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Pillole di Saggezza
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TEORIA DEL CAOS E FILOSOFIA di: Romano

A me pare che il dibattito filosofico attuale tenda ad ignorare la scienza e in particolare la silenziosa rivoluzione che la Teoria del Caos o della Complessità sta introducendo nell’ambito scientifico ma con riflessi sul piano filosofico molto rilevanti.
Tale teoria sta scoprendo anche a livello macroscopico l’indeterminatezza che la Meccanica Quantistica aveva rilevato a livello subatomico, conferendo così alle leggi scientifiche un carattere probabilistico anziché deterministico. Nella concezione classica il determinismo era fondamentale e la probabilità era una sua approssimazione dovuta alla nostra informazione imperfetta. Oggi è l'inverso. Le strutture della natura ci costringono a introdurre le probabilità "indipendentemente" dalla informazione che possediamo. La descrizione deterministica non si applica infatti che a situazioni semplici, idealizzate, che non sono rappresentative della realtà fisica che ci circonda. Realtà che si comporta secondo leggi che non conosciamo, anche se la loro conoscenza in termini probabilistici è sufficiente per la manipolazione tecnologica.
Una prima conseguenza (già questa filosoficamente rilevante) è che la Scienza fin da Galileo in un certo senso si è sbagliata. E questo è avvenuto proprio perché partiva da un presupposto filosofico che, col senno di poi, si è rivelato errato: che alla varietà della natura dovesse sottostare la costanza delle leggi che la determinavano. Cioè ho ritenuto radici quella che è una scrematura schematica e superficiale. Ripeto, col senno di poi.
Ma c’è un’altra conseguenza ben più importante: l’unificazione sul piano culturale del mondo scientifico con quello umanistico. Secondo la Teoria della complessità infatti i sistemi complessi non sono spiegabili con le parti che lo compongono e che appartengono ad un livello di complessità inferiore. Un esempio semplice: il comune sala da cucina ha proprietà che non appaiono nei suoi componenti, il cloro (un gas giallo-verde) e il sodio (metallo color argenteo). Si parla allora di proprietà emergenti, proprietà cioè che emergono dall’unione dei componenti, frutto dell’unione non dei componenti. Lo spostamento della centralità dalle cose alla loro relazione costituisce una rivoluzione enorme. Infatti lasciando il sale da cucina e salendo nella scala della complessità le proprietà emergenti assumono sempre maggiore rilevanza, fino alle sensazioni e alla coscienza stessa, che, secondo il premio Nobel Edelman, è una proprietà emergente della connessione tra i neuroni. Quindi in tal modo non c’è più soluzione di continuità tra cultura scientifica ( elettroni e protoni unendosi mi danno l’atomo, ad esempio dell’oro) e umanistica (il colore della rosa o il fascino di miss Italia).
Credo quindi che il filosofo moderno debba essere anche scienziato, così come i fisici teorici di fronte allo sconcerto provocato in loro dalla Meccanica Quantistica dovettero farsi filosofi o mistici.

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