nella pratica del bere. Ad esempio a livello fisico soffrirà di mal di capo e nausea. Se durante una delle sue sbornie darà in escandescenze potrà essere incriminato, ricevendo una sanzione politica-giudiziaria. Lo zio milionario di Clementino, non sposato e senza figli, intesterà per intero l’eredità all’altro nipote in quanto, visto il suo vizio, considera Clementino di scarsa affidabilità: questa sarà una sanzione apolitica-antipatetica.
Questa visione utilitaristica è sicuramente di grande importanza e di certa condivisibilità, resta però il dubbio se debba essere considerata come una analisi di processi già in atto o più probabilmente come un auspicio ben argomentato, costruito al fine di persuadere i lettori. Questo perché risulta evidente come sia praticamente impossibile dimostrare empiricamente che la benevolenza sia ricompensata.

Scheda realizzata da Jacopo Agnesina sulla base di appunti tratti dalle lezioni del corso di Etica tenute, presso L'Università degli Studi del Piemonte Orientale, dal Prof. Sergio Cremaschi.

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Copyright (c) 1996-2002 by Jacopo Agnesina
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