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Io sto con i Verdi
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LE CINQUE TAPPE DELLA RIVOLUZIONE IGNORATA |
di: Romano |
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L’antica abitudine antropocentrica, la visione deterministica che ancora pervade alcune discipline scientifiche quali la medicina e la biologia e un po’ tutte le discipline umanistiche attenuano la portata rivoluzionaria della Meccanica Quantistica che ha trasferito le potenzialità della conoscenza umana dalla oggettività presunta e sperata alla periferia del mistero conclamato e alla soggettività della nicchia, veramente modesta, in cui opera il nostro sistema conoscitivo .
1) IL MONDO. Secondo la Meccanica Quantistica, non esiste
un mondo di oggetti che si muovono nel tempo e nello spazio
in virtù del principio di causa ed effetto, ma solo un universo
di campi energetici (allo stato attuale coincidono con le
superstringhe), dove non esistono tempo, spazio e rapporto
di causa ed effetto. Tempo e spazio erano già stati messi
in discussione dalle due relatività di Einstein, poi la
Meccanica Quantistica ha reciso alla base ed inappellabilmente
ogni certezza dell’uomo comune al riguardo, compresa la
località (esperimento di Aspect). In termini filosofici
la rivoluzione è data dalla sostituzione del rapporto di
causa ed effetto con la probabilità ed indeterminazione
quantistiche, cosa che vanifica l’utilizzo della logica
e della razionalità fuori dalla piccola nicchia del sistema
cognitivo in cui siamo rinchiusi e …accerchiati, fuori cioè
dal “piccolo” mondo macroscopico percepibile. Si osservi
che se parametriamo alla Torre Eifel la scala delle dimensioni
le misure dall’infinitamente piccolo all’infinitamente grande,
dove pure opera la Fisica Quantistica, la nostra nicchia
è grande come un capello.
2) NOI. L’essere vivente appare in questo contesto come
un drappello (con “individualità”) di superstringhe che
interagisce col resto delle superstringhe, esterno ad esso.
Tale interazione è connessa, anche se il perché e il modo,
visti dalla nostra nicchia, naufragano nel mistero, con
l’energia e quindi con l’entropia, la funzione che ne registra
il decadimento. Gli studi sulle strutture dissipative di
Progogine e sul caos consentono di ritenere l’essere vivente
un processo(non una cosa) con cui viene materializzato in
una struttura fisica , costante nel tempo, i flussi di energie
e materiali con l’esterno, quali sono governati e determinati
dallo schema di organizzazione.
3) LA VITA. La vita cui l’essere vivente appartiene appare
come l’insieme di tali interazioni, registrata e mossa dal
gene, che appare come un animale unico veramente immortale
che crea le specie e gli individui per aumentare il proprio
patrimonio informativo ( o complessità o lunghezza). Va
rimosso l’equivoco di ritenere la multiformità della vita
come prodotto dell’adattamento, osservando che l’antrace,
una delle prime forme di vita, ma in termini qualitativi
identico a noi è sempre vivo e vitale. L’unico scopo della
vita è quindi la ricerca della complessità; non si hanno
casi contrari. La genetica (evoluzione biologica) va poi
integrata con la memetica (evoluzione culturale), in cui
il posto del gene è preso dal meme, unità culturale o idea
che ha una sua autonomia rispetto agli individui in cui
alberga e che usa per diffondersi. In tale contesto la cultura
e il pregiudizio sono l’equivalente dell’istinto.
4) LA PERCEZIONE. Quando si ha sintonia tra le superstringhe
interne ed esterne, si ha allora la percezione, che appare
come una forma di sintonia. A titolo esemplificativo possiamo
vedere tale sintonia nel campo sonoro (suoni-ultrasuoni),
visivo (luce-ondeelttromagnetiche) e tattile (massa percepibile-Mmssa
oscura). E’ come se su uno schermo venissero proiettati
contemporaneamente molti film e lo spettatore fosse dotato
di un filtro che gli permette di vedere uno solo dei film.
La percezione quindi non è la registrazione passiva di ciò
che è esterno, ma un processo attivi che seleziona e interpreta
ciò che va percepito. In Fisica Quantistica è denominato
collasso della funzione d’onda, fenomeno per cui l’osservazione
provoca la caduta o collasso dalle tante possibilità (con
varie probabilità) che ha una particella di essere percepita
all’unica percezione dopo la osservazione. Dal collasso
della funzione sono sorte le due teorie, quella del multiuniverso
di Everett (tanti universi quante sono quelle possibilità)
e quella del mondo come prodotto della coscienza. Ma qualunque
sia la teoria accolta in ogni caso il ruolo dell’osservatore
è determinante. 5) IL SISTEMA COGNITVO CREATORE. L’essere
vivente si rapporta col mondo dunque non come soggetto passivo
ma come controparte e si rapporta seguendo la Teoria Generale
della Complessità. L’essere complesso si conforma strutturalmente
in funzione degli adattamenti all’esterno, cioè la sua struttura
è la forma con cui conosce il mondo, per cui secondo Matura
e Varela vivere e conoscere espletano la stessa funzione.
E’ come un sottomarino nelle oscure profondità marine che
è in grado di conoscere il fondale solo attraverso la registrazione
delle sue peripezie, dove la mappa anziché un giornale di
bordo è il continuo adattamento della forma del sottomarino
stesso secondo gli stimoli ricevuti. La percezione perciò
ci illustra il mondo non per quello che è, ma per come siamo
fatti noi, per cui alla costituzione di versa corrisponde
percezione diversa. Per questo la percezione del mondo da
parte dell’antrace, della felce o anche solo del ranocchio
dello stagno è diversa.
CONCLUSIONE. Quindi si torna all’inizio. Noi non conosciamo
né possiamo conoscere la realtà, ma come la realtà di presenta
noi (Heinsenberg), alla nostra conformazione fisica e mentale
(tale distinzione veramente non ha più senso). La conosciamo
quindi anche attraverso la matematica (la celebrazione delle
nostre facoltà logiche), la quale, ipotizzando come oggetti
matematici le supestringhe e le particelle subatomiche è
in grado di descrivere non il funzionamento non della realtà
ma i suoi effetti sulla nostra percezione, e fa questo fino
al punto di poterli manovrare (si ha quindi il laser, i
computer, la chimica, ecc..).
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