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"Affrettatevi a processare il re, perchè
non c'è cittadino che non abbia su di lui il diritto
che Bruto aveva su Cesare! [...] Non si può regnare
senza colpa. Ogni re è un ribelle e un usurpatore."
(Saint-Just)
Dopo
un lungo esilio dalla loro amata Patria, i Savoia fan ritorno
in Italia: era ora, dicono loro e tutti gli altri che erano
in attesa di questo lieto momento. I Torinesi sono orgogliosi
di veder tornare a casa la loro famiglia regnante, il loro
re, l'onore della loro città. Così è
anche per la stragrande maggioranza dei politici italiani,
che non hanno esitato, in più frangenti e a più
riprese, ad etichettare come assurdo, come improduttivo
e perfino oltraggioso il bando della casata regnante. Eppure
c'è anche una parte di Italiani che non la pensa
così, che non è in festa per il rientro dei
Savoia, ma che anzi è in lutto, perché legge
in ciò la sconfitta della democrazia, già
calpestata oltremodo di questi tempi. Subito questi Italiani
che si sono opposti fermamente al rimpatrio della casata
regnante sono stati bollati come disfattisti, come nemici
del re. Ora, come senz'altro tutti sapranno, c'è
stato nel 1946 un referendum con il quale gli Italiani hanno
liberamente scelto la democrazia, e non la monarchia : dopo
tale inatteso risultato, gli amati Savoia sono stati posti
dinanzi ad un aut-aut; o rimanere in Italia ma privi del
titolo di sovrani; o andare in esilio all'estero, conservando
però il distintivo della regalità. Essi hanno
liberamente optato per la seconda prospettiva, abbandonando
il nostro Paese. E ora, a più di cinquant'anni dall'avvenimento,
se ne ritornano sul suolo patrio insigniti del titolo di
sovrani d'Italia, quasi come se il referendum che ha sancito
il trionfo della democrazia non ci fosse mai stato. Ma perché
mai si dovrebbe impedir loro di tornare nella Terra su cui
hanno regnato? Questa è la sdegnata domanda che molti
cittadini si pongono. Ma adesso proveremo a rinfrescare
la memoria di tutti: quando nell'ottobre del 1922 i Fascisti
si decisero all'azione di forza e fecero la famigerata marcia
su Roma, il re si rifiutò di firmare il decreto di
stato d'assedio proposto dal presidente del consiglio Facta
, cosicchè i Fascisti - che avevano marciato su Roma
in numero assai limitato e facilmente reprimibile - ottenevano
la presidenza del consiglio, senza alcuna designazione parlamentare,
ma su pressione della piazza e su decisione unilaterale
del sovrano. Quando poi, nel maggio del 1924, l'onorevole
Matteotti fu massacrato dalle squadracce fasciste per aver
denunciato i brogli elettorali con cui il Fascismo aveva
vinto le elezioni, e il senatore Campello presentò
al re Vittorio Emanuele le inconfutabili prove della responsabilità
fascista dell'assassinio di Matteotti, il re si nascose
il viso dicendo testualmente di essere "cieco e sordo"
e che i suoi occhi e le sue orecchie erano la camera e il
senato . Una risposta brillante, non c'è che dire.
Ma questo non è tutto. Che dire della gloriosa e
tanto voluta dai Savoia guerra d'Etiopia , con cui il re
fu insignito del prestigiosissimo titolo di "imperatore
d'Etiopia"? E in virtù della quale la Società
delle Nazioni Unite impose durissime sanzioni economiche
all'Italia? Una legge datata 5 settembre 1938 (Gazzetta
Ufficiale 13 settembre 1938, n. 209) recante il suggello
di "Vittorio Emanuele II, re per grazia di Dio e per
la volontà della nazione re d'Italia imperatore d'Etiopia",
emanava le infami leggi razziali (che potete leggere integralmente
qui), che sancivano l'espulsione dalle scuole di tutti i
ragazzi e i professori che non appartenessero alla fantomatica
razza ariana: non solo, a tutti gli individui di "razza"
ebrea veniva preclusa ogni possibilità di lavoro
e, quindi, di vita. Si è poi in seguito tentato e
si tenta ancora di scagionare il Re da questi provvedimenti.
Ma resta il fatto che quando fu destituito Mussolini e fu
sciolto il partito fascista, le leggi razziali non furono
revocate né dal Re né da Badoglio . Perché
non menzionare poi l'ingloriosa fuga dei Savoia a Brindisi
il 9 settembre del 1943? Dichiarato caduto il Fascismo e
traditi i Tedeschi, quando la situazione dell'Italia versava
in condizioni gravissime, l'amato sovrano non trovò
nessuna soluzione migliore di scappare a Brindisi e mettersi
al sicuro. Un re disposto a tutto per la sua nazione e per
il suo popolo, è evidente: non può che meritarsi
il ritorno in patria. Ora c'è una parte di Italiani
che non si è scordata di queste nefandezze, di queste
vigliaccherie che hanno macchiato la storia del nostro Paese:
ed è per questo che siamo contrari al ritorno in
Italia di chi l'ha infangata, di chi ha fatto del razzismo,
della guerra e della negazione della democrazia il suo vessillo,
soffocando anche i diritti più elementari dell'uomo
(la pace, il lavoro, il diritto allo sciopero, alla libertà
di espressione). Di chi è fuggito nei momenti critici
e avanza la pretesa di tornare ora, quando le acque si sono
calmate. Il passato dei Savoia è un macigno ch'essi
si trascinano dietro e da cui non possono svincolarsi: hanno
scelto di andare in esilio pur di mantenere il titolo di
sovrani; se proprio ci tengono a tornare in Italia, non
hanno che da rinunciare al titolo regale . Tertium non datur.
Tornare come sovrani è inammissibile: lo vieta la
costituzione e lo vieta l'orgoglio degli Italiani, i quali
condannano il Ventennio e le tragedie che esso - con il
costante appoggio dei Savoia - ha comportato. Siamo pronti
ad accettare un loro ritorno in veste di privati cittadini,
ossia di cittadini come tutti gli altri: ma non siamo disposti
ad accettare un loro ritorno altezzoso come sovrani, giacchè
come sovrani non meritano altro che la fucilazione. Sarebbe
sbagliato attribuir loro le colpe dei loro predecessori,
si obietta: e infatti, rinunciando al titolo di sovrani,
si laverebbero via di dosso quelle scelleratezze compiute
non da loro; ma mantenendo il titolo regale se le portano
appresso come una palla al piede. Gli Italiani che gioiscono
per il ritorno della casata regnante sono quegli Italiani
che ignorano il corso degli eventi storici del nostro Paese
e del significato della monarchia nella sua genesi. Per
questo è un dovere opporsi al rientro dei Savoia,
quei Savoia che alla vigilia della I guerra mondiale facevano
pressioni affinchè l'Italia entrasse in guerra anziché
starne fuori. Mi vien poi da notare, di sfuggita, come sia
stata varata la famosa - e tanto discussa - legge Bossi/Fini
sull'immigrazione: ecco, non sarebbe il caso di applicarla
anche con i Savoia, anzichè solo con coloro che pervengono
nel nostro Paese in cerca di un lavoro? Abbiam già
detto come il rientro dei Savoia violi i dettami della nostra
costituzione: essa, infatti, prevede che l'Italia sia una
repubblica democratica; nel momento stesso in cui in essa
vi sono dei sovrani insigniti del titolo di re d'Italia,
ecco la costituzione è già stata violata.
Ma non c'è da stupirsi: stiamo pur sempre parlando
di quella costituzione che proclama l'Italia repubblica
fondata sul lavoro (vedi le ultime vicende FIAT) e contraria
ad ogni forma di guerra (vedi l'imminente attacco all'Iraq).
In fin dei conti - è doveroso riconoscerlo - la situazione
italiana è tragica, ma non seria.
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