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Pillole di Saggezza
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AVANTI SAVOIA! di: Diego Fusaro
tratto da: www.filosofico.net

"Affrettatevi a processare il re, perchè non c'è cittadino che non abbia su di lui il diritto che Bruto aveva su Cesare! [...] Non si può regnare senza colpa. Ogni re è un ribelle e un usurpatore." (Saint-Just)

Dopo un lungo esilio dalla loro amata Patria, i Savoia fan ritorno in Italia: era ora, dicono loro e tutti gli altri che erano in attesa di questo lieto momento. I Torinesi sono orgogliosi di veder tornare a casa la loro famiglia regnante, il loro re, l'onore della loro città. Così è anche per la stragrande maggioranza dei politici italiani, che non hanno esitato, in più frangenti e a più riprese, ad etichettare come assurdo, come improduttivo e perfino oltraggioso il bando della casata regnante. Eppure c'è anche una parte di Italiani che non la pensa così, che non è in festa per il rientro dei Savoia, ma che anzi è in lutto, perché legge in ciò la sconfitta della democrazia, già calpestata oltremodo di questi tempi. Subito questi Italiani che si sono opposti fermamente al rimpatrio della casata regnante sono stati bollati come disfattisti, come nemici del re. Ora, come senz'altro tutti sapranno, c'è stato nel 1946 un referendum con il quale gli Italiani hanno liberamente scelto la democrazia, e non la monarchia : dopo tale inatteso risultato, gli amati Savoia sono stati posti dinanzi ad un aut-aut; o rimanere in Italia ma privi del titolo di sovrani; o andare in esilio all'estero, conservando però il distintivo della regalità. Essi hanno liberamente optato per la seconda prospettiva, abbandonando il nostro Paese. E ora, a più di cinquant'anni dall'avvenimento, se ne ritornano sul suolo patrio insigniti del titolo di sovrani d'Italia, quasi come se il referendum che ha sancito il trionfo della democrazia non ci fosse mai stato. Ma perché mai si dovrebbe impedir loro di tornare nella Terra su cui hanno regnato? Questa è la sdegnata domanda che molti cittadini si pongono. Ma adesso proveremo a rinfrescare la memoria di tutti: quando nell'ottobre del 1922 i Fascisti si decisero all'azione di forza e fecero la famigerata marcia su Roma, il re si rifiutò di firmare il decreto di stato d'assedio proposto dal presidente del consiglio Facta , cosicchè i Fascisti - che avevano marciato su Roma in numero assai limitato e facilmente reprimibile - ottenevano la presidenza del consiglio, senza alcuna designazione parlamentare, ma su pressione della piazza e su decisione unilaterale del sovrano. Quando poi, nel maggio del 1924, l'onorevole Matteotti fu massacrato dalle squadracce fasciste per aver denunciato i brogli elettorali con cui il Fascismo aveva vinto le elezioni, e il senatore Campello presentò al re Vittorio Emanuele le inconfutabili prove della responsabilità fascista dell'assassinio di Matteotti, il re si nascose il viso dicendo testualmente di essere "cieco e sordo" e che i suoi occhi e le sue orecchie erano la camera e il senato . Una risposta brillante, non c'è che dire. Ma questo non è tutto. Che dire della gloriosa e tanto voluta dai Savoia guerra d'Etiopia , con cui il re fu insignito del prestigiosissimo titolo di "imperatore d'Etiopia"? E in virtù della quale la Società delle Nazioni Unite impose durissime sanzioni economiche all'Italia? Una legge datata 5 settembre 1938 (Gazzetta Ufficiale 13 settembre 1938, n. 209) recante il suggello di "Vittorio Emanuele II, re per grazia di Dio e per la volontà della nazione re d'Italia imperatore d'Etiopia", emanava le infami leggi razziali (che potete leggere integralmente qui), che sancivano l'espulsione dalle scuole di tutti i ragazzi e i professori che non appartenessero alla fantomatica razza ariana: non solo, a tutti gli individui di "razza" ebrea veniva preclusa ogni possibilità di lavoro e, quindi, di vita. Si è poi in seguito tentato e si tenta ancora di scagionare il Re da questi provvedimenti. Ma resta il fatto che quando fu destituito Mussolini e fu sciolto il partito fascista, le leggi razziali non furono revocate né dal Re né da Badoglio . Perché non menzionare poi l'ingloriosa fuga dei Savoia a Brindisi il 9 settembre del 1943? Dichiarato caduto il Fascismo e traditi i Tedeschi, quando la situazione dell'Italia versava in condizioni gravissime, l'amato sovrano non trovò nessuna soluzione migliore di scappare a Brindisi e mettersi al sicuro. Un re disposto a tutto per la sua nazione e per il suo popolo, è evidente: non può che meritarsi il ritorno in patria. Ora c'è una parte di Italiani che non si è scordata di queste nefandezze, di queste vigliaccherie che hanno macchiato la storia del nostro Paese: ed è per questo che siamo contrari al ritorno in Italia di chi l'ha infangata, di chi ha fatto del razzismo, della guerra e della negazione della democrazia il suo vessillo, soffocando anche i diritti più elementari dell'uomo (la pace, il lavoro, il diritto allo sciopero, alla libertà di espressione). Di chi è fuggito nei momenti critici e avanza la pretesa di tornare ora, quando le acque si sono calmate. Il passato dei Savoia è un macigno ch'essi si trascinano dietro e da cui non possono svincolarsi: hanno scelto di andare in esilio pur di mantenere il titolo di sovrani; se proprio ci tengono a tornare in Italia, non hanno che da rinunciare al titolo regale . Tertium non datur. Tornare come sovrani è inammissibile: lo vieta la costituzione e lo vieta l'orgoglio degli Italiani, i quali condannano il Ventennio e le tragedie che esso - con il costante appoggio dei Savoia - ha comportato. Siamo pronti ad accettare un loro ritorno in veste di privati cittadini, ossia di cittadini come tutti gli altri: ma non siamo disposti ad accettare un loro ritorno altezzoso come sovrani, giacchè come sovrani non meritano altro che la fucilazione. Sarebbe sbagliato attribuir loro le colpe dei loro predecessori, si obietta: e infatti, rinunciando al titolo di sovrani, si laverebbero via di dosso quelle scelleratezze compiute non da loro; ma mantenendo il titolo regale se le portano appresso come una palla al piede. Gli Italiani che gioiscono per il ritorno della casata regnante sono quegli Italiani che ignorano il corso degli eventi storici del nostro Paese e del significato della monarchia nella sua genesi. Per questo è un dovere opporsi al rientro dei Savoia, quei Savoia che alla vigilia della I guerra mondiale facevano pressioni affinchè l'Italia entrasse in guerra anziché starne fuori. Mi vien poi da notare, di sfuggita, come sia stata varata la famosa - e tanto discussa - legge Bossi/Fini sull'immigrazione: ecco, non sarebbe il caso di applicarla anche con i Savoia, anzichè solo con coloro che pervengono nel nostro Paese in cerca di un lavoro? Abbiam già detto come il rientro dei Savoia violi i dettami della nostra costituzione: essa, infatti, prevede che l'Italia sia una repubblica democratica; nel momento stesso in cui in essa vi sono dei sovrani insigniti del titolo di re d'Italia, ecco la costituzione è già stata violata. Ma non c'è da stupirsi: stiamo pur sempre parlando di quella costituzione che proclama l'Italia repubblica fondata sul lavoro (vedi le ultime vicende FIAT) e contraria ad ogni forma di guerra (vedi l'imminente attacco all'Iraq). In fin dei conti - è doveroso riconoscerlo - la situazione italiana è tragica, ma non seria.

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