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ANTOLOGIA FILOSOFICA MOSTRA BRANO
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Alla luna

Il tema del ricordo ricorre molto spesso nella produzione letteraria di Leopardi. Il ricordo – come l’illusione e come il sogno – esalta la contemporanea presenza nell’animo umano del dolore e del piacere i quali pur non conciliandosi sembrano confondersi nell’alternanza in un unico sentimento che esprime la condizione esistenziale dell’uomo.
Dopo il l835 su una copia dell’ultima edizione a stampa Leopardi aggiunge i versi l3 e l4: una riflessione sulle sue convinzioni giovanili e una presa di distanza da esse che sottolinea però la portata della funzione del ricordo legandolo alla speranza. Di fronte alla morte incombente (e quasi presentita dal poeta) le certezze della ragione non sono piú scalfite dal sogno dall’illusione o dal ricordo; ma quando la vita – seppure con tutto il suo bagaglio di dolore – appariva una via in gran parte da percorrere allora il ricordo non solo saldava il passato al presente ma offriva anche una prospettiva di speranza per il futuro. Una sorta di dilatazione del presente verso l’eterno (e l’infinito) che rammenta il tema nicciano dell’eterno ritorno.

Lo stesso tema è presente in forma piú “filosofica” in una pagina dello Zibaldone (60). L’eterno ritorno delle cose passate non è un processo meccanico ma il frutto di una azione (volontaria) del soggetto che rivivendo realmente nel presente affetti ed esperienze passati quasi in una continua rinascita fa in qualche modo rivivere anche i luoghi e gli oggetti sottraendosi e sottraendoli cosí al Nulla “che tanto ci ripugna”. Lo scorrere di un fiume tra i sassi del greto la cima di un albero contro la Luna la Luna stessa che a metà di ogni ciclo splende intera nel cielo possono suscitare in noi il ricordo di una emozione che immediatamente cessa di essere ricordo per farsi emozione viva presente che lacera realmente la carne del nostro cuore.

G. Leopardi Alla Luna (l8l9)

             O graziosa luna io mi rammento
             che or volge l’anno sovra questo colle
             io venia pien d’angoscia a rimirarti:
             e tu pendevi allor su quella selva
             siccome or fai che tutta la rischiari.
             Ma nebuloso e tremulo dal pianto
             che mi sorgea sul ciglio alle mie luci
             il tuo volto apparia che travagliosa
             era mia vita: ed è né cangia stile
           o mia diletta luna. E pur mi giova
           la ricordanza e il noverar l’etate
           del mio dolore. Oh come grato occorre
           nel tempo giovanil quando ancor lungo
           la speme e breve ha la memoria il corso
           il rimembrar delle passate cose
           ancor che triste e che l’affanno duri!

Canti Universale Barion Sesto San Giovanni l942 pag. 93)

G. Leopardi Zibaldone 60 (l8l9)

È pure una bella illusione quella degli anniversari per cui quantunque quel giorno non abbia niente piú che fare col passato che qualunque altro noi diciamo come oggi accadde il tal fatto come oggi ebbi la tal contentezza fui tanto sconsolato ec. e ci par veramente che quelle tali cose che son morte per sempre né possono piú tornare tuttavia rivivano e sieno presenti come in ombra cosa che ci consola infinitamente allontanandoci l’idea della distruzione e annullamento che tanto ci ripugna e illudendoci sulla presenza di quelle cose che vorremmo presenti effetivam. o di cui pur ci piace di ricordarci con qualche speciale circostanza come [chi] va sul luogo ove sia accaduto qualche fatto memorabile e dice qui è successo gli pare in certo modo di vederne qualche cosa di piú che altrove non ostante che il luogo sia p. e. mutato affatto da quel ch’era allora ec. Cosí negli anniversari. Ed io ricordo di avere con indicibile affetto aspettato e notato e scorso come sacro il giorno della settimana e poi del mese e poi dell’anno rispondente a quello dov’io provai per la prima volta un tocco di una carissima passione.




Zibaldone Newton Compton Roma l997 pag. 39)

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