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Pillole di Saggezza
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LE VITTIME *DELLA* (non PER la) LIBERTA' di: Jacopo Agnesina
da: www.forum.portalefilosofia.com

Di questi tempi il chiacchiericcio intorno alla questione bellica, con annessi e connessi, si leva, roboante e fastidiosa, da ogni angolo di mondo. Il globo stesso par diviso, similmente ad una delle noccioline tostate che tanto salato piacere portano al mio palato, in due fazione distinte e contrapposte: i pro-americani e gli anti-americani; non posso credere alle parole di chi, come il sindacalista Epifani, fa della frase "né con Bush, né con Saddam" un vessillo - parliamoci chiaro, son tutte fandonie: oggi si può essere "o con Bush o contro Bush"; chi è con Bush è evidentemente contro Saddam, chi è contro Bush può essere contro od a favore di Saddam... ma è già un "secondo stadio", un sottoinsieme (questo vale per entrambi).
Questo dovuto preambolo è solo per contestualizzare il mio intervento: non voglio esser tacciato come antiamericano e men che meno godrei nell'esser idenficato come yankee.
Veniamo al succo. Nel titolo ho scritto "Le vittime DELLA Libertà" - chi sono queste? Sono forse le famiglie dei poveri Irakeni? Sì, ma su di loro già troppi rosari si son detti, oramai prova compassione per loro pure il muro maestro di casa mia; chi è davvero vittima della propria (pseudo)libertà? Per dio, i soldati Americani! Scusate gente ma li avete visti? Li aveti guardati negli occhi, avete sentito anche solo di striscio le loro storie personali? Sono persone raccolte dal "rastrello" dell'esercito come le cacche secche dei miei cani vengono raccolte dal rastrello che uso in giardino. Sono l'emblema del fallimento della società Libera; sono l'emblema del fallimento del sogno Americano. Signori, mentre Bush si diletta coi cagnetti tra i monti, manco fosse una Heidi a stelle e strisce, le ragazze madri, i figli della periferia, i border-line, gli immigrati, per non affogare nell'oceano della libertà sono costretti a "divorarsi" l'un l'altro... se non sei competitivo, brillante, bello, luccicante... sei carne da macello, braccio armato dei potenti che si fanno la guerra.

« ...quant i padrùn e i cumendatùr, han fa e disfà in fra de lur, e mi a m'han menà a San Vitùr... » [Nanni Svampa, "Canzon per el Rotamatt" - da Georges Brassens, "Chanson pour l'Auvergnat"]

Cordiali Saluti,
Jacopo [28 Marzo, 2003]

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Questo post è stato riportato dall'Amico Stefano Fogato sul forum del Corriere ed ha ricevuto una importante (e per certi versi toccante) risposta; mi sembra giusto riportarla:
« Ho visto il suo commento nel corriere solo una breve nota. Sono d'accordo con quello che dice: alcuni soldati sono la senza accorgerselo. Ho un conoscente nelle Bahamas, o meglio un amico della mia ragazza anche lei delle Bahamas, che per ricevere una "sponsorship" per fare l'universita' (ln America l'educazione come la sanita' costa) ha svolto il servizio militare in america. Stava finendo l'ultimo anno, appena sposato e l'han chiamato! Adesso e' da qualche parte giu' in una base, forse andra' forse non andra' in Iraq. Poi la mia ragazza mi ha detto che ci sono altri cinque bahamensi sul fronte, anche loro per qualche motivo si sono arruolati e sono la a combattere una guerra che non gliene frega un cazzo! Questi soldati non gli chiamerei cacche secche di cani, anche se capisco quello che voglio dire, ma bensi' insetti da collezzione, che nel loro volo della vita sono caduti nel retino di qualche sadico bambino e padre (Bush e la sua amministrazione) per poi essere archiviati in gialli fogli su un impolverato scaffale, e poi esseri definitavamente incisi in "memorial" di marmo con i loro nomi .....nel nome dell'america. Solo per presentarmi, mi chiamo Dario Balboni e sto facendo l'universita' in Inghilterra: cosi sto proprio vivendo la guerra in diretta. ho inserito una poesia da me scritta, ancora prima di leggere il suo commento. »
Dario Balboni

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