“Il senso primario della vita dell’uomo e rivolto
ad una costante ricerca del piacere e della felicità,
nello stesso tempo però il piacere diventa un fatto
episodico e la civiltà, con la sua organizzazione,
diviene artefice di interferenze che riducono ulteriormente
la durata della felicità portando restringimenti
alla soddisfazione dei desideri.”
Questa dinamica investe in gran parte le tematiche che
il filosofo è chiamato ad affrontare durante il suo
lavoro di indagine con i suoi consultanti. I temi affrontati
dipendono da ognuno e non vi è un metodo di indagine
standard come in alcune applicazioni psicoterapeutiche che
considerano l’aspetto medico-clinico-patologico e
che hanno valenza di terapia in quanto il paziente ha già
raggiunto uno stato di patologia psico-somato-psichica .La
filosofia applicata non è terapia medica,si rivolge
pertanto a coloro che, con le loro capacità reattive,
di riflessione e di pensiero possono modificare i percorsi
della propria esistenza. Si comprende così che gli
“stati d’allerta” che avvertiamo prima
di ammalarci, sono momenti chiave per iniziare l’approfondimento
della conoscenza di ciò che sta accadendo.Territorio
di crescita di queste dinamiche è la rappresentazione
(visione del mondo) intesa come idea/immagine, di ciò
che accade. Sono rappresentazioni mentali che vengono esternate
tramite ciò che l’uomo è in grado di
costruire.Pensiamo alla civiltà,essa è costruita
in base a quelle istanze interne come l’autorità,
la morale e l’organizzazione delle risorse umane che
hanno radici profonde nel passato, di difficile sondaggio,
creando nell’individuo condizioni di conflittualità
col mondo esterno ed interno. Ne deriva una condizione di
disagio etico-morale-civile che imponendo “regole
indiscutibili” induce l'uomo ad obbedire finchè
possibile ad autorità non sempre corrispondenti alle
sue naturali inclinazioni.
Ecco la soppressione dei desideri che diventano “sintomi”quasi
mai ritenuti “indizio di malattia”. Ecco la
ripetizione collettiva dei rituali morali - religiosi -
consumistici che, essendo generale, giustifica ogni dubbio
sulla sua attinenza o liceità nel nostro tempo. Ecco
i fenomeni suggestivi su di cui si basano interi settori
delle attività umane “dell’occidente”
(comunicazione,pubblicità ecc..)che plasmano idee
e atteggiamenti di massa. Tutto ciò produce dei vantaggi(
il benessere comunemente inteso),automaticamente compensato
e ricompensato da "moneta dogmatica” a cui l’uomo
civile sembra essere particolarmente affezionato.
Questa visione “ostile “ della civiltà
non è recente in quanto l’uomo civile da sempre
tende a piegare la natura al suo servizio.La civiltà
sembra prediligere le attività dell’intelletto
(scienza ed arte) attribuendogli funzioni di guida nella
vita umana e la riunione degli individui in comunità
che si contrappone alla “forza bruta” del singolo
genera in lui il restringimento delle possibilità
di soddisfacimento dei suoi desideri e impulsi. Questa è
la radice del disagio civile, il filosofo si trova spesso
ad affrontare questo aspetto.